Soccorso Rosso Proletario

Soccorso Rosso Proletario

solidarietà a Andi – la solidarietà a Rojava non è reato!

 

Notre camarade Andi, secrétaire du Secours Rouge International, a été condamnée aujourd’hui à une peine de 14 mois de prison ferme au tribunal confédéral de Bellinzona pour une attaque contre le consulat général de Turquie à Zurich durant l’hiver 2017 en solidarité avec le Rojava. D’autres infractions liées à des manifestations pendant le confinement du Covid ont donné lieu à une amende. Le promoteur du procès contre Andi était l’État turc, qui a forcé le procès d’aujourd’hui devant le tribunal pénal fédéral par de multiples interventions. C’est pour cela que l’appel à la solidarité avec Andi était dirigée contre le fascisme turc.Ces actions se sont d’ailleurs poursuivies: tag, affichages et banderole dans plusieurs villes, action contre des sociétés ayant fourni l’armée turque comme Thales Defense à Zurich et Microtec à Berne (photo). Une manifestation sauvage a également eu lieu devant le consulat de Turquie à Zurich.

Sciopero della fame dei detenuti politici palestinesi. Massima informazione e solidarietà internazionale

di Associazione Dei Palestinesi In Italia, tratta da Contropiano

Rappresenta l’ultima e estrema risorsa, appannaggio di chi, già privato della propria autodeterminazione, è costretto in detenzione per un sopruso da parte della potenza occupante: io, prigioniero perché palestinese non ho altro mezzo pacifico per esprimere il mio diritto a rivendicare la mia dignità se non quello di auto-annientarmi; è una scelta/forzata, ma è autonoma.

Mentre scorrete queste righe riflettete su quanto è a Vostra conoscenza sebbene costantemente ignorato: in questo preciso momento 7 esseri umani, prigionieri nelle carceri illegali dell’Entità sionista, digiunano da 120 giorni per denunciare al mondo l’impudicizia di chi si arroga il diritto di disporre della loro sorte, estraneo ad ogni rispetto del Diritto, umano oltre che internazionale.

Le motivazioni in forza delle quali questi Uomini sono stati catturati (sovente anche grazie al fattivo contributo della sedicente Autorità Palestinese) arrestati e ristretti in catene risiedono, appunto, nella forza-meschina, avulsa da ogni attinenza con i principi di legalità, di un Potere che ha la facoltà di delinquere potendo usufruire di un lasciapassare permanente garantito dalla complicità mondiale.

Nel corso di questi 73 anni di negazione della libertà quasi nessuna famiglia palestinese è rimasta estranea (anzi ci sarebbe da dubitare della lealtà di chi lo fosse stato) dalle attenzioni dell’Autorità Occupante la cui giurisdizione -militare anche nei confronti dei civili – si dimostra rigidamente funzionale all’idea sionista di supremazia etnica e di negazione della presenza palestinese nella biblica terra di Israele.

L’esercizio di detta sopraffazione viene costantemente declinato attraverso strumenti astrattamente democratici tali da prevedere l’esistenza delle rispettive Corti di giudizio dotate, ipoteticamente, della facoltà di liberamente disporre a seguito di un equilibrato svolgimento del processo, ove sarebbe garantita ogni prerogativa all’imputato, ad iniziare da una giusta difesa.

In realtà, prescindendo dagli sforzi encomiabili dei difensori spesso israeliani e meritevoli di ancor maggior plauso, il processo è viziato alla fonte e, senza distinzione tra minori, donne ed anziani: il palestinese posto alla sbarra è colpevole per antonomasia.

Resistere all’occupazione è considerato reato, indipendentemente dalle forme adottate per farlo. Quando non viene ucciso sul posto durante i “disordini” (proteste pacifiche da parte di civili disarmati) oppure reso inoffensivo se attivista per la liberazione della propria terra, viene condotto dinanzi al magistrato militare che, adottando criteri unilaterali, univoci e fuorvianti, applicherà la pena, comunque.

Ma v’è di più, come dimostra quanto di cui ci stiamo occupando.

