Da un intervento al presidio davanti al Tribunale di sorveglianza, in udienza per il rinnovo del 41bis ad Alfredo Cospito

Trascrizione dell’audio di questo intervento al presidio, dalla Controinformazione rossoperaia del 12.06.26

Il 41bis è una misura speciale di applicazione dello stato d’emergenza all’interno delle carceri, proprio per questo, quando è stato istituito, è stata promessa una durata limitata. Si tratta di una misura di isolamento totale che può avere un impulso molto grave sullo stato di salute psichico e fisico delle persone a cui viene comminata. Ecco perchè dovrebbe essere data in misura eccezionale per un periodo limitato.

Di fatto, come accade ad Alfredo e accade a tanti (per esempio a Nadia Lioce), questa misura viene costantemente rinnovata. Quindi le persone sottoposte al 41bis subiscono un rinnovo costante, finalizzato ovviamente a procurargli gravi danni psicologici e fisici. Per questo è una misura che noi definiamo di tortura, di “tortura bianca” che è una pratica che è stata pensata dalla CIA, dagli americani, praticata nelle carceri speciali in America, in Germania e poi in Italia. Questa tortura vuole mascherare la classica tortura, quella fisica, cioè le botte, le scosse elettriche, quindi le persone all’esterno non percepiscono la gravità della situazione, ma il livello di aggressione alla salute di una persona è equivalente.

E’ una forma di vendetta dello Stato contro queste persone, come nel caso di Alfredo, finalizzata appunto a danneggiarli.

L’unico modo per uscirne è quello di prostrarsi allo Stato, di pentirsi, di vendersi, di far mettere qualcun altro al posto proprio.

Ce lo spiega abbastanza bene nei pochi documenti, nelle poche dichiarazioni che ha potuto fare, Alfredo, quando ci descrive la situazione interna dei carceri a 41bis, dove ci sono carceri in cui non ci sono feroci boss, ma sono carceri piene di persone anziane e malate. 

Per quanto riguarda la mafia, lo scopo del 41bis è quello della trattativa, dell’eterna trattativa tra lo Stato e la mafia, gestire i rapporti incarcerando alcune persone per avere uno strumento di mediazione che permetta allo Stato di gestire l’economia criminale mafiosa, di avere un rapporto con questa economia che fa girare tanti soldi.

Noi siamo qui oggi, dopo che per anni abbiamo seguito una campagna a sostegno di Alfredo. Quando abbiamo iniziato questa campagna anni fa eravamo in pochi come oggi, però la campagna ha avuto un esito positivo, è stata una fortissima lotta, una lotta che ha permesso a tutti in Italia di capire cos’è il 41bis, una lotta che ha quasi fatto uscire il nostro compagno di prigione, una lotta che ha inciso fortissimamente sul fatto che ad Alfredo non fosse dato l’ergastolo ostativo, quindi una lotta che ha avuto un certo successo.

Noi all’epoca abbiamo detto che saremo come una puntura di spillo, saremo presenti in questa situazione perché i responsabili del 41bis stanno seduti in palazzi come questi e decidono della vita, delle sofferenze di centinaia di persone.

Quindi oggi siamo qui ancora per rinnovare questa dichiarazione: daremo fastidio fino a che Alfredo sarà in 41bis, noi abbiamo detto che la campagna in solidarietà con Alfredo finirà quando Alfredo uscirà dal carcere speciale, quindi la campagna che può avere alti, bassi, periodi di più forte mobilitazione, continua e continuerà fino al raggiungimento del proprio scopo, fino a quando ce ne sarà bisogno.

