Operazione Ritrovo – Anarchici scarcerati, ma il 13 giugno presidio a Milano
Anarchici scarcerati, Riesame sgonfia l’inchiesta del pm ossessionato dai terroristi
BANCHETTO INFORMATIVO: riflessioni e spunti sulla situazione attuale, l’operazione “Ritrovo” E SUL CORTEO IN PROGRAMMAZIONE PER IL 20 GIUGNO A MILANO.
RINFRESCO BENEFIT per le spese legali
MILANO
“Il 13 Maggio tra Bologna e Milano sette compagni e compagne anarchici sono stati arrestati e altri 5 sottoposti a misure cautelari.
L’accusa è di 270bis: associazione con finalità di terrorismo.
Viene imputato loro di aver portato solidarietà ai prigionieri di carceri e CPR (centri di permanenza per il rimpatrio) e di aver lottato contro questo sistema capitalistico fatto di controllo tecnologico e sfruttamento.
Questa operazione ha lo scopo, dichiarato dalla procura stessa, di prevenire le tensioni sociali dovute alla crisi economica che seguirà quella sanitaria.
Proprio in questo momento in cui lo Stato da un lato reprime e dall’altro affama ancora più del solito crediamo sia importante prendere parola e avere il coraggio di tornare in strada a lottare.
A scuola e sul lavoro, nelle carceri e nei CPR, nelle case e nelle strade con l’avanzare della crisi lottare sarà l’unico modo per poter respirare.”
Solidali e anticapitaliste/i
Libertà per Saibaba dalla Galizia
Galiza: Carta á Ministra de Asuntos Exteriores do Estado Español para reclamar a liberdade inmediata de GN Saibaba e defensores de dereitos humanos Varavara Rao
Fifteen social activists and trade unionists from the city of A Coruña (Galiza), such as Xosé Portela, Carmela Iglesias, Manolo Monge and Adolfo Naya, send a letter to the Minister of Foreign Affairs of the Spanish State Arancha González Laya, to demand that the Ministry of Foreign Affairs take all to the appropriate measures for the immediate release of Professor GN Saibaba, as well as other human rights defenders suffering repression in India, such as the case of Surendra Gadling, Sudha Bharadwaj, Varavara Rao, Vernon Gonsalves, Arun Ferreira, Shoma Sen , Sudhir Dhawale, Rona Wilson and Mahesh Raut.
Repressione a Parigi della manifestazione dei sans papiers
France : Répression de la manifestation pour le droit des sans-papiers
La provocazione poliziesca a Modena nelle parole dei compagni
Massima solidarietà al Si Cobas di Modena per la gravissima provocazione subita. Soccorso Rosso Proletario
Pubblichiamo di seguito il loro comunicato e sosteniamo la lotta di lavoratrici e lavoratori contro ogni tentativo di criminalizzazione. Criminale è il capitale, criminale è chi lo serve!

GRAVISSIMA PROVOCAZIONE CONTRO IL SI COBAS DI MODENA E CONTRO UN SUO MILITANTE, MARCELLO PINI
Ieri pomeriggio (giovedì 28) presso la nostra sede sindacale di Modena è stato fermato e portato in questura il nostro compagno Marcello Pini, mentre stava filmando quella che sembrava essere una colluttazione tra spacciatori.
In realtà la polizia in borghese, stava eseguendo un fermo e accortasi della presenza di Marcello, si è avventata su di lui facendo poi una irruzione nella sede sindacale, in quel momento affollata di lavoratori e lavoratrici, dando così inizio a una vera e propria perquisizione dei locali, condita da minacce nei confronti del sindacato e in particolare verso alcune compagne presenti per il normale lavoro di sportello.
“Noi siamo la polizia e facciamo quello che ci pare, voi siete il Si Cobas e vi arrestiamo tutti e tutte” è stato il motivo che ha accompagnato tutta la scena, ricordandoci le immagini del Cile di Pinochet o della Managua del dittatore Somoza. A quel punto e dopo una lunga telefonata tra la polizia presente sul luogo e la Digos di Modena, Marcello, riconosciuto come militante sindacale impegnato nelle vertenze più dure aperte dal Si Cobas, sul territorio modenese, veniva portato in questura e trattenuto per alcune ore. Oltre al sequestro del telefono cellulare, Marcello è stato accusato di resistenza a pubblico ufficiale. una accusa che le telecamere in funzione nella zona smentiscono.
