Da https://tribolo.noblogs.org
In piazza contro l’accusa di strage – Sabato 12 dicembre

seguiranno aggiornamenti…
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Movimento di Lotta – Disoccupati “7 Novembre”
Ieri il Tribunale di Napoli ha confermato il rinvio a giudizio per il 29 gennaio a 9 dei nostri per violenza, manifestazione non autorizzata, adunata sediziosa. Uno dei processi che vorrebbero frenare la nostra lotta.
Eravamo fuori al Teatro Sannazaro: mentre #Zingaretti presentava la campagna elettorale del #PD, noi chiedevamo con forza il tavolo interistituzionale con Regione, Comune e Governo.
La risposta la ricordiamo: dovemmo resistere alle cariche della polizia, ordinate da chi non voleva che si disturbasse la passerella dopo le provocazione dei vari portaborse e candidati.
Oggi siamo ancora in piazza. Repressione e botte non fermano la nostra lotta che rivendica lavoro, salario e formazione. La crisi economica e sanitaria potrà solo peggiorare le condizioni di vita e di lavoro e non lavoro.
Trasformare la richiesta dei proletari della città in problema di ordine pubblico, trasformare un movimento di lotta in sodalizio criminale è una pratica che conosciamo in questa città. Non ci fermeremo. Ci fate solo perder tempo.
#Napoli #7nov #Lavoro
Chiediamoci il perché, riprendiamo Engels!
“Lo Stato dunque non è affatto una potenza imposta alla società dall’esterno e nemmeno “la realtà dell’idea etica”, “l’immagine e la realtà della ragione”. Esso è piuttosto un prodotto della società giunta a un determinato stadio di sviluppo, è la confessione che questa società si è avvolta in una contraddizione insolubile con se stessa, che si è scissa in antagonismi inconciliabili che è impotente a eliminare. Ma perché questi antagonismi, queste classi con interessi economici in conflitto, non distruggano se stessi e la società in una sterile lotta, sorge la necessità di una potenza che sia in apparenza al di sopra della società, che attenui il conflitto, lo mantenga nei limiti dell'”ordine”; e questa potenza che emana dalla società, ma che si pone al di sopra di essa e che si estranea sempre più da essa, è lo Stato”
“…Nei confronti dell’antica organizzazione gentilizia [della tribù o del clan] – il primo segno distintivo dello Stato è la divisione dei cittadini…”
“…Il secondo punto è l’istituzione di una forza pubblica che non coincide più direttamente con la popolazione che organizza se stessa come potere armato. Questa forza pubblica particolare è necessaria perchè un’organizzazione armata autonoma della popolazione è divenuta impossibile dopo la divisione in classi… Questa forza pubblica esiste in ogni Stato e non consta semplicemente di uomini armati, ma anche di appendici reali, prigioni e istituti di pena di ogni genere, di cui nulla sapeva la società gentilizia… “
[ La forza pubblica] “…si rafforza nella misura in cui gli antagonismi di classe all’interno dello Stato si acuiscono…
Da osservatorio repressione
Il Movimento 5 stelle, annuncia che nella “manovra per ripartire” ci sarà un rafforzamento degli organici delle nostre Forze dell’Ordine con 4535 nuove unità.

Nonostante, una delle maggiori evidenze emerse durante la fase critica dell’epidemia da Covid-19 è stato il collasso del sistema sanitario, con i bilanci sanitari insufficienti ad affrontare la pandemia, con i vaccini antinfluenzali che mancano in molte regioni e in moltissime città; con gli ospedali e terapie intensive tornati in emergenza, per posti, strumenti e, soprattutto per mancanza di personale, con la medicina territoriale non potenziata, e resa più efficiente, per fare da reale filtro pre-ospedaliero; per i pentastellati la priorità risulta essere non è quello di assumere medici, infermieri e personale sociosanitario ma bensì quello di rafforzare il personale delle forze dell’ordine. Tutto questo, nonostante, negli ultimi dieci anni sono stati sottratti 37 miliardi di euro alla sanità[1], mentre le spese militari e per la sicurezza hanno segnato un aumento del 26% rispetto alle ultime tre legislature[2]
Ma sono davvero necessarie queste nuove assunzioni? Secondo il rapporto: “Osservatorio sui conti pubblici” dell’Università Cattolica di Milano in Italia abbiamo circa 306mila agenti (appartenenti alle varie forze dell’ordine) ossia 453 ogni 100mila abitanti, cifra che colloca il nostro Paese ben oltre la media continentale, ferma a 355 agenti ogni 100mila abitanti.