I 7 prigionieri che hanno scelto di morire piuttosto che abbassare la testa, sono detenuti grazie all’applicazione degli ordini derivanti dalla legge in vigore durante il mandato britannico denominato “detenzione amministrativa”, che consente la privazione della libertà a carico di chiunque genericamente accusato, senza necessità di capo di imputazione e conseguente possibilità a difendersi. Tale detenzione è inizialmente di 60 giorni, prorogabili “ad libitum” (a discrezione), avulsa dal momento processuale.

Questa dinamica si svolge, quotidianamente, a danno di una popolazione vessata, ignorata, oltraggiata.

Nelle carceri sioniste si trovano bambini oggetto di violenza fisica e morale che lascerà un segno indelebile nel corso della loro, ardua, esistenza, così come donne offese già per il loro status, ed anziani adusi a subire la meschina prepotenza del nemico; esistono e si ribellano i partigiani della libertà fieri del proprio sentire ed agire.

Sono consapevoli di possedere, per il solo essere al mondo, diritti inalienabili anche in quanto e proprio perché prigionieri; di poter essere curati se ammalati, di poter ricevere visite, di poter comunicare con il difensore designato ad assisterli, di essere rispettati nella loro essenza di persona: queste prerogative vengono loro negate e l’estrema forma di comunicazione esterna, più che di protesta, è rappresentata dallo sciopero della fame.

Quattro mesi di privazione riducono una persona allo stato semi-vegetale ma, a fronte del cinismo del mancato interlocutore, sordo alle richieste -legittime- del prigioniero politico, permane, incrollabile, la volontà del resistente di continuare ad illuminare con il suo esempio le ragioni del proprio gesto.

Fino a qualche anno addietro, a fronte di siffatta determinazione da parte dei prigionieri politici palestinesi, il carceriere optava per una forma di alimentazione forzata, le cui modalità prevedevano che al detenuto “ribelle ed inappetente”, in stato di costrizione fisica fosse applicato un imbuto nella bocca ed ivi inserito cibo liquido in quantità sufficiente, sebbene par la maggior parte rigettato.

Tale pratica disumana, non diversamente da molteplici attuate tuttora, è stata abbandonata grazie al tardivo ma, comunque, apprezzabile, intervento dell’Ordine dei Medici israeliani che ne ha sancito, definitivamente, la crudeltà insita nel gesto.

Attualmente le persone ristrette in catene nelle carceri sioniste che, isolate dal mondo, decidono di privarsi di alimentarsi pur di venire ascoltate, vengono accompagnate verso il loro tragico destino dal disprezzo del carceriere, dal cinismo degli Organi che sarebbero preposti a vigilare per impedire simili misfatti, dall’indifferenza del mondo che si autodefinisce civile.

Se ancora esiste una qualche forma di legalità, di rispetto per l’essere umano, di uniformità di giudizio, di anelito al senso di equità, di amor proprio

Si esige

un immediato, effettivo, autorevole intervento da parte degli Organismi a ciò preposti perché le ragioni dei prigionieri politici palestinesi vengano immediatamente accolte e gli stessi siano oggi stesso rilasciati senza condizione alcuna.

Milano li 15/11/2021

India: il 20 novembre sciopero generale contro l’arresto dei dirigenti maoisti Bose e Sheela

Il partito comunista dell’India (maoista) invita allo sciopero generale (Bandh) il 20 novembre per protestare contro l’arresto dei leader del partito Prashant Bose (alias Kishan Da) e sua moglie Sheela Marandi.

In un comunicato stampa rilasciato lunedì dal compagno Sanket, portavoce dell’Ufficio regionale orientale del CPI (maoista), il partito ha affermato che Bose e sua moglie, Sheela Marandi, sono stati arrestati mentre stavano andando a ricevere cure mediche. Bose e Sheela soffrono di problemi di salute legati all’età e dovrebbero essere rilasciati per motivi medici.

Bose e sua moglie sono stati arrestati il ​​12 novembre nella località Kandra del distretto di Seraikela-Kharsawan in un’operazione congiunta della polizia di stato e della Central Reserve Police Force (CRPF). Nell’operazione sono stati arrestati anche altri quattro quadri del PCI (maoista).

Bose è stato arrestato mentre era in cerca di cure mediche, ma la polizia ha affermato che gli arresti sono stati effettuati mentre stava andando a partecipare a un’importante riunione del partito.

