solidali con Luca dolce info SRP

Presidio di solidarietà davanti al carcere per l’anarchico Luca Dolce

Il 37enne detto ‘Stecco’, arrestato ieri dal Nocs di Dolceacqua, ha salutato i partecipanti dalla cella mentre i presenti intonavano cori contro carceri e cpr

SANREMO – Una trentina di antagonisti arrivati dal Nord Italia (da Genova i compagni del Grimaldello, n.d.r.) sta effettuando un presidio sotto il carcere di Sanremo per Luca Dolce, l’anarchico latitante arrestato sabato dal Nocs a Dolceacqua (Imperia).

Dolce ha salutato dalla finestra della sua cella i ragazzi che hanno urlato slogan come “Galere e cpr non ne vogliamo più, colpo su colpo le tireremo giù” mostrando striscioni di solidarietà.

I detenuti hanno risposto con un ‘cacerolazo’, ovvero battendo le stoviglie sulle grate. Sul posto il reparto mobile della Guardia di finanza, carabinieri, digos e polizia.

info stampa borghese

 arrestato  a Dolceacqua l’anarchico latitante Luca Dolce

Dolce, classe 1984, ha ricevuto una condanna insieme ad altri 62 anarchici per i reati commessi al valico del Brennero il 7 maggio 2016

IMPERIA – È stato catturato nel centro storico di Dolceacqua, nell’imperiese, il latitante anarchico Lucia Dolce, 37 anni, triestino, che si trova ora nel carcere di Imperia.

Dolce, classe 1984, ha ricevuto una condanna insieme ad altri 62 anarchici per i reati commessi al valico del Brennero il 7 maggio 2016. L’uomo è ritenuto dagli investigatori un punto di riferimento tra gli anarchici del Triveneto e anche un elemento di collegamento con gruppi dell’antagonismo e del marxismo leninismo, anche per la sua produzione di documenti e testi pubblicati sui media d’area anarchica.

L’attività di indagine finalizzata alla localizzazione del latitante è stata caratterizzata da estrema difficoltà operativa a causa delle straordinarie accortezze e dei consolidati atteggiamenti controinvestigativi messi in atto da Dolce e dai suoi fiancheggiatori.

Tali comportamenti e conoscenze sono maturati anche alla luce dell’esperienza fatta – secondo gli investigatori – in occasione dell’aiuto fornito per la latitanza di Juan Antonio Sorroche. Nelle ultime settimane l’area di ricerca è stata ristretta, a questo punto è stato impiegato personale del Nocs, che ha operato unitamente a elementi specializzati delle squadre di pedinatori e tecnici.

Il favoreggiamento della latitanza di Dolce si inserisce nel più ampio quadro d’indagine sul sodalizio di matrice anarco-insurrezionalista trentino, che “rappresenta una delle compagini libertarie più attive in ambito nazionale, per associazione sovversiva con finalità di terrorismo, finalizzata, oltre che al favoreggiamento del latitante, al compimento di specifici episodi delittuosi e dei reati di istigazione ed apologia con finalità di terrorismo”, si legge in una nota.

Secondo gli inquirenti, Dolce rappresenta “una figura di assoluto rilievo dato il suo consolidato carisma riconosciuto trasversalmente da tutte le realtà anarchiche nazionali”. La sua assidua militanza e propaganda sulle tematiche anticarcerarie e antirepressive, che hanno caratterizzato anche la recente campagna di lotta in solidarietà all’anarco-insurrezionalista, Alfredo Cospito lo collocano tra gli elementi più in grado di influenzare e orientare l’intero movimento anarchico nazionale”, conclude la nota.

Pur essendo friulano, dal 2009 “Stecco”, questo il soprannome, ha trascorso molto tempo con il gruppo anarco insurrezionalista trentino, nella zona di Rovereto, dove si è occupato di propaganda e logistica. Secondo gli accertamenti svolti, Dolce avrebbe avuto anche un ruolo di coordinamento, a livello nazionale, nella promozione di attività anti carcerarie e ha intrattenuto corrispondenza con detenuti appartenenti alle Brigate Rosse.

Nel 2021 il 37enne era stato condannato a 2 anni e 4 mesi dopo gli scontri con le forze dell’ordine in occasione di una manifestazione organizzata contro la Lega nel 2018. Sempre nel 2021 l’autorità giudiziaria di Trento aveva emesso un provvedimento che unificava le pene concorrenti stabilendo per Dolce 3 anni e 6 mesi. L’ultima condanna è del 17 marzo scorso, quando la Corte d’appello di Trento lo ha condannato, assieme ad altri 62 anarchici, a tre anni di reclusione per i reati commessi al Brennero il 7 maggio 2016 durante una manifestazione di protesta contro il muro anti migranti annunciato, e mai realizzato, dal governo austriaco.

