Libertà per Domenico Centrone e per gli altri 9 attivisti del convoglio di terra della Global Sumud Flotilla

Da 11 giorni Domenico Centrone (NICO), del Coordinamento Molfetta per la Palestina è trattenuto dalle forze di polizia in Libia.

Con altri nove delegati civili umanitari del Convoglio Terrestre della Global Sumud, sono partiti da Tripoli il 15 maggio 2026 (Nakba Day) per consegnare aiuti umanitari a Gaza, creare un corridoio di solidarietà e fornire supporto specialistico alla ricostruzione delle infrastrutture civili di Gaza guidata dai palestinesi.

Secondo fonti provenienti dalla Libia orientale (Governo di Salvezza Nazionale), oggi Nico e gli altri 9 attivisti sono stati condotti davanti all’ufficio del procuratore generale e alla procura di Bengasi, dove è stata decisa la proroga della loro detenzione, in quanto, secondo le autorità libiche, sarebbero entrati nella zona senza autorizzazione.

Questa è l’ultima corrispondenza di Nico, pubblicata dal Coordinamento Molfetta per la Palestina il 24 maggio, subito prima del suo sequestro:

“Al quinto giorno di accampamento nel deserto alle porte di Sirte, le nostre trattative con le autorità territoriali della Libia dell’Est sono ad un punto di non ritorno.

Nella giornata di martedì 19 maggio abbiamo inviato una prima delegazione di attiviste e attivisti internazionali, tra cui specialisti e personale medico, nel territorio sotto il governo di Haftar per consegnare personalmente una lettera e proseguire con le negoziazioni con la Mezzaluna Rossa.
Tra loro due italiani, Marco Contadini e Leonarda Alberizia, che hanno accettato con coraggio di mettere i propri corpi a rischio per questa trattative sfidando le intimidazioni del governo della Cirenaica. Fortunatamente, la delegazione è tornata in accampamento sana e salva.

Non avendo ricevuto alcuna risposta dalla Mezzaluna Rossa nelle successive 24 ore, nella giornata di ieri abbiamo fatto partire una seconda ambasciata con i termini dei nostri accordi per la consegna degli aiuti umanitari a Gaza. Questa delegazione è stata rimbalzata indietro in maniera minacciosa nonostante la nostra disponibilità al compromesso, chiarendo definitivamente la posizione della Mezzaluna Rossa e delle autorità della Libia Est: il Convoglio non deve passare, gli aiuti devono essere lasciati qui senza alcuna garanzia di consegna al popolo palestinese.

Tutto questo è accaduto mentre, con il poco segnale internet disponibile, ricevevamo le dolorose immagini delle torture subite dai nostri compagni e compagne della Flotilla da parte delle autorità di occupazione israeliane. Ad oggi, siamo l’ultimo avamposto di attivisti e attiviste in viaggio verso Gaza in questa missione per rompere l’assedio e riabbracciare il popolo palestinese, l’ultima speranza di questa primavera di movimento.

Non ci lasceremo intimidire da questo ostacolo. Preoccupati dalle ripetute e impunite violazioni di ogni fondamento del diritto internazionale, e forti del Primo Protocollo dell’ Articolo 40 della Convenzione di Ginevra sulla protezione delle vittime dei conflitti internazionali, vogliamo procedere con il nostro convoglio coscienti di essere portatori della volontà di milioni di cittadini liberi nei nostri paesi di origine. La nostra solidarietà con il popolo palestinese, oggi più che mai, non è negoziabile.”

Riteniamo questi arresti illegittimi e il silenzio dei media occidentali complice. L’arresto di Nico non ha altro fondamento se non quello della complicità del governo fascista italiano con i torturatori-assassini in Libia, in Israele e ovunque l’imperialismo made in Italy abbia i propri interessi geostrategici.

