Disoccupati in lotta a Napoli chiedono lavoro e ricevono condanne: arrivati altri 3 decreti penali di condanna al Movimento di Lotta – Disoccupati “7 Novembre”. Solidarietà da SRP

+++ ANCORA REPRESSIONE +++

Altri Decreti penali di condanna. Oggi sono stati notificati a tre compagni del movimento ben tre Decreti Penali di condanna per una manifestazione dal Marchio Angioino a Piazza Municipio a detta loro non autorizzata e che determinò blocchi stradali.
La costanza con la quale viene portato avanti questo accanimento contro i disoccupati ed i compagni che stanno portando avanti questa lotta è evidente.
Dalle continue denunce e processi fino alle indagini di associazione a delinquere, passando per multe e decreti penali di condanna.
L’attacco è generale, la risposta deve essere altrettanto generale. Chiediamo a tutti di dare massima visibilità e supporto al movimento di lotta.

Libia, arrestati 4000 migranti, tra cui donne e bambini.

Il blitz, ordinato dal ministero dell’Interno libico  è scattato venerdì mattina a Gargaresh, una zona di Tripoli densamente popolata da migranti e richiedenti asilo, ed è proseguito fino a ieri. Decine e decine di agenti supportati da mezzi blindati sono entrati nelle case abitate da famiglie di migranti arrestando quanti si trovavano all’interno, donne e bambini compresi. Migranti disarmati sono stati molestati nelle loro case, picchiati e fucilati. Secondo organizzazioni per la tutela dei diritti umani, gli agenti hanno trascinato le persone con la forza fuori dalle abitazioni, ammanettandole e trasferendole a Tripoli dove sono state richiuse nei centri di detenzione per migranti gestiti sempre dal ministero dell’Interno.

Il bilancio temporaneo parla di almeno un morto e 15 feriti, alcuni in modo grave, mentre le persone arrestate sono 4.000, 500 nella giornata di venerdì. «Siamo allarmati dalle notizie di arresti in massa di migranti», ha detto Dax Roque, direttore in Libia del Consiglio norvegese per i rifugiati che per primo ha dato notizia di quanto stava accadendo. Un attivista libico che lavora con l’Organizzazione Belaady, Tarik Lamloum, ha invece confermato come durante il raid siano stati violati i diritti umani dei migranti, in particolare per il modo in cui donne e bambini sono stati arrestati.

Ieri il premier del governo ad interim, Abdulhamid Ddbeibah, ha definito «eroi» gli agenti che hanno partecipato all’operazione, giustificata dal ministero dell’Interno come un blitz contro trafficanti di uomini e spacciatori di droga. Salvo poi ammettere che nessun trafficante risulta tra gli arrestati né tanto meno spacciatori. Almeno non di grosso calibro. E sarebbe stato strano il contrario. La stragrande maggioranza delle persone finite in manette sono infatti migranti che, seppure prive di documenti e quindi presenti in maniera illegale nel Paese, si trovavano in Libia per lavorare e stando a quanto affermato dalle organizzazioni umanitarie in molti sarebbero anche registrati presso l’Unhcr, l’Agenzia Onu per i rifugiati, come rifugiati o richiedenti asilo. Il blitz di ieri si spiegherebbe quindi più come una prova di forza del governo ad interim in vista delle possibili elezioni di dicembre utile a dimostrare all’opinione pubblica un capacità di controllare il territorio. Sfruttando anche un diffuso sentimento anti migranti che, a detta di alcune organizzazioni internazionali, si starebbe trasformando in una più generale avversione verso gli stranieri in generale.

In serata un funzionario della polizia ha annunciato l’intenzione del governo di espellere quanti più migranti possibile nei loro Paesi di origine. «Siamo scioccati per quanto sta accadendo in questi giorni. Negli anni ci sono stati altri blitz contro i migranti ma mai di queste dimensioni e comunque il ministero dell’Interno non li rivendicava come invece fa oggi», commentava in serata il volontario di una ong presente in Libia. «Non dovremmo sorprenderci se le persone sono spaventate e se tentano di fuggire via mare», ha commentato Vincent Cochetel inviato speciale dell’Onu per i rifugiati nel Mediterraneo centrale, denunciando anche lui un «uso eccessivo della forza» da parte delle autorità libiche.

L’episodio di Gargarish è solo l’ultimo atto del trattamento inumano riservato a migranti e richiedenti asilo dalle sedicenti “autorità di sicurezza libiche”. Sabato 2 ottobre, il quotidiano “Avvenire” ha denunciato la deportazione nel “nulla” di migranti e rifugiati recuperati in mare, abbandonati tra la sabbia e i sassi senza quasi più acqua né cibo in una zona desertica al confine tra Tunisia e Libia.

Ancora repressione preventiva delle lotte sindacali e sociali: richiesta sorveglianza speciale per sindacalista e attivista cosentino

Francesco Azzinnaro è un attivista impegnato nell’Unione Sindacale di Base e nel Comitato Prendocasa.

È uno dei protagonisti della determinata battaglia che i tirocinanti, ex percettori di mobilità in deroga, stanno conducendo per un lavoro stabile e dignitoso.

Francesco è, inoltre, impegnato da dieci anni nella lotta per il diritto all’abitare, contro l’abbandono di Cosenza Vecchia, quartiere dal quale proviene, e durante i mesi del lockdown è stato protagonista delle iniziative di solidarietà in favore delle famiglie cosentine in difficoltà promosse da “Cosenza Solidale”.

