Un articolo di Angela Lano, tra i 25 indagati/e nell’operazione “Domino”

Siamo in una pericolosa spirale totalitaria: tra necropotere e morte dello stato di diritto

Di Angela Lano. Da alcuni anni siamo pienamente entrati in una pericolosa spirale totalitaria: operazioni di guerre biologiche; guerra USA-NATO contro la Russia per interposta Ucraina – ancora in corso e verso rapidi orizzonti di guerra mondiale, voluta dalle elite corrotte e guerrafondaie europee, sempre più lontane e scollegate dai popoli che governano e da cui sono profondamente disprezzate. E, dal 2023 in poi, siamo spettatori impotenti del genocidio gazawi e dell’espansione del colonialismo di insediamento israeliano in tutta la Palestina storica, in Libano e in Siria…

Mentre il Sud globale si stacca dall’Occidente egemonico e strutturalmente bellico e violento e non ne vuole più sapere di guerre, massacri, furti e pirateria di risorse, il Sistema-mondo (i colleghi incolti si leggano Grosfoguel e Quijano) imperniato sui disvalori di 500 anni di colonialismi brutali e genocidari (leggere David Stannard) volge gli artigli repressivi e totalitari verso tutte le forme di dissidenza, di difesa dei popoli oppressi e di informazione indipendente. E il passo verso la persecuzione politica è breve o immediato, come in tutte le dittature.

Sistema-Italia e vassallaggio.

Il Sistema-Italia, vassallo della più ampia struttura egemonica occidentale e sionista in declino (il sionismo niente altro è se non un’emanazione del colonialismo occidentale, e suo braccio armato nell’Asia occidentale e non solo), scatena l’inferno, aiutato da un giornalismo disinformativo e sempre più ridicolo e immorale, contro associazioni umanitarie e contro giornalisti engagé, in senso gramsciano, nella denuncia delle atrocità israeliane a Gaza e in Cisgiordania.

Per tappare la bocca all’informazione libera e alle pratiche di assistenza umanitaria a quasi due milioni di sfollati gazawi, ha tirato fuori la collaudata – da tutti i regimi totalitari passati e presenti – accusa di “terrorismo” e minaccia alla democrazia – in una palese proiezione freudiana – contro chi non si allinea o dissente. La libertà di stampa è dunque finita, in cambio della libertà di mentire, denigrare, distruggere antropologicamente e svilire l’altro, su ordini e veline straniere. Il tutto, mentre è ancora in corso il lento sterminio di un popolo, che questi stessi giornali fanno finta di non vedere, sempre per ordini esteri.

Stato di diritto e necropotere (leggasi Foucault e Mbembe).

Lo stato di diritto è morto. Non esiste più. Prendiamone atto. L’Italia è una povera colonia di Poteri e Entità Straniere. Lo era già prima e lo è ancora di più oggi. Rappresentanti, forze politiche e tutto il resto, vengono mossi, non muovono, o quando lo fanno è per eseguire ordini che sanciscono la morte sociale, economica e politica dei cittadini scomodi o “eretici”. Non ci sono più i roghi della Santa Inquisizione, ma c’è la morte decretata dai media asserviti al potere. E asserviti al Potere supremo: Israele.

Israele è, di fatto, il nostro governo, le nostre istituzioni, il nostro giornalismo e tutto il resto?

Uomini e donne perbene sono strasformati in terroristi per lo schioccare del dito del padrone? Ma siamo tornati al Feudalesimo? Esiste un limite alla Barbarie politico-mediatica?

Scrivere di Palestina, di genocidio a Gaza, raccontare di morti e feriti, di bambini fatti a pezzi, di donne e uomini stuprati nelle prigioni israeliane vale l’accusa di terrorismo, a quanto pare. Per renderla più credibile, viene nominato Hamas – il movimento di resistenza islamica palestinese che lotta, secondo quanto garatito dall’ONU, per la liberazione dal colonialismo israeliano in terra nativa palestinese -, e mi si trasforma, da giornalista e ricercatrice, nientepopodimeno nella portavoce o nell’addetta alla propaganda ufficiale. Tutto ciò, su informative di Israele, entità genocida e coloniale, che, come consueto, proietta e attribuisce agli altri gli strumenti e le azioni che lui utilizza: in questo caso la hasbara, ricca e potente propaganda.

InfoPal e la hasbara israeliana.