Concludo dicendo una cosa, quello che abbiamo assistito all’epoca lo ribadiamo ancora oggi, non siamo stati noi tanto a lottare per Alfredo quando è stato Alfredo che, tramite la sciopero della fame, ha lottato per tutti noi, perché quello che stiamo vedendo è un riorientamento di strumenti come il 41bis e di apparati come l’antimafia verso la repressione politica, cioè nelle prospettive del sistema c’è quello dell’aumento della repressione politica contro la conflittualità sociale. Lo vediamo in tantissimi casi a partire dal continuo stillicidio di nuove misure repressive, spesso tramite decretazioni d’emergenza con i vari pacchetti sicurezza che hanno sempre in fondo la volontà di bloccare ogni possibile rivolta, ogni possibile lotta in questo paese; lo vediamo con l’abbassamento della serie dei reati per cui si può finire in 41bis come nel caso di Alfredo, lo vediamo nell’utilizzo del Dipartimento nazionale antimafia e antiterrorismo nella repressione politica come ad esempio è avvenuto in tutti i recenti processi contro i militanti palestinesi dove abbiamo potuto vedere, seguendoli, che c’è sempre la zampina del Dipartimento antimafia locale nella scelta di reprimere i palestinesi, quindi questo è un nuovo ruolo, un nuovo orientamento della repressione.

Siamo convinti che la lotta di Alfredo sia servita per rallentare questo processo, perché quando lo Stato ha messo Alfredo al 41bis ha anche sperimentato cosa voleva dire mettere un compagno del movimento nel 41bis e c’è stata una forte risposta e quindi questo strumento che, come sappiamo, è già utilizzato contro i compagni delle nuove Brigate Rosse che da oltre vent’anni sono rinchiusi in quelle sezioni, estendere l’utilizzo di questo strumento adesso si dimostra difficoltoso perché c’è stata una risposta, e tutto questo lo dobbiamo ad Alfredo.

Questo cosa vuol dire? Che non finirà più nessuno in 41bis? Beh, purtroppo certo che no, è chiaro che lo Stato non arretra nei suoi processi anche se in qualche maniera questo processo è stato rallentato. Dipende oggi da noi qui fuori, dipende da noi mobilitarci, stare in guardia ed essere pronti a rispondere ai nuovi attacchi repressivi.

Per questo siamo qui e continueremo ad esserlo.

Fuori Alfredo dal 41bis – fuori tutti dal 41bis!
Solidarietà a tutti i compagni colpiti dalla repressione!

Sulla retata anti anarchica del 16 giugno. Riceviamo e pubblichiamo

Riceviamo e pubblichiamo

Martedì 16 giugno, a Roma e altrove, un’ennesima retata si è abbattuta sul movimento anarchico, con sette mandati d’arresto per altrettanti compagni e compagne, diversi indagati a piede libero, perquisizioni in mezza Italia e lo sgombero dello spazio occupato romano Bencivenga. Oltre a ciò, due compagni sono stati arrestati con il nuovo reato di “terrorismo della parola” (270-quinquies modificato) per il possesso di alcuni opuscoli trovati durante la perquisizione.
Mentre le informazioni trapelate dai media sono più scarse e lacunose del solito, è abbastanza chiaro che l’indagine ruota attorno ad alcuni sabotaggi delle linee ferroviarie, e in particolare a quello compiuto lo scorso 14 febbraio sulla tratta Roma-Firenze, contro le Olimpiadi di guerra di Cortina 2026.
Se l’opera di mistificazione e diffamazione dei media contro gli anarchici non è certo una novità, non possiamo fare a meno di soffermarci sul livello raggiunto stavolta dalla propaganda di regime (in particolare dall’ineffabile TG1), che appare particolarmente grottesco: “si riunivano in un casolare come la Mafia”, “pianificavano la strategia della tensione”, “intendevano compiere atti di violenza”, “terrorismo anarchico”…
Se giova ricordare a questi signori che per gli anarchici la Mafia è un nemico quanto l’autorità, e che la “strategia della tensione” in questo Paese è stata attuata dallo Stato, non è difficile individuare dietro queste parole immonde un intento ben preciso: quello che ha portato, nel 2015, a trasformare la Direzione Nazionale Antimafia (DNA) in Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo (DNAA). Con il risultato che adesso viene applicata agli anarchici la stessa mostrificazione assoluta, e i relativi trattamenti, riservati fino a ieri a veri o presunti mafiosi (e peraltro inflitti da decenni ai comunisti rivoluzionari).
Con l’aggravante, per i rivoluzionari, di non praticare la violenza per ragioni di profitto o potere, ma come una sorta di fine in sé, per puro gusto della distruzione o per chissà quale oscura pulsione di morte. Come se migliaia di persone non si fossero opposte alle Olimpiadi invernali per ragione chiarissime: la presenza dei militari (per l’occasione senza uniforme) della squadra israeliana, la scorta delle bande assassine dell’ICE, la devastazione dell’ambiente alpino in nome del solito “grande evento”… e come se queste motivazioni non fossero state rivendicate, con prosa inequivocabile, nel comunicato seguìto al sabotaggio.
Quanto alla consueta accusa di “terrorismo”, crediamo che Gaza abbia chiarito a sufficienza la questione – e che non possano esserci più dubbi su chi diffonde il terrore.
In tempi di guerra, diceva un vecchio poeta, la prima vittima è la verità.
Mentre Alfredo Cospito rimane in 41-bis come una sorta di capro espiatorio per le “colpe” di tutto il movimento anarchico, lo Stato arriva a criminalizzare la stessa intenzione di fare qualcosa per sottrarlo alla tortura. Mentre dobbiamo ancora riprendere respiro dalla morte di Sara e Sandro, lo Stato cerca di usarla contro di noi.
Non sappiamo se arrestate e indagati abbiano compiuto le azioni di cui sono accusati. Possiamo solo ripetere ciò che abbiamo scritto tante volte in simili casi: se sono “innocenti” hanno tutta la nostra solidarietà, se sono “colpevoli” ce l’hanno ancora di più.
Solidarietà a Nico, Bibi, Micol, Arnau, Stefano, Giulia, Luna, Pietro, Tony, a tutte le indagate e i perquisiti.