Tuttavia, la polizia non ha condotto Bose davanti ai media, sostenendo che il leader maoista ha uno dei cervelli più acuti del CPI (maoista) e permettergli di comunicare con il pubblico potrebbe non essere una buona idea.

Da redspark:

CPI (Maoist) Call For Bharat Bandh On November 20 To Protest Arrest Of Party Leaders

Seraikela-Kharsawan District, November 16, 2021: The CPI (Maoist) have called for a Bharat Bandh on November 20 and announced to observe ‘Pratirodh Divas’ from November 15 to November 19 in protest against the arrest of the Maoist party’s politburo member Prashant Bose alias Kishan Da and his wife Sheela Marandi.

In a press statement released by Comrade Sanket, the spokesperson of the Eastern Regional Bureau of CPI (Maoist) on Monday, the party claimed that Bose and his wife, Sheela Marandi, were arrested while they were on their way to get medical attention. Bose as well as Sheela suffer from age related health problems, and they should be released on medical grounds, the communique further stated.

The word ‘Pratirodh’, used in Bangla as well as Hindi, translates to resistance in English. The CPI (Maoist) have sought support of human rights organizations and other non-political organizations to join a mass movement demanding the release of Bose and his wife.

Bose, in his mid-seventies, was the secretary of the Eastern Regional Bureau of the CPI (Maoist). He was also a politburo member of the central committee of the CPI (Maoist), and one of the think tanks of the party. His wife, Sheela, is the only woman member of the central committee of CPI (Maoist) and is about 65-years-old.

Bose was one of the founding-members of the Maoist Communist Centre of India (MCCI), which had merged with the Communist Party of India (Marxist–Leninist) People’s War (People’s War Group) on September 21, 2004 to form the CPI (Maoist).

Bose and his wife were arrested on November 12 at Kandra locality of Seraikela-Kharsawan district in a joint operation of the state police and Central Reserve Police Force (CRPF). Four more cadres of the CPI (Maoist) were also arrested in the operation.

While the CPI (Maoist) have claimed that Bose was arrested while he was on his way to get medical attention, police have said that the arrests were made when he was on his way to attend an important meeting of the party.

However, police did not produce Bose before the media, claiming that the Maoist leader has one of the sharpest brains in the CPI (Maoist) and allowing him to communicate with the public may not be a good idea.

Taser in carcere: la CGIL con Salvini. Ma non avevamo dubbi, è da decenni che questo sindacato collabora coi padroni e le forze più reazionarie di questo paese, non da ultimo con la polizia penitenziaria, a fianco della quale si era già schierata nel corso delle rivolte del 2020

Mentre 108 agenti e funzionari di polizia penitenziaria rischiano il processo per tortura, lesioni, abuso di autorità, falso in atto pubblico e, per 12 di loro, cooperazione nell’omicidio colposo di un detenuto algerino nel carcere di S. Maria Capua Vetere, la CGIL rilancia la proposta di Salvini per dotare anche le guardie carcerarie dell’uso del taser. La stessa CGIL d’altronde non è nuova a flirtare con Salvini nel campo carcerario. A giugno 2020 ad esempio, quando 44 agenti della Polizia Penitenziaria impegnati nel carcere di Santa Maria Capua Vetere furono raggiunti dagli  avvisi di garanzia, la CGIL non fece mancare la solidarietà agli agenti indagati dei pestaggi, anche giustificando la loro reazione scomposta e arrogante, tipica di chi è abituato a non rendere conto delle proprie azioni.

I sinceri democratici quindi, possono anche sorprendersi per la richiesta di taser in carcere da parte di questo sindacato collaborazionista, ma chi lotta ogni giorno contro le politiche antioperaie e le mafie padronali, contro la tav e altre opere devastanti, contro gli omicidi sul lavoro e in carcere, sa bene che questa richiesta proviene dalla necessità di mettere in sicurezza non le carceri, ma il sistema che le produce e alimenta, quello capitalistico.

