storie di ordinaria repressione

Da Gabriella Spada

Le nuove tecniche acab:

( Sono entrato nell’ufficio e sono stato ammanettato e messo a sedere, sulla mia sinistra è stato piantato un treppiedi con una telecamera. Di fronte a me due uomini in camicia della scientifica, dietro di me 5 o 6 agenti della Digos. Due carabinieri in uniforme, infine, a presenziare alla cerimonia.

Comincia lo spettacolo, la telecamera inizia a registrare, viene aperta la busta del Ministero con il materiale, un funzionario di polizia recita una formula di rito a cui io rispondo negativamente. Tale formula ha il sapore della sentenza. Così gli agenti della Digos, aiutati dai carabinieri, si buttano su di me, mani al collo, testa all’indietro, stringono forte, cercano di farmi spalancare la bocca, mi danno colpi nel ventre e con le dita cercano di scavare le guance e nel costato. Intanto si avvicina uno dei due in camice e con il tampone mi preme con forza sulle labbra serrate. Mi tappano il naso, non riesco più a respirare, apro la bocca, l’agente ci ficca dentro il tampone per più volte. Mi lacrimano gli occhi, ho un conato di vomito, sono pieno di bava sulla faccia. L’operazione si ripete una seconda volta, sempre peggio e neanche i presenti, forse novizi della pratica, sembrano gradire la scena.

Finisce tutto, chiuso il sipario, ma senza applausi.

– testimonianza di un compagno di Torino)

NO TAV Fabiola in sciopero della fame

Fabiola scrive dal carcere delle Vallette, in cui si trova detenuta da ormai cinque mesi. Ci uniamo a lei e alle sue parole, che vi scriviamo qui di seguito. 

Il diritto all’affettività va garantito! Forza Fabiola, si parte e si torna insieme!

“Io Fabiola, detenuta nel carcere delle Vallette dal 31.12.2020 comincio lo sciopero della fame poichè mi vengono negati i colloqui con qualsiasi altra persona che non sia mio padre e mi sono state tolte le videochiamate con il mio compagno per un problema di contratto telefonico e mai ripristinate a problema risolto. essendomi negati i colloqui nonostante l’approvazione da parte del magistrato di sorveglianza Elena Massucco in data 28.4.21, ho deciso che da questa mattina non mangerò più fino a quando non mi sarà garantito il diritto alla mia affettività.”

Notizie da pablo hasel – ancora un processo mentre è in prigione

 

Pablo Hasel, rappeur communiste emprisonné à la prison de Ponent, est à nouveau en procès. Il est accusé de “crime de haine et de discrimination contre l’état espagnol” car il avait incendié un drapeau espagnol lors d’un concert à Majorque en 2018. Ce procès se tient à la suite d’une plainte du parti d’extrême-droite “Vox” suivie par le parquet. Par ailleurs, le tribunal de Lleida a confirmé hier une condamnation à six mois de prison du rappeur. Ce dernier avait eu une altercation en 2016 avec un journaliste de la télévision officielle catalane, qui essayait de s’imposer pour filmer une occupation du rectorat de l’Université de Lleida, malgré l’opposition des étudiant·es occupant le bâtiment. Notons que ce journaliste s’était à la base déplacé dans le but d’assister à une conférence de presse donnée par des étudiant·es abandonnant le mouvement et par les autorités de l’université.

Pablo Hasel

 

 

NO all’estradizione – No al processo agli anni 70

 A giugno le udienze sull’estradizione dei rifugiati politici in Francia –

NO all’estradizione – No al processo agli anni 70

19 giugno – Milano Assemblea e iniziativa – luogo e orario da definire

Soccorso Rosso Proletario 

info srpitalia@gmail.com

info da federico ruocco contropiano

La Corte di Appello di Parigi, secondo quanto ha appreso oggi l’Adnkronos, ha autorizzato formalmente l’intervento dello Stato italiano nell’ambito della procedura in corso nei confronti dei 9 rifugiati politici italiani che sono stati arrestati tra il 28 e il 29 aprile e che sono a rischio estradizione in Italia. Si tratta di una decisione definitiva che non potrà più essere contestata nel proseguo della procedura.

Le prime udienze sull’estradizione in Italia dei nove rifugiati politici italiani fermati in Francia nei giorni scorsi si sono concluse ieri alla Corte di Appello di Parigi. Le prossime udienze si svolgeranno a giugno e si svolgeranno in date diverse.

I nove rifugiati politici si sono presentati ieri in Tribunale ed hanno rifiutato l’estradizione.


Marina Petrella, ex militante delle Brigate Rosse, parlando con i giornalisti presenti in tribunale,  così ha commentato: ​”Stiamo arrivando verso la fine. Stiamo raschiando il fondo del barile. Io ho vissuto tutti questi anni con un grande dolore. Dolore e compassione per le vittime, per tutte le vittime. Per le famiglie coinvolte, compresa la mia. Da parte mia ho fatto 10 anni di carcere tra Italia e Francia. E 30 di esilio, una pena senza sconti e senza grazie, che ti impedisce di tornare nella tua terra”.

“Noi – ha spiegato Marina Petrella – ci siamo assunti una responsabilità politica collettiva, mentre il compito della giustizia è quello di giudicare e condannare in rapporto alle responsabilità di ognuno. Ci sono state vittime, e ci sono stati tanti compagni che hanno pagato con il carcere, alcuni con l’ergastolo. Queste vittime non sono rimaste impunite, senza memoria.