Il confronto con Paesi simili al nostro è molto eloquente: Regno Unito 211 agenti, Germania 297, Francia 320, Spagna 361. Un simile apparato comporta ovviamente una spesa notevole, 22,6 miliardi di euro, ossia l’1,3% del Pil, assai al di sopra della media europea dello 0,9%.
L’Osservatorio della Cattolica nel suo rapporto si preoccupa soprattutto dell’eccesso di spesa pubblica e non manca di sottolineare l’incomprensibile sovrapposizione (a volte addirittura concorrenza) fra le diverse forze dell’ordine.
Quindi l’Italia è il paese europeo che in proporzione spende di più per la sicurezza pubblica e privata. Moltissime risorse che si perdono negli sprechi dell’amministrazione della giustizia, e vanno a garantire i privilegi di pochi, a fronte di alcune carenze anche molto gravi, alimentando una speculazione sull’insicurezza che porta a situazioni drammaturgiche e a una sorta di neofascismo in cui si invoca solo la tolleranza zero e un regime di autorità. Mai in questi anni si è valutato la produttività e l’efficienza di alcuni dei mezzi più usati per “la sicurezza”, spesso costosissimi, come gli strumenti di videosorveglianza. Tecnologie che, andrebbero sostituite piuttosto con operatori sociali sul territorio. Secondo le statistiche, dal ’90 ad oggi il numero dei reati commessi in Italia è rimasto sostanzialmente lo stesso, mentre è aumentato il numero delle denunce, e a finire in carcere sono sempre di più i cittadini stranieri. Secondo la relazione della Corte dei conti, l’80 per cento dei soldi spesi per i migranti va alla repressione, e solo il 20 per cento alle politiche di sostegno.
Nel frattempo, nessuno sembra accorgersi che ben poco fanno le nostre polizie per contrastare il lavoro nero, le neo-schiavitù, l’insicurezza sul lavoro, i gravissimi attentati alla salute pubblica derivanti dall’inquinamento provocato dalle attività sommerse o semi-legali, le stesse ecomafie e le tanto citate evasione fiscale e corruzione. Un universo di reati – cioè di insicurezze – che restano ignorati perché, dalle polizie locali a quelle nazionali, la priorità assoluta è attribuita alla repressione.
Note:
[1] https://www.gimbe.org/pagine/1229/it/report-72019-il-definanziamento-20102019-del-ssn
[2] https://www.retedellapace.it/category/approfondimenti/disarmo/spese-militari-disarmo/
Tous le monde deteste la police!

Ce samedi 28 novembre, une nouvelle journée de manifestations est prévue contre la loi de sécurité globale. Ce texte infâme prévoit en effet notamment d’interdire la diffusion d’images de policiers, mais également la généralisation de la surveillance par drones.
Voté en première lecture par l’assemblée nationale, le texte a déjà poussé des milliers de personnes à descendre dans la rue. En effet, cette nouvelle loi vise une fois de plus à renforcer la sécurité de l’État bourgeois, à permettre toujours plus de répression contre celles et ceux qui osent se révolter, en premier lieu contre les violences policières, qui sont aujourd’hui très largement documentées par des milliers de vidéos.
Face à cette loi, il faut donc une mobilisation massive des masses populaires, afin de faire reculer le gouvernement. Pour cela, nous devons être le plus nombreux possible samedi dans la rue !
