Ancora repressione in Turchia – Fermiamo lo stato fascista turco!! Viva la solidarietà internazionale!!

Gli avvocati del popolo hanno comunicato che l’insegnante Acun Karadag, Nazan Bozkurt e Gulnaz Bozkurt sono state arrestate. In un comunicato del #CHD ,#AvvocatidelPopolo si dice che la polizia di Ankara avrebbe fatto un irruzione stamattina presso a casa loro e avrebbe perquisito le loro abitazione e le avrebbe portata in stazione di polizia ad Ankara. Dopo #Nuriye due giorni fa e stamattina altre licenziati, insegnanti e docenti.. Il fascismo non si ferma, hanno vietato il concerto di #grupyorum e hanno arrestato decine di sostenitori di grup yorum e anche Nuriye Gülmen, e stamattina #AcunKaradag, #NazanBozkurt e #GülnazBozkurt.

Gli aggiornamenti sugli arresti di stamattina; l’ufficio degli avvocati #CHD #avvocatiDelPopolo trasmette che anche le persone sotto indicate sono state arrestate insieme con Acun,

Nazan Bozkurt

,

Gulnaz Bozkurt
inoltre la casa di #AlevSahin è stata perquisita, nel momento della perquisizione, Alev non si trovava a casa. é evidente che anche lei verrà arrestata….
Libertà per gli arrestati!!
La resistenza di #Yuksel non si fermerà!!
Fermiamo lo stato fascista turco!!
Viva la solidarietà internazionale!!
La resistenza a #Yuksel è il nostro onore!!

Parla Denis, il ragazzo preso al collo da un poliziotto: “Ho avuto paura, non respiravo”

Lunedì pomeriggio a Vicenza, un ragazzo, Denis, 21 anni di origini cubane, è stato immobilizzato con una presa al collo da parte di un agente di polizia. Il video dell’intervento, girato da Paolo, un amico di Denis, mostra i momenti concitati in cui l’agente afferra con una presa al collo il 21enne.
Secondo la ricostruzione dei ragazzi, gli amici camminavano fuori da un supermercato quando ci sarebbe stata una rissa tra due uomini, senza alcun legame con loro.
Uno dei poliziotti intervenuti per sedare la rissa si sarebbe poi avvicinato a Denis e ai suoi amici che nel mentre scherzavano e ridevano – “per cose nostre” assicurano a Fanpage Paolo e Denis.
Così, raccontano i due amici, prima di chiedere i documenti a Denis il poliziotto lo avrebbe strattonato e alla richiesta dei documenti l’ha poi afferrato al collo.
Denis è stato arrestato – arresto convalidato mercoledì 12 – e sarà processato il 18 settembre per resistenza a pubblico ufficiale

Da fanpage

Il fascismo è reato! Libertà per Maya e tutt*gli/le student* antifascist*

 Il tribunale di Torino nega il “diritto al lavoro” anche a Maya

Maya era stata arrestata il 13 febbraio insieme ad altri due studenti durante una contestazione  nata spontanea in Università contro un bieco ed infame volantinaggio del Fuan come sempre reso possibile e tutelato da decine e decine di celerini schierati con scudi e manganelli. Quattro giorni dopo è stata rilasciata con una misura violenta e schiacciante: il divieto di dimora a Torino,  suo luogo di nascita, residenza, studio e lavoro! Il pretesto per l’applicazione di questa misura è allontanare la persona che la subisce dal luogo del “delitto”. Ciò che sottende in realtà a questa misura subdola è lo sradicamento della persona dal suo contesto di vita, dalla sua casa e dal suo mondo relazionale e sociale. Un evidente tentativo di annichilimento punitivo a cui Maya ha resistito in questi 6 mesi nei quali si è vista negare permessi per sostenere esami, per sottoporsi a visite mediche e ha dovuto faticare per ottenere permessi per fare la spesa utilizzando i buoni.  Ora però l’azione repressiva della magistratura torinese ha voluto per l’ennesima volta ricordare a Maya e ai 19 studenti antifascisti sottoposti da circa un mese a misure che vanno dalle firme giornaliere, al divieto di dimora ai domiciliari per la medesima contestazione di febbraio che essere antifascisti è un reato e che  a chi lo porta avanti verranno negati e schiacciati tutti i diritti: Maya aveva infatti presentato istanza di permesso per poter andare a lavorare sabato 8 agosto…lavoro che chiaramente è la sua unica fonte di reddito e sostentamento.
La risposta è prontamente arrivata:
“attesa la GRAVITA dei fatti contestati all’indagata – ( eh si perchè Maya non è ancora stata né sottoposta a processo né giudicata per i fatti di quella giornata)- e il contesto nel quale sono stati commessi, la richiesta non è compatibile con le esigenze cautelari poste a fondamento del provvedimento applicativo e tuttora sussistenti, tenuto conto del NON RILEVANTE – (6 mesi!!!!!!) – periodo di tempo dall’esecuzione della misura”.
Avremmo delle domande da porre al giudice Edmondo Pio che ha negato l’istanza: come pensa che Maya possa mantenersi in questi mesi e quale ritiene sia il tempo necessario per  smettere di espiare la grave colpa di essere antifascisti. Ci terremmo anche a ricordare ai signori giudici che nè Maya né gli altri 19 studenti antifascisti repressi hanno affrontato alcuno dei tre gradi di giudizio ma ci pare vengano già ritenuti drammaticamente colpevoli.
Ormai il tribunale di Torino ci ha abituato ad ogni distorsione della legge a scopo politico contro i movimenti sociali. Persino il “diritto al lavoro” su cui sarebbe basata questa presunta Repubblica viene negato se si è antifascisti e attivi nelle lotte della nostra città. Ma accanto a Maya siamo in tanti e tante e non ci faremo intimidire da queste persecuzioni.

