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19 giugno 2020 – appello del soccorso rosso proletario
Soccorso rosso proletario lancia una prima giornata di mobilitazione in occasione del 19 giugno, da sempre giornata internazionale dei prigionieri politici comunisti e rivoluzionari nelle carceri del mondo, raccogliendo la bandiera rossa del “giorno dell’eroismo” dei 300 prigionieri politici e di guerra peruviani del Partito comunista del Perù, che hanno dato la vita con una resistenza eroica per la rivoluzione, per il popolo peruviano, per i comunisti in tutto il mondo, nel massacro del 1986.
Soccorso rosso proletario (Srp) opera come organismo di proletari comunisti PCm Italia in questi ultimi anni con un grande lavoro di informazione e controinformazione, a sostegno dei prigionieri politici in Italia e nel mondo, come strumento per esprimere la solidarietà a tutti i compagni, proletari, comunisti, rivoluzionari, attivisti dei movimenti colpiti dalla repressione di Stato, come voce di informazione e sostegno delle lotte dei detenuti nelle carceri italiane; come supporto, nei limiti delle nostre forze, a tutti gli organismi e associazioni che si occupano di repressione, ai loro famigliari e alle realtà democratiche impegnate sul fronte delle carceri.
Le nostre campagne per Nadia Lioce, contro il carcere tortura e il carcere assassino, sono conosciute e riconosciute da tutti coloro che organizzano e partecipano a queste lotte, che non siano impregnati di spirito settario e autoreferenziale.
Ora Srp viene rilanciato per divenire uno strumento unitario, fondato sul lavoro di massa e la mobilitazione delle masse, per costruire un fronte unito contro repressione e carceri, parte chiaramente del più generale fronte unito dei proletari e delle masse popolari.
Il 19 giugno cominciamo questo cammino nella nuova fase, con una giornata di propaganda e mobilitazione sotto la parola d’ordine:
“contro l’uso dell’emergenza coronavirus per intensificare la repressione antiproletaria e antipopolare – l’attacco al diritto di sciopero e alla libertà di manifestazione – contro il carcere assassino e il carcere tortura – a sostegno delle lotte nelle carceri e in solidarietà con i prigionieri politici nel mondo”
Portiamo questa campagna innanzitutto nel Patto d’Azione per un fronte unico anticapitalista che già nei giorni scorsi ha approvato una mozione unitaria che Srp condivide e vuole contribuire perché essa si affermi in tutto il Patto non solo come mozione ma come iniziativa.
La lotta contro la repressione di Stato e dei padroni non è solo un fronte di lotta ma anche la manifestazione pratica di come via via che si intensifica la lotta di classe e la classe e le masse si organizzano, lo Stato risponde con legge e ordine, arresti, denunce, cariche poliziesche per fermare le lotte stesse, per colpire le avanguardie e gli attivisti. Ma in questa lotta compagni proletari e masse comprendono nella pratica e sulla propria pelle cos’è lo Stato borghese, cos’è lo Stato dei padroni, e come rispondere alla loro azione e come trasformarla in lotta politica generale.
Nello stesso tempo non è spontanea nelle lotte quotidiane di proletari e masse che si comprenda la funzione generale del carcere e dell’attività “anti insurrezionale” dello Stato che colpisce le forze comuniste e rivoluzionarie presenti e operanti nelle lotte delle masse; e non comprende che la solidarietà è davvero un’arma per spuntare le armi dello Stato e per dare forza alla organizzazioni comuniste e rivoluzionarie e ai compagni in carcere.
In questo senso il Srp raccoglie l’esperienza storica del movimento operaio e comunista su questo e guarda alle esperienze positive degli anni ’70, dei coordinamenti contro la repressione e di associazioni che in alcuni periodi negli anni successivi hanno svolto un ruolo importante, come la Associazione di solidarietà proletaria.
Soccorso rosso proletario si ispira a questi esempi e vuole contribuire a dargli corpo nell’attuale fase. Quindi Srp lavora per unire tutte le forze e le associazioni in lotta contro la repressione, perché ci sia una adesione individuale e collettiva a questo organismo e alle iniziative che comunemente possono essere prese.
Ma come sempre, per affermare l’unità bisogna combattere le posizioni che dividono. Tutti dicono: “se toccano uno toccano tutti”, “la solidarietà è un’arma”, ma alcuni di quelli che lo dicono non lo praticano, si muovono solo quando la repressione li tocca direttamente e non hanno una parola o un’azione di vera solidarietà quando la repressione a diversi livelli tocca altre realtà di lotta e altre organizzazioni.
