Solidarietà internazionalista ad Aytaç Ünsal, a tutti i prigionieri politici dello stato fascista turco

Lettera dal carcere del compagno Aytaç ÜNSAL, Avvocato del Popolo, già imprigionato, liberato dopo un lunghissimo SCIOPERO della Fame e nuovamente ARRESTATO e
4 gennaio 2021
“Come una specie di pesce, una specie di albero, come la mia specie, una specie di essere umano vive nel nostro paese”. Nazım Hikmet
Ti scrivo di nuovo dietro le mura della prigione. Non mi hanno dato il diritto di essere trattato in un ambiente sano e confortevole. L’amministrazione dell’ospedale dove sono stato curato, è stata minacciata. Sono stato dimesso in anticipo.
Hanno cercato di sfrattarci dalla Sala del Giudice, dove volevo stare con la mia famiglia per due giorni, alle 01:30 di notte.
Hanno allestito un quartier generale sulla strada della casa dove alloggiavo.
Hanno minacciato quelli che sono entrati in casa.
Hanno fatto il giro della mia ultima casa con i veicoli blindati.
Poi hanno fatto irruzione in casa mia. Le mie cose sono state distrutte.
E infine hanno torturato qualcuno con problemi di salute e disturbi davanti alle telecamere. Hanno fatto storie di successo fermandomi e arrestandomi con problemi di salute.
Ognuno fa quello che gli conviene secondo la propria morale, lasciateglielo fare.
La storia registra tutto.
Da un lato, coloro che applicano ogni tipo di tirannia al popolo, che uccidono il popolo con la menzogna, che cercano di soffocare l’Anatolia con l’ingiustizia, che si comportano come se nulla fosse successo quando un avvocato è stato torturato davanti alle telecamere; dall’altro, coloro che possono morire come se cantassero una canzone senza aspettarsi nulla da nessuno per la giustizia, coloro che possono alzare la testa per i diritti del popolo e di tutti noi, e voi, il popolo di questo paese, che siete “come una miniera preziosa”, come diceva il maestro Nazım.
Non pensate a quello che stiamo facendo. Durante questo periodo di tre mesi, mi avete guardato più di quanto si possa fare.
Alcuni di voi hanno condiviso con me i sorrisi del vostro bambino appena nato.
Alcuni di voi sono venuti a trovarmi da lontano. Alcuni di voi mi hanno considerato un figlio, hanno sentito il dolore con me con le lacrime agli occhi.
Alcuni di voi hanno aspettato ore per vedermi sano e salvo.
Alcuni di voi hanno condiviso un divano con me nel monolocale.
Alcuni di voi hanno mandato dei fiori. Nonostante tutti i costi e le minacce, alcuni di voi mi hanno aperto la loro famiglia, la loro privacy, il loro cuore.
Tutti molto preziosi e non ne dimenticherò nessuno.
Sì, come diceva il poeta, siete un albero speciale, come una miniera preziosa, ma non crediate di essere in pericolo.
Così come la nostra Anatolia è ricca di terra e di pietre, lo è anche il suo popolo.
E così come non hanno potuto distruggere questa ricchezza saccheggiando e depredando per anni, non hanno potuto e non potranno sconfiggere questa ricchezza, il nostro popolo. Non disperate. Saremo milioni.
Il nostro problema più grande è che siamo sepolti nel nostro mondo con la vita quotidiana. Andremo anche oltre.
Non saranno mai in grado di sconfiggere il popolo onorevole e dignitoso di questo Paese! Ci renderemo conto che non abbiamo nessuno di cui fidarci se non noi stessi.
Quando ci riuniremo, vedremo quanto siamo forti.
Continuiamo a tenerci stretti l’uno all’altro, ad abbracciare i nostri cuori.
Non abbiate mai paura, aumentate la nostra coscienza, protestate contro l’ingiustizia, gridate.
Non dimentichiamoci, il nostro giorno arriverà. E io sarò di nuovo con voi.
Con il mio fiducioso, fedele saluto dal profondo del mio cuore.
Vi amo tutti.
Vinceremo!
Aytaç Ünsal
[Tradotto da “Tutsak Avukatların Kaleminden” – Da “La penna degli avvocati prigionieri”]

Roma – Rebibbia: al G12 dilagano i contagi, lo stato risponde con manganelli e gas contro i detenuti in protesta

Da Radio onda rossa

Data di trasmissioneRoma – Rebibbia: al G12 dilagano i contagi, lo stato risponde con manganelli e gas contro i detenuti in protesta
Venerdì 15 Gennaio 2021 – 15:37




riceviamo e pubblichiamo

Sono giorni sempre più difficili per chi è in carcere e per noi che abbiamo i nostri cari lì dentro. Non mancano le proteste perché la situazione è al collasso. Anche a Rebibbia il Covid è arrivato come una tempesta e ci sono molti contagi.