Chiariamo, dunque, alcune cose: 1) non sono, non siamo, la propaganda o il megafono di Hamas, ma del popolo palestinese oppresso e schiacchiato, e informiamo sugli effetti, ben visibili a tutti, ma occultati da Israele e dai media ad esso connessi, che il colonialismo di insediamento ha prodotto in oltre 100 anni nella Palestina storica, e negli ultimi tre nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania – stiamo parlando di qualcosa come 300-400 mila morti e dispersi da ottobre 2023, oltre a un numero spaventoso di feriti e mutilati, tra cui decine di migliaia di bambini e donne.

Stiamo svolgendo un ottimo e seguito lavoro di controinformazione, contrastando, per come possiamo, la milionaria hasbara israeliana e i suoi valvassini in Italia: per questa ragione, Israele ci ha inseriti nella sua mappa del “terrorismo” – di nuovo, una proiezione freudiana del crimine di cui si macchia e che è condannato dal mondo intero.

2) L’agenzia InfoPal è edita dall’omonima associazione, che provvede a sostenerla materialmente: non sono soldi di Hamas o da Hamas o per Hamas, ma dei musulmai italiani, che, come tradizione islamica, si tassano periodicamente per la zakat e altre forme di offerte. A me spetta il compito di gestire il lavoro di informazione, come qualsiasi altro giornalista di testate piccole o grandi, mainstream o indipendenti.

Inoltre, come giornalista, storica e antropologa del Nord Africa e del Medio Oriente, ho viaggiato, studiato, ricercato, incontrato, intervistato chi mi pareva più interessate e utile, raccogliendo materiale, fotografie, registrazioni, badge, cartoline, spillette, collane, bracciali, simboli, gadget vari, di popoli, organizzazioni e fazioni politiche, culture, religioni e tradizioni, o ricordi associati a interviste e incontri professionali. E’ un mio diritto, fa parte della mia libertà di ricerca e lavoro, e non deve essere oggetto di speculazioni o accuse, o di attacco della macchina del fango.

3) La “bandiera di Hamas”, annoverata tra le accuse a mio carico, e rinvenuta in vecchi e polverosi scatoloni accatastati in uno sgabuzzino, insieme a badge delle tante conferenze internazionali, cartoline e altro, provano solo che la considero un oggetto da raccolta di viaggi di lavoro. Chi ha perquisito a fondo la mia ampia e affollata casa, avrà visto oggetti – lampadari, maschere, collezioni da mezzo mondo – libri e infinità di cose. Oppure si pensa seriamente che se fossi associata a quell’organizzazione avrei tenuto quei “cimeli”? Ripeto, come giornalista-antropologa mi do il diritto di raccogliere tracce e passaggi del mio lavoro, insieme a migliaia di foto e articoli. Scatoloni di copie cartecee di articoli, taccuini, agende, biglietti aerei…, come un giornalista alla vecchia maniera, non come quelli odierni da copia-incolla senza vergogna…

Ripeto, sono una giornalista professionista, ma anche una ricercatrice, una storica e un’antropologa, con titoli accademici e pubblicazioni da far invidia alla media del giornalismo italico.

Sono anche un’intellettuale politicamente e socialmente impegnata, non organica al Sistema (per i colleghi poco colti è un riferimento a Gramsci), cosa di cui vado assolutamente fiera. Pertanto, lo squallido sbertucciamento di articoli, uno clone dell’altro, in stile gossip, contro di me, rappresenta una palese manifestazione di un giornalismo degno della scadente posizione in cui si trova nelle classifiche internazionali: la più recente, sulla libertà di stampa nel 2025, lo colloca al 49° posto globale, secondo Reporters Without Borders (RSF), la peggiore dell’Europa occidentale, indicando una salute precaria dell’informazione nel nostro Paese…  Un Paese, inoltre, che sta precipitando rapidamente in forme totalitarie di tragica memoria, insieme alla sempre più devastante situazione economica, e che ha bisogno più che mai di politici, di uomini e di donne, etici e dediti al bene della Nazione e dell’Umanità.

Solidarietà a Angela Lano, grande combattente per i diritti umani

Sui media mainstream oggi si sentono serpeggiare calunnie, infamie, vita privata raccontata al mondo senza un minimo di contesto. Il contesto che non vogliono raccontare proprio perchè se raccontato sarebbe molto più chiaro, quindi meno appetibile, ed ogni persecuzione intellettuale risulterebbe vana.

