I fatti denunciati dagli attivisti sono avvenuti nella sera di ieri, 15 aprile. Secondo la versione dei membri del CSO Pedro, gli attivisti saerbbero stati fermati mentre si trovavano in Via Annibale da Bassano, davanti a un tabacchi, di rientro da una assemblea cittadina, tenutasi proprio presso il centro sociale per lo svolgimento dell’imminente manifestazione della Liberazione. Gli attivisti sarebbero stati approcciati da due pattuglie, che avrebbero sin da subito mostrato «atteggiamenti intimidatori», costringendoli fisicamente a uscire dal veicolo dopo avere aperto violentemente le portiere, e strattonandoli «anche nel momento in cui avevano già consegnato le carte di identità». Dopo avere identificato i presenti, avrebbero perquisito la macchina, senza alcun esito; le forze dell’ordine avrebbero poi immobilizzato a terra e ammanettato uno dei giovani, poi spinto all’interno della volante. Nel mentre, sul posto sarebbero arrivati altri militanti dal CSO e – analogamente – numerose squadre di carabinieri, per un totale di circa 15 agenti. I carabinieri avrebbero scagliato calci e pugni contro gli attivisti radunatisi nella zona, usato spray al peperoncino e minacciato i presenti con teaser e manganelli. Avrebbero poi arrestato i quattro fermati senza rilasciare per tutta la notte alcuna comunicazione ai legali.
La versione degli agenti, ripresa dai media locali, è diametralmente opposta: i carabinieri avrebbero notato «atteggiamenti sospetti» della conducente del veicolo, e si sarebbero avvicinati. «Gli occupanti del mezzo hanno assunto un atteggiamento ostile ed oltraggioso, tentando di eludere il controllo allontanandosi», si legge su Padova Oggi, che aggiunge che sul posto sarebbero arrivato una quarantina di attivisti dal CSO Pedro. «Il gruppo ha creato una barriera fisica attorno ai militari nel tentativo di delegittimarne l’operato ed opponendosi ai controlli in corso in modo da agevolare la fuga dei fermati». All’arrivo degli agenti di supporto, gli attivisti sarebbero stati arrestati; la conducente è stata denunciata per avere violato un foglio di via, mentre un quinto individuo è stato denunciato per porto di oggetti atti ad offendere. Sette carabinieri sarebbero rimasti feriti.
Questa mattina è stato indetto il processo per direttissima, iniziato alle 13.30 presso il Tribunale di Padova. Gli attivisti del CSO Pedro hanno organizzato un presidio di solidarietà davanti all’aula di tribunale, cominciato alle 13 di oggi. Parallelamente, a Roma, la senatrice Ilaria Cucchi – vice presidente della Seconda Commissione Giustizia del Senato – e il deputato Marco Grimaldi, entrambi di AVS, hanno presentato una interrogazione parlamentare per discutere della vicenda. Gli attivisti denunciano «l’inconsistenza delle accuse rivolte» e denunciano la presunta sistematicità degli abusi di potere da parte delle forze dell’ordine. «Non è la prima volta che a Padova succedono fatti del genere», scrivono, «in particolare a seguito di controlli dei carabinieri, spesso perpetrati a danni di persone marginalizzate e razzializzate e con esiti anche peggiori». Mentre il processo è ancora in corso, così anche il presidio, che chiede «il rilascio immediato» delle persone arrestate e «di iniziare una campagna contro gli abusi in divisa dei carabinieri di Padova».
Dall’indipende
Ahmad Salem è stato condannato a 4 anni di reclusione a fronte di una richiesta di 3 anni e 6 mesi avanzata dal pubblico ministero. Una sentenza intollerabile, profondamente razzista e islamofobica, contro la quale è ancora più necessario e urgente tornare a mobilitarsi contro questo governo fasciosionista alleato dei peggiori regimi nazisti, guerrafondai e genocidiari, Israele in primis.
La stessa udienza di oggi al tribunale di Campobasso, si è svolta in un clima intimidatorio da stato di polizia, con la Questura che ha convocato un tavolo tecnico per la “sicurezza” disponendo la chiusura di tutte le strade del centro cittadino per creare un clima artificiale di tensione e paura e criminalizzare la solidarietà verso il popolo palestinese.
Ahmad Salem, giovane palestinese di 24 anni cresciuto nel campo profughi di al-Baddawi in Libano, è detenuto da quasi un anno nel carcere di Rossano Calabro, in regime di alta sicurezza. Era arrivato in Italia in cerca di protezione internazionale e si è presentato a Campobasso per richiedere asilo politico. Durante la sua audizione davanti alla Commissione territoriale, il suo telefono è stato sequestrato e analizzato: da lì è nato un impianto accusatorio fondato sugli articoli 414 (istigazione a delinquere) e 270 quinquies del codice penale.
«Un impianto fragile, costruito su poche frasi decontestualizzate estratte da un video di otto minuti, – fanno sapere dal movimento – in cui Ahmad invitava alla mobilitazione contro il genocidio in corso a Gaza, denunciava il silenzio del mondo arabo e chiamava alla partecipazione popolare. Quelle parole, che rientrano pienamente nel diritto di espressione politica e di solidarietà internazionale, sono state trasformate dalla Digos di Campobasso in “propaganda jihadista”. Ancora più grave è la contestazione relativa ai presunti “materiali istruttivi”: semplici video degli attacchi della resistenza palestinese, diffusi pubblicamente negli ultimi anni anche da testate italiane, tra cui la Rai. Nessuna indicazione tecnica, nessun contenuto addestrativo. Eppure, questo è bastato per sostenere un’accusa di “autoaddestramento con finalità di terrorismo”.