«Nessun abuso può passare sotto silenzio!»: Vicenza sostiene Denis

Si è svolto ieri, 12 agosto, il processo per Denis, il ragazzo fermato e bloccato con una presa al collo da un agente lunedì scorso. Il Tribunale di Vicenza ha convalidato l’arresto, sulla base del rapporto di polizia, anche se Denis rimane a piede libero. Di seguito il comunicato stampa di Welcome Refugees Vicenza e del centro sociale Bocciodromo.

Una settantina di persone si sono date appuntamento davanti al Tribunale di Vicenza, per portare solidarietà a Denis, il ragazzo fermato e bloccato con una presa al collo dalle forze dell’ordine lunedì scorso. «Nessun abuso può passare sotto silenzio!». Durante il presidio si sono susseguiti numerosi interventi che hanno denunciato gli abusi in divisa e le ingiustizie che ogni giorno le persone non bianche subiscono.
Gli interventi hanno fatto emergere come il problema del razzismo sia reale, attuale e diffuso durante i controlli della polizia e non solo. Basti anche solo vedere come sui social network, sotto i vari articoli  e post usciti sull’accaduto, i commenti violenti e razzisti si stiano susseguendo: ad esempio si trovano frasi come «ha fatto bene, peccato che non è morto» oppure «noi italiani dobbiamo cacciare o uccidere tutti ‘sti neri di merda» oppure «a me l’unica cosa che fa schifo sono ‘sti immigrati di merda lezzi e luridi».
Commenti che confermano il fatto che viviamo in una società che non riesce a mettersi in discussione e affrontare fino in fondo i propri problemi: il dibattito pubblico non si interroga sulla reazione assolutamente sproporzionata dell’agente e sull’arresto di un ragazzo a causa di una rissa tra italiani scoppiata in precedenza, ma diventa un’ulteriore occasione per vomitare odio verso i non-bianchi, per alimentare il pregiudizio e la discriminazione.
Molte sono state le testimonianze questa mattina di ragazze e ragazzi che hanno raccontato di come vengano costantemente presi di mira dalle forze dell’ordine quando passeggiano tranquillamente per il centro, di come nelle comitive meticce i documenti vengano chiesti solo a chi ha la pelle scura.
Salta all’occhio anche la narrazione costruita da alcune testate della stampa locale, in cui si pone l’accento sul fatto che il ragazzo arrestato fosse straniero chiamandolo “l’immigrato” e l’episodio in cui l’agente prende per il collo Denis diventa “parapiglia”.
La semantica è importante quando si raccontano le cose, ed è fondamentale analizzarla. Per fortuna stanno continuando a emergere foto e video che smentiscono la versione costruita nella piccola e sterile bolla mediatica berica.
In questo momento la situazione in città è molto polarizzata, complici anche le rocambolesche dichiarazioni da parte della destra locale che non perde l’occasione di difendere in maniera acritica le forze dell’ordine, come un assessore del Comune di Vicenza che sentenzia che Denis “o è un delinquente o è un vigliacco”. Fino a prova contraria Denis è un giovane operaio senza che a suo carico ci sia, fino ad ora, nessun procedimento penale.
Dipingerlo in altro modo, come un delinquente quindi, anche se non crediamo sia compito di chi amministra la città, è il modo per restare nella narrazione razzista di cui parlavamo prima.
Un altro mantra della destra è: “più potere alle forze dell’ordine per difendersi”, all’agente che si diverte a prendere per il collo le persone potremmo dare un bel taser come premio per il suo zelo a questo punto, ci sentiremmo tutti più sicuri.
L’abuso di potere da parte delle forze dell’ordine non è mai un caso isolato, vediamo Piacenza, Cucchi, Aldrovandi, solo per citarne alcuni, e spesso, però, questi abusi rimangano impuniti o taciuti.
Pensiamo, per questo, che sia necessario non rimanere in silenzio e far emergere il problema aprendo un dibattito pubblico e politico che metta fine all’intoccabilità delle forze dell’ordine e ponga in maniera urgente la richiesta dell’introduzione immediata dei numeri identificativi sulle divise. In Italia non c’è una vera tutela di chi viene fermato e controllato dalle Forze dell’ordine visti gli scandali più e meno recenti legati all’abuso di potere.
Questo processo sarà fortemente politicizzato e mediatizzato, si spera che a farne le spese non sia un ragazzo che il 10 Agosto 2020 si è trovato, inconsapevolmente, nei pressi di una rissa ed è stato preso di mira per il colore della sua pelle.
Sarebbe questa l’ennesima inaccettabile vergogna.

Welcome Refugees Vicenza, centro sociale Bocciodromo