Solidarietà operaia e proletaria insieme

Lo Slai Cobas per il sindacato di classe – coordinamento nazionale invita alla massima solidarietà con gli operai TNT di Peschiera Borromeo

La selvaggia repressione poliziesca non ferma la lotta dei lavoratori ma dimostra che come sindacalismo classista e combattivo dobbiamo potenziare l’azione nazionale contro la repressione di stato.
Serve a nostro giudizio una giornata unitaria di risposta dei lavoratori.
Noi proponiamo che il 19 giugno ci muoviamo insieme laddove è possibile con scioperi di solidarietà anche di 1 ora, laddove non siamo in grado con mozioni solidali approvate dai lavoratori e presidi alle prefutture

19 giugno – giornata solidale con gli operai TNT caricati dalla polizia – la repressione non passerà

Comunicato ai media del Sicobas e del Csa Vittoria sull’ aggressione poliziesca ai lavoratori in sciopero.
Come trasformare una vertenza sindacale in una notte di violenza antioperaia !
In questo momento avremmo solo voglia di gridare la nostra rabbia e il nostro dolore per i nostri compagni lavoratori feriti e svenuti per i calci e i pugni e le manganellate di polizia e carabinieri ma siamo e rimarremo sempre lucidi per denunciare come una “normale” vertenza sindacale si sia trasformata in una notte di violenza e repressione inaudita.
L’antefatto quindi è il licenziamento politico di una ottantina di lavoratori impiegati all’importante hub  Fedex tnt di Peschiera Borromeo.
Ottanta lavoratori con le loro famiglie buttati in mezzo ad una strada da un giorno all’altro nonostante un preaccordo sindacale prevedesse la continuazione del rapporto di lavoro.
La motivazione non ufficiale è che hanno coscientemente aderito allo sciopero del 1° maggio, quella che ironicamente ed ipocritamente viene dichiarata la festa dei lavoratori, in difesa delle loro condizioni di salute di vita e di lavoro.
Perchè loro come tutti i lavoratori della logistica e del comparto sanitario non hanno mai smesso di lavorare durante il periodo di quarantena, mettendo a rischio la loro salute e la loro vita per portare a casa  degli acquirenti beni di consumo assolutamente non necessari.
Ma loro,questi lavoratori, i famosi …. eroi erano sacrificati al profitto accumulato proprio durante la quarantena dei grandi proprietari della logistica e in particolare ora carne da macello per la Fedex statunitense che di diritti e di sindacato non vuole sentire parlare.
Dopo giorni di sciopero (ma non era un diritto acquisito ?) per portare al tavolo della trattativa la controparte, il sicobas ha indetto uno sciopero nazionale di tutta la filiera lanciando per Milano una mobilitazione davanti ai magazzini di Peschiera Borromeo.
Già dopo cena è incominciato il concentramento di un centinaio lavoratori e di solidali che riempiva  il piazzale antistante ai cancelli ma verso le 23 sono arrivati 7 blindati di polizia e carabinieri accompagnati da diverse volanti e agenti della Digos. I delegati del sicobas hanno con loro incominciato una trattativa  che produceva il risultato positivo di una richiesta di un incontro in prefettura per verificare con la controparte le condizioni di un possibile e auspicato accordo.
Poteva sembrare finalmente uno sbocco positivo a questa vertenza sindacale ma mentre aspettavamo il risultato delle interlocuzioni in prefettura la polizia ha improvvisamente incominciato ad avanzare e per non offrire il pretesto a pericolose cariche in corsa tutto il folto gruppo di manifestanti  si è seduto per terra.
Abbiamo Immediatamente abbiamo capito che l’indicazione era quella di far male e di lasciare il segno perchè sono incominciati i calci i pugni e le manganellate distribuite con rabbia gratuita sulla faccia sulla testa, sulle braccia, schiene dei lavoratori che per scelta non hanno mai opposto alcuna resistenza se non quella di tenersi stretti l’uno all’altro per resistere ai colpi.
Quando polizia e carabinieri sono riusciti a dividere in due gruppi i lavoratori in sciopero, uno stretto contro i cancelli e l’altro verso il piazzale è immediatamente partita una carica immotivata e violentissima contro chi si avvicinava ai compagni caduti per soccorrerli . E stiamo parlando di diverse persone cadute a terra che mentre cercavano di rialzarsi venivano vigliaccamente e gratuitamente colpite alla testa con i manganelli.
La carica è poi continuata spostando ancora di qualche metro il gruppo di compagni e lavoratori che arretrava verso l’esterno rivolgendo poi la loro cortese e violentissima attenzione verso il folto gruppo di lavoratori che non potevano più muoversi schiacciati tra i cancelli e i cordoni di polizia e carabinieri.
L’ intervento di 5 ambulanze e un’auto di due medici del pronto intervento che ringraziamo per la loro gentilezza e solidarietà fermava la violenza mattanza soccorrendo molti lavoratori svenuti per i colpi ricevuti e dei quali non abbiamo ancora il conto preciso. Dita fratturate, ematomi alla testa, ematomi alla schiena per i calci ricevuti a terra, lacerazioni varie e l’elenco sarebbe incredibilmente molto lungo perchè in molti hanno deciso di non ricorrere alle cure mediche, ma vogliamo segnalare il caso un lavoratore svenuto e poi portato via in autoambulanza per il quale abbiamo temuto il peggio.
Non ci dimenticheremo di un lavoratore tenuto per braccia e gambe e scaraventato dall’alto a terra con una tale violenza da fargli sbattere la testa e farlo rimanere svenuto per poi manganellare con odio chi si avvicinava per soccorrerlo e sottrarlo ad altri colpi, un delegato sicobas gettato a terra e colpito con forza sulla testa per lasciarlo tramortito.
Siamo da anni abituati alla repressione e alla violenza di stato ed è per questo che possiamo certamente dire che stanotte siamo stati l’obiettivo di un livello di violenza molto più alto e scientifico nel suo intento di seminare paura nei lavoratori e per tentare di colpire e mettere un bavaglio al loro sindacato Sicobas.
Ma hanno sbagliato i loro conti. Questa schifosa violenza ha fatto ancor più comprendere ai lavoratori che questa è lotta di classe e la lotta di classe fa paura ai padroni perchè mette in discussione il loro lurido potere e il loro schifoso profitto.
Questa miserabile notte ha fatto solo crescere nei lavoratori l’orgoglio di non sentirsi schiavi o animali da spremere ed essere finalmente protagonisti del loro destino, di esserse ripresi la loro dignità, l’uno a fianco dell’altro senza più essere divisi, come piacerebbe ai padroni, dalla  differenza del colore della pelle, religione o genere, per difendere le loro vite, il loro salario e la sopravvivenza delle loro famiglie.
L’assemblea che abbiamo fatto davanti ai cancelli ha infatti rilanciato la lotta
con la promessa di tornare davanti a quei cancelli perchè abbiamo imparato ormai da anni che la solidarietà e l’arma più forte dei lavoratori e chi tocca uno tocca tutti.
Lo sciopero continua !
Sicobas – Csa Vittoria