L’uomo, ricercato dal 2021, è stato individuato al termine di una complessa indagine della Direzione centrale della polizia di prevenzione che aveva costituito un gruppo di lavoro con le Digos di Trento, Treviso, Trieste, Genova e Brescia. L’attività è stata coordinata dalla Procura distrettuale di Trento diretta da Sandro Raimondi.

Dolce, che al momento della cattura aveva una carta di identità falsa, ha diversi precedenti ed è stato in carcere a Tolmezzo, Ferrara – dove è stato detenuto assieme ad Alfredo Cospito – e Modena.

solidarietà a Abdou Mohammed e Amadou – soccorso rosso proletario

4 g 
Processo contro le proteste nel centro di accoglienza Ex Caserma Serena (Treviso): richieste condanne oltre i 6 anni. Solidarietà a Abdou, Mohammed e Amadou!
Il 6 ottobre si è tenuta presso il tribunale di Treviso un’altra udienza del processo contro Mohammed, Amadou e Abdourahamane. Chaka Ouattara, il quarto imputato di questo processo, è morto nel carcere di Verona, in isolamento in regime di 14bis, il 7 novembre 2020.
I tre sono accusati di devastazione e saccheggio, sequestro di persona e resistenza a pubblico ufficiale per le proteste scoppiate a giugno 2020 nel CAS (centro di accoglienza straordinaria) di Treviso, Ex Caserma Serena, allora gestita dalla cooperativa Nova Facility.
Per ciascuno di loro, il PM ha chiesto condanne oltre i 6 anni di reclusione. E’ stata fissata al 20 ottobre l’udienza per la sentenza di primo grado.
Ricordiamo che la protesta nell’ex Caserma Serena dell’11 e 12 giugno 2020 scoppiò per denunciare la malagestione della pandemia covid all’interno del CAS da parte della cooperativa Nova Facility, insieme a Prefettura e Ulss di Treviso. Un protesta che parlava però anche delle condizioni di vita in generale dentro la struttura, già denunciate anche in precedenza dalle persone costrette a viverci: le condizioni igieniche degradanti, le cure mediche assenti, le camere-dormitorio, la rigidissima disciplina con cui sono applicate le regole dell’accoglienza, la collaborazione tra operatori e polizia, il lavoro volontario all’interno del centro.
Quella protesta è scoppiata nel contesto di un’ondata di rivolte -restata decisamente invisibile per tant- che in realtà hanno attraversato decine di centri di accoglienza, hotspot e navi quarantena nell’estate del 2020. Da allora gli apparati repressivi dello Stato hanno voluto punire in modo esemplare chi ha partecipato alla protesta all’ex caserma serena per dare un segnale a tutti gli altri. La repressione e il carcere hanno ammazzato Chaka.
Su una richiesta di condanna così alta peserebbe in particolare la conferma da parte del PM della sussistenza di devastazione e saccheggio. Un reato utilizzato sempre più sistematicamente dalle procure -anche se spesso caduto in primo grado- per reprimere le rivolte nei centri di accoglienza per richiedenti asilo (ad esempio la rivolta del 2015 nel CARA di Mineo, quella nel CARA di Borgo Mezzanone nel 2017, quella a Bari nel 2014) e nei centri di permanenza per il rimpatrio (come le rivolte che distrussero il CIE di Crotone e quello di Milano nel 2012, quello di Caltanissetta nel 2017), ma anche in importanti momenti di piazza, alle frontiere (come nel processo del Brennero), e nelle carceri dopo le rivolte del marzo 2020.
Di fronte alle stragi che continuano a consumarsi nel Mediterraneo, di fronte alle morti sempre più quotidiane dentro le carceri, in un momento in cui il governo italiano moltiplica i luoghi della detenzione amministrativa, reprime ancora di più chiunque non obbedisce alle regole imposte dal regime dell’accoglienza, e priva migliaia di persone della possibilità di regolarizzarsi, è necessario più che mai stare al fianco di chi lotta contro tutto questo.
Al coraggio di chi in un centro di accoglienza ha lottato contro le leggi razziste, contro lo sfruttamento, contro la reclusione, deve corrispondere la nostra solidarietà concreta.
Per ricordare Chaka, per sostenere Abdou, Mohammed e Amadou, invitiamo a moltiplicare ovunque le iniziative di solidarietà il giorno dell’udienza, il 20 ottobre.
Contro la repressione e il razzismo, solidarietà agli imputati e libertà per tutt!