Quello a cui stiamo assistendo è una spirale del necropotere: il 15 dicembre 2025 la Corte d’appello di Torino ha disposto “la cessazione del trattenimento al CPR di Caltanissetta” dell’imam Mohamed Shahin, dopo aver subito persecuzione intelletuale e politica per il suo sostegno al popolo palestinese; e poi nei giorni scorsi sono arrivate le vergognose misure cautelari contro l’architetto Mohammed Hannoun, presidente dell’API e tra i fondatori dell’ABSPP Odv, insieme ad altri attivisti filopalestinesi.

Ora, tra gli indagati nell’ambito dell’inchiesta sui finanziamenti a Hamas avviata e coordinata dalla Direzione antimafia e antiterrorismo di Genova, figura anche Angela Lano, 62 anni – giornalista e orientalista, autrice di diversi libri sul mondo arabo e islamico, nonchè direttrice dell’agenzia di stampa Infopal.

Storica attivista No Tav di Sant’Ambrogio di Susa, combattente per i diritti umani, attiva in moltissime cause sociali nonchè tra le più grandi esperte della questione palestinese, volto noto del giornalismo non-embedded, Angela è oggi vergognosamente e antidemocraticamente accusata di “concorso e partecipazione in associazione con finalità terroristica”. Ieri all’alba gli agenti della Digos di Genova, insieme ai loro colleghi torinesi, hanno effettuato una lunga perquisizione nell’abitazione di Angela Lano, a Sant’Ambrogio. Se ne sono andati dopo aver sequestrato soldi contanti, alcuni dispositivi informatici e delle bandiere palestinesi.

Gli investigatori considerano oggi Angela “la responsabile della propaganda di Hamas in Italia”, poichè – si apprende dalla stampa mainstream – “in rapporti quasi quotidiani con l’imam di Genova Mohammed Hannoun, presidente dei Palestinesi d’Italia, accusato ora di essere membro del comparto estero di Hamas”. Nell’articolo de La Stampa viene accusata di essere “stipendiata dall’associazione di beneficenza Abspp (Associazione benefica di solidarietà con il popolo palestinese)”, come se fosse una notizia segreta e un atto illegale, quando in realtà non c’è nulla di illegale e di assurdo.

Infopal, l’agenzia che dirige, è nata nel 2006 ed è registrata al Tribunale di Genova, conta una decina di collaboratori – tra cui il sottoscritto – fra cui studiosi, giuristi e giornalisti, e alcuni corrispondenti da Gaza. Da sempre InfoPal è un punto di riferimento nell’ambito dell’informazione e fornisce news, resoconti e reportage sulla situazione in Palestina e, in particolare, sulla striscia di Gaza e la Cisgiordania occupata.

Le accuse nei suoi confronti di Angela sono assurdità paranoidi al limite della fantasia e dell’isteria narrativa, degna di uno scrittore di thriller. Una guerra mediatica scatenata contro una seria e professionale giornalista che ha fatto della ricerca della verità, dello studio, dell’approfondimento dei dettagli, della ricerca accademica e indipendente la sua vita con estrema onestà e coerenza, condannando servilismi e collusioni del giornalismo mainstream.

Fa ridere istericamente l’idea che Angela venga considerata una “terrorista” (sembra assurdo solo scriverlo, oltre che pensarlo): lei che ha fatto della militanza ambientalista, pacifista, nonviolenta e antimilitarista la sua vita. Per chi la conosce sa di cosa sto parlando. Angela ha sempre agito con profondo senso etico nel suo lavoro e nella sua vita con la ferma convinzione che le ingiustizie sono intollerabili e non normalizzabili e che i diritti umani non sono negoziabili.

Angela ha uno spessore culturale che la metà dei giornalisti mainstream di sogna. Laureata nel 1990 in lingua e letteratura araba con una tesi sulla questione palestinese, ha scritto saggi sulla condizione femminile, sulla guerra in Iraq, sull’islam in Italia. Nel 1996-97 ha aggiornato il «Grande dizionario enciclopedico» della Utet per le voci «letteratura araba» e «letteratura persiana», uscito nel 2003 anche nell’Enciclopedia di Repubblica.

