23 ottobre, Lannemezan, Francia: manifestazione per la libertà di Georges Abdallah

Manifestons, le 23 octobre 2021, à Lannemezan pour exiger sa libération !
Georges Abdallah, notre lutte, notre combat ! Sa libération est notre détermination !
Georges Abdallah, notre lutte, notre combat car du côté de l’opprimé et non de l’oppresseur ! De l’émancipation et de la liberté ! De l’insoumission et de l’insurrection ! De la révolte, de ce droit juste et légitime ! De la colère et de la dignité!
Georges Abdallah, notre lutte, notre combat pour démasquer les systèmes d’exploitation, de domination -capitaliste, impérialiste, colonialiste- et leur barbarie.
Georges Abdallah, notre lutte, notre combat pour un soutien indéfectible à la cause palestinienne et à la résistance sous toutes ses formes. Pour l’autodétermination du peuple palestinien ! Pour les Intifadas passées, actuelle et à venir ! Pour la libération des héros résistants captifs des geôles sionistes ! Pour le droit au retour de tous les « réfugiés » ! Contre la Normalisation et toutes les formes de liquidation, de tergiversations, de compromissions et de négociations ! Pour l’affirmation de la loi, dont la validité universelle est encore démontrée aujourd’hui par l’actualité, que seule la résistance peut contrer l’occupant, ses plans et unifier le peuple palestinien sur son projet historique de lutte de libération nationale.
Georges Abdallah, notre lutte, notre combat, toujours debout aux côtés des masses et des quartiers populaires pour leurs droits et nos acquis.
Georges Abdallah, notre lutte, notre combat contre les injustices, les violences policières ! La répression et les régimes d’exception !
Georges Abdallah, notre lutte, notre combat résolument internationaliste et radicalement antifasciste car siamo tutti antifascisti !
Georges Abdallah, notre ligne indéfectible de ce qui est progressiste et révolutionnaire et de ce qui ne l’est pas !
Georges Abdallah, notre camarade ! Tes combats sont les nôtres ! Ta libération est notre détermination et notre engagement pour que cette 37ème année de détention que tu affrontes, fort de ta conscience, sans reniement et toujours résistance, soit enfin la dernière de « cette petite éternité qu’est la prison à vie ».
Que mille initiatives solidaires fleurissent partout pour exiger ta libération et pour que soit rappelée au plus haut sommet de l’Etat français cette impérieuse nécessité adressée au ministre de l’intérieur du « il faut qu’il signe ».
Et en ce sens, nous appelons cette fois encore à amplifier, coordonner et faire converger, en particulier, notre mobilisation :
– du 24 septembre au 23 octobre 2021, en France et partout dans le monde, pour un mois d’actions nationales et internationales pour la libération de Georges Abdallah.
– le samedi 23 octobre 2021, pour la manifestation organisée à Lannemezan, devant le Centre pénitentiaire où est détenu Georges Abdallah afin de faire entendre massivement notre revendication impérieuse de voir enfin notre camarade, libéré.
Le cheminement vers la libération et la liberté est long, plein d’embûches et de contradictions mais là encore s’il est une affirmation de notre camarade Georges Abdallah que nous faisons nôtre, c’est bien celle de l’impérieuse nécessité de la lutte et de la résistance, dans la diversité de nos expressions et la convergence de nos engagements pour que soit enfin traduite en acte, par le rapport de forces établi, sa libération et parce que « c’est ensemble et seulement ensemble que nous vaincrons » pour « la victoire ou la victoire ! ».
ABDALLAH, ABDALLAH, TES CAMARADES SONT LÀ !
GEORGES ABDALLAH EST DE NOS LUTTES, NOUS SOMMES DE SON COMBAT !
LIBERTE POUR GEORGES ABDALLAH l
Paris, le 13 juillet 2021
Campagne unitaire pour la libération de Georges Abdallah
Campagne.unitaire.gabdallah@gmail.com

Roma: La polizia carica gli studenti del Liceo Artistico Ripetta occupato

L’occupazione di ieri effettuata dagli studenti e dalle studentesse dell’Opposizione Studentesca d’Alternativa con i compagni di scuola del Liceo Artistico Ripetta non deve essere andata giù alla questura romana.

