Inizia il processo agli sbirri di Piacenza accusati di torture, lesioni, estorsione, spaccio di droga e arresti illegali

La prossima udienza il 18 dicembre

E’ iniziato questa mattina, lunedì 14 dicembre, il processo nei confronti dei carabinieri della caserma Levante, accusati di torture, lesioni, estorsione, spaccio di droga e arresti illegali, in combutta con un gruppo di spacciatori-informatori. Un caso scoppiato nel luglio scorso. Cinque carabinieri finirono in cella, un maresciallo ai domiciliari, altri militari denunciati, tra cui un ufficiale, senza contare una decina d’altri arresti per spaccio di stupefacenti. Venne addirittura sequestrata la caserma, primo caso nella storia d’Italia, da poco riaperta con un nuovo comandante. Per 15 degli accusati, ora è arrivato il momento di presentarsi in aula.
Nella prima udienza in tribunale del processo con rito abbreviato e dei patteggiamenti davanti al giudice Fiammetta Modica per il caso Levante, sono state avanzate tredici richieste di costituzione di parte civile. Tre riguardano associazioni e sindacati (PdM, Partito per la tutela dei diritti dei militari, Nsc, Nuovo sindacato carabinieri e Silca, Sindacato italiano lavoratori carabinieri) mentre le altre dieci riguardano le parti offese. Tra queste quella di Israel Anyanku , il giovane che sarebbe stato picchiato dai carabinieri della Levante e la cui foto era diventata il simbolo dell’inchiesta. “Ho detto la verità: sono stato picchiato senza nessuna accusa. Adesso voglio giustizia” ha spiegato il giovane, accompagnato dall’avvocato Ali Listi Maman. Tra le costituzioni di parti civili non risultano l’Arma dei Carabinieri che era stata indicata come parte offesa, né il Comune di Piacenza.

Criminale è chi ci sfrutta e reprime le giuste lotte, solidarietà agli operai sotto processo a Torino. SRP

Presidio dal Tribunale di Torino: 30 operai a processo, continua la lotta per la libertà di organizzazione e sciopero

Processo Safim: presidio dal Tribunale di Torino in solidarietà ai 30 lavoratori messi alla sbarra per aver fatto sciopero ottenendo migliori condizioni di lavoro e di vita per tutti gli operai dell’azienda di None, anche protestando contro la repressione di tutte le lotte da Modena alla val Susa.

Il processo Safim è un (ennesimo) caso esemplare di repressione antioperaia e antimmigrati: determinato dalle indagini della polizia politica digos, coordinate dal pm Padalino (noto, feroce paladino degli speculatori di ogni sorta recentemente accusato di corruzione e abuso d’ufficio), questo castello di carte giuridiche è un attacco a lavoratori, solidali e coordinatori sindacali.

Accusati formalmente di vari reati, nella sostanza questi lavoratori sono accusati del “crimine” di

essersi ribellati allo sfruttamento padronale, organizzandosi nella lotta con un sindacato conflittuale usando le due armi storiche del movimento operaio: la solidarietà e lo sciopero.

Ricordiamo che la Safim di None attuò (complici la Questura, la Prefettura e la locale Confindustria) una rappresaglia antisindacale arrivando a licenziare i 4 delegati sindacale di S.I. Cobas (che una sentenza dello stesso Tribunale di Torino ha poi giudicato illegittimi) che avevano guidato le vittoriose lotte dentro questo importante magazzino della logistica alimentare a freddo (che nel 2019 ha fatturato più di 50 milioni di euro).

A quest’attacco, rispondiamo rilanciando la lotta alla Safim, verso lo sciopero nazionale della logistica del 18 dicembre, che è la lotta di tutti i lavoratori e di tutte le lavoratrici per conquistarci salario, diritti e dignità.

Verso lo sciopero nazionale della logistica del 18 dicembre e lo sciopero generale del 29 Gennaio!

Verso la giornata di manifestazione nazionale del 30 Gennaio!

Chi tocca uno tocca tutti!

S.I. Cobas Torino