Informazioni su soccorso rosso proletario

Un filosofo produce idee, un poeta poesie, un pastore prediche, un professore manuali ecc. Un delinquente produce delitti. Se si esamina più da vicino la connessione che esiste tra quest’ultima branca di produzione e l’insieme della società, ci si ravvede da tanti pregiudizi. Il delinquente non produce soltanto delitti, ma anche il diritto criminale, e con ciò anche il professore che tiene lezioni sul delitto criminale, e inoltre l’inevitabile manuale, in cui questo stesso professore getta i suoi discorsi in quanto “merce” sul mercato generale. Con ciò si verifica un aumento della ricchezza nazionale, senza contare il piacere personale, come [afferma] un testimonio competente, il professor Roscher, che la composizione del manuale procura al suo stesso autore. Il delinquente produce inoltre tutta la polizia e la giustizia criminale, gli sbirri, i giudici, i boia, i giurati ecc.; e tutte queste differenti branche di attività, che formano altrettante categorie della divisione sociale del lavoro, sviluppano differenti facoltà dello spirito umano, creano nuovi bisogni e nuovi modi di soddisfarli. La sola tortura ha dato occasione alle più ingegnose invenzioni meccaniche e ha impiegato, nella produzione dei suoi strumenti, una massa di onesti artefici. Il delinquente produce un’impressione, sia morale sia tragica, a seconda dei casi, e rende così un “servizio” al moto dei sentimenti morali ed estetici del pubblico. Egli non produce soltanto manuali di diritto criminale, non produce soltanto codici penali, ma anche arte, bella letteratura, romanzi e perfino tragedia, come dimostrano non solo La colpa del Müllner e I masnadieri dello Schiller, ma anche l’Edipo [di Sofocle] e il Riccardo III [di Shakespeare]. Il delinquente rompe la monotonia e la banale sicurezza della vita borghese. Egli preserva cosi questa vita dalla stagnazione e suscita quell’inquieta tensione e quella mobilità, senza la quale anche lo stimolo della concorrenza si smorzerebbe. Egli sprona così le forze produttive. Mentre il delitto sottrae una parte della popolazione in soprannumero al mercato del lavoro, diminuendo in questo modo la concorrenza tra gli operai e impedendo, in una certa misura, la diminuzione del salario al di sotto del minimo indispensabile, la lotta contro il delitto assorbe un’altra parte della stessa popolazione. Il delinquente appare così come uno di quei naturali "elementi di compensazione" che ristabiliscono un giusto livello e che aprono tutta una prospettiva di "utili" generi di occupazione. Le influenze del delinquente sullo sviluppo della forza produttiva possono essere indicate fino nei dettagli. Le serrature sarebbero mai giunte alla loro perfezione attuale se non vi fossero stati ladri? La fabbricazione delle banconote sarebbe mai giunta alla perfezione odierna se non vi fossero stati falsari? Il microscopio avrebbe mai trovato impiego nelle comuni sfere commerciali (vedi il Babbage) senza la frode nel commercio? La chimica pratica non deve forse altrettanto alla falsificazione delle merci e allo sforzo di scoprirla quanto all’onesta sollecitudine per il progresso della produzione? Il delitto, con i mezzi sempre nuovi con cui dà l’assalto alla proprietà, chiama in vita sempre nuovi modi di difesa e così esercita un’influenza altrettanto produttiva quanto quella degli scioperi (‘strikes’) sull’invenzione delle macchine. E abbandoniamo la sfera del delitto privato: senza delitti nazionali sarebbe mai sorto il mercato mondiale? O anche solo le nazioni? E dal tempo di Adamo l’albero del peccato non è forse in pari tempo l’albero della conoscenza? ...

Engels e lo stato -ripreso da Lenin in Stato e rivoluzione – base teorica indispensabile nella lotta su carcere e repressione

28 novembre – giornata di celebrazione del 200° anniversario della nascita di Engels dalle ore 16 collegati con                  https://meet.google.com/ttp-vfog-idi

“Lo Stato dunque – dice Engels, arrivando alle conclusioni della sua analisi storica – non è affatto una potenza imposta alla società dall’esterno e nemmeno “la realtà dell’idea etica”, “l’immagine e la realtà della ragione”, come afferma Hegel. Esso è piuttosto un prodotto della società giunta a un determinato stadio di sviluppo, è la confessione che questa società si è avvolta in una contraddizione insolubile con se stessa, che si è scissa in antagonismi inconciliabili che è impotente a eliminare. Ma perché questi antagonismi, queste classi con interessi economici in conflitto, non distruggano se stessi e la società in una sterile lotta, sorge la necessità di una potenza che sia in apparenza al di sopra della società, che attenui il conflitto, lo mantenga nei limiti dell'”ordine”; e questa potenza che emana dalla società, ma che si pone al di sopra di essa e che si estranea sempre più da essa, è lo Stato” [1] (pp. 177-178, sesta edizione tedesca).