Da stamattina infatti una camionetta della polizia sta bloccando l’ingresso a centinaia di studenti dell’Istituto nell’edificio dichiarato occupato ieri pomeriggio, assumendo un atteggiamento sempre più aggressivo nei confronti dei ragazzi e delle ragazze.

Una situazione che si protrae fin dalle prime ore dell’azione dei liceali, che hanno dovuto prima subire i tentativi delle forze dell’ordine di impedire l’ingresso nei locali e poi le continue minacce di sgomberi della dirigente scolastica, sorda alle richieste dei “suoi studenti”.

La tensione sta salendo ai massimi livelli negli ultimi minuti, dopo che gli studenti stanno chiamando alla resistenza e al presidio permanente, bloccando due strade adiacenti l’Istituto, senza indietreggiare di un passo di fronte agli scudi e ai manganelli agitati delle forze dell’ordine.

Un paese ben strano si affaccia in quest’autunno, dove i fascisti vengono “accompagnati” dinanzi le sedi dei sindacatile manifestazione vengono vietate in piena sospensione anche dei più elementari dei diritti Costituzionali, mentre per gli studenti in lotta “c’è solo polizia”, come si ascolta dai cori cantati a squarcia gola da via di Ripetta.

A quanto pare, la Prefettura riceverà a breve una delegazione degli studenti stessi in presidio ora dinanzi l’entrata del Liceo.

Non sappiamo quali altre teorie fisiche accamperanno ora dall’Interno (di cui la Prefettura è il rappresentante locale) per giustificare quello che a noi sembra, al contrario, l’ennesimo giro di vite alle possibilità di manifestazione del dissenso in questa falsa democrazia.

Seguiranno aggiornamenti.

Ore 15:20

Riceviamo e condividiamo (di seguito) l’incredibile video di denuncia di una studentessa del Collettivo Autorganizzato Ripetta Pinturicchio (C.A.R.P.) sulle molestie subite stamane da un poliziotto durante le tensioni esplose davanti al Liceo Ripetta.

Eravamo incordonati per proteggere gli studenti più piccoli, quando un poliziotto mi ha stretto i fianchi e poi mi ha toccato il seno”, afferma la studentessa in un video pubblicato sulla pagina Instagram del collettivo.

La nostra rabbia è più forte dei servi in divisa”, le parola di lotta e complicità fatte circolare immediatamente via social dai militanti dell’Opposizione Studentesca d’Alternativa presenti al Ripetta.

Una rappresentanza dell’Osa sta denunciando il gravissimo fatto anche al Prefetto, costretto a concedere un tavolo d’emergenza dopo le tensioni di stamattina. Azioni legali sono previste da parte della studentessa.

Video denuncia di molestie di un poliziotto ai danni di una studentessa del C.A.R.P. fuori al Liceo Ripetta

Ore 12:30

Diramato il comunicato dell’Osa sull’incontro col Prefetto di Roma e le richieste che porteranno al tavolo, previsto in questi minuti.

“In questo momento una nostra delegazione si sta recando alla prefettura di piazza Ss. Apostoli per un incontro straordinario con il Prefetto di Roma.

Vogliamo le dimissioni immediate della preside del Ripetta Anna de Santis che da ieri sta provando in ogni modo di sabotare l’occupazione del Ripetta. Piuttosto che dialogare con gli studenti ha lasciato gestire la situazione forze dell’ordine che oggi sono arrivate al punto di caricare gli studenti e ne hanno ferito gravemente uno, per cui è stata chiamata un’ambulanza.

Questo però non ci basta. Da settimane si susseguono le proteste degli studenti, con gli scioperi fatti in decine e decine di scuole, dall’Enzo Rossi all’Argan, dal Plauto al Bottardi, dall’Avogadro al Cavour e tante altre ancora, e con le occupazioni del Rossellini, dell’Albertelli e del Ripetta.

Nessuno ha ascoltato gli studenti e le loro proteste contro la gestione critica degli scaglionamenti e contro le problematiche devastanti delle nostre scuole. Non ci sta più bene: vogliamo la creazione di un TAVOLO PERMANENTE SUI PROBLEMI DELLE SCUOLE DI ROMA fra la prefettura di Roma e OSA, per poter finalmente rappresentare la voce e le lotte degli studenti.