Tra il 1997 e il 1999 ha svolto una ricerca sul fenomeno delle conversioni all’islam e sulla presenza dell’islam in Italia pubblicata a puntate sulla rivista Missioni Consolata, organo dell’omonimo istituto missionario. PhD in Studi Etnico-Africani e del Medio Oriente e post-dottoranda in Scienza delle Religioni, da anni si occupa di storia e geopolitica del Mondo arabo e islamico oltre ad essere autrice di numerosi libri, articoli e reportage sulla Palestina e sull’“altro mondo”, quel mondo che non viene mai raccontato.

Collabora da anni con la rivista Tempi di Fraternità. Recentemente, insieme ad un gruppo di accademici dell’Università Federale brasiliana di Bahia, Angela ha costituito il “Nucleo di ricerca sugli studi coloniali e de-coloniali nel Nord Africa e Medio Oriente” con l’obiettivo di analizzare e decostruire le congiunture geopolitiche neocoloniali occidentali in atto nel mondo arabo e islamico (Africa settentrionale e orientale, Vicino e Medio Oriente).

Angela ha vissuto la militarizzazione del suo territorio, la Val Susa, fin dal 1989 con l’inizio dei cantieri TAV a cui tutta la popolazione si oppose e si oppone ancora oggi in blocco.

Divenne famosa per un fatto che l’ha segnata particolarmente. Era il 3 giugno 2010 quando Angela Lano arrivò all’aeroporto di Malpensa dalla Palestina acclamata da familiari, amici, compagni di lotte e da grande parte della comunità palestinese residente in Italia.

In qualità di giornalista si trovava a bordo della Nave 8000, facente parte della Freedom Flotilla, flotta navale carica di aiuti umanitari verso la Striscia di Gaza, per documentare sul posto l’arrivo degli aiuti. La Flotilla aveva il fine di rompere l’assedio coloniale e l’embargo che durava da quattro anni. Nonostante le intuizione di attacco da parte di Israele, nessuno avrebbe mai pensato che qualcuno la potesse sequestrare e farne strage. A bordo erano presenti attivisti, medici, parlamentari e giornalisti di cui Angela era l’unica donna italiana. La nave venne intercettata e, a 75 miglia dalle coste di Gaza in acque internazionali, venne assaltata illegalmente dall’esercito israeliano il 31 maggio 2010.

La nave turca Mavi Marmara andava in fumo mentre la Nave 8000, completamente priva d’armi, subiva la violenza scatenata dell’esercito israeliano. Furono sei gli attivisti italiani reduci dalla spedizione della flottiglia di aiuti per la Striscia di Gaza e furono tutti detenuti in Israele in attesa della pronuncia del tribunale essendosi opposti, come numerosi altri, al loro immediato rimpatrio.

Solo 25 attivisti su 581 (fonte: Reuters) accettarono di farsi espellere da Israele, mentre tutti gli altri vennero arrestati, identificati, schedati, interrogati, divisi per nazionalità e in seguito trasferiti in carcere, presumibilmente in quello di Beersheba, nel bel mezzo del Negev. Tra questi anche Angela venne imprigionata e sequestrata da Israele dopo che si oppose al provvedimento amministrativo di rimpatrio.

I suoi familiari nella casa di Sant’Ambrogio di Susa non ebbero sue notizie per quattro giorni. Il marito Fernando la sentì l’ultima volta, alle due della mattina di domenica 31 maggio, al telefono satellitare di cui Angela era dotata. Ancora oggi non è dato sapere perché la zona di Ashdod, dove Angela e altri sequestrati erano rinchiusi, era inaccessibile a tutti e per quale motivo la Farnesina non riuscì a reperire notizie certe. L’1 giugno Angela e gli altri cinque incontrarono i rappresentanti del Consolato italiano a Tel Aviv.

Israele iniziò a dare notizie false su come si era svolta la vicenda. La propaganda israeliana iniziò a mandare video e immagini di personaggi con le spranghe in mano che si ribellavano all’esercito, quando in realtà sulla Flotilla nulla di questo si era avverato. Una false flag ben architettata che portò a vociferare che persino Angela fosse armata di pistola. Nulla di più falso. Israele quindi annunciò di avviare procedimenti giudiziari contro gli attivisti con la scusa che avessero aggredito i soldati israeliani, quando in realtà sulla Flotilla ci fu una resistenza di massa passiva nonviolenta che utilizzava i propri corpi come unica arma di fronte a bombe, lacrimogeni e mitra.