2. Distaccamenti speciali di uomini armati, prigioni, ecc.

“…Il secondo punto è l’istituzione di una forza pubblica che non coincide più direttamente con la popolazione che organizza se stessa come potere armato. Questa forza pubblica particolare è necessaria perchè un’organizzazione armata autonoma della popolazione è divenuta impossibile dopo la divisione in classi… Questa forza pubblica esiste in ogni Stato e non consta semplicemente di uomini armati, ma anche di appendici reali, prigioni e istituti di pena di ogni genere, di cui nulla sapeva la società gentilizia… “. [2]

 

[ La forza pubblica] “…si rafforza nella misura in cui gli antagonismi di classe all’interno dello Stato si acuiscono …

 

 

Pestaggi nel carcere di San Gimignano: a giudizio 4 agenti per tortura

da osservatorio contro la repressione

Nel nostro Paese è il primo rinvio a giudizio per reato di tortura commesso dai pubblici ufficiali. Parliamo dei presunti pestaggi avvenuti nel carcere toscano di San Gimignano l’11 ottobre del 2018. Il giudice dell’udienza preliminare di Siena ha rinviato a giudizio quattro agenti penitenziari in servizio accusati di aver esercitato una inaudita violenza nei confronti del detenuto tunisino Meher. Nello stesso tempo condannato a 4 mesi un medico per omissioni d’atti di ufficio, perché non avrebbe visitato il detenuto quando era semi nudo e dolorante in cella di isolamento.«Parliamo di una importante pronuncia – spiega a Il Dubbio l’avvocato Michele Passione, parte civile per conto del Garante Nazionale delle persone private della libertà -, perché per la prima volta un reato di tortura viene sottoposto ad un vaglio di merito per condotte di pubblici ufficiali, questo perché la convenzione Onu ratificata dall’Italia consegna il particolare disvalore in fatto di reato quando commesso da pubblici ufficiali. Se lo Stato si dimostra inaffidabile – osserva sempre l’avvocato Passione -, è giusto che venga perseguito con un reato specifico qual è la tortura. Importante che il Garante e varie associazioni siano state in questa vicenda processuale accanto ai detenuti per non farli sentire soli».

Soddisfatte le difese di parte civile

Raggiunte da Il Dubbio anche le difese di parte civile per conto dell’Associazione Yairaiha e del detenuto, testimone dei fatti, che denunciò l’accaduto a San Gimignano tramite una lettera spedita all’associazione e che il nostro giornale ha pubblicato per la prima volta. «Oggettivamente un diverso risultato – spiegano le avvocate Caterina Calia, Simonetta Crisci e associazione Yairaiha -, alla luce degli elementi emersi dalle indagini, era difficilmente ipotizzabile. Le denunce sporte dai detenuti, le convergenti dichiarazioni delle persone sentite, la mole delle intercettazioni nonché le immagini tratte dai video di sorveglianza potevano avere una lettura unica e chiara. Il dato positivo è rappresentato, in ogni caso, dal fatto che in questa fase le richieste di accusa sono state interamente accolte ed il rinvio a giudizio è avvenuto per tutti gli imputati e rispetto a tutti i capi di imputazione. Il dibattimento potrà ancora meglio evidenziare come l’uso della violenza ingiustificata abbia integrato il reato di tortura. A nostro parere, l’uso della violenza, fisica e psicologica, da parte di appartenenti alle forze dell’ordine in servizio, nei confronti di una persona privata della libertà personale ed alla completa mercé delle figure che dovrebbero occuparsi non solo della sua sorveglianza ma anche della sua sicurezza, è una circostanza in grado di produrre uno stato di terrore ed afflizione, difficilmente descrivibile, anche in chi non viene immediatamente fatto oggetto dei medesimi ripetuti e brutali atti, ma assiste agli stessi come gli altri ristretti nella sezione di isolamento del carcere di San Gimignano».

