Spagna – Pablo Hasel rapper comunista condannato dalla corte suprema

Ma il canto della rivoluzione non si può fermare

Lundi 8 juin, le rappeur communiste Pabló Hasél a appris, par voie de presse, que l’Audience Nationale (la cour suprême espagnole) rejetait son recours contre la peine de 9 mois de prison et l’amende de 5.040 euros à laquelle il avait été condamnée en 2018. Il était poursuivi pour avoir écrit des tweet militants et des chansons en solidarité avec des prisonniers communistes et antifascistes notamment ceux membres du PCE(r) et des GRAPO Pabló Hasél a déjà été condamné à plusieurs peines de prison dans le cadre de ses activités et de ses prises de position militantesCes peines avaient été suspendues mais avec cette nouvelle condamnation, le tribunal doit décider si le rappeur entrera en prison. Pabló Hasél ne regrette pas ses prises de positions et affirme qu’il recommencera si nécessaire.
solidaridad con Pablo Hasel

PABLO HASÉL – CANCIONES PARA LA REVUELTA (Videolyric)

Verso il 19 giugno – Sosteniamo le denunce dei detenuti! Pretendiamo verità e giustizia per le morti in carcere! Pretendiamo che i responsabili dei pestaggi siano puniti

Carcere – Pavia, la denuncia choc di un detenuto: “Umiliato e pestato dagli agenti”

Un detenuto del carcere di Pavia ha denunciato di essere stato picchiato e umiliato da alcuni agenti di polizia penitenziaria. L’atto è stato depositato lunedì alla Procura di Pavia. Non è l’unico caso: un altro detenuto sta predisponendo in questi giorni la propria denuncia, anche altri si sarebbero rivolti ai loro legali per la stessa vicenda.

L’episodio si sarebbe verificato lunedì 9 marzo, all’indomani della rivolta della sera precedente durante la quale erano stati appiccati incendi all’interno del carcere e circa trenta detenuti si erano asserragliati sul tetto fino a notte fonda. Il motivo della protesta, le limitazioni imposte a causa dell’epidemia. Il denunciante, un italiano di 47 anni, ha segnalato alle autorità che l’indomani mattina circa 35 agenti avrebbero iniziato a picchiare i detenuti: l’uomo ha spiegato che vedendo la situazione aveva indossato più indumenti per attutire eventuali colpi. Ha riferito poi di essere stato accusato di essere salito sul tetto durante la rivolta, ma lui afferma di non esserci andato. Ha quindi denunciato di esser stato obbligato a spogliarsi e fare alcuni piegamenti nudo per poi venir picchiato. Una situazione che si è ripetuta per due volte, secondo il denunciante. Il detenuto ha segnalato che al suo rientro in cella ha trovato la spesa gettata nel gabinetto e che per alcuni giorni non ha potuto far la doccia né disporre dell’ora d’aria. Nella denuncia è riportato anche che non avrebbe potuto accedere all’infermeria e di aver avviato uno sciopero della fame.

Solidarietà ai lavoratori TNT – Taranto sabato 13 piazza immacolata ore 18

Dagli operai in lotta e dal SI COBAS
”Facciamo appello a tutte le realtà aderenti al “Patto d’azione per un fronte unico di classe” ad attivarsi quanto prima per mettere in campo forme di solidarietà attiva con la lotta che i lavoratori TNT-FEDEX stanno mettendo in campo a Milano e in tutta Italia contro l’arroganza della multimedialità americana, la cui linea di condotta arbitraria e antisindacale è analoga a quella a cui abbiamo assistito in FCA…”

Taranto sabato 13 piazza Immacolata ore 18
in occasione presidio solidale con la lotta negli Usa indetto da diverse realtà cittadine

per iniziativa dei compagni aderenti al
PATTO D’AZIONE
portiamo informazione, denuncia e solidarietà

A Borgo Mezzanone si muore di razzismo e sfruttamento ancora una volta

Mohammed è morto stamattina all’alba, carbonizzato in una baracca nei pressi di Borgo Mezzanone (FG), come tanti suoi fratelli e sorelle prima di lui.

Nei ghetti, come alle frontiere o nei magazzini della logistica, non si respira, ma chi si ribella riceve repressione e botte, come è successo da Oulx, a Peschiera Borromeo.

Che la nostra rabbia si unisca a quella che infiamma le strade, le centrali di polizia, le carceri, che abbatte i simboli del potere, negli Stati Uniti e in ogni angolo del mondo dove ci soffocano. Nessuna giustizia, nessuna pace.