Fu l’ennesima operazione, dopo “Piombo Fuso” a cavallo tra il dicembre 2008 e il gennaio 2009, che scioccò l’opinione pubblica italiana per le vessazioni dell’esercito israeliano. Nel libro “Verso Gaza”, Angela ha documentato il vile attacco sionista contro la Freedom Flotilla, colpevole di aver voluto aiutare e soccorrere la popolazione gazawi ormai stremata dall’embargo economico a cui era ed è sottoposta.

Mentre svolgeva la sua professione di giornalista, Angela veniva fortemente attaccata da molti suoi colleghi come Giuliano Ferrara, che denigrando il suo lavoro la raffigurò come “collaboratrice di siti antisemiti, negazionisti dell’Olocausto”.

Magdi Cristiano Allam e il sito Dagospia furono impegnatissimi nella campagna mediatica contro la Freedom Flotilla, contro gli aiuti umanitari imbastendo una squallida retorica che raffigurava gli attivisti e pacifisti come “solidali con il terrorismo”. Solo becere costruzioni linguistiche giornalistiche che, non essendo sul posto, non rispecchiavano la realtà. Claudio Pagliara, giornalista che vanta decenni di collaborazione da New York, all’epoca la accuso di fare “giornalismo con la kefiah”.

La solidarietà ad Angela arrivò da ambienti risicati della sinistra radicale, dalla Val di Susa, dal movimento No Tav nella quale ha militato, dalla comunità palestinese e da associazioni per i diritti umani. Anche Dario Fracchia, allora sindaco del Comune di Sant’Ambrogio, espresse forte solidarietà ad Angela e ai suoi compagni: “Esprimo piena solidarietà alla nostra concittadina Angela Lano e a tutti gli attivisti e volontari che hanno partecipato alla missione” – continuando poi – “La Freedom Flotilla è stata brutalmente stroncata in acque internazionali da un’azione militare di una violenza inaudita che deve essere condannata a livello sovranazionale il prima possibile. Stigmatizzo il governo israeliano che ritengo di essere di tipo fascista, criminale ed altamente irresponsabile. A questo abominevole episodio di violenza seguirà purtroppo altra violenza

Quello di Angela è il giornalismo “non embedded”, quello conquistato sul campo, documentato in maniera seria, frutto di interviste tra la gente del posto e nelle zone di guerra in cui il giornalista, come direbbe Pasolini, “si sporca le mani con la realtà” e non sta dall’alto dei suoi alberghi di lusso in attesa d’essere collegato in studio per leggere le veline che gli passano. Il giornalismo “non embedded” è il giornalismo non compromesso che non ha padroni e legge la realtà secondo i rapporti di forza e non sta seduto sulla sedia di pelle del suo ufficio pubblicando filippiche contro popoli e territori che nemmeno conosce.

Oggi Angela si occupa di Islam, guerre in Medioriente, Palestina, geopolitica, radicalismo islamico e immigrazione. Non è un caso che sta riscontrando molto successo il suo ultimo libro, molto ben documentato, sull’attuale genocidio a Gaza, intitolato “Olocausto Palestinese”.

Grazie ad Angela per quello che ha fatto, scritto, raccontato e documentato e per il lavoro che continuerà a fare come direttrice di InfoPal ed accademica. La persecuzione nei confronti di Angela, oltre ad essere di stampo politico ed intellettuale, è una palese violazione dello Stato di Diritto in una post-democrazia europea, come l’Italia, oltre che una violazione della libertà d’espressione e della libertà d’associazione.

Solidarietà totale ad Angela, combattente per i diritti umani e per i diritti del popolo palestinese.

* da Pressenza

Tutti liberi tutte libere! Siamo tutte palestinesi! dal blog MFPR

Una campagna di arresti, di pesanti denunce, di multe stanno piombando su dirigenti e militanti delle associazioni palestinesi in Italia, sui solidali, su chi si è mobilitato in questi anni, mesi contro il genocidio di Israele a sostegno della popolazione e della resistenza palestinese.
Anche nostre compagne sono state denunciate con pesanti accuse e hanno ricevute multe, da L’Aquila a Taranto.
Questa gravissima operazione viene portata avanti all’insegna di un piano in cui Israele/Netanyahu detta e Meloni, Piantedosi, tutto il governo esegue solerte.
Questa operazione ha lo scopo di mettere in pratica a Gaza il piano Trump/Netanyahu di continuazione del genocidio, usando come prima il blocco degli aiuti umanitari, il freddo, la fame, le carceri/tortura per cancellare la resistenza del popolo palestinese, le sue legittime organizzazioni e fare di Gaza prima un grande affare di ricostruzione e poi una costiera per ricchi, coloni.
Contro questa operazione si sta sviluppando una immediata opposizione, mobilitazione in Italia. Essa va estesa dovunque è possibile.
Noi ribadiamo con forza: SIAMO TUTTE PALESTINESI! TUTTI/TUTTE LIBERI!
MFPR