Così come esiste nelle organizzazioni uno scarso impegno quando ad essere colpiti sono semplici proletari, attivisti sul posto di lavoro nelle loro attività elementari di sciopero, di presidi, blocchi che oggi sempre di più sono diventati una persecuzione quotidiana. Così come, al di là di qualche parola, non abbiamo visto niente di serio e sentito in occasione della rivolta delle carceri che ha visto 16 detenuti morti, decine e decine di feriti, trasferiti, torturati, vessati, con attacco anche ai loro famigliari.
Che dire poi sul silenzio continuo rispetto ai prigionieri politici delle organizzazioni combattenti, quei compagni nelle carceri sono considerati, anche da parti rilevanti di sindacalisti di base e organizzatori dei movimenti, dei “sepolti vivi”, dei dimenticati lasciati alla repressione dello Stato borghese.
Ecco, Soccorso rosso proletario nasce come organismo di unità ma anche di lotta aperta alle posizioni sbagliate, ad estremismi autoreferenziali, come ad opportunismi di ‘sepolcri imbiancati’.
Il 19 giugno serve a dare voce e linfa a questo cammino.
Soccorso Rosso Proletario
10-6-2020
Nuova ondata repressiva a Oulx in alta Val di Susa.
Da Radio Blackout
Spiccati 18 divieti di dimora con accuse di vario titolo agli/alle occupanti della casa cantoniera occupata di Oulx. Un ennesimo passo della magistratura per criminalizzare la solidarietà e preparare il terreno per un eventuale sgombero, guarda caso con l’avvicinarsi della stagione turistica.
Intanto sulla frontiera c’è un inversione di tendenza: la gendarmerie francese controlla gli stranieri che cercano di entrare nel territorio italiano, mentre durante il lockdown anche i cittadini “regolari” si sono visti respinti dalla polizia d’oltralpe.
Corteo 20 giugno a Milano – “Non vogliamo tornare alla normalità”
FINITO IL LOCKDOWN, TORNA LA NORMALITÀ
Una normalità, che per molti aspetti non si è mai fermata, fatta di sfruttamento degli esseri umani, dei territori e delle risorse.
Questa è la normalità del sistema capitalistico, che produce cicliche crisi economiche e ha bisogno di continue ristrutturazioni per sopravvivere.
Il risultato e l’obiettivo sono però sempre gli stessi: accumulare con violenza.
La pandemia ha reso ancora più evidente che tutto può essere sacrificato tranne la produzione.
La gestione aziendale della sanità ha comportato continui tagli e privatizzazioni.
Il sistema sanitario è stato smantellato al punto da rendere difficile l’accesso alle cure.
I lavoratori e le lavoratrici sono sempre più sfruttati e sacrificati in nome del profitto, lo smart working crea individui ancor più soli e atomizzati e con sempre minore possibilità di organizzarsi, e la didattica online limita ancor più le concrete possibilità di incontro e crescita collettiva.
Le guerre non si sono mai fermate portando migliaia di persone a muoversi dai loro paesi d’origine, ulteriori finanziamenti agli armamenti ed esercitazioni militari.
Sia nelle città sia nelle campagne i lavoratori e le lavoratrici immigrate vivono in condizioni di schiavitù.
Questa normalità è però interrotta da crepe profonde.
I lavoratori hanno scioperato contro i licenziamenti e la mancanza di tutele sanitarie e scelto di bloccare le merci nonindispensabili.
I prigionieri hanno con coraggio deciso di rivoltarsi esasperati dall’aggravamento delle già insostenibili condizioni di oppressione che vivono. Lo Stato ha represso le rivolte nel sangue con pestaggi e violenze, provocando la morte di quattordici persone.
Scioperi e proteste si sono estesi nelle prigioni di tutto il mondo.
Non è casuale che in un contesto acceso come quello delle rivolte, chi si è mostrato solidale è stato duramente represso; un esempio lampante è quanto accaduto con l’operazione “Ritrovo”, l’ultima di una lunga serie.
Il 13 maggio, a Bologna e Milano, sette compagni e compagne anarchici sono stati arrestati e altri cinque sottoposti a misure cautelari. L’accusa è di 270bis: associazione con finalità di terrorismo. Viene imputato loro di aver portato solidarietà ai prigionieri di carceri e CPR (Centri di Permanenza per il Rimpatrio) e di aver lottato contro questo sistema capitalistico fatto di controllo tecnologico e sfruttamento.
Questa operazione ha lo scopo, dichiarato dalla procura stessa, di prevenire le tensioni sociali dovute alla crisi economica che accompagna quella sanitaria. Proprio in questo momento crediamo sia importante prendere parola e avere il coraggio di tornare in strada a lottare.