19 giugno 2020 – appello del soccorso rosso proletario

Soccorso rosso proletario lancia una prima giornata di mobilitazione in occasione del 19 giugno, da sempre giornata internazionale dei prigionieri politici comunisti e rivoluzionari nelle carceri del mondo, raccogliendo la bandiera rossa del “giorno dell’eroismo” dei 300 prigionieri politici e di guerra peruviani del Partito comunista del Perù, che hanno dato la vita con una resistenza eroica per la rivoluzione, per il popolo peruviano, per i comunisti in tutto il mondo, nel massacro del 1986.

Soccorso rosso proletario (Srp) opera come organismo di proletari comunisti PCm Italia in questi ultimi anni con un grande lavoro di informazione e controinformazione, a sostegno dei prigionieri politici in Italia e nel mondo, come strumento per esprimere la solidarietà a tutti i compagni, proletari, comunisti, rivoluzionari, attivisti dei movimenti colpiti dalla repressione di Stato, come voce di informazione e sostegno delle lotte dei detenuti nelle carceri italiane; come supporto, nei limiti delle nostre forze, a tutti gli organismi e associazioni che si occupano di repressione, ai loro famigliari e alle realtà democratiche impegnate sul fronte delle carceri.

Le nostre campagne per Nadia Lioce, contro il carcere tortura e il carcere assassino, sono conosciute e riconosciute da tutti coloro che organizzano e partecipano a queste lotte, che non siano impregnati di spirito settario e autoreferenziale.

Ora Srp viene rilanciato per divenire uno strumento unitario, fondato sul lavoro di massa e la mobilitazione delle masse, per costruire un fronte unito contro repressione e carceri, parte chiaramente del più generale fronte unito dei proletari e delle masse popolari.

