Gli interventi all’Assemblea proletaria anticapitalista – CAMPAGNE IN LOTTA: “Non è solo una lotta per gli immigrati ma una lotta di liberazione per tutti e tutte”

Riprendiamo, dal blog Proletari comunisti, la pubblicazione di alcuni degli interventi all’Assemblea di Roma.

Quello che viene nascosto anche da chi denuncia la grave condizione degli immigrati e il razzismo: LA LOTTA! 

CAMPAGNE IN LOTTA

Gli immigrati con cui facciamo la lotta sono tra Foggia e il Piemonte. La rete Campagne in lotta esiste da 10 anni circa, all’indomani della grande rivolta di Rosarno, in cui un gruppo di persone solidali italiane e lavoratori immigrati braccianti si autorganizza principalmente sui temi dell’ottenimento del permesso di soggiorno per tutti, sulle condizioni di lavoro e le condizioni di vita in generale. Abbiamo fatto in questi anni lotte in Puglia, in Calabria, in Piemonte ma anche in tante altre parti d’Italia senza appellarci a nessun partito politico né ad alcun sindacato confederale. Non è solo una lotta per gli immigrati ma una lotta di liberazione per tutti e tutte.

Soprattutto quest’estate ci sono stati ulteriori momenti in cui queste persone sono scese in strada per rivendicare ancora una volta il permesso di soggiorno senza condizioni. E’ successo a giugno in Piemonte dove gli immigrati erano costretti a vivere, a dormire per strada perché il Comune non dispone in alcun modo di un alloggio per i lavoratori stagionali e li lascia a dormire per strada nel parco per poi sfruttarli tutti i giorni nelle campagne ancora una volta. A Foggia dove ormai da anni le persone

scendono in piazza a giugno, siamo stati in strada all’indomani di gravissime aggressioni ai lavoratori che vanno a lavorare in bici e vengono attaccati da persone razziste del posto, prese a calci a sassate, e per fortuna decidono di non stare zitti, di scendere in strada e di rivendicare ancora una volta il diritto di esistere; ancora una volta siamo scesi in strada a fine agosto sempre su queste questioni. Questa lotta negli ultimi anni soprattutto ha scelto di essere molto conflittuale e di optare per strumenti che non sono appunto il corteo, la passeggiata, ma che siano azioni che negli anni hanno discretamente rotto le scatole ai Palazzi del potere, bloccando strade, bloccando i cancelli dell’industria di trasformazione – in questa assemblea ci sono compagni che sono stati con noi davanti a quei cancelli – bloccando il porto di Gioia Tauro, il casello autostradale di Foggia e tanto altro.

E hanno avuto dei risultati perché oggi a Foggia le persone immigrate hanno un rapporto di forza con la questura, sono riusciti a ottenere un gran numero di permessi di soggiorno, a migliorare le loro condizioni soprattutto di lavoro. Un esempio lampante che ci raccontavano quest’estate i nostri compagni è il fatto che da 2/3 anni a questa parte tantissimi lavoratori immigrati sono andati via dall’Italia per le condizioni di lavoro insopportabili e soprattutto per l’impossibilità di rinnovare il permesso di soggiorno e di essere regolari in questo paese. Sappiamo che il piano delle leggi sull’immigrazione è profondamente razzista, questo ha provocato il fatto che c’è una grandissima richiesta di lavoratori in agricoltura quindi c’è tanto lavoro, gli ortaggi e la frutta marciscono nei campi, nessuno li raccoglie, e per fortuna dopo anni di lotte gli operai braccianti hanno iniziato a dire ai padroni: sapete che c’è? A meno di 65/70 € al giorno noi non veniamo a lavorare; visto che nessuno viene a lavorare, visto che c’è una grandissima mancanza di lavoratori, adesso il prezzo lo imponiamo noi. Questa è una vittoria grandissima e un passo avanti se si pensa che fino ad anni fa la gente in provincia di Foggia per la maggioranza lavorava a cottimo a 3 € a cassone, per parlare solo del pomodoro. Questo per dire che la lotta autorganizzata ha fatto passi da gigante, pure essendo una lotta che è stata pochissimo appoggiata negli anni, se non da compagni e compagne solidali e che come tante altre lotte vi è stata una forte repressione, siamo pieni di fogli di via, denunce e processi.

Ma come si diceva prima: è una scelta di vita! Quindi uno decide anche di usare il proprio privilegio di avere un passaporto per dare il supporto a queste lotte.

E riallacciandomi al discorso di prima che sulle condizioni disastrose delle carceri e delle torture che ancora avvengono in Italia, il regime di 41 bis, non possiamo dimenticarci quello che avviene nei CPR, nei centri di detenzione per gli immigrati dove si viene reclusi solo per il fatto di non avere un documento. E’ notizia di poche settimane fa dell’ ennesimo suicidio che è un omicidio di Stato come tanti ne avvengono; questi centri sono luoghi di tortura e di violenza estrema che non possiamo pensare lontani da noi, fanno parte della nostra vita, il nostro governo li ha istituiti e finanzia i paesi torturatori con cui facciamo gli accordi.

Insieme a compagni immigrati e tanti alleati non solo in campagna ma anche in città, è nato un coordinamento che si chiama “documenti per tutti”. A Roma abbiamo fatto già tante cose insieme, anche con il movimento di lotta per la casa, con il coordinamento regionale sanità, e si sta pensando di organizzare quando il governo si sarà installato e quindi immaginiamo fine ottobre/inizi novembre a qualche azione conflittuale forte per dare un segno al governo di destra, del fatto che non possono pensare di decidere quello che vogliono sulla pelle delle persone.

E’ necessario portare avanti e solidarizzare con questa lotta che è una lotta per la libertà di movimento e per il permesso di soggiorno; non possiamo pensare che sia solo una lotta degli immigrati perché da un lato le condizioni, i dispositivi di controllo delle vite e di repressione che negli anni il governo ha applicato sugli immigrati dopo sono stati applicati sempre sul resto della popolazione, si pensa ai campi container, alle tendopoli, a tutta una serie di dispositivi punitivi proprio della libertà personale; e poi perché il fatto che le persone non sono regolari e sono costrette a vivere in condizioni indegne e quindi accettare anche condizioni di lavoro devastanti, ci riguarda tutti, perché è ovvio che anche le nostre condizioni lavorative e quello che noi saremo costretti ad accettare sarà al ribasso.

L’antirazzismo non è quello che si fa in campagna elettorale o in Parlamento, quello sotto i riflettori che piace tanto a certa sinistra, ma è quello che possiamo fare tutti e tutte nelle strade mettendo in mezzo i nostri corpi, i nostri cuori. Insomma è la solidarietà l’arma più forte.