SOLIDALI CON LE RIVOLTE NEGLI USA
NELLA CRISI L’UNICO MODO PER POTER RESPIRARE SARÀ LOTTARE E COSPIRARE INSIEME
CORTEO
SABATO 20 GIUGNO 2020 A MILANO
ORE 16.00
CONCENTRAMENTO PIAZZALE LORETO ANGOLO VIA PADOVA MM LORETO
Manifestazioni per George Floyd. Cortei attaccati dalla polizia in Africa e in Sri-Lanka
Repressa dalla polizia una manifestazione antirazzista in Sri-Lanka in solidarietà alle proteste in corso negli USA a seguito della morte di George Floyd. Inevitabilmente anche il continente africano è stato scosso dal brutale assassinio dell’afroamericano George Floyd.
Il presidente della Commissione dell’Unione Africana, Moussa Faki Mahamat, commentando l’omicidio di George Floyd per mano della polizia, ha detto che gli “Stati Uniti devono intensificare gli sforzi per eliminare le forme di discriminazione etnica e che l’UA respinge le pratiche discriminatorie in corso nei confronti dei cittadini neri degli Stati Uniti”.
Una retorica che non corrisponde alla realta’ dei fatti accaduti durante le manifestazioni di protesta che si sono tenute nel continente.
Centinaia di persone hanno manifestato l’8 giugno a Nairobi, capitale del Kenya, contro la brutalità della polizia. In marcia attraverso le baraccopoli di Mathare, i manifestanti hanno chiesto giustizia per le vittime di omicidi extragiudiziali. Secondo l’autorità indipendente di sorveglianza del Kenya, almeno 15 persone sono state uccise dalla polizia da quando le autorità hanno imposto il coprifuoco di coronavirus a fine marzo. Le forze di polizia del Kenya sono spesso accusate da gruppi di diritti civili di usare la forza eccessiva e di compiere omicidi illegali, specialmente nei quartieri poveri. Prima della pandemia di coronavirus, Human Rights Watch ha documentato otto casi di omicidi della polizia in meno di due mesi. “I poveri di Mathare sono solidali con i poveri d’America, i neri d’America. Vogliamo che sappiano che questa lotta è una di queste “, ha affermato Juliet Wanjira, 25 anni, co-fondatrice del Mathare Social Justice Center. Mentre le proteste globali hanno contesti localizzati, Wanjira vede un tema comune. “Questa è una lotta dei poveri”, ha detto. “I poveri sono trattati come criminali e non hanno dignità”. I manifestanti si sono fermati nei luoghi in cui le persone erano state uccise. La manifestazione si è conclusa vicino al condominio del tredicenne Yasin Moyo, che è stato ucciso dalla polizia a colpi di fucile mentre stava giocando sul suo balcone dopo il coprifuoco a marzo. Alla fine della marcia, la polizia ha usato gas lacrimogeni per disperdere la folla.
Sabato scorso attivisti del gruppo Economic Fighters League (Fighters) e attivisti antirazzisti avevano manifestato nella capitale del Ghana, Accra, in memoria di George Floyd. La polizia è intervenuta sostenendo che la manifestazione non era autorizzata e ha arrestato il leader del gruppo. I manifestanti si sono quindi diretti verso la stazione della polizia per chiederne la liberazione e per tutta risposta sono stati accolti da colpi di arma da fuoco. Una donna è rimasta ferita e soccorsa in ospedale. Secondo la polizia i colpi sono stati sparati da “una banda di agenti ribelli che sono saltati fuori da un pick up della polizia che si è scagliato contro la folla”.
Sostenitori del movimento “Black Lives Matter” si sono riuniti mercoledì 4 giugno davanti al parlamento sudafricano a Città del Capo. I manifestanti hanno anche reso omaggio oltre che a George Floyd anche a Collins Khosa, un uomo sudafricano brutalmente picchiato dai soldati impegnati a fare rispettare le misure di blocco a causa del COVID-19 ad aprile. L’uomo in seguito morì in ospedale. “La campagna di solidarietà nera vuole stabilire un processo di costruzione del movimento. Lo stato finale sarà la creazione di un movimento anti neo-coloniale, antimperialista, anti movimento di nuovo ordine mondiale. Dobbiamo iniziare da qualche parte, alcune persone nel mondo sono molto più avanti di noi. Ma solo perché alcune persone sono molto più avanti di noi, ciò non significa che non possiamo iniziare. È meglio tardi che mai “, ha detto Mategali, un manifestante.