Vogliamo Nico e tutte liberi subito, “la nostra solidarietà non è negoziabile”

Soccorso rosso proletario

Di seguito il comunicato del Coordinamento Molfetta per la Palestina:

Il 15 maggio, durante il 78esimo anniversario della Nakba, Nico Centrone è partito con il Land Convy (carovana Sumud) da Tripoli alla volta del valico di Rafah per poter portare cibo, medicine e materiali per la ricostruzione alla popolazione della Striscia di Gaza stremata dal genocidio per mano di Israele. Il giorno 24 maggio una delegazione di dieci attivisti e attiviste, tra cui il nostro compagno, si è staccata dal resto del convoglio per andare a trattare il passaggio degli aiuti umanitari nei territori della Libia Est: da quel momento abbiamo perso i loro contatti. Al momento le dieci persone sono ancora trattenute dalle forze di polizia e non si hanno notizie certe sul loro rilascio. L’illegittimo trattenimento di Domenico, rientra in un quadro generale più complesso, fatto di paura e repressione per tutte coloro che manifestano resistenza all’occupazione e che si oppongono al genocidio del popolo palestinese. In questo contesto di repressione generale e sistemica rientrano gli oltre 10.000 prigionieri politici palestinesi, molti dei quali vivono da decenni l’inferno delle carceri israeliane; in questa ottica dobbiamo inquadrare anche la istituita legge che prevede l’applicazione della pena capitale ai palestinesi in Cisgiordania per accusa di terrorismo a detta dell’occupante sionista, e in questo contesto di deumanizzazione generale del popolo palestinese si intensificano sempre di più gli attacchi dei coloni israeliani a scapito dei palestinesi della Cisgiordania, vivendo quotidianamente una dimensione di guerra civile, nella quale si organizza la resistenza all’occupante sionista. E’ proprio la resistenza palestinese in Cisgiordania che ci dimostra quanto il disegno di repressione riguardi anche i popoli occidentali complici del genocidio palestinese: esmplare è il caso di Anan Yaeesh, un resistente di Tulkarm, condannato in Italia a 5 anni e 6 mesi per “associazione con finalità di terrorismo” in un processo che è un attacco diretto alla resistenza palestinese. Per questo motivo saremo sempre affianco dei prigionieri politici incarcerati per la resistenza e l’autodeterminazione del popolo palestinesi: perché per noi è questo il modo di schierarsi dalla parte giusta della storia e opporci al sistema genocidario sionista.
Essere a fianco di tutti i prigionieri politici significa schierarsi dalla parte dell’oppresso e far emergere tutte le complicità che ci sono tra il governo italiano e l’entità sionista e manifestare reale solidarietà verso il popolo palestinese.
Nico ha sentito nel più profondo del suo cuore l’ingiustizia che vive quotidianamente la popolazione gazawi ed è proprio questo spirito di solidarietà autentica che lo ha animato per partire con il convoglio umanitario della Global Sumud Flotilla per portare aiuti umanitari alla popolazione di Gaza, secondo pratiche di nonviolenza e in pieno rispetto delle Convenzioni di Ginevra e del diritto internazionale umanitario.
Tutt* noi vediamo nella causa palestinese la lotta madre a tutte le ingiustizie e disuguaglianze del nostro pianeta.
Chi è partito per terra e per mare, come Nico, credeva e crede ancora che è necessario opporsi fermamente al sistema bellicista e neocoloniale che vede nell’entità sionista il centro nevralgico del potere e soprattutto per la voglia di costruire un mondo più giusto e più eguale per tutti e tutte le oppresse.
Pretendiamo dunque il rilascio immediato e il rientro in sicurezza di Domenico Centrone e delle altre 9 persone trattenute, così come pretendiamo la liberazione di tutte e tutti i prigionieri politici illegittimamente incarcerati e pretendiamo la fine della complicità del governo italiano con l’entità sionista!

Contro la repressione.
Contro il Genocidio del popolo palestinese.
Per la liberazione di Nico.
Per la liberazione di tutt*.

“Ripudiare la Guerra, Difendere la Terra”, sei persone di Extinction Rebellion sequestrate per ore a Roma dallo stato di polizia. “Nessuna notizia da ore”

di Extinction Rebellion

Questa mattina all’alba sei persone che stavano per entrare in azione con Extinction Rebellion sono state prelevate dalle Forze dell’Ordine nelle vicinanze dell’Altare della Patria, dove è prevista la cerimonia del 2 giugno con le più alte cariche dello Stato.

Da più di cinque ore gli avvocati del movimento non riescono ad ottenere informazioni da parte della Questura e dei Commissariati circa lo stato delle sei persone. Extinction Rebellion denuncia che l’accaduto rappresenta una violazione delle norme da parte delle forze di polizia: chiunque si trovi in stato di fermo, che sia per identificazione, fermo preventivo o arresto, ha il diritto che i propri famigliari o avvocati siano immediatamente informati.

