Protesta ieri sera nel Carcere di Marassi

La protesta con la battitura ieri sera nel Carcere di Marassi.
I detenuti della seconda sezione chiedono da tempo più ore di apertura delle celle a cui per regolamento avrebbero diritto, controlli sulla qualità del vitto e sui costi del sopravvitto.
La sorveglianza dinamica in gran parte di Marassi è applicata al ribasso con sole 4-5 ore di apertura reale delle celle, il regime di maggior apertura a cui la seconda (quella dove si trovano i definitivi) avrebbe diritto da molti anni non è più applicato.

Urgente, si aggravano le condizioni di Mattia nel carcere di Ancona. Altro che malasanità, questa è vendetta

Riceviamo e pubblichiamo un testo riguardo la grave situazione di pressione che nel carcere di Ancona stanno facendo vivere a Mattia (uno dei 5 detenuti dell’esposto). Tra loro Mattia non è l’unico che stanno provando a sfiancare in vari modi. Dalla seconda metà di febbraio a Cavazza (carcere di Piacenza) hanno messo la censura sulla posta. Tutti loro sono stati inoltre sottoposti a nuovo interrogatorio da parte della procura Modena. È chiaro che vogliono stare col fiato sul collo a tutti loro affinchè cedano, così come è chiara la volontà da parte delle guardie, dei medici conniventi e dell’amministrazione penitenziaria di dare un chiaro monito a chi ha ancora voglia di alzare la testa di fronte alle loro violenze.
Sosteniamoli ancora, come meglio crediamo!
Per scrivere a Mattia, Claudio, Cavazza e Francesco
Belmonte Cavazza_, C.C. Piacenza, Strada delle Novate 65, 29122 Piacenza.
Claudio Cipriani,_ C.C. Parma, Strada Burla 57, 43122 Parma
Francesco D’Angelo,_C.C. Ferrara, Via Arginone 327 44122 Ferrara
Mattia Palloni, _C.C. Ancona Montacuto, Via Montecavallo 73, 60100 Ancona

San Didero: violenza inaudita e vandalismo di stato contro i No Tav

Un giovane No Tav racconta la manifestazione di lunedì 13/04 a San Didero e della violenza che continua ad essere perpetrata dalle forze di polizia in Val di Susa.

Succede proprio in mezzo alla Valle, quando la popolazione decide che non accetta una militarizzazione del proprio territorio per favorire la costruzione di opere inutili come l’alta velocità Torino-Lione e le opere accessorie ad essa collegate.

Succede a San Didero, luogo in cui un giovane No Tav viene violentemente colpito alla testa da uno dei migliaia di lacrimogeni che la polizia ha lanciato in questi giorni, anche ad altezza uomo, anche in mezzo al paese.

Vandalismo di Stato, incendiata macchina attivista no tav a San Didero

Questa è la macchina di un’attivista No Tav. Martedì sera aveva parcheggiato l’auto alla rotonda da cui si raggiunge il paese. Quando la polizia ha iniziato a spingere i manifestanti verso l’abitato di San Didero con cariche, lacrimogeni e idrante la macchina è rimasta oltre i cordoni. Questa è la condizione in cui è stata ritrovata, con il motore completamente incendiato e i finestrini spaccati.

Non siamo nuovi a questo modus operandi delle forze dell’ordine in Val Susa, frustrati poiché si sentono mercenari in terra ostile si danno al vandalismo, ma non ci faremo intimorire di certo, abbiamo affrontato ben altro in trenta anni di lotta. Quando in tv sentite parlare dei No Tav come Black Bloc, come teppisti ripensate a queste immagini, cartoline dai territori occupati!

A breve attiveremo una sottoscrizione per dare una mano all’attivista No Tav che ha subito questo danno. Seguiranno comunicazioni

Da https://www.notav.info

Finalmente una buona notizia: Dana esce dal carcere!

