Informazioni su soccorso rosso proletario

Un filosofo produce idee, un poeta poesie, un pastore prediche, un professore manuali ecc. Un delinquente produce delitti. Se si esamina più da vicino la connessione che esiste tra quest’ultima branca di produzione e l’insieme della società, ci si ravvede da tanti pregiudizi. Il delinquente non produce soltanto delitti, ma anche il diritto criminale, e con ciò anche il professore che tiene lezioni sul delitto criminale, e inoltre l’inevitabile manuale, in cui questo stesso professore getta i suoi discorsi in quanto “merce” sul mercato generale. Con ciò si verifica un aumento della ricchezza nazionale, senza contare il piacere personale, come [afferma] un testimonio competente, il professor Roscher, che la composizione del manuale procura al suo stesso autore. Il delinquente produce inoltre tutta la polizia e la giustizia criminale, gli sbirri, i giudici, i boia, i giurati ecc.; e tutte queste differenti branche di attività, che formano altrettante categorie della divisione sociale del lavoro, sviluppano differenti facoltà dello spirito umano, creano nuovi bisogni e nuovi modi di soddisfarli. La sola tortura ha dato occasione alle più ingegnose invenzioni meccaniche e ha impiegato, nella produzione dei suoi strumenti, una massa di onesti artefici. Il delinquente produce un’impressione, sia morale sia tragica, a seconda dei casi, e rende così un “servizio” al moto dei sentimenti morali ed estetici del pubblico. Egli non produce soltanto manuali di diritto criminale, non produce soltanto codici penali, ma anche arte, bella letteratura, romanzi e perfino tragedia, come dimostrano non solo La colpa del Müllner e I masnadieri dello Schiller, ma anche l’Edipo [di Sofocle] e il Riccardo III [di Shakespeare]. Il delinquente rompe la monotonia e la banale sicurezza della vita borghese. Egli preserva cosi questa vita dalla stagnazione e suscita quell’inquieta tensione e quella mobilità, senza la quale anche lo stimolo della concorrenza si smorzerebbe. Egli sprona così le forze produttive. Mentre il delitto sottrae una parte della popolazione in soprannumero al mercato del lavoro, diminuendo in questo modo la concorrenza tra gli operai e impedendo, in una certa misura, la diminuzione del salario al di sotto del minimo indispensabile, la lotta contro il delitto assorbe un’altra parte della stessa popolazione. Il delinquente appare così come uno di quei naturali "elementi di compensazione" che ristabiliscono un giusto livello e che aprono tutta una prospettiva di "utili" generi di occupazione. Le influenze del delinquente sullo sviluppo della forza produttiva possono essere indicate fino nei dettagli. Le serrature sarebbero mai giunte alla loro perfezione attuale se non vi fossero stati ladri? La fabbricazione delle banconote sarebbe mai giunta alla perfezione odierna se non vi fossero stati falsari? Il microscopio avrebbe mai trovato impiego nelle comuni sfere commerciali (vedi il Babbage) senza la frode nel commercio? La chimica pratica non deve forse altrettanto alla falsificazione delle merci e allo sforzo di scoprirla quanto all’onesta sollecitudine per il progresso della produzione? Il delitto, con i mezzi sempre nuovi con cui dà l’assalto alla proprietà, chiama in vita sempre nuovi modi di difesa e così esercita un’influenza altrettanto produttiva quanto quella degli scioperi (‘strikes’) sull’invenzione delle macchine. E abbandoniamo la sfera del delitto privato: senza delitti nazionali sarebbe mai sorto il mercato mondiale? O anche solo le nazioni? E dal tempo di Adamo l’albero del peccato non è forse in pari tempo l’albero della conoscenza? ...