La ricostruzione del fatto non vuole essere né cronaca e neppure un atto puramente formale, ma la dimostrazione che a Modena, polizia, procura, istituzioni e padronato, stanno scientemente pianificando il tentativo di cancellare il nostro sindacato: il tentativo maldestro e patetico di incastrare il coordinatore nazionale Aldo Milani, il continuo uso dei manganelli e dei gas, nei confronti dei lavoratori e delle lavoratrici in lotte davanti ai cancelli delle aziende alimentari o della logistica, le centinaia di denunce nei confronti di militanti sindacali, lavoratori, disoccupati organizzati sono la dimostrazione di quanto affermiamo.
Ci pare inoltre evidente che l’utilizzo dei divieti, contenuti nei vari decreti governativi, per salvaguardare la salute delle persone, in realtà siano diventati lo strumento per impedire ogni forma di conflitto e per colpire quelle forze sindacali come il Si Cobas, che ne sono tra gli animatori. Non abbiamo chinato la testa davanti davanti agli scudi e ai manganelli. Non siete riusciti a cancellare la nostra presenza attraverso teoremi polizieschi costruiti a tavolino. Ribadiamo con la solita determinazione che continueremo a lottare contro le politiche del governo e di confindustria di attacco ai lavoratori e lavoratrici perché questa è la sola e l’unica arma di cui disponiamo.
Si Cobas nazionale
LA SANZIONE DELLA CGS PER LO SCIOPERO DELLE DONNE DEL 9 MARZO HA ANTICIPATO L’ATTACCO GENERALE AL DIRITTO DI SCIOPERO
Che la Commissione Garanzia Sciopero con il divieto dello sciopero delle donne del 9 marzo, a cui è seguita nei primi di maggio la sanzione allo Slai cobas sc che lo aveva proclamato e non revocato, e con l’estensione di tale divieto, col pretesto del coronavirus, a tutte le attività lavorative, indipendentemente se essenziali o non essenziali – fatto avvenuto per la prima volta nella storia della Repubblica -, volesse anticipare e dare un segnale di via libera all’azione del padronato di repressione, si sta ben vedendo in questo periodo di ripresa generale dell’attività lavorativa con il nuovo/aggiornato attacco agli scioperi, assemblee, diritti sindacali che sta avvenendo in varie fabbriche e posti di lavoro. Tra i tanti, il caso emblematico e grave precedente della BRT di Sedriano (MI) dove l’esercito è entrato in fabbrica per interrompere l’assemblea dei lavoratori in sciopero.
Come avevamo, insieme ad altre realtà, denunciato fin dal primo momento, l’uso dell’esercito per “l’emergenza coronavirus”, oltre che grave, illegittimo per controllare-reprimere nelle strade, non sarebbe rimasto limitato al periodo di pieno lockdown, ma avrebbe costituito un passo avanti
definitivo, oltre l’emergenza, dell’azione interna militare dello Stato. E questo si sta puntualmente verificando – per es. è di oggi la notizia che da giugno sarà anche l’esercito a vigilare sulla racolta della frutta a Saluzzo nel Cuneense.
Il diritto di sciopero che arresta la produzione, nella cosiddetta “Fase 2” – che vuol dire per il capitale “fase della ripresa intensificata dell’attività produttiva” per riprendere i profitti, dopo il periodo di emergenza che ha peggiorato la loro crisi – non deve essere tollerato.
Lo Stato si toglie i veli della parvenza di universalità e appare esplicitamente come Stato del capitale.
Questo è stato già chiaro nell’illegittimo attacco allo sciopero della CSG, che ha mostrato che l’unico interesse dello Stato: difendere il profitto dei padroni, imporre per questo la “pace sociale” perchè tutto continui come prima e peggio di prima.
D’altra parte ricordiamo che lo aveva detto esplicitamente il Presidente della CGS Giuseppe Passarelli, nella sua lettera pubblica del 27 marzo, in cui scriveva: “Il conflitto al tempo del coronavirus ci porta davanti ad uno scontro terribile e inedito…“; le astensioni dal lavoro “produrrebbero un incalcolabile danno alla collettività e aumenterebbero il senso di insicurezza dei cittadini”; “Sin da ora pensare anche al ‘dopo’quando superata l’emergenza sanitaria… cambierà il contenuto delle rivendicazioni di imprese e lavoratori… ma cambierà anche la percezione che abbiamo dell’essenzialità di alcuni servizi…“.
Lo Slai cobas sc chiamerà in Tribunale la CGS contro il provvedimento sanzionatorio ricevuto, ma questo è un aspetto, l’altro più importante è l’azione unitaria contro la repressione dei lavoratori e l’attacco al diritto di sciopero.