Non ci fermiamo qui. Continua la resistenza fuori al Ripetta, gli scioperi nelle scuole, la lotta in città, verso e oltre la mobilitazione nazionale studentesca del 29 ottobre.

La lotta continua!”

da Contropiano

Udine: perquisizione della digos a casa di attivista antirepressione. Siamo solidali con la compagna, ma che ci azzeccano i vaccini con le lotte anticarcerarie?

Non facciamo di tutta un’erba un “FASCIO”, perché si sa che a Trieste, e non solo, il movimento NoVax è cavalcato dai fascisti e dai loro referenti politici Salvini/Meloni

E si sa che gli unici che non si sono divisi sulla questione del green pass sono i sindacati di polizia, penitenziaria in primis. Gli stessi che hanno solidarizzato con i NoVax, gli stessi che hanno infettato i detenuti, gli stessi che li hanno picchiati e massacrati durante le rivolte.

Quindi, prima di parlare di “Stato di dominazione militar-vaccinale” e di prestare il fianco ai fascisti, anche in divisa, sarebbe bene chiarire da quale classe si conduce la lotta contro la repressione.

Noi lo sappiamo, e ci sembra evidente, come dovrebbe essere noto a tutti quelli che si occupano di anticarcerario. E crediamo che, quantomeno i compagni, non abbiano abboccato al referendum sulla giustizia proposto da radicali e lega.

Tornando ai fatti concreti, ci sembra che qui la perquisizione sia scattata per l’attività anticarceraria e non per quella contro il green pass.

A buon intenditor poche parole, qui ne abbiamo fatte già troppe ed è ora di leggere quelle che emergono dal seguente comunicato, insieme alle contraddizioni che nasconde.

da osservatorio contro la repressione:

Udine: Perquisizione della digos a casa di attivista antirepressione

Il 20 ottobre una attivista dell’ assemblea permanente contro il carcere e la repressione ha subìto nella sua casa una perquisizione da parte della Digos di Udine.

La polizia si è presentata nell’abitazione situata nell’amena campagna friulana poco dopo le 7 del mattino, già con la videocamera accesa, a riprendere stanze, muri, arredi e effetti personali della compagna, alla ricerca di un volantino.

Un ignobile e arbitrario pretesto (oltre che per intimidire) per raccogliere dettagli e caratteri antropometrici, per profilare possibili nemiche e nemici dello Stato di dominazione militar-vaccinale attualmente in vigore. La compagna ha prontamente ottenuto che le riprese cessassero, il volantino non è stato trovato, gli sbirri si sono portati via il portatile della compagna.

Il volantino in questione è stato diffuso nel piccolo centro friulano dove la responsabile sanitaria del carcere di via Spalato di Udine svolge la professione di medico di base, e in esso si rappresentava il degrado sanitario che regna in quella galera, nel più totale disinteresse dell’area medica.

La repressione non è un’illegittimità, commessa per distrazione da qualche ufficio di commissariato periferico, ma la precisa continuazione di un rapporto di dominazione, ci è stato spiegato anni fa. Chi reprime deve aspettarsi come risposta una sola cosa: la lotta!

Assemblea permanente contro il carcere e la repressione FVG

liberetutti@autistiche.org

Associazione “Senza sbarre”

c.p.129, 34121 Trieste

Rivolta nel carcere di Isernia durante il lockdown, chiesto il processo per 16 detenuti

La Procura di Isernia ha chiesto il rinvio a giudizio per 16 detenuti per la sommossa nel carcere pentro. I fatti risalgono al 9 marzo 2020, all’inizio del lockdown quando molte strutture carcerarie erano in rivolta per la sospensione dei colloqui in presenza con i familiari e le pessime condizioni sanitarie in carcere, aggravate dall’emergenza pandemica da Covid-19.
Come affermato a suo tempo dallo stesso Procuratore della Repubblica Carlo Fucci, nel carcere di Isernia le forze dell’ordine circondarono la casa circondariale con una doppia cinturazione e l’unico detenuto che tentò la fuga fu bloccato, facendo desistere anche gli altri dall’evasione. La rivolta rientrò quando, in seguito a una trattativa, fu garantito ai detenuti il ripristino dei colloqui via skype e la dotazione di mascherina agli agenti di polizia penitenziaria.
Ora 16 detenuti sono accusati di devastazione e saccheggio, violenza o minaccia a pubblico ufficiale ed evasione, rischiando pene pesantissime per aver preteso il rispetto minimo dei loro diritti.
Lottare per la propria e altrui salute, lottare per il diritto all’affettività delle persone detenute non è reato!