Il Covid-19 in carcere: un’emergenza nell’emergenza

Un’analisi sui numeri e sulle condizioni delle carceri italiane

All’art. 28 si parla dei condannati ammessi al regime di semilibertà, a cui possono essere concesse licenze premio straordinarie, anche di durata superiore ai 45 giorni per ogni anno scontato, salvo gravi motivi ostativi riscontrati dal magistrato di sorveglianza. Tuttavia, la straordinarietà della misura non va ad aumentare il numero di detenuti che potranno beneficiare della licenza, poiché riguarda solamente la durata della stessa. Con l’art. 29, invece, viene stabilita una deroga ai permessi premio per chi ne abbia già beneficiato e per le persone già assegnate a lavoro, istruzione e formazione esterni al carcere. La deroga in questione riguarda i limiti temporali previsti ex lege: 15 giorni per ciascun permesso fino ad un massimo di 45 all’anno per i maggiorenni; 30 giorni fino ad un massimo di 100 all’anno per i minorenni. Anche in questo caso, però, la misura non risulta realmente sufficiente a contenere il problema del sovraffollamento poiché, complici la crisi economica derivante dal primo lockdown e l’impossibilità di spostarsi in alcuni territori (a seconda del “colore” della Regione, gli spostamenti subiscono più o meno drastiche limitazioni), risulta poco concreta l’opportunità di lavorare al di fuori del carcere e molto difficile quella di formarsi. Infine, l’art. 30 si occupa di detenzione domiciliare: chi, con pena residua di 18 mesi, ne faccia richiesta, potrà scontare il periodo rimanente a casa “o in un altro luogo pubblico o privato di cura, assistenza, accoglienza”; verrà imposto l’uso del braccialetto elettronico come strumento di controllo, ad eccezione dei minorenni e di chi abbia da scontare una pena minore di sei mesi, sempre in subordine alla mancanza di gravi motivazioni ostative ravvisate dal magistrato di sorveglianza. L’aspetto problematico di questa misura, però, risiede nelle concrete possibilità di dotarsi di braccialetti elettronici o mezzi equivalenti: ad oggi, non risulta chiaro il numero preciso di dispositivi messo a disposizione dal Governo. Eppure, alcuni mesi fa era stato vinto un bando da Fastweb per la fornitura di 15 mila dispositivi, che sarebbero stati forniti per un ammontare di 1.200 unità mensili fino al dicembre 2021. Ad oggi, quindi, l’unica certezza riguarda la loro assenza: è di pochi giorni fa la notizia di un detenuto a Secondigliano, positivo al Coronavirus, a cui erano stati concessi gli arresti domiciliari ma che, a causa della mancanza di strumenti di controllo, è dovuto tornare in carcere, dove ora è tenuto in isolamento. In generale, le misure risultano, ancora una volta, non bastevoli ad arginare il rischio di contagio, poiché di fatto non aiutano a diminuire il numero dei detenuti ad una cifra adeguata. In primis, perché negli artt. 28 e 29 risulta evidente il maggior focus sulla durata di licenze e permessi premio piuttosto che sul numero effettivo di beneficiari, ed inoltre le novità introdotte escludono diverse categorie di detenuti. Secondo l’elaborazione dei dati fornita dal Garante nazionale, soltanto 1.142 persone hanno un fine pena inferiore a sei mesi e non sono soggette alle preclusioni ostative, incluse quelle su base disciplinare, mentre i detenuti con un fine pena inferiore ai diciotto mesi e che ugualmente non incontrano le sopraddette limitazioni sono 2.217. Tuttavia, su una prima platea di 3.359 potenziali destinatari della detenzione domiciliare, bisogna considerare 1.157 che non ne potranno usufruire perché privi di fissa dimora, in un sistema in cui le case d’accoglienza (e il numero degli educatori) sono insufficienti ad ospitarli. Da questa lettura emerge chiaramente una miopia di fondo nel considerare la realtà carceraria e le sue complesse dinamiche; un intervento smussato, che ancora una volta caricherà − come già avvenuto per i decreti adottati in risposta alla prima ondata − di ulteriore responsabilità i magistrati di sorveglianza. Come rileva il Garante nazionale, dovranno essere presi ulteriori provvedimenti per affrontare finalmente con decisione la problematica (tale ancora prima dell’emergenza pandemica) del sovraffollamento carcerario.