Dopo 7 mesi di detenzione Dana ottiene gli arresti domiciliari.
L’attivista NoTav era stata arrestata a settembre 2020 in seguito a una condanna definitiva a due anni di reclusione per una manifestazione di otto anni fa al casello di Avigliana. La sua unica colpa è quella di aver usato un megafono.
I giudici del Tribunale di sorveglianza avevano respinto tutte le richieste di misure alternative giudicandola “incapace di percepire la funzione rieducativa di espiazione della pena in forma alternativa alla detenzione”.
Gli arresti domiciliari sono una piccola vittoria aspettando la completa libertà di Dana che anche dal carcere non ha mai smesso di lottare per migliorare le condizioni di vita delle detenute all’interno delle case circondariali.
da Globalproject.info

Contro l’ergastolo ostativo

Perché l’ergastolo ostativo non è ammissibile

La insistente campagna a difesa dell’ergastolo ostativo, che sta proseguendo anche dopo l’udienza della Corte costituzionale tenutasi il 23 marzo, in vista della decisione finale, è forse già per questo inopportuna: la discussione c’è stata, e la Corte è ormai riunita per decidere. In ogni modo, a fronte della continua riproposizione di argomenti contrari all’accoglimento della questione, vorrei ricordare solo tre punti essenziali e irrinunciabili.

Primo: si dimentica che non si tratta di giustificare un aggravamento di pena, ma di legittimare una pena (l’ergastolo) di per sé incostituzionale, perché esclude ogni possibilità di darvi fine. Il “diritto alla speranza” nella liberazione non può essere negato a nessuno.

Secondo: non vale dire che la possibilità di porre fine alla detenzione c’è sempre, perché dipende dalla libera scelta del condannato di collaborare attivamente con la giustizia, quando ciò è ancora possibile. In realtà la collaborazione in questo modo non è più una libera scelta, se è il solo modo per ottenere la liberazione. Il reo ha l’obbligo di sottostare alla pena legale stabilita (che non può essere perpetua), e di abbandonare i vincoli di partecipazione e di obbedienza all’associazione criminale, ma non può essere obbligato ad accusare né altri né sé stesso per esercitare i propri diritti.

Terzo: supporre che i vincoli di appartenenza all’associazione criminale siano necessariamente perpetui, e che quindi solo una “rottura” pubblicamente compiuta con la scelta di collaborare con la giustizia possa far guadagnare la liberazione, contraddice la natura e la dignità dell’essere umano.

Vuol dire considerare il condannato un soggetto incapace di esercitare la propria libertà secondo le leggi comuni a tutti, non accusando altri (o sé stesso) di reati, ma recidendo i legami di dipendenza dall’associazione criminale in vista del recupero sociale cui la pena, per Costituzione, deve tendere.

Questi sono principi fondamentali di un diritto penale conforme alla Costituzione: non c’è e non ci può essere eccezione, nemmeno in nome di una pretesa singolarità della società italiana e del suo diritto penale. Se si crede nell’essere umano, nella sua libertà e nella sua dignità, non si può ammettere né la pena di morte, né una pena senza fine come l’ergastolo ostativo.

Valerio Onida

da Corriere della Sera

46 detenuti rinviati a giudizio per la rivolta di marzo 2020 nel carcere di Rebibbia. Intanto il carcere assassino uccide ancora

Per i disordini avvenuti nel carcere di Rebibbia, il 9 marzo del 2020 a seguito delle misure disposte per contenere la diffusione del Covid, 46 detenuti sono stati rinviati a giudizio. Lo ha deciso il gup di Roma fissando il processo al 30 giugno prossimo. Altri quattro imputati hanno scelto di essere giudicati con il rito abbreviato.

Intanto a Uta un altro detenuto è stato suicidato dallo stato. Il corpo, come riporta oggi l’Unione Sarda, è stato scoperto dai compagni di cella. L’uomo si è tagliato la gola durante un momento di solitudine, troppo forte evidentemente la depressione in un momento come questo, in piena emergenza Covid, dove le carceri stanno diventando sempre più pericolose. L’uomo era stato condannato per una serie di furti, in una vicenda che non sembrava ancora chiusa. Sulla vicenda è stata comunque aperta una inchiesta.