Liste des rassemblements :
– FOIX, 28/11, 10h, Préfecture
– POUZAC, 28/11, 10h, rond point Intermarché
– PAU, 28/11, 10h (?), Place de Verdun
– FOUGERES, 28/11, 11h, Place Gambetta
– MONTIGNY LE BRETONNEUX, 28/11, 11h, Théâtre de Saint Quentin en Yvelines
– BRIVE LA GAILLARD, 28/11, 11h, Sous préfecture
– LILLE, 28/11, 11h, Place de la République
– CLERMONT FERRAND, 28/11, 11h, Préfecture
– LA REOLE, 28/11, 11h, Quais de Garonne
– LIMOGES, 28/11, 11h, Préfecture
– MONTPELLIER, 28/11, 11h, Place Georges Frèche
– RENNES, 28/11, 11h, Place de la République
– BERLIN, 28/11, 11h, Ambassade de France
– STRASBOURG, 28/11, 11h30, Place de la République
– NIORT, 28/11, 11h30, Parvis des Droits de l’Homme
– PARIS, 28/11, 14h, Place de la République
– LA HAYE, 14h, Ambassade de France
– AVIGNON, 28/11, 14h, Allé de l’Oulle
– MONTBELIARD, 28/11h, 14h, Rue des Febvres
– GAP, 28/11, 14h, Préfecture
– CHERBOURG-EN-COTENTIN, 28/11, 14h, Place du général de Gaulle
– VITRE, 28/11, 14h, Place Général de Gaulle
– ORLEANS, 28/11, 14h, Place de Gaulle
– LYON, 28/11, 14h, Place des Terreaux
– BORDEAUX, 28/11, 14h, Place de la Bourse
– METZ, 28/11, 14h, Place de la République
– NIMES, 28/11, 14h, Préfecture
– ANNECY, 28/11, 14h, au Paquier
– GRENOBLE, 28/11, 14h, Place de Verdun
– MARSEILLE, 28/11, 14h30, Vieux Port
– CHAMBERY, 28/11, 14h30, Place du palais de justice
– CARCASSONNE, 28/11, 14h30, Place des Jacobins
– VALENCE, 28/11, 14h30, Fontaine monumentale
– CAEN, 28/11, 14h30, Place de la République
– REIMS, 28/11, 14h30, Square Colbert
– NANCY, 28/11, 14h30, Place Maginot
– ANGERS, 28/11, 14h30, Place du ralliementf
– SAUMUR, 28/11, 14h30, Rue Franklin Roosevelt
– BEZIERS, 28/11, 14h30, Sous Préfecture
– DREUX, 28/11, 14h30, Square de la République
– SAINT-ETIENNE, 28/11, 15h, Place Jean Jaurès
– CHATEAUROUX, 28/11, 15h, Place de la République
– MORLAIX, 28/11, 15h, Place des Otages
– TOURS, 28/11, 15h, Place Jean Jaurès
– VICHY, 28/11, 15h, Place de la Poste
– VANNES, 28/11, 15h, Le port
– SAINT-MALO, 28/11, 15h00, Esplanade Saint-Vincent
– CHERBOURG, 28/11, 15h, Place de la République
– POITIERS, 28/11, 15h, Place Maréchal Leclerc
– LORIENT, 28/11, 15h, Grand Théâtre
– BREST, 28/11, 15h, Place de la Liberté
– BLOIS, 28/11, 15h, Préfecture
– ROUEN, 28/11, 15h30, Palais de Justice
La legge è l’ultimo atto legislativo del presidente Macron, che con la scusa di controllare criminalità e terrorismo, impedisce la libertà di stampa, garantisce anonimato e impunità all’operato delle forze dell’ordine, maggiore autonomia alla polizia locale e più armi in dotazione all’apparato repressivo, espandendo l’uso di droni di sorveglianza nelle aree di più alta microcriminalità. L’articolo 24 del provvedimento rende di fatto reato riprendere con fotografie e filmati gli agenti di polizia in servizio.

Proteste in numerose città al grido di “Sicurezza globale = dittatura totale”, o “Polizia offuscata, giustizia cieca” o “Repubblica in marcia verso la dittatura”.
Questo all’indomani del violento sgombero di centinaia di senza tetto, che per protestare contro lo sgombero del campo di Saint-Denis si erano accampati in Place de la Republique. In molti hanno pubblicato online immagini e filmati di quella che verrà ricordata come “la notte della vergogna”, in cui si vedono le forze dell’ordine colpire i manifestanti, accorsi subito dopo che gli agenti avevano rimosso le tende dei migranti installate nella piazza per chiedere un alloggio.

Gli agenti sono stati visti sollevare con forza le tende mentre le persone erano ancora all’interno e scuoterle fino a farle cadere a terra. “Quelli che resistevano sono stati presi a calci o picchiati con i manganelli”, ha riferito il capo della ONG Medici Senza Frontiere in Francia, Corinne Torre. La maggior parte delle persone accampate proveniva da Afghanistan, Somalia ed Eritrea. “Ad alcune è stato rifiutato l’asilo mentre altre sono nel limbo burocratico o stanno tentando di fare domanda”, ha specificato la Torre.
