La repressione del regime fascista hindutva di Modi contro gli intellettuali non si ferma

 dal blog https://guerrapopolare-india.blogspot.com/

La NIA (National Intelligence Agency) all’opera per annullare la cauzione di Gonsalves e Ferreira nel caso Elgar Parishad

Il giudice speciale Chakor S Baviskar ha ordinato a Gonsalves (68 anni) e Ferreira (53 anni) di presentare le loro risposte alle richieste, che sono state pubblicate per ulteriori considerazioni il 19 giugno.

MUMBAI: Settimane dopo aver chiesto la revoca della cauzione concessa a Varavara Rao e Sudha Bharadwaj, la National Investigation Agency (NIA) si è rivolta mercoledì a un tribunale speciale per chiedere la revoca della cauzione concessa agli attivisti Vernon Gonsalves e Arun Ferreira nel caso Elgar Parishad-Bhima Koregaon, con l’accusa di aver abbiano violato le condizioni del loro rilascio

partecipando a un incontro al Mumbai Press Club all’inizio di quest’anno.

NIA si avvia per annullare la cauzione di Gonsalves e Ferreira nel caso Elgar Parishad (HT PHOTO)

Il giudice speciale Chakor S Baviskar ha ordinato a Gonsalves (68 anni) e Ferreira (53 anni) di presentare le loro risposte alle richieste, che sono state pubblicate per ulteriori considerazioni il 19 giugno. I due sono stati arrestati nell’agosto 2018 e sono rimasti in carcere per quasi cinque anni prima che la Corte Suprema concedesse loro la cauzione regolare nel luglio 2023. La corte suprema ha ordinato il loro rilascio soggettio a condizioni e ha osservato che l’accusa sarebbe stata libera di chiedere la cancellazione della cauzione in caso di violazione.

Le richieste della NIA derivano da un evento del Mumbai Press Club tenutosi il 19 gennaio, a cui hanno partecipato diversi imputati, tra cui Gonsalves, Ferreira, Rao e Bharadwaj, tutti in libertà su cauzione in quel momento. La NIA ha sostenuto che il programma fosse stato convocato per diffondere l’ideologia del PCI (Maoista) messo al bando e per discutere il futuro corso del movimento “Naxalita Urbano”. La NIA ha sostenuto che la loro partecipazione all’evento, in cui hanno interagito tra loro, ha costituito una violazione delle condizioni legate alla loro cauzione.

L’agenzia si era rivolta allo stesso tribunale il 15 maggio chiedendo l’annullamento della cauzione concessa al poeta-attivista telugu Rao (85 anni) e all’avvocato-attivista Bharadwaj (65 anni) per lo stesso episodio. Rao è attualmente in libertà su cauzione per motivi medici concessa dalla Corte Suprema, mentre Bharadwaj ha ottenuto la cauzione per inadempienza dalla Corte Suprema di Bombay nel dicembre 2021.

Durante l’udienza su tali richieste, Rao e Bharadwaj hanno chiesto la pubblicazione del materiale su cui l’agenzia si basava per sostenere la sua accusa di aver violato le condizioni della cauzione. Anche Gonsalves e Ferreira dovrebbero richiedere copie dei documenti e di altri materiali su cui la NIA si basa a sostegno della sua richiesta di annullamento della cauzione quando la questione sarà affrontata il 19 giugno, secondo la difesa.

Il caso Elgar Parishad deriva da una denuncia fatta dopo che è scoppiata una violenza vicino al memoriale di guerra di Bhima Koregaon nel distretto di Pune il 1° gennaio 2018, durante la commemorazione del bicentenario della Battaglia di Bhima Koregaon. Gli investigatori hanno affermato che i discorsi tenuti al conclave dell’Elgar Parishad tenutosi a Shaniwar Wada a Pune il 31 dicembre 2017 hanno contribuito alla violenza e che l’evento avesse legami con il PCI (Maoista) messo al bando. Gli imputati hanno negato le accuse.

Nello stesso procedimento di mercoledì, il tribunale speciale ha anche ordinato l’emissione di mandati di comparizione contro due presunti accusati fuggitivi, Prakash alias Ritupan Goswami e Ganapathy alias Mupalla Laxman Rao, dopo che la NIA ha presentato ricorso per l’avvio di un “processo coercitivo”.

La repressione antipalestinese in Palestina e in Italia – info solidale

…. in Italia continuano gli arresti di solidali con la causa palestinese (è di ieri l’ultimo a Latiano, Abdalmuti Abunada, per “terrorismo della parola”, a tutta prima un nuovo caso Ahmed Salam), arrestato proprio mentre arrivava la vile sentenza del tribunale del riesame di Genova contro Mohammad Hannoun, Riyad Albustanji, Yaser Elasaly e Raed Dawoud, arrestati lo scorso 27 dicembre con l’accusa (in buona sostanza) di essere solidali con la resistenza del popolo palestinese…

Incendio delle moschee a nord di Ramallah

“Non si fermano provocazioni e violenze in Cisgiordania, dove alcuni coloni israeliani hanno dato fuoco all’ingresso di due moschee nei villaggi di Jaljulia e Mazra’a al-Nubani, a nord di Ramallah, e imbrattato i muri con slogan razzisti che incitano all’odio. Abitanti locali li hanno affrontati e i militari dell’esercito israeliano sono intervenuti sparando lacrimogeni e granate stordenti. Non ci sono stati feriti.

