soccorso rosso proletario sostiene la campagna per il presidente Gonzalo – Peru’

estimados camaradas

Soccorso Rosso proletario – Socorro Rojo Proletario Italia  ha decidido — de subscrivir esta Declaracion porque comparte el valor y el significado historico  de ‘el dia de heroicidad’, como la analisis de la situacion del presidente Gonzalo in distincion con la LOD en Perù

Con esta firma en el mismo tiempo  SRP asume el suo compromiso por    ¡Elevar la campaña de defensa de la salud y la vida del Presidente Gonzalo a mayores alturas!

Soccorso rosso proletario – italia

23 junio 2020

il testo della dichiarazione in spagnolo si puo’ chiedere a srpitalia@gmail.com

 

l’antifascismo non si processa – solidarietà a Lorenzo e Dibi

Pubblichiamo le lettere di Brescia e Dibi in vista dell’udienza della Cassazione fissata per il 9 luglio rispetto ai fatti del 10 febbraio 2018, quando un grande corteo antifascista ha percorso le strade di Piacenza per impedire l’apertura di una nuova sede di Casapound. Il corteo avveniva nel pieno del clima generato dall’attentato suprematista di Luca Traini a Macerata e di una viva mobilitazione antifascista e antirazzista che aveva coinvolto tutto il paese.

Una celere ritirata seguita da un celere processoAlle porte dell’udienza fissata in Cassazione per il 9 luglio 2020 sento l’esigenza di ripercorrere e condividere quella che è stata la mia esperienza fino a qui,
Dopo il corteo antifascista del 10 febbraio 2018 a Piacenza ho subito un arresto quasi da film poliziesco di pessimo livello: mentre svolgevo il mio lavoro come pizzaiolo presso “La Credenza” di Bussoleno, hanno fatto irruzione nel ristorante 3 uomini col passamontagna e numerosi altri senza che mi hanno tratto in arresto nello sconcerto collettivo senza che io facessi alcun tipo di resistenza. Stessa sorte in altre città per altri due ragazzi che avevano partecipato al corteo. Le immagini del mio arresto e del mio trasporto alla questura di Torino sono state prontamente messe sul web dai soliti giornalisti che danno spazio in modo acritico alle veline della Questura commettendo un’evidente violazione della mia privacy.

Da Torino vengo subito trasportato nel carcere delle Novate di Piacenza.
Da quel 15 febbraio dopo 3 mesi e 3 giorni sono riuscito a ad ottenere la detenzione domiciliare : nonostante avessi un contratto di affitto intestato a me oltre che un contratto di lavoro mi è stata negata la possibilità di tornare a casa mia e sono stato ospite presso un’altra abitazione per qualche mese. Finalmente dopo molta fatica e frustrazione mi hanno concesso di tornare a casa: ad oggi dopo più di 2 anni lo stato non mi ha ancora rilasciato…. al contrario si sono dati molto da fare per velocizzare il processo e mi hanno condannato in primo grado e anche in appello, con una lieve riduzione della pena, quasi ridicola.
Con la cassazione passerò da cautelare a definitivo: esito rapido ed estremamente esagerato rispetto ai reati contestati  (parliamo di resistenza e aggressione…)che Istituzioni e questura sono riusciti ad ottenere in tempi molto rapidi  per l’elefantiaca legge italiana. Non posso non pensare che l’ingerenza politica e la manipolazioni delle immagini estrapolate dal corteo e non contestualizzate ad opera dei giornalisti hanno fatto giocato come sempre un ruolo primario nella definizione dell’iter processuale.

Ad oggi sono profondamente consapevole che non sono riusciti a spezzarmi, so che avrò ancora molto davanti prima di poter riabbracciare compagni e compagne in strada, da uomo “libero” ma questo non mi abbatte, anzi, tutte queste loro ingiustizie nei nostri confronti fanno sì che la mia voglia di lottare e di mettermi in gioco per un futuro migliore, di cambiamento e di lotta al fascismo siano sempre più vivi in me.
Se mettono recinzioni noi le taglieremo, se alzeranno muri li abbatteremo e quando proveranno ad aggredirci ci difenderemo, la giustizia di questo stato ingiusto non mi spaventa, sono disposto ad affrontare ogni difficoltà pur di ritornare nelle piazze e di gridare a gran voce che i fascisti li rispediremo nelle fogne da dove ogni giorno provano ad uscire, perché uno stato che si definisce antifascista non può permettere l’apertura delle sedi di un partito politico che si definisce Fascista, e peggio ancora non può mandare polizia e carabinieri a protezione di questi luoghi.
Tornerò comunque, presto o tardi nelle strade a ribadire la poca fiducia nello stato verso la lotta al fascismo e che l’antifascismo non si delega ma si pratica, nelle strade, nelle scuole e sui posti di lavoro.
Un grosso abbraccio e un saluto a testa alta