Il 19 giugno cominciamo questo cammino nella nuova fase, con una giornata di propaganda e mobilitazione sotto la parola d’ordine:

contro l’uso dell’emergenza coronavirus per intensificare la repressione antiproletaria e antipopolare – l’attacco al diritto di sciopero e alla libertà di manifestazione – contro il carcere assassino e il carcere tortura – a sostegno delle lotte nelle carceri e in solidarietà con i prigionieri politici nel mondo”

Portiamo questa campagna innanzitutto nel Patto d’Azione per un fronte unico anticapitalista che già nei giorni scorsi ha approvato una mozione unitaria che Srp condivide e vuole contribuire perché essa si affermi in tutto il Patto non solo come mozione ma come iniziativa.

La lotta contro la repressione di Stato e dei padroni non è solo un fronte di lotta ma anche la manifestazione pratica di come via via che si intensifica la lotta di classe e la classe e le masse si organizzano, lo Stato risponde con legge e ordine, arresti, denunce, cariche poliziesche per fermare le lotte stesse, per colpire le avanguardie e gli attivisti. Ma in questa lotta compagni proletari e masse comprendono nella pratica e sulla propria pelle cos’è lo Stato borghese, cos’è lo Stato dei padroni, e come rispondere alla loro azione e come trasformarla in lotta politica generale.

Nello stesso tempo non è spontanea nelle lotte quotidiane di proletari e masse che si comprenda la funzione generale del carcere e dell’attività “anti insurrezionale” dello Stato che colpisce le forze comuniste e rivoluzionarie presenti e operanti nelle lotte delle masse; e non comprende che la solidarietà è davvero un’arma per spuntare le armi dello Stato e per dare forza alla organizzazioni comuniste e rivoluzionarie e ai compagni in carcere.

In questo senso il Srp raccoglie l’esperienza storica del movimento operaio e comunista su questo e guarda alle esperienze positive degli anni ’70, dei coordinamenti contro la repressione e di associazioni che in alcuni periodi negli anni successivi hanno svolto un ruolo importante, come la Associazione di solidarietà proletaria.

Soccorso rosso proletario si ispira a questi esempi e vuole contribuire a dargli corpo nell’attuale fase. Quindi Srp lavora per unire tutte le forze e le associazioni in lotta contro la repressione, perché ci sia una adesione individuale e collettiva a questo organismo e alle iniziative che comunemente possono essere prese.

Ma come sempre, per affermare l’unità bisogna combattere le posizioni che dividono. Tutti dicono: “se toccano uno toccano tutti”, “la solidarietà è un’arma”, ma alcuni di quelli che lo dicono non lo praticano, si muovono solo quando la repressione li tocca direttamente e non hanno una parola o un’azione di vera solidarietà quando la repressione a diversi livelli tocca altre realtà di lotta e altre organizzazioni.

Così come esiste nelle organizzazioni uno scarso impegno quando ad essere colpiti sono semplici proletari, attivisti sul posto di lavoro nelle loro attività elementari di sciopero, di presidi, blocchi che oggi sempre di più sono diventati una persecuzione quotidiana. Così come, al di là di qualche parola, non abbiamo visto niente di serio e sentito in occasione della rivolta delle carceri che ha visto 16 detenuti morti, decine e decine di feriti, trasferiti, torturati, vessati, con attacco anche ai loro famigliari.

Che dire poi sul silenzio continuo rispetto ai prigionieri politici delle organizzazioni combattenti, quei compagni nelle carceri sono considerati, anche da parti rilevanti di sindacalisti di base e organizzatori dei movimenti, dei “sepolti vivi”, dei dimenticati lasciati alla repressione dello Stato borghese.

Ecco, Soccorso rosso proletario nasce come organismo di unità ma anche di lotta aperta alle posizioni sbagliate, ad estremismi autoreferenziali, come ad opportunismi di ‘sepolcri imbiancati’.

Il 19 giugno serve a dare voce e linfa a questo cammino.

Soccorso Rosso Proletario

srpitalia@gmail.com

10-6-2020

Nuova ondata repressiva a Oulx in alta Val di Susa.

Da Radio Blackout

Spiccati 18 divieti di dimora con accuse di vario titolo agli/alle occupanti della casa cantoniera occupata di Oulx. Un ennesimo passo della magistratura per criminalizzare la solidarietà e preparare il terreno per un eventuale sgombero, guarda caso con l’avvicinarsi della stagione turistica.
Intanto sulla frontiera c’è un inversione di tendenza: la gendarmerie francese controlla gli stranieri che cercano di entrare nel territorio italiano, mentre durante il lockdown anche i cittadini “regolari” si sono visti respinti dalla polizia d’oltralpe.