Fuori Alfredo dal 41-bis!

Con Sara e Sandro nel cuore.

[Anarchiche e anarchici di Trento e Rovereto]

Qui gli indirizzi provvisori, che potrebbero cambiare nei prossimi giorni (seguiranno aggiornamenti):

Nico Aurigemma
Arnau Vallet Casadevall
Stefano Marri
Andrea Toniolo

Regina Coeli, via della Lungara 29, 00165, Roma

Micol Marino
C.C. Rebibbia femminile, via Bartolo Longo, 92 00156 Roma

Francesco Benedetti
C.C.Lorusso e Cotugno, via Maria Adelaide Aglietta 35, 10151, Torino

Pietro Rosetti
C.C.di Forlì, via della Rocca 4, 47121, Forlì

 

solidarietà ai compagni della rivista francese supernova

Questa mattina, le loro case sono state perquisite dalle forze dell’ordine, l’ingresso del loro palazzo è stato forzato e sono stati arrestati. Sono stati sequestrati i loro computer, libri politici e opuscoli. La repressione si è ulteriormente estesa con un intervento della polizia presso il Centro Culturale Ghassan Kanafani, dove sono stati confiscati ulteriori materiali e attrezzature. Il loro presunto “crimine” è il sostegno alla causa palestinese e l’impegno politico nella lotta antimperialista in tutto il mondo.

Le perquisizioni, gli arresti e il sequestro di materiale politico non sono misure eccezionali, ma fanno parte di una sistematica campagna di repressione volta a mettere a tacere tutti coloro che sono al fianco del popolo palestinese e si oppongono all’imperialismo. L’accusa di “apologia del terrorismo” non è altro che uno strumento politico, impiegato per criminalizzare l’internazionalismo e soffocare le voci rivoluzionarie.

L’imperialismo francese dimostra ancora una volta la sua collaborazione con il sionismo e le forze reazionarie di tutto il mondo, tentando di intimidire rivoluzionari, comunisti e tutti coloro che si rifiutano di rimanere in silenzio di fronte all’aggressione imperialista.

I  compagni di Supernova sono stati arrestati e trattati come criminali oggi, mentre i veri criminali si stanno radunando in Svizzera. Non siamo noi ad aver assassinato 70.000 palestinesi e migliaia di libanesi. Non siamo noi ad aver ucciso 168 bambini delle elementari nella città iraniana di Minab. Non siamo noi a sostenere i neonazisti ucraini che hanno massacrato bambini e giovani nel Donbass.

Tutti questi crimini sono stati commessi, direttamente o indirettamente, dagli imperialisti statunitensi, tedeschi, francesi e britannici e dai loro collaboratori.