 

A chi non si è girato e non si girerà dall’altra parteSono passati due anni e cinque mesi, da quel 10 febbraio 2018 di antifascismo militante che infiammò le strade di Piacenza e, nel periodo successivo, tutte le piazze di Italia che, davanti al tentativo della destra fascista di avanzare in tempo di elezioni, videro come unica affermazione possibile uno scontro, sociale e politico, determinato a ricacciare la feccia della storia nella fogna dalla quale stava fuoriuscendo. Dopo svariati mesi di misure cautelari, che allora consistettero prima nella carcerazione e poi nella detenzione domiciliare con una seguente mia liberazione dopo circa 10 mesi di detenzione, il processo volge ora al suo termine e si ripresenta quindi il dispositivo repressivo; con solerzia ed incredibile rapidità, da record potremmo dire rielaborando le tempistiche con le quali il processo si è concluso, ancora una volta viene attaccato il dissenso che permise a una mobilitazione, composta da persone marginalizzate e perennemente sfruttate, di alzare la testa e ad un grido di rabbia di levarsi, contro l’orrore degli attacchi terroristici fascisti di Macerata per mano di un ex-candidato leghista di cui non possiamo scordare il nome: Luca Traini, che sparò con il tricolore al collo, ferì gravemente 6 persone di origine sub-sahariana e poi fece il saluto romano in pieno centro città.

Ricordo bene che la comunicazione mediatica allora era molto polarizzata: da una parte, le immagini e i video delle mobilitazioni da Torino a Palermo e dei conseguenti arresti come fu per il mio caso; dall’altra, la campagna intimidatoria e xenofoba di Matteo Salvini e di tutta la coalizione di destra che comprende da sempre Fratelli d’Italia con Forza Nuova e Casapound al seguito. Il 9 luglio si terrà l’udienza della Corte di Cassazione e si deciderà se ed in quale modo finiremo di scontare la pena che ci è stata inflitta.

Dai fatti di Piacenza ad oggi sono cambiate tante cose, eppure lo stesso grido di dissenso degli sfruttati e delle sfruttate di tutto il mondo sembra continuare a riecheggiare nelle strade e nelle piazze di questo presente: quasi come se da Macerata a Minneapolis potesse essere ben visible un filo rosso delle lotte, della solidarietà di classe e di quel NO al razzismo e al suprematismo bianco di cui continuiamo ad avere bisogno in questo mondo terribilmente ingiusto; come se tra il febbraio antifascista italiano del 2018 e l’imponente ondata di proteste del Black Lives Matter di queste settimane sia estremamente semplice visualizzare un limpido interstizio di umanità e dignità che, ancora una volta, ci dimostra come fermare la distopia capitalista sia ancora possibile e lottare utilizzando i propri corpi sia ancora una necessità di cui farci protagonisti; dal basso, tutti e tutte, bianchi e nere, contro chi propaga odio razziale e prevaricazioni sociali. E se dall’altra parte del mondo, nel “cuore dell’impero”, i giovani e le giovani “black” iniziano finalmente a riprendersi in mano il loro futuro, le loro città e a ribellarsi al presidente fascista Trump che governa gli U.s.a., anche qui è inevitabilmente arrivata l’ora di pretendere un futuro degno di essere vissuto, di andare a prenderci la dignità che ci spetta e che da sempre ci viene tolta e raccontata come “utopica”. Dalle carceri in rivolta alle mobilitazioni dei/delle giovani precari/e che continuano a chiedere un reddito universale e incondizionato, in questi tempi così travagliati e difficili che mai avremmo pensato di attraversare, come nuove e nuovissime generazioni non possiamo esimerci dall’essere presenti nel momento in cui il mondo sta cambiando: dobbiamo continuare a lottare.