Corteo 20 giugno a Milano – “Non vogliamo tornare alla normalità”

FINITO IL LOCKDOWN, TORNA LA NORMALITÀ

Una normalità, che per molti aspetti non si è mai fermata, fatta di sfruttamento degli esseri umani, dei territori e delle risorse.
Questa è la normalità del sistema capitalistico, che produce cicliche crisi economiche e ha bisogno di continue ristrutturazioni per sopravvivere.

Il risultato e l’obiettivo sono però sempre gli stessi: accumulare con violenza.
La pandemia ha reso ancora più evidente che tutto può essere sacrificato tranne la produzione.
La gestione aziendale della sanità ha comportato continui tagli e privatizzazioni.

Il sistema sanitario è stato smantellato al punto da rendere difficile l’accesso alle cure.
I lavoratori e le lavoratrici sono sempre più sfruttati e sacrificati in nome del profitto, lo smart working crea individui ancor più soli e atomizzati e con sempre minore possibilità di organizzarsi, e la didattica online limita ancor più le concrete possibilità di incontro e crescita collettiva.

Le guerre non si sono mai fermate portando migliaia di persone a muoversi dai loro paesi d’origine, ulteriori finanziamenti agli armamenti ed esercitazioni militari.
Sia nelle città sia nelle campagne i lavoratori e le lavoratrici immigrate vivono in condizioni di schiavitù.

Questa normalità è però interrotta da crepe profonde.
I lavoratori hanno scioperato contro i licenziamenti e la mancanza di tutele sanitarie e scelto di bloccare le merci nonindispensabili.
I prigionieri hanno con coraggio deciso di rivoltarsi esasperati dall’aggravamento delle già insostenibili condizioni di oppressione che vivono. Lo Stato ha represso le rivolte nel sangue con pestaggi e violenze, provocando la morte di quattordici persone.
Scioperi e proteste si sono estesi nelle prigioni di tutto il mondo.

Non è casuale che in un contesto acceso come quello delle rivolte, chi si è mostrato solidale è stato duramente represso; un esempio lampante è quanto accaduto con l’operazione “Ritrovo”, l’ultima di una lunga serie.
Il 13 maggio, a Bologna e Milano, sette compagni e compagne anarchici sono stati arrestati e altri cinque sottoposti a misure cautelari. L’accusa è di 270bis: associazione con finalità di terrorismo. Viene imputato loro di aver portato solidarietà ai prigionieri di carceri e CPR (Centri di Permanenza per il Rimpatrio) e di aver lottato contro questo sistema capitalistico fatto di controllo tecnologico e sfruttamento.
Questa operazione ha lo scopo, dichiarato dalla procura stessa, di prevenire le tensioni sociali dovute alla crisi economica che accompagna quella sanitaria. Proprio in questo momento crediamo sia importante prendere parola e avere il coraggio di tornare in strada a lottare.

SOLIDALI CON LE RIVOLTE NEGLI USA
NELLA CRISI L’UNICO MODO PER POTER RESPIRARE SARÀ LOTTARE E COSPIRARE INSIEME
CORTEO
SABATO 20 GIUGNO 2020 A MILANO
ORE 16.00
CONCENTRAMENTO PIAZZALE LORETO ANGOLO VIA PADOVA MM LORETO

Manifestazioni per George Floyd. Cortei attaccati dalla polizia in Africa e in Sri-Lanka

Repressa dalla polizia una manifestazione antirazzista in Sri-Lanka in solidarietà alle proteste in corso negli USA a seguito della morte di George Floyd. Inevitabilmente anche il continente africano è stato scosso dal brutale assassinio dell’afroamericano George Floyd.

Il presidente della Commissione dell’Unione Africana, Moussa Faki Mahamat, commentando l’omicidio di George Floyd per mano della polizia, ha detto che gli “Stati Uniti devono intensificare gli sforzi per eliminare le forme di discriminazione etnica e che l’UA respinge le pratiche discriminatorie in corso nei confronti dei cittadini neri degli Stati Uniti”.

Una retorica che non corrisponde alla realta’ dei fatti accaduti durante le manifestazioni di protesta che si sono tenute nel continente.