Proprio a questo proposito, risulta insensato far rientrare persone che in carcere trascorrono solamente la notte, o mantenere la detenzione per chi sia condannato a pene molto brevi (senza considerare la quantità di detenuti che, in quanto affetti da malattie di tipo psichiatrico, non dovrebbero trovarsi in istituti penitenziari, bensì in REMS, come prevede l’art. 148 c.p.). Deve essere inoltre riaffermato il principio di tutela della vulnerabilità soprattutto delle persone anziane: a fine 2019 risultavano 986, soprattutto ergastolani al 41-bis e ultraottantenni, con diverse patologie. Sono drammatiche le numerose testimonianze dei famigliari di detenuti anziani e malati, affetti anche da Coronavirus o ad alto rischio, che non sono soggetti alle cure di cui necessitano e che, rimanendo in carcere, non solo rischiano di peggiorare ulteriormente, ma rappresentano anche una fonte di contagio per gli altri: è di pochi giorni fa la notizia di un ergastolano ultraottantenne morto nel carcere di Livorno per Covid, che ha scatenato il contagio di diversi altri detenuti. Un fatto che s’aggiunge alla denuncia della figlia di un altro carcerato, che, già con diverse patologie gravi e affetto da Coronavirus, è stato curato solo con il paracetamolo nell’istituto penitenziario di Torino. Tale situazione risulta inaccettabile, soprattutto alla luce della circolare DAP del 21 marzo con la quale, per l’emergenza sanitaria, era stato richiesto ai direttori degli istituti di segnalare all’autorità giudiziaria, “per le eventuali determinazioni di competenza”, la situazione clinica di detenuti affetti da particolari patologie e di età superiore ai 70 anni, per evitare una tragica situazione analoga alla strage nelle RSA lombarde a inizio pandemia. Circolare, questa, sospesa subito dopo le numerose polemiche televisive e l’enorme risonanza mediatica che aveva suscitato, in vista delle ricadute che avrebbe avuto su alcuni condannati per reati di stampo mafioso. Proposte che, invece, determinerebbero un reale miglioramento dell’attuale scenario provengono anche dalla politica: Roberto Giachetti, su proposta di Nessuno Tocchi Caino, ha presentato un disegno di legge che propone una liberazione anticipata “speciale”, consistente nell’introduzione della possibilità di aumentare da 45 a 75 giorni la riduzione prevista, per ogni 6 mesi di pena scontata, per i detenuti che tengono una buona condotta in cella. La diminuzione della pena in questione comporterebbe la fuoriuscita dalle carceri di migliaia di detenuti. Di fatto, come sottolinea il deputato di Italia Viva, il Decreto “Ristori” non risulta sufficiente per diminuire le presenze in carcere, e oltre al pericolo di contagio è anche presente il rischio che scoppino rivolte come a marzo. L’attuazione di queste proposte non solo porterebbe a un generale miglioramento delle condizioni quantitative delle carceri del nostro Paese, permettendo di poter fronteggiare situazioni potenzialmente disastrose; andrebbe anche a incrementare la qualità della detenzione, che, come è ricordato dalla nostra Costituzione all’art. 27 co. 3, non può avere solo una finalità punitiva e non deve mai consistere in trattamenti contrari al senso di umanità, per poter tendere alla rieducazione del condannato.

Grazia Coppola

la persecuzione contro Vincenzo Vecchi G8 Genova non è finita – info

PRIMOCANALE TV GENOVA

G8 Genova, caso ex no global Vecchi: la Cassazione francese si riunirà il 15 dicembre