Il detenuto sottoposto a un trattamento inumano e degradante

Ciò che sarebbe accaduto, tra l’altro supportato in parte anche dalle telecamere di video sorveglianza in servizio a San Gimignano, è ben descritto dalla pubblica accusa. Gli agenti avrebbero provocato al detenuto Meher acute sofferenze fisiche e psichiche  sottoponendolo ad un trattamento inumano e degradante, abusando dei poteri o comunque violando i doveri inerenti alla funzione o al servizio svolto, con il pretesto di doverlo trasferire da una cella ad un’altra «con condotte di violenza – sottolinea la procura – , di sopraffazione fisica e morale e comunque agendo con crudeltà e al solo scopo di intimidazione nei confronti del medesimo Meher e degli altri detenuti in isolamento».  Secondo l’accusa, il fatto sarebbe stato commesso attraverso una pluralità di condotte di violenza fisica, violenza psichica, ingiuria e gratuita umiliazione, avvalendosi della forza intimidatrice correlata al numero elevato di concorrenti.

Pugni, minacce  e insulti

Secondo quali modalità avrebbero commesso la tortura? Si sarebbero riuniti volontariamente in 15 unità, fra ispettori, assistenti e agenti, presso il reparto isolamento, dietro invito degli Ispettori e per poi dirigersi – tutti previamente indossando guanti di lattice – presso la cella di Meher. Gli agenti, cogliendolo di sorpresa, avrebbero preso per le braccia il detenuto che usciva dalla cella munito degli accessori per fare la doccia e lo avrebbero brutalmente sospinto verso il corridoio, facendogli anche perdere le ciabatte. Uno degli imputati, un assistente capo, facendosi largo tra i colleghi, gli avrebbe sferrato un pugno sulla testa. Poi lo avrebbe gettato a terra, circondandolo (in modo tale da creare una sorta di parziale schermo rispetto alle telecamere) e colpendolo con i piedi in varie parti del corpo. Il pubblico ministero poi sottolinea che l’agente avrebbe minacciato il detenuto che gemeva e gridava per la violenza che stava ricevendo. Lo avrebbe ingiuriato con frasi del seguente tenore: «Figlio di puttana!», «Perché non te ne torni al tuo paese»; «Non ti muovere o ti strangolo», «Ti ammazzo» e al tempo stesso avrebbe urlato contro tutti i detenuti presenti nel reparto: «infami, pezzi di merda, vi facciamo vedere chi comanda a San Gimignano! ».  Non solo, avrebbe rialzato da terra il detenuto e continuato a spintonarlo per farlo camminare per poi, di nuovo, gettarlo a terra.Tutto qui? No, Altri due agenti penitenziari, nel frattempo, avrebbero immobilizzato Meher mentre si trovava a terra, tenendolo rispettivamente per il braccio e per collo, ponendolo con la faccia a terra. Sempre l’assistente capo gli sarebbe montato addosso con il suo peso ponendogli un ginocchio sulla schiena all’altezza del rene sinistro. Lo avrebbe poi fatto rialzare togliendogli i pantaloni, per poi iniziare di nuovo a trascinarlo, mentre un altro agente lo avrebbe afferrato nuovamente per la gola e sempre l’assistente capo gli avrebbe torto un braccio dietro la schiena, per poi trascinarlo nella nuova cella. Ma non si sarebbero esaurite qui le violenze. Assieme ad altri cinque poliziotti, l’assistente capo avrebbe continuato a picchiarlo con schiaffi e pugni all’interno della cella di destinazione, per poi lasciarlo lì semi nudo e senza fornirgli coperte e il materasso della branda, almeno fino al giorno seguente.

Damiano Aliprandi

Sardegna. Nuova persecuzione contro gli indipendentisti – -Solidarietà da Soccorso Rosso proletario

Questa mattina la digos ha effettuato una perquisizione nell’hinterland di Cagliari, contro un giovane militante dell’area antagonista e indipendentista.

Il motivo delle perquisizioni sarebbe la ricerca di materiale informatico, audio, video o testuale riconducibile all’azione dimostrativa avvenuta lo scorso 6 novembre al Bastione di Saint Remy, quando una grande bandiera tricolore è stata data alle fiamme, propriola sera in cui entrava in vigore il coprifuoco notturno stabilito dall’ultimo dpcm come norma di contrasto alla diffusione del contagio da coronavirus.

I reati ipotizzati nel mandato di perquisizione comprenderebbero il vilipendio della bandiera italiana, l’incendio doloso e il danneggiamento, anche se al momento non è chiaro se questi reati siano contestati al compagno sottoposto a perquisizione, assistito dalle avvocate Cabras e Lai, e a cui va in ogni caso tutta la nostra solidarietà e il nostro appoggio.