Segue articolo di Damiano Aliprandi su Il Dubbio:

Sorpresa, la Cgil vuole l’uso del Taser anche in carcere

La Fp Cgil penitenziaria chiede alla ministra Cartabia di avere il Taser in dotazione come le altre forze dell’ordine, ma contrasta con l’articolo 41 dell’ordinamento pentenziario ed è sconsigliata da una ricerca Usa e dal garante nazionale

«Il personale della Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza, sarà munito di una nuova dotazione individuale con un forte potere di arresto non lesivo». E poi: «Malgrado il notevole e costante aumento delle aggressioni registrate nelle strutture carcerarie italiane, ancora una volta dobbiamo registrare l’esclusione del personale di Polizia Penitenziaria da provvedimenti che riguardano la generalità delle altre forze di polizia». Tradotto: si richiede che anche la polizia penitenziaria abbia il Taser come le altre forze dell’ordine. A dirlo, rivolto con una lettera alla ministra della Giustizia, è la Fp Cgil penitenziaria.

L’introduzione del Taser in carcere sarebbe in contrasto con l’articolo 41 dell’ordinamento penitenziario

Quindi non un sindacato di destra, ma progressista come appunto la Cgil. Eppure il sistema penitenziario non si può governare con le armi. L’introduzione della pistola elettrica nelle carceri andrebbe in contrasto con l’articolo 41 dell’ordinamento penitenziario, in base al quale gli agenti in servizio nell’interno degli istituti non possono portare armi se non nei casi eccezionali in cui ciò venga ordinato dal direttore.

Il Taser, secondo la ricerca condotta da Apm Reports negli Stati Uniti nel 2019 sui Dipartimenti di Polizia di dodici grandi città americane – messa in risalto dal Garante nazionale delle persone private della libertà personale nella sua Relazione al Parlamento del 2020 -, è stato infatti efficace solo circa nel 60% dei casi e, tra il 2015 e il 2017 per 250 volte, al suo impiego non efficace è seguita una sparatoria; in 106 casi, inoltre, il suo utilizzo ha determinato un aumento della reazione violenta della persona che si voleva ridurre all’impotenza.

Il garante nazionale Mauro Palma ha ribadito che il Taser non può trovare applicazione in carcere

Non solo. Pensiamo al carcere. Il medesimo studio mette fortemente in dubbio che l’arma a impulsi elettrici possa essere considerata quasi totalmente efficace, soprattutto se utilizzata in scenari operativi di un certo tipo ( per esempio, in spazi ristretti) o anche nei confronti di persone con disagio psichico che, potrebbero avere una reazione acuta in termini di sproporzione e di aggressività, controllabile invece con altri mezzi, e tale da indurre gli operatori di Polizia all’uso di armi tradizionali con conseguenze anche fatali. Il garante nazionale Mauro Palma, ha quindi ribadito che come già espresso da organi di controllo internazionali, che il Taser non può trovare applicazione in determinati contesti, quali gli ambienti chiusi e in particolare gli Istituti di pena.

Muri, gas, arresti e morte contro i migranti. E’ la guerra ai poveri, è l’imperialismo bellezza

La Polonia costruirà da dicembre una barriera per fermare il flusso di profughi spinti verso il confine dal governo della Bielorussia. Negli ultimi 50 anni sono stati costruiti 65 muri di confine, un quarto in Europa. L’Europa (26%) è seconda solo all’Asia (56%). Nei Paesi Ue dell’area Schengen la spesa totale per ostacolare le migrazioni forzate ha sfiorato il miliardo di euro. A cui andranno aggiunti gli stanziamenti per i 508 chilometri di frontiera che la Lituania ha deciso di puntellare con pali d’acciaio e filo spinato.

Intanto al confine con la Bielorussia le forze di sicurezza della Polonia hanno arrestato un centinaio di migranti e richiedenti asilo, dopo che la settimana scorsa ne avevano respinti altri usando gas lacrimogeni e idranti. E sono saliti a 12 i migranti in fuga, principalmente da Medio Oriente e Asia centrale, uccisi alla frontiera dal freddo o da altre condizioni ancora da accertare. Tra questi un bambino siriano di 1 anno, ritrovato senza vita in un bosco, e una donna palestinese, trovata morta in circostanze misteriose. La 44enne rifugiata palestinese proveniva dal campo profughi di Neirab, ad Aleppo, nel nord della Siria, ed era stata arrestata alla stazione ferroviaria mentre si stava recando a Minsk, capitale della Bielorussia, insieme a un gruppo di altri rifugiati. Il suo corpo è stato trovato nei boschi vicino al confine con la Bielorussia

Più di duemila richiedenti asilo ed immigranti sono ancora bloccati al confine tra Polonia e Bielorussia da diverse settimane, dopo che le autorità polacche si sono rifiutate di farli entrare.