GENOVA – La Corte di Cassazione francese si riunirà il 15 dicembre per decidere le sorti di Vincenzo Vecchi, l’ex no global ricercato per i fatti del G8 di Genova del 2001 e che è stato arrestato in Francia nell’agosto del 2019 dopo una latitanza di 8 anni. La Cassazione, nel corso dell’udienza che si svolgerà a Parigi, esaminerà il ricorso presentato dal Procuratore di Angers in seguito alla decisione della Corte di Appello del 4 novembre che non aveva riconosciuto il reato di devastazione e saccheggio e rifiutato l’estradizione in Italia dell’ex no global e quello presentato da Vincenzo Vecchi.
Intanto nonostante le difficoltà legate al contesto attuale continua la mobilitazione del Comitato di Solidarietà a Vincenzo Vecchi. Dopo la decisione del Procuratore di Angers di ricorrere in Cassazione anche gli avvocati di Vecchi avevano presentato un ricorso in modo che venisse riesaminato l’insieme del dossier. Il Tribunale di Angers il 4 novembre la Corte di Appello di Angers non aveva riconosciuto il reato di devastazione e saccheggio ma aveva riconosciuto altre due condanne, per l’aggressione a un fotografo e il possesso di una molotov. In base a questa decisione del Tribunale Vecchi avrebbe dovuto scontare ancora un avanzo di pena di 1 anno, 2 mesi e 23 giorni, in Francia o in Italia, se la giustizia italiana avesse accettata la decisione della Corte di non procedere riguardo al reato più pesante per il quale Vecchi deve ancora scontare 10 anni.
E’ una lunga telenovela quella dell’ex no global. Vecchi era stato condannato, con sentenza resa definitiva dalla Corte di Cassazione italiana il 13 luglio 2012, alla pena di 11 anni e 6 mesi per le violenze verificatesi durante il G8 di Genova. Aveva inoltre riportato una condanna a 4 anni di reclusione per alcuni scontri che hanno avuto luogo in occasione di una manifestazione antifascista a Milano nel marzo del 2006. Per quanto riguarda la condanna per i fatti di Milano è stato ritenuto che la pena era stata già scontata e quindi è decaduto uno dei due mandati europei. Non è la prima volta che il Procuratore francese ricorre in Cassazione. Dopo la decisione del novembre del 2019 della Corte di Appello di Rennes che aveva deciso la scarcerazione di Vecchi il Procuratore di Rennes era ricorso in Cassazione. Il 18 dicembre 2019 la Corte francese aveva annullato la sentenza del tribunale di Rennes e rinviato il caso alla Corte di Appello di Angers.

Processati e rinviati a giudizio precari e disoccupati del movimento di lotta “7 novembre”. Solidarietà da SRP

Movimento di Lotta – Disoccupati “7 Novembre”

Ieri il Tribunale di Napoli ha confermato il rinvio a giudizio per il 29 gennaio a 9 dei nostri per violenza, manifestazione non autorizzata, adunata sediziosa. Uno dei processi che vorrebbero frenare la nostra lotta.

Eravamo fuori al Teatro Sannazaro: mentre #Zingaretti presentava la campagna elettorale del #PD, noi chiedevamo con forza il tavolo interistituzionale con Regione, Comune e Governo.

La risposta la ricordiamo: dovemmo resistere alle cariche della polizia, ordinate da chi non voleva che si disturbasse la passerella dopo le provocazione dei vari portaborse e candidati.

Oggi siamo ancora in piazza. Repressione e botte non fermano la nostra lotta che rivendica lavoro, salario e formazione. La crisi economica e sanitaria potrà solo peggiorare le condizioni di vita e di lavoro e non lavoro.

Trasformare la richiesta dei proletari della città in problema di ordine pubblico, trasformare un movimento di lotta in sodalizio criminale è una pratica che conosciamo in questa città. Non ci fermeremo. Ci fate solo perder tempo.

#Napoli #7nov #Lavoro

Contro la crisi-pandemia, la solita ricetta della borghesia, aumentare la polizia!

Chiediamoci il perché, riprendiamo Engels!

“Lo Stato dunque non è affatto una potenza imposta alla società dall’esterno e nemmeno “la realtà dell’idea etica”, “l’immagine e la realtà della ragione”. Esso è piuttosto un prodotto della società giunta a un determinato stadio di sviluppo, è la confessione che questa società si è avvolta in una contraddizione insolubile con se stessa, che si è scissa in antagonismi inconciliabili che è impotente a eliminare. Ma perché questi antagonismi, queste classi con interessi economici in conflitto, non distruggano se stessi e la società in una sterile lotta, sorge la necessità di una potenza che sia in apparenza al di sopra della società, che attenui il conflitto, lo mantenga nei limiti dell'”ordine”; e questa potenza che emana dalla società, ma che si pone al di sopra di essa e che si estranea sempre più da essa, è lo Stato”