L’arresto di Hannoun e la criminalizzazione del dissenso, da Coordinamento dei Giuristi e Avvocati per la Palestina (GAP)

Condividiamo il comunicato firmato dal Coordinamento dei Giuristi e Avvocati per la Palestina (GAP) sull’arresto del presidente dell’Associazione dei Palestinesi in Italia Mohammed Hannoun – Solidarietà non è reato: fiducia nella Magistratura, ma allarme per la criminalizzazione del dissenso e della tutela dei diritti

Il Coordinamento dei Giuristi e Avvocati per la Palestina esprime stupore e sconcerto per la grancassa mediatica alimentata, in queste ore, da alcune testate dell’area della destra politica e culturale in merito alla notizia di cronaca dell’indagine che ha portato all’arresto del presidente dell’Associazione dei Palestinesi in Italia, Mohammed Hannoun, accusato di aver gestito una rete di finanziamenti diretti ad Hamas. I toni allusivi, strumentalmente e farisaicamente scandalistici e spesso deformanti, utilizzati dagli articolisti sembrano perseguire l’obiettivo di trasformare ogni forma di denuncia del Genocidio e delle gravissime violazioni del diritto internazionale perpetrate da Israele in Palestina, nonché ogni manifestazione di solidarietà attiva verso il popolo palestinese, in un sospetto “fiancheggiamento” di presunte attività terroristiche.

Riaffermiamo con chiarezza la massima fiducia nell’operato della Magistratura italiana e il pieno rispetto delle sue prerogative costituzionali. Proprio per questo auspichiamo che ogni accertamento venga condotto con rigore, serenità e garanzie piene, senza cedere a pressioni esterne, né lasciarsi condizionare da campagne mediatiche che, al di là dei singoli casi, mirano a disegnare un quadro “politico” utile a intimidire e delegittimare il dissenso.
Non è affatto chiaro, allo stato, il motivo per cui i fondi di cui disponevano gli arrestati suano stati ritenuti destinati a finalità diverse da quelle umanitarie. Il ricorso a fonti israeliane per dichiarare l’appartenenza ad Hamas di determinate organizzazioni umanitarie non può essere ritenuto decisivo per la scarsa attendibilità di tali fonti, in quanto provenienti da Stato uso alla manipolazione politica della giustizia oltre che sotto accusa per genocidio e altri gravi crimini internazionali. Peraltro va considerata anche la natura complessa delle organizzazioni politiche palestinesi, sorrette da un certo consenso sociale e legittimate dalle norme di diritto internazionale alla resistenza contro l’occupante.

È doveroso ricordare che la solidarietà, la libertà di manifestazione del pensiero, la libertà di associazione e l’impegno civile a tutela dei diritti fondamentali sono pilastri dell’ordinamento costituzionale. Allo stesso modo, l’azione di informazione, denuncia e tutela legale relativa a gravi violazioni del diritto internazionale umanitario – incluse le condotte genocidarie che la Corte Internazionale di Giustizia e la Corte Penale Internazionale stanno valutando e investigando – non può essere compressa o delegittimata con insinuazioni, etichette infamanti o generalizzazioni che finiscono per colpire indiscriminatamente attivisti, volontari, operatori umanitari, giuristi e cittadini.

In un contesto segnato da una tragedia umanitaria di proporzioni immani, quella dell’Olocausto del popolo palestinese, la pretesa di presentare la solidarietà come “sospetta” e la difesa dei diritti come “pericolosa” costituisce un rovesciamento grave dei principi democratici: si tenta di spostare l’attenzione dalla protezione delle vittime e dall’accertamento delle responsabilità verso un terreno di delegittimazione del movimento di solidarietà e delle sue forme pubbliche e trasparenti di impegno.