Alberizzi Massimo Direttore Quotidiano Online Africa Express Ascolta o scarica
La mattina del 9 giugno 2020 era prevista una iniziativa sotto l’ambasciata USA nella capitale del Sri-Lanka, Colombo, promossa dal Partito Socialista Frontista (FSP), ma con il pretesto dell’emergenza legata alla diffusione di Covid19 la polizia ha dapprima vietato e poi arrestato alcune decine di manifestanti che avevano deciso di mobilitarsi ugualmente, annunciando di farlo mantenendo le distanze e utilizzando dispositivi di protezione.
Dopo questi primi arresti ne sono seguiti altri di avvocati che si sono recati ai commissariati per chiedere le ragioni della detenzione.
In solidarietà alle arrestate e arrestati una nuova manifestazione è stata promossa poco dopo in un’altra zona della città. Anche in questo caso è intervenuta la polizia, picchiando i manifestanti e facendo nuovi arresti. Al momento il bilancio della repressione è di 42 persone arrestate.
Nuove iniziative di solidarietà con le persone detenute si stanno realizzando e lanciando in altri paesi del mondo dove il FSP è presente.
Ci racconta quanto accaduto Vijith, compagno srilankese dell’FSP, fra i curatori della trasmissione di Radio Onda d’Urto “Radio Vivara”, in onda ogni sabato alle 20.30 sulle nostre frequenze. Ascolta o scarica
Solidarietà alla ragazza picchiata e arrestata a Torino da sbirri in borghese e in divisa
Da Repubblica
TORINO – Fermata con birra in bottiglia si ribella, arrestata: poliziotti accerchiati e insultati, “Siete violenti”
Urla, insulti e polemiche per l’arresto di una ragazza scattato nel cuore della movida torinese, avvenuto secondo i presenti con modi violenti. È successo questa notte, poco dopo l’una in una delle vie accanto a piazza Vittorio Veneto, la zona preferita dai giovani per trascorrere le serate del weekend.
La giovane, di 30 anni, era con alcune amiche quando gli agenti le hanno fermate per identificarle perché avevano in mano delle bottiglie di birra nonostante la vendita per asporto delle bevande alcoliche non fosse consentito già dalle 19.
Al loro primo rifiuto di mostrare i documenti, la situazione è degenerata: le ragazze hanno risposto con insulti e il tentativo di allontanarsi, così gli agenti hanno bloccato con forza la ragazza che ha provato a reagire. Due agenti sono finiti in ospedale per le ferite dovute ai calci e ne avranno per sette giorni.
Una scena che non è passata inosservata, in tanti si sono avvicinati per assistere e girare dei video, additando gli agenti per i loro modi e insultandoli. Nel frattempo la ragazza è stata portata in questura e arrestata.
Giulia, una ragazza che era presente (e che chiede di non rivelare il suo cognome), racconta così ciò che ha visto: “Stavo raggiungendo un amico in piazza Vittorio e mi imbatto in un’aggressione. Mi avvicino subito e scopro che il picchiatore era un poliziotto in borghese circondato da altri 5 agenti anche loro in borghese. Chiamiamo una volante sperando che possa risolvere la situazione, dato che la stavano praticamente trascinando per terra, strattonandola e spintonandola. Arriva la pattuglia e la ragazza viene aggredita nuovamente, stavolta dalla polizia in divisa. La afferrano violentemente, sbattendola sulla volante, le girano con forza le braccia all’indietro e nel suo volto si legge molto dolore. Lei cerca di liberare le braccia ma ne ottiene solo una violenza maggiore nei suoi confronti. Dopodiché viene inserita violentemente nella vettura e viene portata via senza aver rilasciato alcun verbale e senza avvertire nessun suo amico di dove la stessero portando”.
8 – 15 giugno: settimana di solidarietà anticarceraria per i prigionieri politici mapuche e della rivolta cilena.
Da Rete Bolognese di iniziativa anticarceraria
Facciamo una chiamata in tutti i territori per promuovere azioni di propaganda per i prigionieri politici mapuche in sciopero della fame dal 4 di maggio.
Loro sono 8 prigionieri politici mapuche nel carcere di Angol, Cile e il Machi Celestino Cordova nel carcere di Temuco, Cile.
– Puoi fare un cartello e pubblicarlo nelle rete sociale.
– Puoi fare uno striscione d’appendere.
– Puoi scattare una foto, registrare un video o scrivere un messaggio.
La creatività solidale non manca!
Da inviare anche a:
Wewain
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@Red internacional en defensa del pueblo mapuche
LIBERTÀ O MORTE !