“…Nei confronti dell’antica organizzazione gentilizia [della tribù o del clan] –  il primo segno distintivo dello Stato è la divisione dei cittadini…”

2. Distaccamenti speciali di uomini armati, prigioni, ecc.

“…Il secondo punto è l’istituzione di una forza pubblica che non coincide più direttamente con la popolazione che organizza se stessa come potere armato. Questa forza pubblica particolare è necessaria perchè un’organizzazione armata autonoma della popolazione è divenuta impossibile dopo la divisione in classi… Questa forza pubblica esiste in ogni Stato e non consta semplicemente di uomini armati, ma anche di appendici reali, prigioni e istituti di pena di ogni genere, di cui nulla sapeva la società gentilizia… “

[ La forza pubblica] “…si rafforza nella misura in cui gli antagonismi di classe all’interno dello Stato si acuiscono…

La “manovra per ripartire” del M5S: Nuove assunzioni nelle forze dell’ordine

Da osservatorio repressione

Il Movimento 5 stelle, annuncia che nella “manovra per ripartire” ci sarà un rafforzamento degli organici delle nostre Forze dell’Ordine con 4535 nuove unità.

Nonostante, una delle maggiori evidenze emerse durante la fase critica dell’epidemia da Covid-19 è stato il collasso del sistema sanitario, con i bilanci sanitari insufficienti ad affrontare la pandemia, con i vaccini antinfluenzali che mancano in molte regioni e in moltissime città; con gli ospedali e terapie intensive tornati in emergenza, per posti, strumenti e, soprattutto per mancanza di personale, con la medicina territoriale non potenziata, e resa più efficiente, per fare da reale filtro pre-ospedaliero; per i pentastellati la priorità risulta essere non è quello di assumere medici, infermieri e personale sociosanitario ma bensì quello di rafforzare il personale delle forze dell’ordine. Tutto questo, nonostante, negli ultimi dieci anni sono stati sottratti 37 miliardi di euro alla sanità[1], mentre le spese militari e per la sicurezza hanno segnato un aumento del 26% rispetto alle ultime tre legislature[2]

Ma sono davvero necessarie queste nuove assunzioni? Secondo il rapporto: “Osservatorio sui conti pubblici” dell’Università Cattolica di Milano in Italia abbiamo circa 306mila agenti (appartenenti alle varie forze dell’ordine) ossia 453 ogni 100mila abitanti, cifra che colloca il nostro Paese ben oltre la media continentale, ferma a 355 agenti ogni 100mila abitanti.

Il confronto con Paesi simili al nostro è molto eloquente: Regno Unito 211 agenti, Germania 297, Francia 320, Spagna 361. Un simile apparato comporta ovviamente una spesa notevole, 22,6 miliardi di euro, ossia l’1,3% del Pil, assai al di sopra della media europea dello 0,9%.

L’Osservatorio della Cattolica nel suo rapporto si preoccupa soprattutto dell’eccesso di spesa pubblica e non manca di sottolineare l’incomprensibile sovrapposizione (a volte addirittura concorrenza) fra le diverse forze dell’ordine.

Quindi l’Italia è il paese europeo che in proporzione spende di più per la sicurezza pubblica e privata. Moltissime risorse che si perdono negli sprechi dell’amministrazione della giustizia, e vanno a garantire i privilegi di pochi, a fronte di alcune carenze anche molto gravi, alimentando una speculazione sull’insicurezza che porta a situazioni drammaturgiche e a una sorta di neofascismo in cui si invoca solo la tolleranza zero e un regime di autorità. Mai in questi anni si è valutato la produttività e l’efficienza di alcuni dei mezzi più usati per “la sicurezza”, spesso costosissimi, come gli strumenti di videosorveglianza. Tecnologie che, andrebbero sostituite piuttosto con operatori sociali sul territorio. Secondo le statistiche, dal ’90 ad oggi il numero dei reati commessi in Italia è rimasto sostanzialmente lo stesso, mentre è aumentato il numero delle denunce, e a finire in carcere sono sempre di più i cittadini stranieri. Secondo la relazione della Corte dei conti, l’80 per cento dei soldi spesi per i migranti va alla repressione, e solo il 20 per cento alle politiche di sostegno.