Bernardetta Bancone

ACCOGLIENZA ??? NEI MODERNI LAGHER ??? …PERCHE’ QUESTO SONO …

Cinque attivisti torinesi fermati in Turchia, manifestavano per il Rojava – info solidale

 

Hanno tra i 22 e i 27 anni. Tra le persone ammanettate anche giovani provenienti da Francia e Germania

Cinque giovani torinesi tra i 22 e i 27 anni sono stati arrestati oggi, 12 ottobre, dalle forze di polizia turche nella città di Sanliurfa (Riha in curdo), dove avrebbero dovuto partecipare a una conferenza indetta dal partito d’opposizione Sinistra Verde (YSP). Gli attivisti piemontesi facevano parte di un gruppo di 14 internazionalisti provenienti anche da Francia e Germania, che erano stati invitati al convegno di condanna della guerra di aggressione turca nel Rojava, in programma il 15 ottobre.

Da quanto si apprende da fonti italiane che sono in contatto con i fermati, in Turchia e in Kurdistan erano in programma altri eventi in diverse città, organizzati anche dal Partito Democratico delle Regioni (DBP) e dal Partito Democratico dei Popoli (HDP).

Sui social circolano i video dei ragazzi che vengono portati via dalla polizia e della vicenda si sta interessando anche l’avvocato Gianluca Vitale (Legal Team Italia): «Abbiamo notizie frammentarie e non conosciamo ancora lo “status” dei fermati. Dovrebbero trovarsi in stato di fermo in un commissariato nel sud della Turchia e nei loro confronti potrebbe essere disposto un provvedimento di espulsione. Al più presto attiveremo anche le autorità diplomatiche».

«Continueremo a gridare ovunque che il Rojava non è solo – hanno detto dall’Ysp – Non ci piegheremo al governo che si nutre di oppressione e massacro. Liberate tutti».

Video qui: https://torino.corriere.it/notizie/cronaca/23_ottobre_12/manifestano-per-il-rojava-cinque-attivisti-torinesi-fermati-in-turchia-5956b6e6-d1d4-4a2b-a497-cf1be94d8xlk.shtml

francia – il governo vuole vietare tutte le manifestazioni pro palestina

L’Etat imperialiste et le gouvernement Macron/Darmanin apres la repression des travailleurs en lutte contre la reforme des retraite, apres l’Etat de la violence de la police contre la revolte des jeunes dans le quartier populaires, veut interdire les manifestations propalestioniennes

Gérald Darmanin demande l’interdiction de toutes les « manifestations propalestiniennes », dans un télégramme adressé aux préfets

Les autorités redoutent plus que jamais l’émergence de tensions liées au conflit en France. En cinq jours, la plate-forme Pharos a enregistré le quart des signalements pour provocations à la discrimination raciale, ethnique ou religieuse enregistrés pour l’ensemble de l’année 2022.

Des policiers montent la garde devant une synagogue, à Sarcelles (Val-d’Oise), le 11 octobre 2023.
Des policiers montent la garde devant une synagogue, à Sarcelles (Val-d’Oise),

Jeudi 12 octobre, dans un télégramme adressé à l’ensemble des préfets, le ministre de l’intérieur, Gérald


Darmanin, a rappelé l’impératif d’assurer « une protection systématique et visible de l’ensemble des lieux fréquentés par les Français de confession juive » sous la forme de « points fixes au moment du culte s’agissant des synagogues ou en entrée et sortie s’agissant des écoles », en sollicitant « au maximum » le dispositif « Sentinelle » le cas échéant.

 

« Les auteurs étrangers » d’éventuelles infractions, précise encore le document, « doivent systématiquement voir leurs titres de séjour retirés et leur expulsion mise en œuvre sans délai » et « les manifestations propalestiniennes, parce qu’elles sont susceptibles de générer des troubles à l’ordre public, doivent être interdites ; l’organisation de ces manifestations interdites doit donner lieu à des interpellations ». Au total, 580 sites considérés comme sensibles, écoles confessionnelles, associations cultuelles ou synagogues ont été placés sous une surveillance renforcée de quelque 10 000 membres des forces de l’ordre.