Nelle scorse ore è stato informato, attraverso una apposita notifica, del fatto che i vertici della Questura di Cosenza hanno richiesto, nei suoi confronti, l’applicazione della misura della sorveglianza speciale. Su questa richiesta, il prossimo 11 ottobre, dovranno esprimersi i giudici del Tribunale di Catanzaro.

In tutta Italia da diversi anni ormai si ricorre con preoccupante frequenza a questa misura, con il chiaro obiettivo di limitare la libertà e negare diritti fondamentali nei confronti degli attivisti e di conseguenza fermare le lotte sociali portate avanti in tutto il paese.

Ci preme ricordare che sull’incostituzionalità della misura della sorveglianza speciale, che ricordiamo è motivata da una generica «pericolosità sociale», si sono espressi negli anni moltissimi giuristi. Reputiamo grave che i solerti funzionari della questura cittadina abbiano deciso di ricorrere a questo strumento nel vano tentativo di minacciare e indebolire i percorsi di lotta e solidarietà presenti sul nostro territorio.

Una iniziativa repressiva che dovrebbe far rabbrividire tutti e tutte.

Nella città nella quale la corruzione e il malaffare dilagano, ancora una volta le forze di polizia confermano di avere un chiodo fisso, un obiettivo impellente, colpire chi è impegnato a rivendicare diritti e a denunciare la drammatica situazione in cui versa la nostra terra facendo nomi e cognomi.

Quella della Questura di Cosenza è l’ennesima battaglia politica che tenta di condurre ai nostri danni ma soprattutto ai danni della città e della sua storia.

Ne prendiamo atto e non resteremo in silenzio di fronte a questa vergogna che, sul terreno della libertà, ci riporta indietro di decenni.

India – libertà per Varavara Rao e tutti gli intellettuali progressisti accusati di ‘maoismo’

Da Proletari comunisti, in via di traduzione

Bombay HC Extends Surrender Date For Political Prisoner Varavara Rao To October 14th

Mumbai, September 24, 2021: The Bombay High Court on Friday extended by two weeks the time to surrender for Elgaar Parishad accused Varavara Rao, the Teulugu poet and political activist who has sought extension of his medical bail and permission to shift to his residence at Hyderabad citing ill health and high expenses in Mumbai.

Rao, arrested in the Elgaar Parishad case in 2018, was granted medical bail by the HC on February 22 for six months. The court had said he would have to either surrender or seek another extension based on his health condition after six months.

A division bench of Justice S S Shinde and Justice N J Jamadar on Friday could not hear Rao’s plea due to paucity of time. However, it extended till October 14 an earlier interim order which had extended the time to surrender till September 25.

Rao’s plea stated that the six-month period from his release ended on September 5 and he continues to suffer from various ailments that require treatment.

The 81-year-old’s petition added that medical reports show that he has asymptomatic Parkinson’s disease, neurological ailments and severe abdomen pain showing evidence of umbilical hernia.

The petition further said that he has been residing in a rented flat in Mumbai, which along with other expenses makes it difficult to live in the city depending solely on his pension as income.

The HC in its order had set a condition that he could not leave the city. The petition sought modification of the condition seeking that he be allowed to return to his permanent home in Telangana. It added that he has followed all conditions set by the court.

Colombia, arresti e repressione al termine dello sciopero nazionale

Organizzazioni dei diritti umani hanno denunciato la repressione della polizia per mano dell’ESMAD a Bogotá e Bucaramanga.

Gli organizzatori della protesta e dei diritti umani hanno denunciato che martedì notte agenti dello Squadrone Mobile Antisommossa (ESMAD) hanno represso le manifestazioni che si svolgevano durante la giornata dello Sciopero Nazionale contro il Governo del presidente colombiano Iván Duque.

Anche se la maggior parte della giornata si è svolta senza incidenti, al termine della giornata sono cominciati i rapporti sugli abusi delle autorità in differenti città della Colombia, inclusa la capitale, Bogotá.

Secondo le denunce nelle reti sociali, l’ESMAD avrebbe attaccato in modo smisurato i manifestanti, in particolare nella sede dell’Università Industriale del Santander (UIS) a Buracamanga.

Secondo questi rapporti, nel momento in cui l’ESMAD ha circondato il posto, all’interno del campus sono rimasti intrappolati i manifestanti, tra questi feriti e minori d’età, per cui i giovani temono de abbandonare il luogo.

Durante il giorno centinaia di cittadini in differenti zone del paese sono scesi nelle strade per chiedere, tra le altre cose, di portare avanti i dieci progetti di legge presentati al Congresso dal Comitato dello Sciopero lo scorso mese di luglio.

D’altra parte, nella capitale del paese sono stati riportati scontri tra i manifestanti e la forza pubblica in due punti specifici, al Portal de las Américas, chiamato durante l’esplosione sociale “Portal de la Resistencia”, e nella località di Usme, nelle vicinanze del “Puente de la Dignidad”.

Come d’abitudine durante lo Sciopero Nazionale, alcuni cittadini hanno effettuato trasmissioni dal vivo per documentare la situazione dell’ordine pubblico.

Resumen Latinoamericano

Da Comitato Carlos Fonseca