Nel frattempo, nessuno sembra accorgersi che ben poco fanno le nostre polizie per contrastare il lavoro nero, le neo-schiavitù, l’insicurezza sul lavoro, i gravissimi attentati alla salute pubblica derivanti dall’inquinamento provocato dalle attività sommerse o semi-legali, le stesse ecomafie e le tanto citate evasione fiscale e corruzione. Un universo di reati – cioè di insicurezze – che restano ignorati perché, dalle polizie locali a quelle nazionali, la priorità assoluta è attribuita alla repressione.

Note:

[1] https://www.gimbe.org/pagine/1229/it/report-72019-il-definanziamento-20102019-del-ssn

[2] https://www.retedellapace.it/category/approfondimenti/disarmo/spese-militari-disarmo/

Francia – oggi tutti e tutte nelle strade contro la legge fascista e liberticida della’sicurezza globale!

 Tous le monde deteste la police!


Ce samedi 28 novembre, une nouvelle journée de manifestations est prévue contre la loi de sécurité globale. Ce texte infâme prévoit en effet notamment d’interdire la diffusion d’images de policiers, mais également la généralisation de la surveillance par drones.

Voté en première lecture par l’assemblée nationale, le texte a déjà poussé des milliers de personnes à descendre dans la rue. En effet, cette nouvelle loi vise une fois de plus à renforcer la sécurité de l’État bourgeois, à permettre toujours plus de répression contre celles et ceux qui osent se révolter, en premier lieu contre les violences policières, qui sont aujourd’hui très largement documentées par des milliers de vidéos.

Face à cette loi, il faut donc une mobilisation massive des masses populaires, afin de faire reculer le gouvernement. Pour cela, nous devons être le plus nombreux possible samedi dans la rue !

Liste des rassemblements :