Centinaia di persone hanno manifestato l’8 giugno a Nairobi, capitale del Kenya, contro la brutalità della polizia. In marcia attraverso le baraccopoli di Mathare, i manifestanti hanno chiesto giustizia per le vittime di omicidi extragiudiziali. Secondo l’autorità indipendente di sorveglianza del Kenya, almeno 15 persone sono state uccise dalla polizia da quando le autorità hanno imposto il coprifuoco di coronavirus a fine marzo. Le forze di polizia del Kenya sono spesso accusate da gruppi di diritti civili di usare la forza eccessiva e di compiere omicidi illegali, specialmente nei quartieri poveri. Prima della pandemia di coronavirus, Human Rights Watch ha documentato otto casi di omicidi della polizia in meno di due mesi. “I poveri di Mathare sono solidali con i poveri d’America, i neri d’America. Vogliamo che sappiano che questa lotta è una di queste “, ha affermato Juliet Wanjira, 25 anni, co-fondatrice del Mathare Social Justice Center. Mentre le proteste globali hanno contesti localizzati, Wanjira vede un tema comune. “Questa è una lotta dei poveri”, ha detto. “I poveri sono trattati come criminali e non hanno dignità”. I manifestanti si sono fermati nei luoghi in cui le persone erano state uccise. La manifestazione si è conclusa vicino al condominio del tredicenne Yasin Moyo, che è stato ucciso dalla polizia a colpi di fucile mentre stava giocando sul suo balcone dopo il coprifuoco a marzo. Alla fine della marcia, la polizia ha usato gas lacrimogeni per disperdere la folla.

Sabato scorso attivisti del gruppo Economic Fighters League (Fighters) e attivisti antirazzisti avevano manifestato nella capitale del Ghana, Accra, in memoria di George Floyd. La polizia è intervenuta sostenendo che la manifestazione non era autorizzata e ha arrestato il leader del gruppo. I manifestanti si sono quindi diretti verso la stazione della polizia per chiederne la liberazione e per tutta risposta sono stati accolti da colpi di arma da fuoco. Una donna è rimasta ferita e soccorsa in ospedale. Secondo la polizia i colpi sono stati sparati da “una banda di agenti ribelli che sono saltati fuori da un pick up della polizia che si è scagliato contro la folla”.

Sostenitori del movimento “Black Lives Matter” si sono riuniti mercoledì 4 giugno davanti al parlamento sudafricano a Città del Capo. I manifestanti hanno anche reso omaggio oltre che a George Floyd anche a Collins Khosa, un uomo sudafricano brutalmente picchiato dai soldati impegnati a fare rispettare le misure di blocco a causa del COVID-19 ad aprile. L’uomo in seguito morì in ospedale. “La campagna di solidarietà nera vuole stabilire un processo di costruzione del movimento. Lo stato finale sarà la creazione di un movimento anti neo-coloniale, antimperialista, anti movimento di nuovo ordine mondiale. Dobbiamo iniziare da qualche parte, alcune persone nel mondo sono molto più avanti di noi. Ma solo perché alcune persone sono molto più avanti di noi, ciò non significa che non possiamo iniziare. È meglio tardi che mai “, ha detto Mategali, un manifestante.

Alberizzi Massimo Direttore Quotidiano Online Africa Express  Ascolta o scarica

La mattina del 9 giugno 2020 era prevista una iniziativa sotto l’ambasciata USA nella capitale del  Sri-Lanka, Colombo, promossa dal Partito Socialista Frontista (FSP), ma con il pretesto dell’emergenza legata alla diffusione di Covid19 la polizia ha dapprima vietato e poi arrestato alcune decine di manifestanti che avevano deciso di mobilitarsi ugualmente, annunciando di farlo mantenendo le distanze e utilizzando dispositivi di protezione.

Dopo questi primi arresti ne sono seguiti altri di avvocati che  si sono recati ai commissariati per chiedere le ragioni della detenzione.

In solidarietà alle arrestate e arrestati una nuova manifestazione è stata promossa poco dopo in un’altra zona della città. Anche in questo caso è intervenuta la polizia, picchiando i manifestanti e facendo nuovi arresti.  Al momento il bilancio della repressione è di 42 persone arrestate.

Nuove iniziative di solidarietà con le persone detenute si stanno realizzando e lanciando in altri paesi del mondo dove il FSP è presente.

Ci racconta quanto accaduto Vijith, compagno srilankese  dell’FSP, fra i curatori della trasmissione di Radio Onda d’Urto “Radio Vivara”, in onda ogni sabato alle 20.30 sulle nostre frequenze. Ascolta o scarica

da Radio Onda d’Urto