Per il fatto sta procedendo la Direzione Distrettuale Antiterrorismo di Cagliari.

Quando abbiamo visto le immagini di quella bandiera data alle fiamme e abbiamo letto il messaggio di rivendicazione, non abbiamo potuto fare a meno di leggervi una contestazione ribellistica, con una venatura di “balentia” giovanile.

Però le radici politiche del gesto sono molto più serie, a prescindere dalle reali intenzioni degli autori.

La scorsa primavera è stato impedito deliberatamente che la Sardegna potesse difendersi dal ritorno dell’epidemia e ogni volontà di limitare il flusso turistico attraverso quarantena o tamponi obbligatori è stata ridicolizzata dal governo e dagli apparati dello stato italiano.

A causa di ciò l’economia della Sardegna vive una crisi senza precedenti e i sardi sono costretti a subire restrizioni dei propri diritti individuali.

Come possiamo non essere d’accordo che questo sia un trattamento di tipo coloniale, come scritto nella rivendicazione di quel falò notturno avvenuto lo scorso 6 novembre sulla scalinata monumentale del bastione che fu ribattezzato in onore del barone di Saint Remy, primovicerè piemontese che governò la Sardegna esattamente 300 anni fa.

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UDIENZA PRELIMINARE 12 OTTOBRE 2020 – SIT IN DINANZI AL TRIBUNALE DI NUORO

I PASTORI NON SI ARRESTANO.

Il pubblico ministero procede con la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di quattro pastori, tre dei quali difesi dagli Avv. Lai, Sollai, Zuddas e Cabras, per la protesta svoltasi a Lula il 13 febbraio 2019, con fissazione dell’udienza preliminare per il prossimo 12 ottobre, ore 9:00, presso il Tribunale di Nuoro.



Sulla richiesta di rinvio a giudizio deciderà, questa volta, il giudice per l’udienza preliminare Dott. Cannas.

Ricordiamo che per gli stessi fatti un altro giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Nuoro, ha confermato l’archiviazione nei confronti di altri tre partecipanti alla medesima manifestazione.

Le ipotesi delittuose contestate sono le medesime: art. 1 d.lgs. 66/48 (blocco stradale) e art. 18 T.U.L.P.S (organizzazione di manifestazione non autorizzata), con l’aggravante delle più persone riunite.

Vogliamo ricordare in questa occasione che le proteste sono state provocate dallo sfruttamento di cui sono vittima i pastori sardi, che vedono il loro lavoro umiliato da un pagamento irrisorio del latte. E che in tutti questi mesi, nonostante si sia fermata la mobilitazione, le promesse non sono state rispettate lasciando che i prezzi rimanessero bassissimi e non facendo niente per rendere strutturale un pagamento equo degli stessi.

Per tutto questo invitiamo la popolazione a partecipare al sit-in davanti al tribunale di Nuoro, dalle ore 9:00, consci dell’importanza che la solidarietà tra i cittadini comuni e i soggetti colpiti dalla repressione sia il migliore strumento per non lasciare nessuno solo ad affrontare i procedimenti penali per fatti derivanti da legittime proteste.

Associazione Libertade

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Sgomberato a Roma il “Nuovo Cinema Palazzo”

Mercoledì 25 novembre, in mattinata, le forze dell’ordine sono intervenute in forza per sgomberare il “Nuovo Cinema Palazzo”, un grande spazio autonomo nel quartiere San Lorenzo a Roma.
Si è quindi tenuta un’assemblea di cinque ore e un corteo che si è concluso con l’apertura simbolica di una nuova occupazione. In risposta, la polizia ha accusato i manifestanti di aver provocato scontri. Sono stati segnalati 3 fermi e qualche ferito.
A Roma è stato sgomberato il Cinema Palazzo, un’esperienza che per anni ha costruito relazioni sociali e prodotto cultura. In difesa degli spazi sociali e culturali della città pubblichiamo questo appello firmato anche dal direttore di MicroMega: “Sgomberarli tutti in nome dell’ordine e della proprietà provocherebbe un disastro umano e culturale, perché sono un welfare indispensabile e costruito dal basso”.

