LA GIORNATA DEL 19 GIUGNO RILANCIA Soccorso Rosso Proletario come arma di solidarietà e lotta

Dal Nord al Sud iniziative di strada e di dibattito per affrontare insieme la lotta contro tutti gli aspetti della repressione.
Una giornata per tante giornate a livello nazionale e internazionale.
In particolare, segnaliamo le manifestazioni in Germania per l libertà dei compagni di Atik accusati di essere ‘comunisti del TKP/ML’ e quella di Roma del 26 giugno in solidarietà con i musicisti del grup yorum.

19 giugno a L’Aquila, davanti al tribunale, al carcere, alla zona ospedale-università

A L’Aquila il soccorso rosso proletario ha esposto striscioni contro la repressione antiproletaria e antipopolare, per la libertà di tutti i compagni prigionieri rinchiusi nelle carceri dell’imperialismo, davanti al Comune e al Tribunale: “sulla repressione non si tace, nessuna giustizia nessuna pace” lo slogan scandito contro il silenzio tombale di una città militarizzata ben prima del terremoto e del lockdown.

Nonostante il vento contrario, siamo riusciti a riprendere e a salvare il nostro striscione.

Successivamente ci si è spostati al carcere di massima sicurezza alle Costarelle di Preturo, per dare un saluto alla compagna Nadia Lioce, da 15 anni in isolamento totale in 41 bis.

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Altri striscioni cartelli e manifesti contro il carcere tortura e il carcere assassino, per la libertà di tutti i prigionieri politici nel mondo, come Saibaba in India, il compagno palestinese Georges Ibrahim Abdallah e tutti i prigionieri politici turchi, sono stati apposti nella zona Ospedale – Università.

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Domani si proseguirà con un diffuso attacchinaggio in centro storico

Soccorso Rosso Proletario strumento unitario per la lotta e la solidarietà prolungata contro repressione e Stato

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Soccorso rosso proletario ha lanciato una prima giornata di mobilitazione in occasione del 19 giugno, da sempre giornata internazionale dei prigionieri politici comunisti e rivoluzionari nelle carceri del mondo, raccogliendo la bandiera rossa del “giorno dell’eroismo” dei 300 prigionieri politici e di guerra peruviani del Partito comunista del Perù, che hanno dato la vita con una resistenza eroica per la rivoluzione, per il popolo peruviano, per i comunisti in tutto il mondo, nel massacro del 1986.
Soccorso rosso proletario (Srp) ha operato come organismo promosso da proletari comunisti Italia in questi ultimi anni con un grande lavoro di informazione e controinformazione, a sostegno dei prigionieri politici in Italia e nel mondo, come strumento per esprimere la solidarietà a tutti i compagni, proletari, comunisti, rivoluzionari, attivisti dei movimenti colpiti dalla repressione di Stato, come voce di informazione e sostegno delle lotte dei detenuti nelle carceri italiane; come supporto, nei limiti delle nostre forze, a tutti gli organismi e associazioni che si occupano di repressione, ai loro famigliari e alle realtà democratiche impegnate sul fronte delle carceri.
Le nostre campagne –  vedi quella condotta dal movimento femminista proletario rivoluzionario che aderisce a SRP per Nadia Lioce – contro il carcere tortura e il carcere assassino, sono conosciute e riconosciute da  coloro che organizzano e partecipano a queste lotte, che non siano impregnati di spirito settario e autoreferenziale.

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il Patto d’azione e l’unità di classe strumento contro la repressione delle lotte dei lavoratori – oggi iniziative a taranto – palermo – bergamo

No alla repressione dei padroni e dello Stato! Per l’unità di classe!
Le associazioni padronali e i loro servi al governo nazionale e nelle giunte locali cercano di sfruttare la crisi sanitaria ed economica per regolare i conti con i lavoratori e le organizzazioni sindacali combattive all’interno delle aziende, e più in generale per colpire ogni forma di opposizione sociale e politica. Cercano di imporre uno stato di polizia perché la macchina del profitto deve andare avanti sempre e comunque, anche a costo della vita dei lavoratori!
Sono state vietate le riunioni sindacali, si è intimato ai lavoratori (compresi infermieri) di non rivelare all’esterno i casi di contagio, le carenze nella fornitura di DPI o il mancato rispetto delle restanti norme di sicurezza.
Abbiamo visto mandare l’esercito contro i lavoratori in lotta in TNT-Fedex, in BRT e in UPS, mentre decine di lavoratori, attivisti sindacali e politici sono stati oggetto di intimidazioni, multe, denunce o aggressioni a Bologna, Modena, Taranto, Milano, Genova, Trieste e in molte altre città.

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Parte dall’italia il 19 giugno l’appello per una mobilitazione internazionale per la liberazione di Saibaba – Varavarao e tutti i prigionieri politici in India

Per la libertà di Saibaba, di Varavara Rao e di tutti i prigionieri politici in India
Appello alla mobilitazione internazionale

La ferocia che l’attuale governo indiano di Narendra Modi mette in atto quotidianamente contro il proprio popolo mostra il vero volto di un sistema assolutamente reazionario e ingiusto il cui unico obbiettivo è salvaguardare le classi dominanti al potere, i propri privilegi politici e di casta… una ferocia che chiama fortemente alla solidarietà e all’azione.
Per provare a zittire tutte le voci che denunciano le atrocità commesse nel Paese, il governo ha arrestato e continua ad arrestare una quantità impressionante di militanti, professori, studenti, artisti, membri di organizzazioni democratiche, tutti colpevoli di stare dalla parte del popolo a fronte della guerra al popolo scatenata dallo Stato indiano; un popolo costretto a difendersi non solo dalle varie leggi contro il “terrorismo”, ma anche contro quelle palesemente razziste e discriminatorie come le ultime sulla “cittadinanza” apertamente contro milioni di musulmani; un popolo fatto di donne, di femministe unitesi per ribellarsi contro la galoppante escalation di stupri, spesso commessi da forze armate e di polizia e squadre fasciste paramilitari spalleggiate dallo Stato.
Nelle prigioni i detenuti subiscono ogni tipo di abuso, torture, negazione della libertà su cauzione, condizioni di vita disumane, trasferimenti arbitrari, aggressioni brutali e punizioni in isolamento totale, e sempre più spesso le detenute sono violentate.
Tra questi detenuti ci sono intellettuali come il professore di inglese all’Università di Delhi, GN Saibaba, invalido al 90% e in sedia a rotelle, rinchiuso oramai da alcuni anni nella prigione di Nagpur in una “anda cell” (in isolamento) afflitto da molte patologie e le cui condizioni di salute peggiorano costantemente.

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