Intanto, dopo le immagini scioccanti dello sgombero violento in Place de la Republique, affiora un altro video sulla stampa, che mostra il pestaggio, da parte della polizia, di Michel un produttore musicale di colore, che rientrava nel suo ufficio dopo essersi accorto di non avere con sé la mascherina. Gli agenti sono entrati subito dietro di lui urlandogli frasi offensive come “sporco negro”, quindi lo hanno immobilizzato nel suo studio e sottoposto a un pestaggio di violenza inaudita per circa 13 minuti. Hanno pestato anche gli altri artisti accorsi in aiuto di Michel
28 novembre – giornata di celebrazione del 200° anniversario della nascita di Engels dalle ore 16 collegati con https://meet.google.com/ttp-vfog-idi
“Lo Stato dunque – dice Engels, arrivando alle conclusioni della sua analisi storica – non è affatto una potenza imposta alla società dall’esterno e nemmeno “la realtà dell’idea etica”, “l’immagine e la realtà della ragione”, come afferma Hegel. Esso è piuttosto un prodotto della società giunta a un determinato stadio di sviluppo, è la confessione che questa società si è avvolta in una contraddizione insolubile con se stessa, che si è scissa in antagonismi inconciliabili che è impotente a eliminare. Ma perché questi antagonismi, queste classi con interessi economici in conflitto, non distruggano se stessi e la società in una sterile lotta, sorge la necessità di una potenza che sia in apparenza al di sopra della società, che attenui il conflitto, lo mantenga nei limiti dell'”ordine”; e questa potenza che emana dalla società, ma che si pone al di sopra di essa e che si estranea sempre più da essa, è lo Stato” [1] (pp. 177-178, sesta edizione tedesca).
“…Il secondo punto è l’istituzione di una forza pubblica che non coincide più direttamente con la popolazione che organizza se stessa come potere armato. Questa forza pubblica particolare è necessaria perchè un’organizzazione armata autonoma della popolazione è divenuta impossibile dopo la divisione in classi… Questa forza pubblica esiste in ogni Stato e non consta semplicemente di uomini armati, ma anche di appendici reali, prigioni e istituti di pena di ogni genere, di cui nulla sapeva la società gentilizia… “. [2]
[ La forza pubblica] “…si rafforza nella misura in cui gli antagonismi di classe all’interno dello Stato si acuiscono …
da osservatorio contro la repressione
Nel nostro Paese è il primo rinvio a giudizio per reato di tortura commesso dai pubblici ufficiali. Parliamo dei presunti pestaggi avvenuti nel carcere toscano di San Gimignano l’11 ottobre del 2018. Il giudice dell’udienza preliminare di Siena ha rinviato a giudizio quattro agenti penitenziari in servizio accusati di aver esercitato una inaudita violenza nei confronti del detenuto tunisino Meher. Nello stesso tempo condannato a 4 mesi un medico per omissioni d’atti di ufficio, perché non avrebbe visitato il detenuto quando era semi nudo e dolorante in cella di isolamento.«Parliamo di una importante pronuncia – spiega a Il Dubbio l’avvocato Michele Passione, parte civile per conto del Garante Nazionale delle persone private della libertà -, perché per la prima volta un reato di tortura viene sottoposto ad un vaglio di merito per condotte di pubblici ufficiali, questo perché la convenzione Onu ratificata dall’Italia consegna il particolare disvalore in fatto di reato quando commesso da pubblici ufficiali. Se lo Stato si dimostra inaffidabile – osserva sempre l’avvocato Passione -, è giusto che venga perseguito con un reato specifico qual è la tortura. Importante che il Garante e varie associazioni siano state in questa vicenda processuale accanto ai detenuti per non farli sentire soli».
Soddisfatte le difese di parte civile
Raggiunte da Il Dubbio anche le difese di parte civile per conto dell’Associazione Yairaiha e del detenuto, testimone dei fatti, che denunciò l’accaduto a San Gimignano tramite una lettera spedita all’associazione e che il nostro giornale ha pubblicato per la prima volta. «Oggettivamente un diverso risultato – spiegano le avvocate Caterina Calia, Simonetta Crisci e associazione Yairaiha -, alla luce degli elementi emersi dalle indagini, era difficilmente ipotizzabile. Le denunce sporte dai detenuti, le convergenti dichiarazioni delle persone sentite, la mole delle intercettazioni nonché le immagini tratte dai video di sorveglianza potevano avere una lettura unica e chiara. Il dato positivo è rappresentato, in ogni caso, dal fatto che in questa fase le richieste di accusa sono state interamente accolte ed il rinvio a giudizio è avvenuto per tutti gli imputati e rispetto a tutti i capi di imputazione. Il dibattimento potrà ancora meglio evidenziare come l’uso della violenza ingiustificata abbia integrato il reato di tortura. A nostro parere, l’uso della violenza, fisica e psicologica, da parte di appartenenti alle forze dell’ordine in servizio, nei confronti di una persona privata della libertà personale ed alla completa mercé delle figure che dovrebbero occuparsi non solo della sua sorveglianza ma anche della sua sicurezza, è una circostanza in grado di produrre uno stato di terrore ed afflizione, difficilmente descrivibile, anche in chi non viene immediatamente fatto oggetto dei medesimi ripetuti e brutali atti, ma assiste agli stessi come gli altri ristretti nella sezione di isolamento del carcere di San Gimignano».