La situazione è particolarmente grave per madri e bambini bloccati dal freddo estremo, senza alcun aiuto umanitario o sanitario.

Il numero di questi migranti è aumentato in una proporzione senza precedenti nelle ultime settimane, a causa della tensione tra Bielorussia e Polonia che a sua volta è al centro di uno scontro politico tra Unione Europea e Bielorussia. La Bielorussia sta cercando di spingere i migranti a entrare in Polonia, in modo da mettere in difficoltà le autorità polacche ed europee; la Polonia, uno dei paesi europei più ostili nei confronti dei migranti, si sta rifiutando di accoglierli, imponendo uno stato d’emergenza ai propri confini.

La situazione si è aggravata più di recente, quando il numero di migranti al confine è cresciuto. Mercoledì il governo bielorusso ha portato via dalla zona di frontiera circa mille migranti, sistemandoli in un centro logistico coperto vicino al confine e dando loro materassi, coperte e cibo: secondo diversi osservatori, la decisione sarebbe stata presa con l’obiettivo di diminuire la tensione con la Polonia e l’Unione Europea.

India: taglie, arresti e uccisioni contro Adivasi e Naxaliti – Il 24 novembre giornata internazionale di azione a sostegno della guerra popolare in India

Sarebbero almeno 26 (quelli accertati almeno, ma si presume siano di più) i naxaliti uccisi dalla polizia dello Stato indiano del Maharashtra il 13 novembre, a conclusione di un rastrellamento nella giungla di Mardintola, lungo la frontiera tra il Maharashtra e il Chhattisgarh, nel distretto di Gadchiroli.

Tra i maoisti uccisi, sei donne e il dirigente politico Milind Teltumbde, membro del comitato centrale del PCI (Maoista) e responsabile della zona Maharashtra-Madhya Pradesh-Chhattisgarh. Sulla sua testa era stata posta una taglia di cinque milioni di rupie.

Secondo le dichiarazioni ufficiali proseguirebbero sia i rastrellamenti per scovare altri guerriglieri, sia la ricerca dei corpi di quelli abbattuti. Per cui, si presume, il numero definitivo delle vittime potrebbe superare la trentina.

Dall’arrivo al potere di Narendra Modi la repressione nei confronti del movimento rivoluzionario si è ulteriormente inasprita. Decine di migliaia di soldati sono stati inviati nelle aree tribali per stroncarvi sia la resistenza di adivasi e contadini, sia la guerriglia maoista (in molti casi convergenti).

Il ​​12 novembre, nella località Kandra del distretto di Seraikela-Kharsawan, in un’operazione congiunta della polizia di stato e della Central Reserve Police Force (CRPF), sono stati arrestati altri sei quadri maoisti. Tra essi il settantenne Prashant Bose (alias Kishan Da), dirigente maoista su cui pendeva una taglia di ben dieci milioni di rupie, e sua moglie, la 65enne membro del comitato centrale del CPI (maoista) Sheela Marandi. Entrambi sono stati arrestati mentre stavano andando a ricevere cure mediche.

Torture, uccisioni, arresti, deportazioni di lavoratori, contadini, intellettuali, donne, masse popolari che si ribellano in armi guidate dal PCI(maoista): ecco cosa ne é della “più grande democrazia del mondo” con Narendra Modi!

A causa dell’operazione “GREEN HUNT” dal 2009 al 2017, e della nuova offensiva strategica “SAMADHAN-Prahar”, l’Esercito Guerrigliero Popolare di Liberazione (Egpl), le organizzazioni di massa rivoluzionarie e i comitati popolari rivoluzionari sono stati gravemente colpiti nelle zone di resistenza rosse e nelle zone di guerriglia. Diversi compagni, dai membri del Comitato Centrale al Comitato del Partito del Villaggio e delle Cellule, comandanti dell’EGPL e combattenti di vario grado hanno perso la vita in attacchi nemici.