Il gruppo aveva con sé uno striscione con il messaggio “Ripudiare la Guerra, Difendere la Terra”, da esporre in un luogo fortemente simbolico, in cui si celebra ipocritamente l’80esimo anniversario del referendum del 2 giugno 1946 quando gli italiani, e per la prima volta le italiane, scelsero la Repubblica e votarono per eleggere l’Assemblea Costituente. Un voto con cui si decise di rompere con il passato, di liberarsi del Re e della monarchia dei Savoia, che avevano trascinato l’Italia in due guerre mondiali, in diverse spedizioni coloniali, nella dittatura fascista e nella vergogna delle leggi razziali.

L’intervento delle Forze dell’Ordine si è svolto a poche ore e nella stessa piazza in cui ieri 15 persone sono state fermate, trasferite in caserma e minacciate verbalmente dopo aver tentato di appendere uno striscione con la scritta “Dio denaro, Patria in guerra, famiglia alluvionata”.

“Quanto sta accadendo è un diretto risultato del clima di repressione e delle politiche securitarie di questo governo, come il decreto sicurezza.” dichiara il movimento. “Mentre in queste ore si festeggia la Repubblica nata dalla lotta antifascista, i suoi principi fondanti vengono calpestati: Una Repubblica democratica non può tollerare che qualcuno possa semplicemente sparire nelle mani dello Stato, neppure per qualche ora. Le forze dell’ordine hanno il dovere di agire nei confini della legge e proteggere chi è in loro custodia.”

aggiornamenti:

– Dopo oltre 7 ore, le sei persone di Extinction Rebellion prelevate questa mattina dalle Forze dell’Ordine nei pressi dell’Altare della Patria sono state rilasciate dall’Ufficio Immigrazione di Tor Sapienza. A comunicarlo sono state le stesse persone coinvolte una volta uscite dall’edificio, in quanto le comunicazioni con l’esterno sono state impedite fino al rilascio. A tutte loro, infatti, è stato strappato il telefono dalle mani non appena fermate: azione illegittima e ingiustificata, resa ancora più grave dall’aver negato il diritto previsto di contattare un avvocato o contatto di fiducia.

Questi illeciti si aggiungono alle reazioni verbalmente aggressive che le persone denunciano di aver ricevuto da parte degli agenti durante il fermo, come “voglio bruciare lo striscione con voi dentro”. Durante la permanenza in Questura, inoltre, gli agenti si sono rifiutati di chiarire alle persone stesse il loro stato legale – se di fermo o di arresto – sostenendo invece che fossero “graditi ospiti”. Informazione che non è stata fornita neanche ai legali del movimento, così la posizione delle persone, nonostante abbiano ripetutamente tentato di contattare Questure e Commissariati nel corso della mattinata.

Tutte e sei le persone sono state rilasciate con denunce per “invasione di terreni ed edifici” (art. 633 cp) nonostante solo tre di loro erano effettivamente entrate nel cantiere e le altre sono state costrette a entrarvi dagli agenti stessi. Tre di loro sono state inoltre denunciate per “resistenza a pubblico ufficiale” (art. 337 cp) per aver praticato resistenza passiva o aver tenuto una bandiera in mano. Oltre a bandiere e striscioni, ad alcune di loro sono state sequestrate anche le telecamere, nonostante non costituissero un corpo del reato, e mancassero dunque i presupposti per il sequestro.

“Quanto avvenuto è preoccupante e surreale, un sequestro di persona a tutti gli effetti. Pratiche intimidatorie e illegittime mascherate da gestione dell’ordine e della sicurezza pubblica, ancora più paradossali se avvengono nella giornata in cui dovremmo celebrare la nostra democrazia.”conclude il movimento “Mentre si verificava questo episodio inaccettabile, si svolgeva la parata per celebrare la Repubblica e la Costituzione: Costituzione che ripudia la guerra, proprio come riportava lo striscione ormai sequestrato. In una Roma sorvolata da aerei caccia, difendere la democrazia sulla Terra diventa un imperativo morale. Abbiamo denunciate una volta e lo faremo ancora.”