Torino, la manifestazione degli studenti contro gli assassinii sul lavoro, contro la scuola dei padroni, caricata dalla polizia. Cariche anche a Napoli e a Milano. Solidarietà in tutte le forme possibili agli studenti in lotta!

Cariche di polizia  a Torino, dove in piazza Arbarello  studentesse e studenti che volevano partire in corteo, ma gli agenti in antissommossa sono intervenuti per impedirlo con violenza e colpendo gli studenti e le studentesse, ferendoli.

Non si può morire di scuola“, “Lorenzo vive” si legge sui cartelli degli studenti. Durante la protesta gli studenti sono stati manganellati dalla polizia. Alcuni ragazzi sono finiti a terra colpiti dai manganelli. I poliziotti hanno deviato i manifestanti in via Bertola, dove ci sono stati altre cariche.

I ragazzi e ragazze oggi hanno deciso di fare sentire la voce con una manifestazione nel capoluogo, così come nel resto d’Italia. Ad aprire la giornata un corteo  che ha cercato di sfilare su corso Siccardi fino a piazza Arbarello portando lo striscione “Di scuola-lavoro non si può morire per Lorenzo“,

Studenti delle superiori e Cobas non hanno intenzione di «far passare la morte di Lorenzo come un banale fatto di cronaca» e sono scesi in piazza.

Cariche anche a Napoli e a Milano, mentre a Roma la polizia è tenuta a distanza con fumogeni e vernice rossa

G8 Genova: Il destino di Vincenzo Vecchi sospeso al parere della giustizia europea

Il caso di Vincenzo Vecchi è nelle mani della Corte di giustizia dell’Unione europea. A seconda della sua decisione, la Francia estraderà o meno il giovane in Italia; dove rischia una pesante condanna sulla base di una legge ereditata da Mussolini.

di Nolwenn Weiler

Sono già passati due anni da quando è scoppiata la vicenda Vincenzo Vecchi. Tutto è iniziato nell’agosto 2019 con l’arresto di questo falegname sulla quarantina in Bretagna, dove viveva da diversi anni.

La sua colpa? Aver partecipato, nel luglio 2001, a una manifestazione contro la globalizzazione a Genova. La questione: il reato di “devastazione e saccheggio” su cui si basa lo Stato italiano per chiederne l’estradizione è stato introdotto nel codice penale dal regime fascista negli anni ’30 del secolo scorso. Prevede pene detentive molto pesanti, tra i 6 e i 15 anni e può incriminare qualcuno per la sua mera presenza in una manifestazione. Inoltre, i mandati d’arresto europei emessi dall’Italia e che hanno portato all’arresto di Vincenzo da parte della polizia francese, sono normalmente utilizzati per combattere il terrorismo e la criminalità organizzata.

12 ANNI DI CARCERE IN ITALIA PER AVER PARTECIPATO ALLE MANIFESTAZIONI DI GENOVA NEL 2001

In due occasioni, i giudici francesi hanno ritenuto irregolari questi due mandati d’arresto europei. Vincenzo Vecchi resta, quindi, per il momento libero. Ma lo Stato ha rinviato il caso alla Corte di Cassazione. Prima di pronunciarsi, la corte chiede il parere della Corte di giustizia dell’Unione europea. L’udienza si è tenuta il 20 gennaio a Lussemburgo. Una dozzina di membri del comitato di sostegno di Vincenzo erano presenti per un’audizione durata più di due ore, alla quale hanno partecipato sei magistrati.

«Vincenzo era rappresentato da tre avvocati, due francesi e uno italiano – racconta LaurenceIl governo francese era rappresentato da un video. Quanto al governo italiano, si distingueva per la sua assenza». «Capiamo che non volesse ritrovarsi a difendere una legge indifendibile e liberticida; la legge “devastazione e saccheggio”», aggiunge Jean-Baptiste, anche lui membro del comitato di sostegno.

«La presidente ha fatto tante domande, ogni punto è stato dibattuto», riprende Laurence, ricordando che la questione è fondamentale: Vincenzo rischia ancora più di 12 anni di reclusione in Italia per la sua partecipazione alle manifestazioni anti G8 di Genova nel 2001.

«La legge liberticida mussoliniana sulla quale si fonda il mandato d’arresto europeo contro di lui e questa pena del tutto iniqua e assurda, possono essere convalidate e quindi integrare lo spazio giuridico europeo?» chiede il comitato di sostegno di Vincenzo che ha combattuto instancabilmente per più di due anni al fine di evitare il peggio per il giovane falegname.

«NON CI SONO SOLO AMICI DELLA LIBERTA’ IN EUROPA E LE PERSONE NON SONO MERCI»

«Questa questione è molto più ampia del caso di Vincenzo – interviene Jean-Baptiste. Siamo pronti ad accettare qualsiasi legge nello spazio giuridico europeo? Facciamo un altro esempio: quello dell’aborto. Se la Polonia emette un mandato d’arresto europeo per una persona che avrebbe aiutato una donna ad abortire e rischia, così, di finire in prigione, la Francia sceglierà di eseguirlo?»

 «Lo spazio europeo sarà uno spazio di libera circolazione per gli individui? – si chiede Éric Vuillard, scrittore e sostenitore da sempre di Vincenzo Vecchi in una rubrica edita da “L’Obs”. Oppure vogliamo che il giudice possa continuare a controllare, per non liberare i condannati in nome di leggi inique? Perché in Europa non ci sono solo amici della libertà e le persone non sono merci».

Non si conosce ancora la data della pronuncia del parere della Corte di giustizia europea. Comunque sia, spetterà poi alla Corte di Cassazione francese decidere la sorte di Vincenzo Vecchi.

da basta!