Al g12 la situazione è la seguente: i contagi da Covid sono saliti vorticosamente al punto che l’intera sezione è stata posta in isolamento con conseguente divieto di colloqui visivi con i nostri cari fino a data da destinarsi. Numerose sono state le telefonate dai detenuti e le mail che abbiamo ricevuto nelle quali raccontano di uso di manganelli e di gas fumogeni nelle celle per contenere da parte della Celere una protesta più che pacifica e più che giustificata come diversamente è stato detto invece dalla Direzione di Rebibbia,  da parte della sezione, che ha espresso la volontà di capire che cosa stesse succedendo e la richiesta più che giustificata di aumentare le misure di sicurezza che quotidianamente vengono a mancare per ovvi e risaputi motivi di capienza delle celle stesse. I detenuti della sezione sono stati rinchiusi nelle loro celle h 24 in un misto tra soggetti sani e soggetti contagiati. Senza possibilità di essere protetti perché non sanno dove collocarli visto anche il sovraffollamento che caratterizza il carcere di Rebibbia. Ci teniamo a raccontare la verità perché ogni volta le voci dei detenuti non escono, le proteste sembrano sempre senza ragione e il comportamento delle guardie eternamente giustificato. Ci sono persone che oltre al Covid,erano già in gravi condizioni di salute e che sarebbero dovute uscire da mesi per non rischiare ulteriormente la vita con una pandemia che sta uccidendo in tutto il mondo.In tutto questo i magistrati sembrano non tenere conto della pandemia che sta dilagando in carcere con continui rigetti sulle richieste di sfollamento e di differimento delle pene sostenendo che la situazione è sotto controllo e che il covid non c’è.

Il Covid c’è eccome ma non ne parlano!!!!Il Covid è entrato a Rebibbia e sta dilagando e ha già ucciso. Ne vogliamo parlare noi e dare voce ai nostri cari da qui fuori. Dare voce alla paura… la loro e la nostra. Dare voce al DIRITTO ALLA SALUTE che non va negato “a” e “da” nessuno!

Parenti e amici dei detenuti

Di seguito, le informazioni e il link del video di cui abbiamo parlato a inizio trasmissione

FUMO. Storie di rivolta ai tempi del corona

Già dall’inizio di marzo, quando le serrande calarono su tutto il paese e gli ospedali si riempirono di contagiati, è stato evidente come certe categorie di persone fossero sacrificabili sull’altare della patria. Tra loro, i detenuti delle carceri italiane.

In questo VIDEO potete trovare un ritratto impressionistico dei fatti che, a inizio marzo 2020, sconvolsero i penitenziari di tutto il paese. Ma sopratutto le TESTIMONIANZE dirette dei pestaggi e delle ritorsioni che ne sono seguite. Parole che ci ricordano quanto sia fondamentale continuare a lottare per la libertà.

https://www.youtube.com/watch?v=OSGhkQcU70s

Infine, gli indirizzi per scrivere alle cinque persone detenute che hanno presentato un esposto alla Procura di
Ancona, denunciando quanto realmente accaduto a marzo nel carcere di Modena e di Ascoli in seguito alle rivolte, in relazione ai pestaggi, agli spari e a alla morte di Salvatore Piscitelli.

Claudio Cipriani
C.C. Parma, Strada Burla 57, 43122 Parma

Ferruccio Bianco
C.C. Reggio Emilia, Via Luigi Settembrini 8, 42123 Reggio Emilia

Francesco D’angelo
C.C. Ferrara, Via Arginone 327, 44122 Ferrara

Mattia Palloni
C.C. Ancona Montacuto, Via Montecavallo 73, 60100 Ancona

Belmonte Cavazza,

C.C. Piacenza, Strada delle Novate 65, 29122 Piacenza.