Senza le rivolte della primavera 2020 le infami condizioni di chi è recluso non sarebbero mai emerse.

15 detenuti sono morti in seguito alla feroce repressione di quelle rivolte! Altri si sono ammalati e sono morti per la mancanza di adeguate misure deflattive da parte del governo. Molti hanno avuto il coraggio di denunciare le torture, i pestaggi, le vessazioni, le umiliazioni, sfidando la rappresaglia e i ricatti, anche verso i propri familiari, nel ventre della bestia, a rischio della loro vita. Alcuni di loro, giunti a fine pena, non sono stati scarcerati, ma trasferiti in altre carceri e sottoposti a rigida censura. Di loro, soprattutto gli immigrati, non si hanno più notizie.

Le varie procure, a cominciare da quella di Bologna, si sono affrettate ad archiviare le morti come conseguenza per overdose, ma i familiari e le associazioni in loro difesa non hanno rinunciato a fare battaglia per riaprire le indagini. Su questo c’è bisogno di una mobilitazione di massa in loro sostegno, perché i vasi di Pandora, come quello scoperchiato dai video della mattanza al carcere di S. Maria Capua Vetere, vengono immediatamente richiusi, mentre avanza rapidamente la macchina dell’ingiustizia borghese contro i detenuti ribelli.

Ed è giusto e necessario opporre a questa macchina i paletti della solidarietà proletaria

Ribellarsi è giusto, solidarietà ai detenuti sotto processo!

SRP

La casa è un diritto, difenderlo è un dovere oltre che una necessità. Ma lo stato borghese non rispetta diritti se non quello della sacra proprietà privata e del profitto. Solidarietà ai compagni condannati per aver difeso il diritto all’abitare

Bologna: Condanne per lo sgombero di Via Irneri

Il Tribunale di Bologna ha condannato quattro attivisti, ad 8 mesi di reclusione, per i fatti avvenuti in occasione dello sgombero dell’occupazione abitativa di Via Irnerio 13 a Bologna. Di seguito il comunicato di AsIA/Usb e Cambare Rotta

Oggi 20 ottobre 2021 abbiamo ricevuto la condanna per i fatti avvenuti in occasione dello sgombero dell’occupazione abitativa di Via Irnerio 13 a Bologna, attuato il 3 maggio del 2016.

Il giudice ha condannato ad 8 mesi quattro compagni per resistenza a pubblico ufficiale. Il Tribunale dunque accoglie parzialmente l’istanza dell’accusa che aveva richiesto pene di 8 mesi per 10 compagni, alcuni accusati di aver occupato lo stabile, altri per resistenza e un altro ancora per manifestazione non autorizzata.

Certo siamo contenti per i compagni assolti, ma non possiamo nascondere la nostra rabbia nel vedere condannati compagni e solidali per asserita resistenza, quando le dinamiche di quella giornata sono ben riscontrabili dai numerosi video di quel giorno, che hanno visto violentissime e numerose cariche a freddo.

L’occupazione di via Irnerio13, organizzata da Asia Usb, è durata 3 anni e ha dato un tetto ad oltre 60 persone di cui 15 minori. Ha rappresentato una delle più longeve denunce di come le istituzioni pubbliche abbiano abbandonato il diritto all’abitare, garantendo piuttosto gli interessi del mercato privato che speculano e imperano sui bisogni pubblici. Ha rappresentato anche un ponte tra le istanze sociali/sindacali e quelle politiche: all’interno dell’occupazione – al Terzo Piano – è nata anche Noi Restiamo, ora Cambiare Rotta – organizzazione giovanile comunista, che da qui ha iniziato un percorso estesosi a tutti i piani della condizione giovanile: dalla questione della casa e degli alloggi, fino all’università e al precario mondo del lavoro, ha permesso di individuare la cornice di crisi di prospettive che questo sistema offre alle giovani generazioni.