– FOIX, 28/11, 10h, Préfecture

– POUZAC, 28/11, 10h, rond point Intermarché

– PAU, 28/11, 10h (?), Place de Verdun


– FOUGERES, 28/11, 11h, Place Gambetta

– MONTIGNY LE BRETONNEUX, 28/11, 11h, Théâtre de Saint Quentin en Yvelines

– BRIVE LA GAILLARD, 28/11, 11h, Sous préfecture

– LILLE, 28/11, 11h, Place de la République

– CLERMONT FERRAND, 28/11, 11h, Préfecture

– LA REOLE, 28/11, 11h, Quais de Garonne

– LIMOGES, 28/11, 11h, Préfecture

– MONTPELLIER, 28/11, 11h, Place Georges Frèche

– RENNES, 28/11, 11h, Place de la République

– BERLIN, 28/11, 11h, Ambassade de France

– STRASBOURG, 28/11, 11h30, Place de la République

– NIORT, 28/11, 11h30, Parvis des Droits de l’Homme

– PARIS, 28/11, 14h, Place de la République

– LA HAYE, 14h, Ambassade de France

– AVIGNON, 28/11, 14h, Allé de l’Oulle

– MONTBELIARD, 28/11h, 14h, Rue des Febvres

– GAP, 28/11, 14h, Préfecture

– CHERBOURG-EN-COTENTIN, 28/11, 14h, Place du général de Gaulle

– VITRE, 28/11, 14h, Place Général de Gaulle

– ORLEANS, 28/11, 14h, Place de Gaulle

– LYON, 28/11, 14h, Place des Terreaux

– BORDEAUX, 28/11, 14h, Place de la Bourse

– METZ, 28/11, 14h, Place de la République

– NIMES, 28/11, 14h, Préfecture

– ANNECY, 28/11, 14h, au Paquier

– GRENOBLE, 28/11, 14h, Place de Verdun

– MARSEILLE, 28/11, 14h30, Vieux Port

– CHAMBERY, 28/11, 14h30, Place du palais de justice

– CARCASSONNE, 28/11, 14h30, Place des Jacobins

– VALENCE, 28/11, 14h30, Fontaine monumentale

– CAEN, 28/11, 14h30, Place de la République

– REIMS, 28/11, 14h30, Square Colbert

– NANCY, 28/11, 14h30, Place Maginot

– ANGERS, 28/11, 14h30, Place du ralliementf

– SAUMUR, 28/11, 14h30, Rue Franklin Roosevelt

– BEZIERS, 28/11, 14h30, Sous Préfecture

– DREUX, 28/11, 14h30, Square de la République

– SAINT-ETIENNE, 28/11, 15h, Place Jean Jaurès

– CHATEAUROUX, 28/11, 15h, Place de la République

– MORLAIX, 28/11, 15h, Place des Otages

– TOURS, 28/11, 15h, Place Jean Jaurès

– VICHY, 28/11, 15h, Place de la Poste

– VANNES, 28/11, 15h, Le port

– SAINT-MALO, 28/11, 15h00, Esplanade Saint-Vincent

– CHERBOURG, 28/11, 15h, Place de la République

– POITIERS, 28/11, 15h, Place Maréchal Leclerc

– LORIENT, 28/11, 15h, Grand Théâtre

– BREST, 28/11, 15h, Place de la Liberté

– BLOIS, 28/11, 15h, Préfecture

– ROUEN, 28/11, 15h30, Palais de Justice

Francia, passa la legge sulla “sicurezza globale”: vietato riprendere i pestaggi e gli abusi della polizia. Proteste di piazza in diverse città e spunta un video del pestaggio di un uomo di colore da parte della polizia

La legge è l’ultimo atto legislativo del presidente Macron, che con la scusa di controllare criminalità e terrorismo, impedisce la libertà di stampa, garantisce anonimato e impunità all’operato delle forze dell’ordine, maggiore autonomia alla polizia locale e più armi in dotazione all’apparato repressivo, espandendo l’uso di droni di sorveglianza nelle aree di più alta microcriminalità.  L’articolo 24 del provvedimento rende di fatto reato riprendere con fotografie e filmati gli agenti di polizia in servizio.


Proteste in numerose città al grido di  “Sicurezza globale = dittatura totale”, o “Polizia offuscata, giustizia cieca” o “Repubblica in marcia verso la dittatura”.

Questo all’indomani del violento sgombero di centinaia di senza tetto, che per protestare contro lo sgombero del campo di Saint-Denis si erano accampati in Place de la Republique. In molti hanno pubblicato online immagini e filmati di quella che verrà ricordata come “la notte della vergogna”, in cui si vedono le forze dell’ordine colpire i manifestanti, accorsi subito dopo che gli agenti avevano rimosso le tende dei migranti installate nella piazza per chiedere un alloggio.

Gli agenti sono stati visti sollevare con forza le tende mentre le persone erano ancora all’interno e scuoterle fino a farle cadere a terra. “Quelli che resistevano sono stati presi a calci o picchiati con i manganelli”, ha riferito il capo della ONG Medici Senza Frontiere in Francia, Corinne Torre. La maggior parte delle persone accampate proveniva da Afghanistan, Somalia ed Eritrea. “Ad alcune è stato rifiutato l’asilo mentre altre sono nel limbo burocratico o stanno tentando di fare domanda”, ha specificato la Torre.

Intanto, dopo le immagini scioccanti dello sgombero violento in Place de la Republique, affiora un altro video sulla stampa, che mostra il pestaggio, da parte della polizia, di Michel un produttore musicale di colore, che rientrava nel suo ufficio dopo essersi accorto di non avere con sé la mascherina. Gli agenti sono entrati subito dietro di lui urlandogli frasi offensive come “sporco negro”, quindi lo hanno immobilizzato nel suo studio e sottoposto a un pestaggio di violenza inaudita per circa 13 minuti. Hanno pestato anche gli altri artisti accorsi in aiuto di Michel

https://www.youtube.com/watch?v=-rSlwghJKYs