Come Giuristi e Avvocati per la Palestina continueremo, con ancora maggiore determinazione, nell’opera di tutela e assistenza legale volontaria a favore di chiunque subisca provvedimenti repressivi ingiusti o sproporzionati, lesivi dei principi del diritto costituzionale e del diritto internazionale. Continueremo a farlo apertamente, in modo trasparente e nel pieno rispetto della legalità, nella convinzione che i principi di solidarietà, eguaglianza e giustizia non siano negoziabili e debbano prevalere su ogni tentativo di intimidazione o criminalizzazione del dissenso, così come continueremo a denunciare e chiedere l’avvio di indagini penali per l’accertamento delle responsabilità e la punizione di autori e complici del genocidio tuttora in atto.

Invitiamo, pertanto, tutte le istituzioni, l’avvocatura, il mondo accademico, la società civile e gli organi di informazione a respingere la logica delle insinuazioni e a difendere lo spazio democratico di chi chiede verità, responsabilità e protezione dei diritti umani per il popolo palestinese, senza ambiguità e senza doppi standard.

Coordinamento dei Giuristi e Avvocati per la Palestina (GAP)

Il Fronte Popolare per la liberazione della palestina sulla montatura giudiziaria in Italia

Fronte Popolare: la solidarietà con il nostro popolo non è terrorismo e la repressione degli attivisti in Italia è un palese allineamento con la guerra di sterminio sionista.

Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina ha condannato con la massima fermezza la frenetica campagna repressiva lanciata dalle autorità italiane all’alba di sabato, che ha preso di mira nove attivisti e quadri che difendevano i diritti dei palestinesi, e che ha incluso l’irruzione nelle sedi di associazioni di solidarietà e la confisca di proprietà e attività finanziarie con il pretesto inconsistente di “finanziamento del terrorismo”.

Nella sua dichiarazione, il Fronte considera questo approccio repressivo adottato dal governo “Georgia Meloni” come un palese allineamento con la guerra di sterminio sionista e una prova conclusiva della completa sottomissione di Roma ai dettami dell’intelligence sionista.

Il Fronte Popolare ha sottolineato che l’arresto degli attivisti solidali, basato sulle informazioni fornite dai servizi di sicurezza sionisti, è un palese attacco alla sovranità italiana e una trasformazione della magistratura italiana in uno strumento esecutivo al servizio dell’agenda dei criminali di guerra “Netanyahu” e “Katz”.

Ha sottolineato che i tentativi di criminalizzare il lavoro umanitario e solidale e di classificarlo come “finanziamento di organizzazioni politiche” non sono altro che un’estensione della politica di affamare il nostro popolo e di prosciugare le fonti di sostegno morale e materiale per esso, e di intimidire i movimenti popolari in Europa per dissuaderli dal denunciare i crimini sionisti.

Il Fronte ha inoltre ribadito che resistere all’occupazione in tutte le sue forme è un diritto legittimo garantito dalle leggi e dalle convenzioni internazionali, respingendo i tentativi del governo italiano e dell’Unione Europea di distorcere i fatti etichettando la Resistenza come “terrorismo”, mentre il vero terrorismo è quello praticato dall’esercito nemico in termini di massacri quotidiani con il supporto e gli armamenti amerikani e occidentali.

Il Fronte Popolare ha invitato le comunità palestinesi e le forze progressiste in Europa a lanciare un’ampia campagna di solidarietà e a intensificare l’azione popolare e legale per fare pressione sul governo italiano affinché rilasci gli attivisti e ponga fine a questa politica sbilanciata a favore dell’occupazione.

Fonte: hadaf news –

Solidarietà ad Hannoun da Freedom Flottilla

In Europa viene repressa, in molteplici maniere, la solidarietà con il popolo palestinese. In Germania, nel Regno Unito, in Italia: divieti, fermi, sanzioni, procedimenti penali contro chi denuncia i crimini nei territori occupati e chiama al rispetto del diritto internazionale.

Non è sicurezza. È censura.

Quando la solidarietà viene criminalizzata, viene attaccata la democrazia.

Difendere i diritti del popolo palestinese non è un reato.

Reato è il silenzio davanti alla pulizia etnica.

Reato è reprimere chi non accetta di voltarsi dall’altra parte.

La solidarietà non si processa.

Vogliono ridurci al silenzio, ma il silenzio non è neutralità: è complicità.