Questa sentenza, a cui sicuramente faremo appello, non ci fermerà nelle nostre battaglie per il diritto all’abitare. Questo processo infatti vede come condannati non solo gli attivisti, ma anche i solidali, attaccando così quella parte di città che direttamente o indirettamente ha lottato per un modello di città differente da quello sostenuto e portato avanti dalle istituzioni, anche tramite le pratiche di lotta come le occupazioni abitative per rivendicare diritti basilari per tutte e tutti.

Se negli ultimi anni la forte emergenza abitativa è stata affrontata solo con criminalizzazione e repressione, non mettendo un campo nessuna soluzione concreta, oggi l’emergenza abitativa non solo è rimasta, ma si è acuita con la crisi sociale ed economica che stiamo attraversando, dimostrando come nulla sia cambiato in questi cinque anni nell’approccio a questo tema da parte delle istituzioni.

Gli sfratti sono ripresi e aumenteranno, con migliaia di famiglie che, a fronte di lavori precari e sottopagati, non possono permettersi gli affitti del mercato privato di questa città. Le case popolari, che dovrebbero essere garanzia per il diritto alla casa, vengono invece lasciate all’abbandono, con centinaia di appartamenti sfitti e liste infinite per le assegnazioni.

Mentre amministrazioni e tribunali cercano di criminalizzare, processare e reprimere chi lotta per il diritto all’abitare e i diritti sociali, vedendo nelle nostre rivendicazioni una grave condotta da punire, noi continueremo ad organizzarci insieme a tutti quelli che subiscono condizioni di sfruttamento e precarietà.

Siamo convinti più che mai che sia necessario continuare e rilanciare quelle pratiche di lotta e organizzazione che ci appartengono, per imporre la centralità del diritto alla casa contro istituzioni capaci solo di portarci a processo e fare tante promesse che nei fatti si dimostrano solo belle parole.

Non è un caso infatti che la conferenza stampa di oggi sia stata convocata proprio in via Zampieri 13, in cui è stato occupato da Asia-USB un alloggio Acer il giorno dello sciopero generale l’11 ottobre e che non abbiamo intenzione di lasciare fino a quando non si procederà con l’assegnazione dello sfitto. Questa occupazione è in perfetta continuità con i nostri percorsi di lotta portati avanti negli anni, e non sarà di certo l’ennesima misura repressiva a fermarci.

Ieri come oggi, troppe case vuote e troppa gente senza casa. È tempo di cambiare rotta!

Asia-USB

Cambiare Rotta

Da osservatorio repressione

Il questore di Roma vieta le manifestazioni, anche statiche, a lavoratrici e lavoratori

Il governo usa le azioni dei fascisti/novax per una stretta repressiva indiscriminata contro cortei e manifestazioni. Invece di colpire seriamente i fascisti novax e rompere con i loro referenti politici Salvini/Meloni, colpisce le manifestazioni legittime e necessarie di lavoratori e lavoratrici. Proprio il questore di Roma, che il 9 ottobre si è reso responsabile dell’assalto fascista a una sede sindacale, si permette ora di sospendere il diritto a manifestare, costituzionalmente garantito, delle lavoratrici Alitalia.

Da Osservatorio repressione

“Dovete stare zitti e buoni”. La Questura di Roma sospende i diritti costituzionali

La questura di Roma vieta, senza spiegare il motivo, due manifestazioni statiche indette dall’Usb in piazza SS. Apostoli

Riceviamo notizia in queste ore di una sospensione (temporanea?) dei diritti costituzionali.

La settimana passata sono state convocate due manifestazioni statiche, una prevista in piazza SS. Apostoli venerdì 22 ottobre per la gratuità dei tamponi nelle aziende partecipate pubbliche ed una convocata sempre a piazza SS. Apostoli per oggi, mercoledì 20 ottobre promossa dalle lavoratrici Alitalia. Le due manifestazioni erano state, ovviamente, regolarmente comunicate alle autorità competenti.

Una “informale” telefonata della Questura di Roma, ricevuta dalla sede nazionale della Confederazione USB, ha comunicato verbalmente il divieto di svolgere le manifestazioni, senza spiegarne le ragioni, senza spiegarne i motivi, i fondamenti giuridici, senza indicare la fonte da cui è partito il divieto se non con un generico riferimento al Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica.