Mercoledì 25 novembre è una data da ricordare: all’alba, il “distanziamento sociale” è stato d’improvviso violato da centinaia di poliziotti che hanno invaso il Nuovo Cinema Palazzo a San Lorenzo, Roma, gettandone sulla strada ogni contenuto, sedie e libri, filmati e tavoli, disegni di bambini e altri oggetti sovversivi. Speriamo che non si siano contagiati a vicenda, gli agenti dell’ordine, mentre spargevano in tutto il quartiere popolare e studentesco un altro genere di virus, per il quale non si è ancora trovato un vaccino sicuro: l’intolleranza. Anzi, l’odio per tutto ciò che significa avvicinamento sociale.

Da nove anni, da quando un gruppo di persone, ragazzi, occupò il cinema ormai chiuso impedendo che diventasse un casinò o una sala bingo, ciò di cui notoriamente anziani e poveri e studenti hanno un gran bisogno, è un nuovo legame sociale quel che ha sparso nelle strade intitolate ad antichi popoli italici il Cinema Palazzo, la Libera Repubblica di San Lorenzo. Solo negli ultimi tempi, negli intervalli della pandemia o subito prima, un cineforum per i bambini, la raccolta di cibo per chi ne ha bisogno (e alla fine ne dipendevano 50 famiglie), una assemblea nazionale di maestre elementari, un festival degli storici, un premio al partigiano Mario Fiorentini (tempo fa un dossier fu consegnato al prefetto, per fargli sapere che cosa in effetti ha fatto il Cinema Palazzo, ma l’emissario dello Stato a Roma non sa leggere, evidentemente).

E il vecchio quartiere intorno se n’era accorto, aveva sostenuto, simpatizzato, affiancato il lavoro degli illegali estremisti.

Tutto questo la questura, la prefettura, in sostanza il governo hanno distrutto con un calcio sprezzante. E il colmo del grottesco è che nelle stesse ore è stata sgomberata, in via Taranto, una sede dei nazisti di Forza nuova, in un miserabile tentativo di giocare al gioco degli opposti estremismi (ma la sede di Casa Pound, non lontana, un edificio di proprietà pubblica, non è stato ancora sgomberato, nonostante i proclami dei mesi scorsi).

E il comune di Roma? L’attuale sindaca di Roma, Raggi, andò a un incontro al Cinema Palazzo, da candidata, per promettere che, da sindaca, si sarebbe presa cura degli spazi sociali che rendono più umana una città disfatta, in cui le persone, gli anziani e le famiglie sono abbandonati a se stessi, in mezzo alle tante mondezze che l’amministrazione sparge ai margini di tutte le strade. Questi spazi sociali e culturali, e occupazioni di senzatetto, sono decine, nella città, e sgomberarle tutte in nome dell’ordine e della proprietà, provocherebbe un disastro umano e culturale, perché sono un welfare indispensabile e costruito dal basso grazie al grande lavoro di giovani e meno giovani pressoché gratuito.

Ebbene, complimenti. In tempo di pandemia sono queste le notizie che ci si aspetta di sentire da un governo in balia di industriali e gestori di discoteche.