Ma paragonare, come ha fatto il ministro della Giustizia francese, il sangue degli anni di piombo con la strage del Bataclan è di “incredibile volgarità”, sottolinea Marina Petrella “Uno del Bataclan può essere paragonato a Piazza Fontana, a Brescia, alla stazione di Bologna, a Reggio Calabria? Io sono stata condannata sulla base dell’assunzione di una responsabilità collettiva”.

“Oggi è ancora presto – ha sottolineato Marina Petrella -, ma non escludo che arrivi una riflessione su un modo diverso di provare a spiegarsi. Un linguaggio comune? Mi sembra impossibile. Piuttosto penso ad un avanzare, un progredire, perché ormai non ci sono più poste in gioco. Ricordiamoci che prima, anni fa, la parola non era libera, non era esente da un premio, fra dissociati e pentiti. Oggi siamo alla fine, stiamo raschiando il fondo del barile e non ci sono più queste poste in gioco, non ci sono più ricompense. Ma al tempo stesso, da parte dell’Italia, un paese che non è capace di fare i conti con la sua storia, non c’è nessuna apertura. Chiedere un’operazione di questo tipo è difficile. A chi rivolgersi?”.

A cosa ha portato la lotta armata? “Non era fine a se stessa – risponde Petrella – tante riforme sono state fatte anche grazie a quella conflittualità che saliva, che costruiva istanze nuove. C’era un modello di trasformazione, il socialismo al di là degli esempi storici, è solidarietà, fratellanza, condivisione. C’è stato un processo di scontro atroce per tutti. Per tutti”.

“Queste cose fanno parte della parte spirituale, intima, non ne voglio parlare e non ne parlerò mai. Quello di cui si parla qui è la sfera della vita civile. Io faccio un lavoro socialmente utile, posso fare del bene alla gente, per me è una sorta di riscatto simbolico”.

Sulla eventuale disponibilità di Italia e Francia ad ascoltare le voci di persone che hanno partecipato alla lotta armata, Petrella non si fa illusioni: “Non ci stiamo dirigendo verso un’apertura dello spirito critico, un’evoluzione, andiamo verso una chiusura, fra liberalismo e autoritarismo, sia in Francia, sia in Italia”. In Francia, forse, un po’ di più, fra appelli di intellettuali e sostegno di fedelissimi: “Gruppi di intellettuali hanno cominciato a firmare degli appelli e altri ne arriveranno. Non sento un calo dei sostegni, piuttosto una difficoltà nell’esprimersi, una specie di autocensura che si impone sempre di più”.

Il tribunale di Parigi dovrà decidere se approvare o meno l’estradizione di ognuno degli imputati dopo i 7 arresti avvenuti in Francia lo scorso 28 aprile. Il 29 aprile poi si erano costituiti altri due rifugiati politici che il 28 aprile non erano stati fermati. Tra chi è comparso in tribunale non c’è Maurizio Di Marzio che per ora non ha accettato di costituirsi e per il quale i termini di prescrizione scadono il prossimo 10 maggio.

Il quotidiano francese Liberatiòn ha dedicato spazio all‘appello di un gruppo di intellettuali diretto al presidente Emmanuel Macron contro la concessione dell’estradizione per dieci rifugiati politici italiani. 7Nell’appello si ricorda la concessione dell’accoglienza durante la presidenza di Francois Mitterrand, negli anni Ottanta, la nuova vita in Francia degli ex militanti italiani che hanno rinunciato alle armi, le loro nuove famiglie. Viene invocata l’amnistia in Italia, un gesto che – secondo loro – consentirebbe al Parlamento di “voltare pagina e di guardare al futuro”. L’appello è stato firmato da una trentina di personalità, fra le quali i registi Costa-Gavras e Jean-Luc Godard, Agnes B., Charles Berling, Valeria Bruni-Tedeschi,

In un’altra pagina di Liberation viene però ospitato anche un intervento dell’ex magistrato ed ex presidente della Camera, Luciano Violante, che attacca l’appello e i suoi firmatari: “Insorgere contro l’arresto di ex militanti di estrema sinistra italiani che da 40 anni vivono in Francia, significa misconoscere i crimini terroristici di cui sono stati autori in passato” scrive Violante, forse uno degli esponenti più irragionevoli di quello che in Italia può essere definito come “Il Partito della vendetta”.

Colombia – il governo ritira la riforma fiscale – appello allo sciopero indefinito dei comunisti rivoluzionari

 

Au moins 17 personnes sont mortes (16 manifestants et un policier) et plus de 800 autres ont été blessées en Colombie lors de violences en cinq jours de manifestations contre un projet de réforme fiscale du gouvernement de droite. Le ministère de la Défense a fait état de 846 blessés et le 431 personnes interpellées. Des dégâts ont été causés à 313 établissements commerciaux, 94 banques, 69 stations de transports publics, 36 guichets bancaires automatiques et 14 péages routiers. Les manifestants sont descendus dans les rues à Bogota, Medellin (nord-ouest), Cali (sud-ouest), Barranquilla (nord) et Neiva (centre), ainsi que dans d’autres villes du pays. Sous la pression des manifestations, massives mercredi et qui se sont répétées les jours suivants, le président conservateur Ivan Duque a annoncé dimanche soir le retrait de son projet initial pour rédiger un nouveau texte, en supprimant les principaux points contestés : la hausse de la TVA sur les biens et services, ainsi que l’élargissement de la base de l’impôt sur le revenu.

COLOMBIA: ¡Responder a la Militarización Extendiendo el Paro General Indefinido!

 

Comité de Dirección – Unión Obrera Comunista (mlm)
Mayo 2 de 2021