Per concludere questa lettera, oggi come allora continuo a sentirmi nient’altro che un ragazzo, un compagno, che assieme a chi era presente in quella piazza, ossia lavoratori e lavoratrici della logistica, giovanissimi e giovanissime delle periferie popolari e centinaia di studenti e studentesse provenienti da tutta Italia per impedire l’apertura di una sede di Casapound, ha avuto la possibilità di incidere un minuscolo solco nella storia dell’antagonismo di classe, che porta il nome di tutti e tutte coloro che continueranno a perpetuare i valori dell’antirazzismo, dell’antifascismo e dell’antisessismo, di tutti e tutte coloro che continueranno ad avanzare compatti per respingere il male dell’umanità, ancora disposti ad incontrarsi su una barricata.
A testa alta e a pugno chiuso

Lorenzo, “Dibi

USA – la repressione contro il movimento di rivolta ‘antifa’ – Difendere i tre colpiti di Austin

soccorso rosso proletario  pubblica un appello dai compagni di Tribune  of the people – invitiamo tutti a farlo circolare ampiamente proseguiremo a dare informazione

Difendere i tre colpiti di Austin

A cura della redazione

La task force congiunta del dipartimento di polizia di Austin e l’FBI ha iniziato a individuare, rintracciare e arrestare i manifestanti che si ritiene fossero associati a una protesta contro la corporazione Target. Finora tre persone sono state arrestate e accusate di reati inventati per “partecipazione a una rivolta” e “furto con scasso di un edificio”.

Il primo arresto per reato è stato effettuato tatticamente contro una giovane madre nera, che ha ricevuto entrambe le accuse sopra menzionate. Aveva solo trasmesso in streaming la protesta senza entrare nell’edificio o compiere alcun atto fisico che potesse essere considerato una rivolta. È stata presa di mira dallo Stato che ha immediatamente iniziato a etichettarla “Antifa” nel tentativo di criminalizzare la sua attività di informazione e il movimento per le vite nere. Non ha precedenti penali ed è perseguitata perché lo Stato teme le voci delle donne nere che sostengono il popolo e credono che la rivoluzione sia necessaria.

Altri due manifestanti sono stati arrestati dallo Stato e accusati quasi in modo identico. In nessun caso lo Stato ha nemmeno tentato di articolare una vera accusa per atto criminale, solo che si credeva che fossero parte della protesta e che erano “membri noti dell’Antifa”. Questo non è un crimine e nessuno degli altri ha mai avuto precedenti di condanna per un crimine associato al movimento ampio e variegato di “Antifa”.

Le agenzie statali tentano, a grandi linee, di etichettare chiunque si opponga ideologicamente al fascismo o al razzismo come membro di “Antifa” perché sogna di rendere illegale il dissenso. Sebbene nessuno dei Tre neghi di essere contrario al fascismo (chi vorrebbe!) Non si identificano con gruppi organizzati che possiedono il nome “Antifa” e non hanno alcun coinvolgimento con tali gruppi. Questa etichetta è stata un’invenzione della polizia posta su attivisti della comunità e giornalisti indipendenti per macchiarli sulla stampa e causare un aumento delle cauzioni con condizioni più rigorose a breve termine. A lungo termine, il suo scopo è quello di contaminare i potenziali gruppi di giurie in modo che le accuse fraudolente non si attacchino a altro che alla base delle paure e delle insicurezze della destra.

Il caso del Targeted Three è diventato notizia locale e nazionale, essendo stato riportato sul New York Times.

I tre sono gli unici casi negli Stati Uniti in cui le dichiarazioni giurate della polizia affermano, senza alcuna base di fatto, che ci sono stati “membri dell’Antifa” arrestati, rendendola una punta di diamante nell’attuare la fantasia di Donald Trump dei provocatori “antifa”. Questo fatto rende fondamentale il supporto e la consapevolezza di questo caso. Se lo Stato è in grado di far diventare coloro che coprono le proteste e coloro che vi partecipano come “ribelli e saccheggiatori antifa”, allora intensificheranno sicuramente questa tattica. Chiunque protesti, chiunque film una protesta può quindi essere visto come un “estremista” o “terrorista” per usare le parole dello Stato, e chiunque non sia un leccatore di stivali fascista può quindi essere considerato criminale ed etichettato “Antifa”.

La protesta a cui si dice che i Tre abbiano partecipato non è stata una “azione antifascista”. È stata una protesta per chiedere che il rivenditore aziendale Target smettesse di finanziare la sorveglianza della polizia anti-nera a Minneapolis e negli Stati Uniti. Non c’era un’iconografia visibile e nessuno slogan associato al movimento antifascista.