Per i proletari la solidarietà di classe è un’arma – Da Bergamo e Palermo con gli operai TNT

La repressione non ferma ma alimenta le lotte

sabato 13 a Bergamo

i lavoratori porteranno in piazza la solidarietà con gli operai TNT massacrati dalla polizia di Stato e la necessità di rafforzare la lotta contro la repressione unendosi alla giusta mobilitazione per la ‘verità e giustizia’, contro padroni e giunta regionale lombarde, responsabili della trasformazione della pandemia in strage, nel presidio organizzato da un largo schieramento di forze sabato alle ore 16.00

domenica 14 nell’assemblea di fabbrica alla Montello, già prevista contro la cassa integrazione

da slai cobas sc palermo

Esprimiamo la nostra massima solidarietà ai lavoratori della Fedex TNT vigliaccamente caricati dalla polizia mentre difendevano il posto di lavoro e i propri diritti
12 giugno – la solidarietà dell’assemblea delle lavoratrici e lavoratori delle coop sociali ore 16
E’ in preparazione anche una iniziativa di piazza contro la repressione
I servi in divisa al servizio dei padroni pensano di spaventare chi lotta ma non fanno mai i conti con la determinazione operaia: la repressione non spegne, ma alimenta la ribellione!

La solidarietà ai prigionieri politici ancora nel mirino dello Stato: 7 anarchici arrestati a Roma

“Gli inquirenti parlano di un gruppo di azione che aveva elaborato un programma strutturato e radicato per portare avanti una conflittualità viva e accesa. Lo scopo sarebbe stato quello di ricostituire il movimento anarchico per poi avviare la fase dell’insurrezione.”

fanpage:
Gli arrestati sono in tutto sette. Claudio Zaccone di 33 anni, Roberto Cropo di 34 anni, Flavia Di Giannantonio 39 anni, Nico Aurigemma di 30 anni, Francesca Cerrone di 31 anni, sono ritenuti facenti parte della stessa cellula con base nello squat ‘Bencivenga Occupato’ nel quartiere di Montesacro a Roma. A loro sono addebitate soprattutto azioni di solidarietà come scritte e volantini, ma anche attentati incendiari e di aver redatto un documento clandestino dal titolo ‘Dire e Sedire’ per riorganizzare la galassia anarchica. Gli arrestati erano molto vicini al gruppo di anarchici fiorentini arrestati per aver portato a termini una serie di attentati incendiari e con ordigni artigianali, e condannati nel luglio del 2019. Particolare attenzione per il detenuto Pierloreto Fallanca, finito anche lui oggi agli arresti domiciliari.

A Roma il Ros scopre e smantella cellula (?) anarchica: 7 arresti
12 giugno 2020
ilsole24ore
Milano, 12 giu. (askanews) – I carabinieri del Ros hanno arrestato 7 militanti anarco-insurrezionalisti ritenuti responsabili di una serie di azioni violente. I sette avevano come base il centro sociale “Bencivenga Occupato” di Roma. Per loro le accuse sono “associazione con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico, atto di terrorismo con ordigni micidiali ed esplosivi, detenzione e porto di materiale esplosivo, istigazione a commettere delitti contro la personalità dello Stato, incendio e danneggiamenti aggravati dalla finalità di terrorismo ed eversione dell ordine democratico.”L’indagine si è sviluppata dopo l’attentato esplosivo alla stazione dei carabinieri di Roma San Giovanni nel 2017, con un ordigno artigianale nascosto in un termos di metallo. Attacco rivendicato dal Fai “Federazione anarchica informale”, a cui la cellula è riconducibile secondo gli inquirenti.

Due persone sono state arrestate anche all’estero, in Spagna e Francia.

Carcere assassino! Già 22 detenuti suicidi nel 2020, l’ultimo a Rebibbia, in isolamento per Covid19

La rivolta nelle carceri è stata giusta e necessaria.

A causa dell’epidemia di Covid-19 sono morti ufficialmente quattro detenuti nelle carceri italiane. Il primo decesso, che ha riguardato l’uomo di 77 anni, Vincenzo Sucato, è avvenuto il primo aprile scorso all’interno del carcere di Bologna. Un altro decesso a causa della Covid-19, quello di Antonio Ribecco, invece, si è verificato il 10 aprile nel carcere di Voghera, mentre David Antonio Rivera Costa è morto dopo tre settimane di ricovero all’Ospedale San Paolo di Milano, trasferito lì dopo il contagio all’interno del carcere di San Vittore, dove era recluso per una serie di furti.
L’ avvocato dell’uomo, Massimiliano Migliara, all’indomani del decesso ha commentato sulla stampa così: «Spero che vicende come questa facciano riflettere chi in questi giorni ha scompostamente gridato all’indirizzo di magistrati seri che scarceravano detenuti comuni per gravi motivo di salute».
E ancora, il 7 maggio, Giovanni Marzoli, un detenuto di 67 anni si spegne a causa del virus all’interno del reparto Covid dell’ospedale Sant’Orsola di Bologna, dove era stato trasferito dal carcere bolognese della Dozza. Eppure, nonostante sessanta morti avvenuti nei penitenziari dall’inizio dell’anno, di cui un terzo classificati come suicidi dal Centro Studi Ristretti Orizzonti che in venti anni di attività ha calcolato (con i dati aggiornati allo scorso 14 maggio) 3.087 morti, di cui oltre 1100 suicidi; sebbene in solo giorno, lo scorso 7 marzo, ci siano stati 13 morti nel corso di eventi di protesta legati all’emergenza Covid-19 frettolosamente classificati come “rivolte”.