Francia – il governo vieta la manifestazione per georges abdallah sotto la prefettura – info

onsoir camarades,
ce message pour informer que la Préfecture de Paris vient de ne pas autoriser le troisième rassemblement appelé par la Campagne Unitaire dans le cadre du mois international d’actions devant le ministère de l’Intérieur.
En lieu et place, nous appelons à former avec nous un cortège unitaire en soutien à l’héroïque résistance du peuple palestinien et à notre camarade dans le cortège syndical de demain.
Et pour cela, rendez-vous est donné devant la mairie du XIIIe arrondissement à partir de 13h30 pour déployer les drapeaux aux couleurs de la Palestine et ceux à l’effigie de Georges Abdallah.
Coloniser est un crime ! Résister est un droit !
On ne nous fera pas taire !
Gloire à l’offensive de la résistance palestinienne !
Palestine vivra, Palestine vaincra ! Liberté pour Georges Abdallah !

 

Appel au mois international d’actions et à la manifestation de Lannemezan 2023.png

 torture in carcere a Cuneo: una spedizione punitiva alla base dell’inchiesta. – info

 

Informazioni di garanzia per ventitré poliziotti penitenziari del Cerialdo di Cuneo cui si contestano trattamenti dei detenuti “inumani e degradanti”. L’avvocato Ferrero, difensore di uno degli indagati: “Sicuri di poter dimostrare l’assoluta infondatezza degli addebiti”

 

“E’ solo l’inizio“. E’ la frase che si lascia sfuggire un agente del carcere di Cuneo non coinvolto nei fatti che hanno portato all’emissione di ventitré avvisi di garanzia notificati dalla Procura di Cuneo ad altrettanti agenti di Polizia Penitenziaria finiti sotto inchiesta per lesioni, abuso di autorità (608) e tortura contro cinque uomini di origine pakistana ristretti nella casa circondariale del Cerialdo.

I fatti risalgono alla notte tra il 20 e il 21 giugno scorsi, quando secondo l’ipotesi al vaglio degli inquirenti 14 agenti, liberi dal servizio e in abiti civili, sarebbero entrati nella cella 417 interna alla quarta sezione del carcere, padiglione Gesso, dove si trovavano quattro detenuti. Durante la giornata, questi ultimi erano stati protagonisti di una rumorosa protesta, volta a chiedere che il loro vicino di cella, anche lui pakistano, venisse portato in infermeria.

L’insistente richiesta, accompagnata dal continuo rumoreggiare sulle sbarre della cella, non ottenne ascolto. Nella notte, sempre secondo la ricostruzione ora all’esame degli investigatori, gli agenti entrarono in quella cella inizialmente per effettuare una perquisizione, non prevista né programmata.

Nel frattempo portarono il detenuto sofferente in infermeria. Per poi scagliarsi contro i quattro a forza di calci, pugni e schiaffi, rivolgendosi loro con insulti e minacce. Un trattamento che viene descritto come inumano e degradante. I quattro, dopo essere stati picchiati, vennero anch’essi trasferiti in infermeria, dove le violenze però continuarono, così come le minacce e le ingiurie. “Parla adesso pakistano”. “Tu non mi conosci”. “Pakistano di merda, pakistano di merda”.

Dopo la violenza anche l’isolamento, senza alcuna visita medica, obbligatoria in questi casi. I detenuti ebbero, a seguito dei fatti, prognosi tra i 7 e i 15 giorni.

Dai fatti, a seguito, pare, della denuncia da parte del legale di uno dei detenuti picchiati, è scaturita un’indagine interna, che ha portato anche alle perquisizioni domiciliari e al sequestro dei telefoni degli indagati.

 

Sarebbe solo l’ultimo di almeno quattro episodi di violenza, contestati ad altri agenti di Polizia Penitenziaria, che portano il totale degli indagati a 23. Il primo risale all’ottobre del 2021, contestati sempre lesioni, tortura e abuso, così come nell’episodio del 27 dicembre 2021 fino ad arrivare al 5 aprile 2022 e, infine, a quello del 20 giugno, verosimilmente il più grave, che ha portato all’iscrizione degli agenti nel registro degli indagati.

Il procuratore capo di Cuneo Onelio Dodero ha dichiarato: “L’inchiesta è nata da una serie di episodi che hanno allertato la Procura, ma le condotte sono ancora tutte da verificare, infatti non sono state disposte misure cautelari e gli agenti sono tutti in servizio. La Procura ha dovuto muoversi celermente; ora siamo in attesa della pronuncia del Gip per l’eventuale ammissione dell’incidente probatorio”.

A quanto si apprende, c’è un secondo filone di indagine relativo a reati di droga, pare spaccio interno al carcere stesso, che coinvolgerebbe alcuni agenti estranei, invece, agli episodi succitati.