Neo-maccartismo: il nuovo Red Scare come tentativo di fermare l’attivismo anti-polizia e anti-razzista

“Antifa” è un termine generico che deriva vagamente dall’azione antifascista, un’organizzazione tedesca prefascista bandita da Adolf Hitler nel 1933. Il presidente ultra-reazionario Donald Trump ancora puzzolente di Hitlerismo parla di vietare l’odierna “Antifa”. Dalla conclusione dell’azione antifascista originale, il nome è stato usato da un gruppo eterogeneo di movimenti, organizzazioni e individui, principalmente di varietà anarchica, che non mantengono un’ideologia o una struttura organizzativa coerenti. Non è usato per descrivere l’organizzazione originale guidata e sostenuta dal Partito Comunista Tedesco. Il termine è spesso usato per descrivere chiunque sia contrario al fascismo, usando una varietà di metodi e tattiche. Il nome attuale non ha alcuna associazione con l’uso originale, ma i motivi sottostanti per voler vietarlo sono gli stessi di Hitler.

In tempi di crisi economica e grandi sconvolgimenti, lo Stato diventa disperato per far da capro espiatorio alla rabbia della gente su quelli che chiamano “gruppi marginali”. Durante la prima guerra mondiale hanno usato le incursioni di Palmer e, successivamente, le audizioni di McCarthy con il comitato delle attività non americane e le prove del terrore rosso. Negli anni ’60 le autorità usarono Counter Intelligence e COINTELPRO per interrompere i movimenti popolari, con una chiara attenzione alla distruzione delle organizzazioni nere e pro-popolo.

Red Baiting, etichettando gli attivisti come anarchici o comunisti per screditare le loro opinioni politiche tutto questo non è una novità. Fa parte dell’eredità imperialista degli Stati Uniti di oppressione e ingegneria sociale. Tutto quanto sopra serve a preservare l’ordine vecchio, razzista e disuguale. Lo Stato tenta di convincere tutti che è solo un piccolo gruppo di persone ad essere stufo, e anche i media corporativi hanno difficoltà a mantenere questo stratagemma, con molti giornalisti che espongono il fatto che è una frode e che le rivolte di massa sono non un “complotto antifa” per seminare discordia, ma veri e propri disordini a causa di oltre 400 anni di storia di sanguinosa oppressione razzista.

Favorire il comunismo, l’anarchismo o identificarsi con l’etichetta “Antifa” non è di per sé un crimine, i tribunali e la polizia usano questi punti di vista e affiliazioni per aumentare gli importi e le penalità delle cauzioni per coloro che sono sotto processo e allo stesso tempo prevenire loro dal ricevere un processo equo. E non si asterranno dall’etichettare coloro che non detengono tali principi come “Antifa”, anarchico, comunista ecc. Senza prove sostanziali, è sufficiente che un poliziotto dica che sa che qualcuno è una cosa del genere, e questo è in gran parte non contestato da tribunali e media. È necessario radunarsi a difesa di coloro che sono etichettati, mentre si dichiara ad alta voce che fare la rivoluzione non è un crimine. Quando lo Stato cerca di rendere illegale un’opinione, nessuno che si opponga all’ingiustizia è al sicuro.

Mentre lo Stato ha fatto di tutto per etichettare gli attivisti del popolo come pericolosi radicali, non hanno fatto quasi nulla per impedire il movimento di veri fascisti che oggi usano il terrorismo violento contro manifestanti e altre popolazioni oppresse. I movimenti di destra e fascisti mantengono stretti legami con la polizia e si sovrappongono fra loro in modo significativo. Questo non è il caso degli attivisti del popolo a sinistra: una parte cerca di preservare un sistema diseguale, in decomposizione e arretrato, mentre l’altra cerca di cambiarlo. Questa è la linea di demarcazione tra sinistra e destra.

Il procuratore distrettuale Margaret Moore, complice di Trump

Moore, procuratore distrettuale della contea di Travis e un democratico, si è immediatamente mosso per denunciare i Tre, mentre mostrava assoluta lentezza nel chiedere una Gran Giuria contro gli ufficiali dell’APD Christopher Taylor e Mitchell Pieper che uccisero il disarmato Mike-Latino, Mike Ramos. Prima di allora non ha fatto alcuno sforzo per ottenere le riprese della telecamera del corpo degli ufficiali APD sulla scena dell’omicidio del nero disarmato Javier Ambler, che è stato brutalmente assassinato davanti alle telecamere della sua giurisdizione. È passato così tanto tempo che quei complici hanno distrutto il filmato. Moore è stato costretto a iniziare a muoversi solo leggermente contro la polizia a causa delle ribellioni di massa che hanno scosso la città di Austin alla fine di maggio e dei successivi grandi raduni che ne sono seguiti.