Per aderire inviare una mail a cinemapalazzo3@gmail.com

Hanno aderito:
ANPI di San Lorenzo
FRANCO ARGADA Ars Associazione per il rinnovamento della sinistra
BARBARA AULETA avvocata
BAOBAB EXPERIENCE
CHLOÉ BARREAU regista
PAOLO BERDINI urbanista
MARCO BENVENUTI Libera Repubblica di San Lorenzo
ELIANA BOUCHARD scrittrice
MARCO BRAZZODURO docente e presidente ass. Cittadinanza e minoranze
SUSANNA BUFFA Associazione dAccordo
CARLO CARTOCCI docente
LORIS CAMPETTI giornalista
CIRCOLO GIANNI BOSIO
CIVICO SAN LORENZO
FRANCESCO COLANGELI architetto
INGRID COLANICCHIA giornalista
MAURA COSSUTTA medico e pres. Casa internazionale delle donne
GIGLIOLA CUTRERA Libera Repubblica di San Lorenzo
MARIA ROSA CUTRUFELLI scrittrice
MARINA D’AMICO giornalista
MICHELE DE TRUCCO fabmanager, Cité des Scienses e de l’Industrie Paris
TOMMASO DI FRANCESCO giornalista
ANGELO D’ORSI Storico
MANUELA FAELLA
PAOLO FLORES D’ARCAIS direttore di MicroMega
LAURA FORTINI insegnante
MARA GASBARRONE Ricercatrice
EMILIA GIORGI storica dell’arte
ELSA LILA
ANNAMARIA LISI giornalista
FRANCESCA LISI docente
NINO LISI Ass. Cittadinanza e Minoranze
RITA MAGLIETTA Femminista
TIZIANA MANCINI Libera Repubblica di San Lorenzo
BRUNA MARCHINI storica dell’arte
ROSSELLA MARCHINI architetta
ELOISA MARRA Libera Repubblica di San Lorenzo
CRISTINA MATTIELLO insegnante
MARIAGRAZIA MAZZEO psicologa
ALESSANDRA MECOZZI sindacalista
LUCIANA MENNA insegnante
ROBERTO MUSACCHIO Transform
LORETTA MUSSI giornalista
DANIELE NALBONE giornalista
GRAZIA NALETTO giornalista
LA GRU – Germogli di Rinascita Urbana
VINCENZO NASO docente universitario
LORENZA PAOLONI
FLAVIA PERTUSO ENSA Paris Belleville Parigi
TAMAR PITCH docente
ANNA PIZZO giornalista
GIORGIO POIDOMANI manager editoria
BIANCA POMERANZI Femminista Comitato Nazioni Unite
STEFANO PORTELLI antropologo
GIULIA RODANO Femminista, dirigente politico
ANGELA RONGA sindacalista
VITTORIO SARTOGO Ambientalista
ENZO SCANDURRA Professore universitario
MARIA GRAZIA SENTINELLI Ass. Altramente
PATRIZIA SENTINELLI Ass. Altramente
YLENIA SINA giornalista
ALICE SOTGIA Laboratoire Architecture Anthropologie LAVUE Paris
SEZIONE VALENTINO PARLATO DI SINISTRA ITALIANA
LAURA STORTI psicoterapeuta
PIERLUIGI SULLO giornalista
CLAUDIO TOSI  CEMEA del Mezzogiorno
ENEA TOMEI attore
ROMANA TORALDO DI FRANCIA Femminista

(26 novembre 2020)

storie di ordinaria violenza razzista e fascista in carcere 8 guardie carcerarie, pestano un detenuto inerme.

Non parlateci di mele marce per favore…

Dal Corriere/TV:

Il pestaggio di un detenuto a San Vittore: il video che incastra gli agenti

Le telecamere di sorveglianza interna hanno ripreso la scena: otto a processo | CorriereTv

Il pestaggio di un detenuto a San Vittore, avvenuto il 6 giugno 2019, è stato ripreso dalle telecamere di sorveglianza interna del carcere: queste immagini sono state depositate agli atti del processo iniziato lunedì in Tribunale. Otto agenti sono imputati di lesioni personali.

Roma, rivolta detenuti a Rebibbia: 9 arresti e 55 indagati

Responsabili del dilagare della pandemia nelle carceri sono questo Stato e questo governo, l’ignobile ministro Bonafede, i giudici che perseguitano chi si è ribellato. Nelle carceri il diritto alla salute viene negato, gli unici provvedimenti di chi ha già ammazzato 15 detenuti durante le rivolte sono sempre e solo repressione e colloqui vietati, lazzaretti invece che cure, invece di svuotare le carceri. Stato e governo devono finire sotto processo!

Roma, rivolta detenuti a Rebibbia: 9 arresti e 55 indagati. Reati: dalla devastazione al sequestro di persona

Una rivolta nata per la paura sulle mancate misure anti Covid nei penitenziari, ma secondo la procura strumentalizzata da alcuni detenuti per ottenere benefici.

di Fulvio Fiano

Nove arresti e cinquantacinque persone indagate per la rivolta del marzo scorso a Rebibbia. Una rivolta nata per la paura sulle mancate misure anti Covid nei penitenziari, tanto da coinvolgere diversi istituti di pena in tutta Italia. Ma, secondo la procura, strumentalizzata da alcuni detenuti per ottenere benefici.

I pm Eugenio Albamonte e Francesco Cascini contestano a vario titolo i reati di devastazione, saccheggio, sequestro di persona, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale sulle prove fornite dai video delle telecamere di sorveglianza. La sommossa era partita dal reparto G11 per poi estendersi ad altri settori del Nuovo complesso coinvolgendo centinaia di detenuti. Nel corso della rivolta, oltre a essere stata saccheggiata l’infermeria, la biblioteca e devastati interi settori, un ispettore finì in ospedale dopo essere stato accerchiato e colpito con calci e pugni riportando una prognosi di 40 giorni. I nove detenuti arrestati hanno tra i 23 e 41 anni.

24 novembre 2020