È stato inoltre dichiarato il diniego a mettere per iscritto il divieto.

La mancanza di forma scritta impedisce di fatto ogni reazione che si inscriva nei fondamenti dello Stato di diritto e proietta questo divieto nella categoria, di matrice autoritaria, degli ordini indiscutibili.

Ma noi abbiamo da sempre il vizio di porre delle domande, anche quelle più scomode. Chi ha deciso che non si può più manifestare? Il divieto riguarda tutti, qualsiasi soggetto promotore di una manifestazione? Riguarda qualsiasi tema? Attiene a qualsiasi piazza? È un divieto permanente? Ed è definitivo pure il diniego a fornire motivazioni? Di indicare le fonti normative e le autorità preposte che hanno stabilito questa arbitraria sospensione delle garanzie costituzionali?

Quanto sta accadendo è di una gravità senza precedenti. USB e Centro Iniziativa Giuridica (Ce.In. G.) non staranno né zitti né buoni. Rivendichiamo “il diritto di riunirsi pacificamente”, chiederemo che ci vengano indicati “i comprovati motivi di sicurezza e si incolumità pubblica”, debitamente specificati per le due manifestazioni. Rivendichiamo il diritto di parola, di pensiero. E di dissentire. Appunto, né zitti, né buoni.

Unione Sindacale di Base

Centro Iniziativa Giuridica Abd El Salam

DIRITTO ALLA CASA: SGOMBERO POLIZIESCO AL QUARTIERE POPOLARE SAN LORENZO DI ROMA

Da radiondadurto

Il ballottaggio elettorale non ha fermato gli sgomberi abitativi a Roma, dove lunedì 18 ottobre la polizia ha atteso che il picchetto in difesa di Carlos, 68enne in difficoltà economica, terminasse – nel primo pomeriggio – per poi eseguire lo sgombero dell’appartamento dove vive ormai da un quarto di secolo, nel quartiere capitolino di San Lorenzo, da anni al centro di un processo di gentrificazione e turistificazione, con la conseguente espulsione delle classi popolari. 

Ci racconta cosa è successo Stefano Portelli, attivista di Rent Strike-Sciopero degli Affitti, raggiunto nel pomeriggio di lunedì 18 ottobre. Ascolta o scarica

Sulla vicenda va registrata anche la presa di posizione del Movimento per il Diritto all’Abitare di Roma, assieme ad Asia – Usb e Cambiamo Rotta. Convocata in piazza Santi Apostoli, sotto la Prefettura, una conferenza stampa, per le ore 12 di martedì 19 ottobre.

Di seguito, il comunicato:

“Cambia l’amministrazione, continuano gli sfratti!
Martedì 19 ottobre ore 12 conferenza stampa davanti alla Prefettura.
Nel momento in cui ci si apprestava a chiudere i seggi e contare le schede elettorali, Carlos è stato sfrattato con la forza pubblica dalla casa e dal quartiere in cui abitava da decenni, San Lorenzo, per finita locazione, senza alcuna soluzione alternativa né considerazione per le sue condizioni di fragilità economica. Uno sfratto a cui abbiamo assistito a fronte dei troppi che non conosciamo, considerato che solo nell’ultimo anno sono stati richiesti oltre 4,500 provvedimenti di sfratto esecutivi, e che già nelle prossime ore saremo impegnat* in nuovi appuntamenti (a partire dalla difesa di Marco, mercoledì 20, truffato dei Piani di Zona, a via Monte Stallonara 90).
Vogliamo chiedere direttamente a chi si appresta ad amministrare questa città, e al Prefetto Piantedosi: è questa la graduazione degli sfratti che immaginate? E’ ancora una volta la risposta muscolare e di ordine pubblico quella che, ammantata di una patina di sensibilità per le fragilità sociali, si continua ad opporre, approfittando quando la città è distratta a guardare altro?
Queste questioni le porremo martedì 19 ottobre, con una conferenza stampa convocata alle ore 12 davanti alla Prefettura, in piazza SS. Apostoli, ribadendo ancora una volta la necessità di riaprire quanto prima il confronto bruscamente interrotto dopo la soluzione positiva per viale del Caravaggio. Il diritto all’abitare non può aspettare!
Movimento per il Diritto all’abitare
ASIA-USB
Cambiare Rotta”