Dov’era l’urgenza di ottenere giustizia per i neri contro la polizia? Il razzismo del sistema è in piena evidenza quando Moore non ha perso tempo a sostenere la polizia e l’FBI con rapidi spostamenti all’arresto di una madre nera, che non ha fatto altro che riprese, così come gli altri due attivisti della comunità che lo stato cerca di crocifiggere.

Secondo uno degli avvocati degli accusati, le accuse sono “un tentativo incendiario trasparente di distrarre dai problemi che affliggono la nostra società: razzismo sistemico e omicidio sponsorizzato dallo Stato”. Ha detto allo Houston Chronicle, “ogni volta che queste accuse vengono ripetute, danno credito alla pericolosa accusa secondo cui chiunque si impegni in un mondo in cui le persone hanno più valore della proprietà sia un terrorista”.

Gli obiettivi dei reazionari sono chiari: criminalizzare il movimento di massa, neutralizzare le voci di donne di colore forti e di chiunque si opponga al razzismo. Questo deve essere energicamente osteggiato da tutti coloro che credono che un mondo migliore sia possibile.

Cosa puoi fare

Tutti i compagni della lotta, indipendentemente dalle loro opinioni o disaccordi, devono venire in aiuto e sostegno dei Targeted Three ad Austin, in Texas. C’è sempre qualcosa che chiunque può fare per dare una mano. Organizzare azioni di solidarietà, presentando lo slogan “Defend Austin’s Targeted Three“, realizzare proteste di solidarietà al di fuori degli uffici del procuratore distrettuale. Partecipa a tutte le date del processo in tribunale e a tutti gli eventi a sostegno dei Tre. Supportare e fare volontariato con gruppi di assistenza legale, organizzazioni di mutuo soccorso e medici di campo. Sostieni la National Lawyers Guild e altri che si stanno intensificando per aiutare a fermare la caccia alle streghe.

Coloro che non possono partecipare alle proteste o agire direttamente possono comunque fare la loro parte, diffondere il supporto in lungo e in largo su tutti i social media e piattaforme online, parlare in difesa dei Tre, condividere questo articolo e altri. Effettuare una donazione per i fondi di difesa degli arrestati, e in particolare per il supporto legale dei Tre. Condividi link di donazioni in lungo e in largo. Richiedi che tutte le accuse vengano ritirate contro i Tre e circa 10.000 altri arresti di attivisti e manifestanti nel movimento di massa. Quando lo stato arresta qualcuno per aver difeso la vita dei neri, stanno tentando di reprimere la lotta e continuare i loro affari razzisti e oppressivi come al solito. Documentare e denunciare minacce fasciste e razziste contro i manifestanti e in particolare contro i Tre, inviare prove via e-mail a Tribuneofthepeople@protonmail.com e le inoltreremo ai sostenitori legali.

Soprattutto, difendi e il movimento per le vite nere, compresi tutti quelli sul campo che corrono grandi rischi parlando contro lo Stato reazionario. Rimani aggiornato sugli eventi attuali e sui tentativi dello Stato di dividere e porre fine alla lotta di massa. Sfida tutti i tentativi civili e ufficiali di criminalizzazione ai rossi o etichettatura spericolata di individui o gruppi. Metti in chiaro che sono la polizia e il sistema ad essere responsabili e colpevoli e non quelli che hanno intrapreso le lotte per un mondo migliore. Stai con il popolo! Sostenitori e avvocati hanno assicurato il rilascio dei Tre, ma con la lunga battaglia legale in corso hanno ancora bisogno del tuo supporto.

PERSONE TUTTO IL MONDO, DIFENDETE I TRE!

NON CONSENTIRE CHE LE OPINIONI POLITICHE SIANO SUFFICIENTI PER INCRIMINARE GLI ATTIVISTI§

I TRE SONO INNOCENTI DI TUTTE LE ACCUSE!

FARE LA RIVOLUZIONE NON E’ UN CRIMINE!

RIBELLARSI E’ GIUSTO!