
Manifestazione per Gino in Germania
Da Free all Antifas Italy
‼️VOGLIONO ESTRADARE GINO‼️
URGENTE – RESOCONTO DELL’UDIENZA DEL 19/08: LA CORTE SI PRONUNCIA A FAVORE DELL’ESTRADIZIONE DI GINO
Oggi si è tenuta l’udienza del nostro compagno e amico Gino davanti alla Corte d’appello di Parigi, che si è pronunciata a favore della sua estradizione in Germania entro 10 giorni.
I giudici hanno ceduto alle pressioni dell’Unione Europea e di Europol, calpestando tutti i principi dell’indipendenza della magistratura e delle libertà fondamentali.
Fin dall’inizio del caso Budapest, la Germania si è dimostrata particolarmente severa, condannando diversi compagni a pene detentive effettive. Se Gino venisse estradato, rischierebbe almeno 10 anni di reclusione in Germania, ma possiamo davvero fidarci di un paese che non ha esitato a violare le regole più elementari del diritto estradando in Ungheria Maja, detenuta da due anni in condizioni indegne? Ricordiamo che l’Ungheria aveva richiesto l’estradizione di Gino, che rischiava 24 anni di reclusione nelle carceri ungheresi. La Francia aveva deciso di rifiutare la sua estradizione e deve farlo anche nei confronti della Germania, che vuole fare di questo caso un esempio contro gli antifascisti.
Abbiamo poco tempo: è più che mai necessario mobilitarsi in massa e dimostrare il proprio sostegno in ogni modo possibile (comunicati di sostegno, striscioni, manifesti, raduni davanti alle ambasciate, ecc.) per evitare a Gino un’imminente estradizione.
Non allentiamo la pressione e continuiamo il nostro lavoro di solidarietà: Gino non deve essere estradato.
Da Il Manifesto
Il processo a “Gino” Ricercato per la stessa inchiesta di Ilaria Salis e Maja T, rischia di essere poi spedito in Ungheria. Ultima speranza la Corte suprema, l’appello per ora blocca la procedura
Rexhino “Gino” Abazaj siede sconfortato su una delle panchine in un atrio sotterraneo della Corte d’appello di Parigi. Questa volta la decisione della giustizia francese è particolarmente difficile da incassare. Il militante antifascista italo-albanese, ricercato dall’Ungheria e dalla Germania per gli stessi fatti contestati a Ilaria Salis, dovrà essere «consegnato alle autorità giudiziarie tedesche» nel giro di dieci giorni, ha deciso la Corte d’appello di Parigi ieri. Abazaj – assieme ad altre decine di militanti in tutta Europa – è ricercato dall’Ungheria per violenze che sarebbero state commesse a margine delle contestazioni avvenute in occasione di un raduno annuale di neonazisti europei a Budapest, tenutosi nel febbraio del 2023.
L’UDIENZA di ieri è l’ultima di un calvario che dura da più di tre anni e che rischia di concludersi con una detenzione a Budapest, malgrado i divieti imposti un anno fa dalla giustizia francese. La prima domanda di estradizione risale infatti al 2023. A quell’epoca Abazaj viveva in Finlandia da otto anni, paese dal quale è fuggito dopo che le corti locali avevano accettato di estradarlo. Giunto in Francia, è stato arrestato dai servizi nel 2024 e detenuto per quattro mesi nella prigione di Fresnes. Dopo una complicata battaglia giudiziaria, il 9 aprile 2025 la Corte d’appello di Parigi ha rifiutato definitivamente la domanda di estradizione avanzata dai magistrati ungheresi a causa del «trattamento disumano e degradante» che avrebbe potuto subire in Ungheria, dei dubbi sulla «indipendenza del potere giudiziario» locale e della sproporzione tra i fatti contestati e la pena alla quale rischiava di essere condannato.
LA VICENDA sembrava allora giunta alla sua conclusione. Tuttavia, appena 19 giorni dopo, un nuovo mandato d’arresto europeo è stato notificato ad Abazaj, per gli stessi fatti ma diramato questa volta dalla giustizia tedesca. Nel mandato d’arresto tedesco Gino è accusato di aver preso parte a «un’organizzazione criminale di estrema sinistra» il cui obiettivo era di «aggredire estremisti di destra in Germania e in altri paesi europei», «in particolare in occasione dell’evento “giorno dell’onore” a Budapest nel febbraio 2023». Qualora la giustizia francese consegnasse Abazaj alla Germania, quest’ultima potrebbe rinviarlo in Ungheria, dove è tutt’ora ricercato, malgrado il divieto imposto dalla sentenza della Corte parigina pronunciata più di un anno fa. «La procedura tedesca è fondata su quella ungherese», ha spiegato Youri Krassoulia, avvocato di Gino Abazaj, all’uscita dall’udienza.
«GINO VIENE INVIATO in Germania senza alcun controllo sul seguito degli eventi e su di un’eventuale estradizione in Ungheria», ha detto Krassoulia, per il quale l’ordinanza di ieri è «una decisione scandalosa». «La Francia si appresta a consegnare Gino alle autorità tedesche ben sapendo che la tappa successiva è un probabile trasferimento verso l’Ungheria, è inaccettabile che la questo paese collabori alla caccia ai militanti antifascisti», ha aggiunto Thomas Portes, deputato de La France Insoumise, anch’egli presente in Corte d’appello ieri. Quella di Abazaj è una procedura inedita: due mandati d’arresto europei, originati da due paesi diversi sui medesimi fatti e nei confronti della stessa persona, tra i quali è intervenuto un primo giudizio negativo fondato su motivazioni politiche e umanitarie. Nei mesi trascorsi contestando il secondo mandato d’arresto, quello tedesco, gli avvocati di Abazaj hanno chiesto che la Germania assicurasse che il loro cliente non sarebbe stato estradato in Ungheria, una volta giunto al di là del Reno. «La domanda è stata completamente ignorata», ha detto Krassoulia, «in questa decisione non c’è alcuna menzione dell’Ungheria». In pratica, secondo l’avvocato, i giudici francesi si sono fidati «di un pezzo di carta dei tedeschi» e di poco altro.
TRA IL RIFIUTO della prima domanda di estradizione proveniente dall’Ungheria e l’avallo della seconda di origine tedesca, sarebbe intervenuta «una pressione» sui giudici per legittimare forme di «cooperazione tra polizie» volte a «braccare dei militanti politici», ha detto Krassoulia. Un’attenzione particolare è riservata a «un certo tipo di militanza, per la quale si preferisce fondarsi sulla cooperazione tra polizie piuttosto che sulle regole elementari del diritto», secondo l’avvocato. Abazaj e i suoi legali hanno annunciato che faranno ricorso in Cassazione. Il ricorso ha valore sospensivo, quindi l’estradizione non potrà avere luogo prima del responso dei giudici, che avranno 40 giorni di tempo per pronunciarsi. Al responso dell’alta corte l’estradizione e la vita di Abazaj restano appese, come a un filo.