“L’attacco si inserisce nel contesto di una pericolosa escalation contro le proprietà palestinesi, e quest’ultimo episodio cade nel giorno in cui il G7, nella dichiarazione finale del vertice di Evian, ha chiesto esplicitamente la fine delle violenze dei coloni. Tre giorni fa in un raid analogo diversi coloni avevano tentato di incendiare un’altra moschea nel villaggio di Burqa, sempre nella zona di Ramallah, mentre i fedeli si trovavano all’interno: si è rischiata una strage.”

https://www.rainews.it/video/2026/06/cisgiordania-coloni-israeliani-incendiano-altre-due-moschee-8e1c7d08-249a-4eb9-82c2-72c8bb0356f8.html

Pulizia etnica in Cisgiordania

La scorsa settimana Amnesty International ha pubblicato un nuovo, ampio rapporto sulla e contro la campagna di pulizia etnica dei beduini palestinesi nella Cisgiordania occupata. Chi conduce questa campagna, però, non sono i coloni più fanatici, spesso presi – nella loro speciale ferocia e infamia – a facile bersaglio di certi critici (a parole) di Israele; è lo stesso stato sionista che procede sistematicamente al trasferimento forzato di intere “comunità beduine palestinesi e di pastori nell’Area C della Cisgiordania occupata”. L’Italia di Meloni-Mattarella e l’Unione europea, naturalmente, non vedono nulla e non sanno nulla.

Beitunia – rapimento di studentesse palestinesi

Scene di ordinario terrorismo dei coloni e delle loro bande: un gruppo di militanti sionisti rapisce delle studentesse palestinesi, che urlano, temendo di non essere mai liberate, vive e incolumi. (la scena è sul canale di Joseph Stern)

La Corte suprema israeliana

I giudici “supremi” sionisti hanno sepolto vivo il pediatra palestinese Hussam Abu Safiya dopo che i suoi carcerieri lo hanno tenuto in ostaggio e torturato per oltre due anni.

Dopo 536 giorni di carcere senza accuse, la Corte suprema israeliana nega il rilascio del medico Abu Safiya

Simone Bianchetta

«L’ultimo medico di Gaza» è detenuto senza accusa in Israele da dicembre 2024, in base alla Legge sui combattenti illegali del 2002, che permette di aggirare le Convenzioni di Ginevra e un regolare processo. Secondo il suo avvocato e diverse ong, durante i quasi due anni di prigionia ha subito pestaggi e torture. Sarebbero 446 i professionisti sanitari palestinesi incarcerati senza prove dal 7 ottobre 2023.

Nessuna accusa, nessun processo. Nella prigione di Nafha, la cella di isolamento del pediatra palestinese Hussam Abu Safiya resta chiusa a chiave. Lo ha deciso la Corte suprema israeliana, che ha respinto il ricorso per la sua scarcerazione, assecondando l’estensione della detenzione per altri sei mesi. Il 27 dicembre 2024, le truppe dell’Idf hanno prelevato nella Striscia di Gaza il dottore 52enne, direttore dell’ospedale di Kamal Adwan, insieme ad altre 350 persone – tra personale medico e pazienti – in nome della lotta ad Hamas.

Sono passati 536 giorni, tra fame, assenza di cure mediche e denunce di maltrattamenti e torture, ma Hussam Abu Safiya è ancora dietro le sbarre. Anzi, per aver fatto appello, 13 giorni fa è stato trasferito dalle autorità israeliane dal carcere del Naqab a quello di Nafha, in totale isolamento. Israele lo considera arbitrariamente un «combattente illegale» e, in base a una legge del 2002, può privare i detenuti dei diritti sanciti dalle Convenzioni di Ginevra e trattenerli senza accuse formali o regolare processo.

Da pungolo rosso

Torino: otto condanne nel processo di primo grado per il corteo del 9 gennaio 2025 dopo l’omicidio di Ramy

8 condanne oggi a Torino nel processo di primo grado per il corteo del 9 gennaio 2025, dopo l’omicidio poliziesco nella vicina Milano di Ramy Elgamy, con duri scontri al Commissariato di polizia Dora Vanchiglia e al Comando regionale dei carabinieri.

Da Radio Onda d’Urto

Le pene vanno dai 10 ai 16 mesi, solo in 5 casi con sospensione condizionale. L’accusa aveva chiesto fino a 3 anni di carcere. A Viminale e Ministero della difesa riconosciute provvisionali per 17mila euro. Gli avvocati difensori Gianluca Vitale, Claudio Novaro e Valentina Colletta, invece, chiedevano assoluzioni per non aver commesso il fatto o perché il fatto non costituisce reato.