L’offensiva strategica “SAMADHAN” è stata progettata per attuare l’agenda di formazione della “nuova India” entro il 2022. “Nuova India” che altro non è che l’imposizione di un regime fascista da parte delle forze braminiche indù.

Il 26 settembre 2021, i primi ministri dei 10 stati dell’India in cui agisce il movimento maoista e alti funzionari della presidenza del ministro degli Interni centrale, Amit Shaw, hanno concordato, presentandolo come un piano di sviluppo, un piano controrivoluzionario grazie a cui si intensificheranno le campagne oppressive nella parte centrale dell’India. Più recentemente, il 3 novembre, hanno dichiarato che le loro truppe sono pronte e che in Odisha e Chattisgarh sarebbero stati creati 24 campi di polizia. Lo scopo della campagna Prahar-3 è sradicare tutti i movimenti di massa, di qualsiasi tipo. Le forze del governo Hindutva definiscono il movimento rivoluzionario diretto dal PCI (maoista) una minaccia alla sicurezza interna e pianificano l’eliminazione del movimento rivoluzionario senza risolvere i problemi vitali di questo paese. In realtà è la cricca dominante fascista di Modi e Amit Shaw la vera minaccia e la più pericolosa per la vita e il benessere del popolo indiano.

SRP raccoglie e rilancia l’appello per la Giornata Internazionale di azione del 24 novembre contro l’operazione fascista e genocida PRAHAR, a sostegno della guerra popolare in india.

Per info e partecipazione: csgpindia@gmail.com

la drammatica situazione carceraria

In Lombardia soffrono di disturbi mentali 880 detenuti su 7.800, ma i posti per loro sono solo 30

Milano – Due celle devastate dal fuoco in poche ore, a Monza. Autore del gesto un detenuto che ha iniziato a protestare per motivi poco chiari, urlando e spaccando tv e sanitari. E poi ha appiccato il fuoco. Sempre lui, il giorno prima, aveva cercato di dare fuoco a un’altra cella.
Gesti apparentemente inspiegabili, frutto di cortocircuiti mentali. Ma quanti sono, nelle 18 carceri lombarde, i reclusi con problemi di salute psichica? Quasi 900 sui 7.800 ospiti. La premessa necessaria è che i numeri dell’affollamento delle celle sono tornati a salire.
A fine giugno, stando all’ultimo rapporto dell’associazione Antigone, rispetto all’anno prima la popolazione carceraria era aumentata in 6 regioni italiane, tra cui la Lombardia. E la classifica dei cinque peggiori istiituti italiani per presenze extra capienza era guidata da Brescia (378 detenuti, 200% di affollamento, il doppio dei letti regolamentari) seguita al quinto posto da Bergamo (529 detenuti, 168%).
È evidente che queste condizioni certo non aiutano chi ha già i suoi problemi. Nella relazione di metà mandato del Garante milanese delle persone private della libertà Francesco Maisto, presentata ad agosto, si denunciava che “la maggiore criticità attuale in tutte le nostre carceri è rappresentata dalla grave carenza di assistenza psichiatrica”. Una realtà, quella dei detenuti con disturbi mentali, che è andata peggiorando negli ultimi anni.
Da gennaio 2015 a fine aprile 2021 “si è assistito ad un crescendo di tale fenomeno”. L’anno peggiore è stato il 2020, quello della pandemia. “É evidente – osserva Maisto – come l’impatto dei disturbi psichiatrici e del comportamento sia decisamente importante rispetto alla difficile gestione dei detenuti che viene, da più parti, rappresentata”.A livello regionale, si legge nella relazione Maisto, sono ben 880 le persone con problemi di patologie psichiatriche (672) o con disturbi del comportamento (208). Eppure in Regione sono solo due i reparti all’interno delle carceri destinati a reclusi con questi problemi, a Monza e a Pavia. “In tutto, appena una trentina di posti letto” spiega Valeria Verdolini responsabile di Antigone Lombardia. E quei reparti sarebbero destinati a chi in carcere non deve stare ma attende un posto in una rems, le residenze che hanno sostituito gli ospedali psichiatrici ma hanno lunghe liste d’attesa. Nel frattempo, c’è anche chi in cella si toglie la vita: in Lombardia 5 detenuti dall’inizio dell’anno. Tre di loro nelle sole ultime due settimane.