Suicidi- Nello stesso periodo erano stati 18 due anni fa e 16 l’anno scorso. Secondo l’ultimo bollettino del Garante nazionale delle persone private della libertà, sono 52.622 le persone recluse. Le detenzioni domiciliari concesse dal 18 marzo sono 3.555, di cui 1.005 con braccialetto elettronico.

Ma a questi numeri il Garante purtroppo ha dovuto affiancare quello dei 21 suicidi registrati dall’inizio dell’anno fino a oggi. In realtà, purtroppo, nel frattempo se n’è aggiunto un altro ed è relativo al suicidio avvenuto al carcere di Rebibbia sabato scorso.

Sempre secondo il Garante, il numero dei suicidi, per quanto può contare una valutazione parziale, è superiore a quello degli ultimi due anni (alla stessa data erano 16 nel 2019 e 18 nel 2018). Quello che colpisce dal bollettino è che in ben tre casi di suicidio si è trattato di persone che avevano appena fatto ingresso in Istituto e, conseguentemente, erano state collocate in isolamento sanitario precauzionale.

Proprio l’ultimo suicidio a Rebibbia riguarda un detenuto di 42 anni, le sue iniziali sono P.B. ed è stato ritrovato impiccato. Anche lui era in isolamento precauzionale. Non a caso il Garante nazionale, nei precedenti bollettini, considerando la situazione di particolare vulnerabilità delle persone che, facendo ingresso in carcere, vengono collocate in isolamento sanitario precauzionale, ha proposto l’ipotesi di dotare, almeno temporaneamente, gli Istituti di un’équipe di supporto psicologico, in maniera analoga a quanto si è già realizzato con l’inserimento di 1000 operatori socio-sanitari, reclutati con apposito urgente bando.

La problematica dei suicidi in carcere è stata ben evidenziata anche dall’ultimo rapporto di Antigone prendendo in esame l’anno 2019. Dei 53 suicidi, poco più di un terzo si è concentrato in otto istituti, 4 al nord (3 nella Casa Circondariale di Genova Marassi, 2 nella Casa di Reclusione di Vigevano, 2 nella Casa Circondariale di Torino e 2 nella Casa Circondariale di Milano San Vittore); un istituto al centro ovvero la Casa Circondariale di Perugia dove i suicidi sono stati 2; l’istituto di Cagliari in Sardegna con 2 suicidi e al due istituti al sud, la Casa Circondariale di Napoli Poggioreale dove i suicidi sono stati 3 e la pugliese Casa circondariale di Taranto.

Di questi otto istituti bene tre comparivano tra i primi dieci per suicidi anche nell’anno precedente: Napoli Poggioreale al primo posto con 4 suicidi, Cagliari e Taranto con 2. L’istituto campano è senza dubbio tra i più problematici d’Italia sotto numerosi aspetti, primo fra tutti la sua dimensione. Con una capienza regolamentare di 1635 detenuti, in realtà ne ha ospitati nel 2019 ben 2.267 di cui il 32% con condanna definitiva.

Interessante vedere in quali istituti c’è stata più incidenza di suicidi negli ultimi 10 anni. Ancora mantiene il numero assoluto più elevato l’istituto napoletano di Poggioreale con 22 suicidi; ma problematici appaiono i dati dei più piccoli istituti soprattutto di Cagliari con 16 suicidi con una media di presenti di più di 4 volte inferiore a quella di Poggioreale e Como, un istituto molto più piccolo con una capienza regolamentare media di circa 250 detenuti e un tasso di sovraffollamento medio del 184%. L’affollamento non solo riduce lo spazio fisico a disposizione di ciascun ristretto, ma riduce anche tante altre possibilità all’interno di un carcere.

Riduce l’accesso al lavoro, la possibilità di essere seguiti dagli educatori nel percorso di trattamento e, quello che senza dubbio qui più rileva, riduce anche l’accesso ai servizi per la salute mentale come le ore di servizio di psicologi e psichiatri ogni 100 detenuti. La media nei 98 istituti visitati da Antigone nel 2019 è di 7,4 ore a settimana ogni 100 detenuti per gli psichiatri e 11,8 ore a settimana per gli psicologi.