Il detenuto sottoposto a un trattamento inumano e degradante
Ciò che sarebbe accaduto, tra l’altro supportato in parte anche dalle telecamere di video sorveglianza in servizio a San Gimignano, è ben descritto dalla pubblica accusa. Gli agenti avrebbero provocato al detenuto Meher acute sofferenze fisiche e psichiche sottoponendolo ad un trattamento inumano e degradante, abusando dei poteri o comunque violando i doveri inerenti alla funzione o al servizio svolto, con il pretesto di doverlo trasferire da una cella ad un’altra «con condotte di violenza – sottolinea la procura – , di sopraffazione fisica e morale e comunque agendo con crudeltà e al solo scopo di intimidazione nei confronti del medesimo Meher e degli altri detenuti in isolamento». Secondo l’accusa, il fatto sarebbe stato commesso attraverso una pluralità di condotte di violenza fisica, violenza psichica, ingiuria e gratuita umiliazione, avvalendosi della forza intimidatrice correlata al numero elevato di concorrenti.
Pugni, minacce e insulti
Secondo quali modalità avrebbero commesso la tortura? Si sarebbero riuniti volontariamente in 15 unità, fra ispettori, assistenti e agenti, presso il reparto isolamento, dietro invito degli Ispettori e per poi dirigersi – tutti previamente indossando guanti di lattice – presso la cella di Meher. Gli agenti, cogliendolo di sorpresa, avrebbero preso per le braccia il detenuto che usciva dalla cella munito degli accessori per fare la doccia e lo avrebbero brutalmente sospinto verso il corridoio, facendogli anche perdere le ciabatte. Uno degli imputati, un assistente capo, facendosi largo tra i colleghi, gli avrebbe sferrato un pugno sulla testa. Poi lo avrebbe gettato a terra, circondandolo (in modo tale da creare una sorta di parziale schermo rispetto alle telecamere) e colpendolo con i piedi in varie parti del corpo. Il pubblico ministero poi sottolinea che l’agente avrebbe minacciato il detenuto che gemeva e gridava per la violenza che stava ricevendo. Lo avrebbe ingiuriato con frasi del seguente tenore: «Figlio di puttana!», «Perché non te ne torni al tuo paese»; «Non ti muovere o ti strangolo», «Ti ammazzo» e al tempo stesso avrebbe urlato contro tutti i detenuti presenti nel reparto: «infami, pezzi di merda, vi facciamo vedere chi comanda a San Gimignano! ». Non solo, avrebbe rialzato da terra il detenuto e continuato a spintonarlo per farlo camminare per poi, di nuovo, gettarlo a terra.Tutto qui? No, Altri due agenti penitenziari, nel frattempo, avrebbero immobilizzato Meher mentre si trovava a terra, tenendolo rispettivamente per il braccio e per collo, ponendolo con la faccia a terra. Sempre l’assistente capo gli sarebbe montato addosso con il suo peso ponendogli un ginocchio sulla schiena all’altezza del rene sinistro. Lo avrebbe poi fatto rialzare togliendogli i pantaloni, per poi iniziare di nuovo a trascinarlo, mentre un altro agente lo avrebbe afferrato nuovamente per la gola e sempre l’assistente capo gli avrebbe torto un braccio dietro la schiena, per poi trascinarlo nella nuova cella. Ma non si sarebbero esaurite qui le violenze. Assieme ad altri cinque poliziotti, l’assistente capo avrebbe continuato a picchiarlo con schiaffi e pugni all’interno della cella di destinazione, per poi lasciarlo lì semi nudo e senza fornirgli coperte e il materasso della branda, almeno fino al giorno seguente.
Damiano Aliprandi