Soccorso Rosso Proletario

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Croazia: Reintegrati i poliziotti accusati di violenza contro i migranti

Da Osservatorio repressione

La Croazia insabbia i pestaggi, l’uso di bastoni-tonfa e manganelli da parte degli “uomini-fantasma”

di 

Gli agenti di polizia croati colti in flagrante mentre picchiavano i migranti sul confine croato-bosniaco sono tornati in servizio. Reintegrati negli organi di polizia. I loro crimini sono stati cancellati dal tempo come orme sulla sabbia. Ne dà annuncio H-Alter1, media online croato sotto la rete europea di data journalism EDJNet.

Lo scorso 6 ottobre un collettivo di giornalisti aveva reso pubblico un video2che riporta quanto testimoniato da anni3 da ONG, associazioni e dai centinaia di migranti che sono riusciti a entrare in Unione Europea: pestaggi, violenza, uso di bastoni-tonfa e manganelli da parte degli “uomini-fantasma”, gli uomini senza volto coperti fin sopra la testa con passamontagna che ne lasciano visibili soltanto gli occhi. Il video, pubblicato dall’organizzazione olandese Lighthouse Reports, fa parte dei materiali pubblicati nell’ambito di un’inchiesta di giornalismo collaborativo che per otto mesi ha visto associazioni, emittenti radiotelevisive e giornalisti privati di tutta Europa nascosti tra i cespugli sul “confine verde”, nei pressi del fiume Korana, per fare chiarezza sugli attori e le modalità dei tragicamente famosi respingimenti. Le analisi del team di giornalisti su dettagli dell’abbigliamento e delle armature avevano dato motivo di sostenere che si trattasse di poliziotti croati.

I giorni successivi al 6 ottobre, una fonte anonima del ministero dell’Interno croato aveva dichiarato: “Non esiste un ordine ufficialmente pubblicato dal Ministero dell’Interno, ma internamente c’è l’ordine che i migranti trovati in Croazia debbano essere rimpatriati attraverso il “confine verde”, quindi la polizia non è colpevole di questo. Fanno tutto quello che fa la polizia in questi casi per ordine dei loro superiori. Tutto viene dal Ministero dell’Interno”. In effetti, nei giorni successivi al 6 ottobre, con lo scalpore suscitato dall’inchiesta nell’opinione pubblica e la richiesta di fare luce sui tre casi smascherati dal video, la Procura di Stato della Repubblica di Croazia (DORH) dichiarò di aver avviato un’indagine che coinvolgesse non solo i singoli agenti coinvolti, ma anche gli organi superiori, per evincere fino a che punto quegli atti fossero il frutto di imposizioni di mandanti di grado più alto; “ma in questi mesi non c’è mai stato un aggiornamento pubblico sui progressi delle indagini”, ha dichiarato Antonia Pindulić, avvocato del Centre for Peace Studies.

Infine, la notizia degli ultimi giorni: il poliziotto individuato dall’inchiesta, dopo una sospensione di tre mesi, è tornato in servizio con l’obbligo di non mostrare il distintivo della polizia croata durante l’orario di lavoro – una misura che sanziona il poliziotto o protegge la Polizia da ulteriori accuse?

Una lugubre routine

Che si tratti di gruppi paramilitari o polizieschi, in Croazia sono perpetrati atti inumani e degradanti nei confronti dei migranti in transito con cinica sistematicità1, al punto che i respingimenti attuati dalle unità croate sembrano andare sotto il nome in codice “action corridor”, come hanno riportato svariati media eminenti ben prima del 6 ottobre 20212.
Le organizzazioni che operano in Croazia e i media hanno documentato centinaia di testimonianze di persone con esperienze simili con la polizia antisommossa, quindi questo non è stato un incidente isolato”, ha affermato Massimo Moratti, vicedirettore della ricerca di Amnesty International per l’Europa, intervistato da H-Alter in merito a questa vicenda. Transbalkanka Solidarnostuna rete di persone che informano l’opinione pubblica e denunciano le violenze sulle persone in movimento lungo la rotta Balcanica, hanno rilasciato dichiarazioni molto forti. “Il fatto che gli agenti di polizia siano rimasti impuniti suggerisce che lo Stato croato si sta muovendo verso la legalizzazione e la normalizzazione di queste pratiche violente, e che la magistratura è solo un pione nelle mani del suo ramo esecutivo”, hanno affermato nel corso di un’intervista con H-Alter. “Se questi ufficiali “che stavano solo obbedendo agli ordini” fossero puniti con la perdita del posto di lavoro, si tratterebbe solo di un evento collaterale in un sistema che non solo tollera, ma organizza, detta e finanzia abusi e torture”.

La polvere sollevata dalla Direzione di Polizia e dal Ministero dell’Interno ogni volta che un nuovo video o una nuova testimonianza rivelano quanto accade sul confine croato-bosniaco non fa che confermare questa routine dalla cui responsabilità cercano di sfuggire tutti, dagli agenti ai loro mandanti diretti, dalle unità di Polizia croata all’Unione Europea, in un lugubre gioco di specchi che la Storia avrà il compito di raccontare e vendicare.

  1. Un articolo sulle violenze della polizia croata su Deutsche WelleL’Ue è complice della brutalità della polizia croata? | Notizie e attualità dalla Germania e da tutto il mondo | | DW 24.11.2020
  2. Articolo di The GuardianCroatia denies migrant border attacks after new reports of brutal pushbacks | Global development | The Guardian

da Meltingpot Europa

Amir Locke, ma quale incidente, è stata un’esecuzione poliziesca

Minneapolis, oltre mille persone sono scesa in piazza nella città del Minnesota per protestare contro l’uccisione di Amir Locke. L’episodio, risalente a tre giorni fa, nella stessa città dove si consumò l’efferato omicidio di George Floyd: l’afroamericano ucciso dalla polizia in strada – soffocato con un ginocchio – nel maggio 2020. Le immagini riprese in diretta dell’omicidio fecero diventare quel caso virale e mondiale, con manifestazioni in tutto il mondo, anche violente.

Amir Locke aveva 22 anni. Era afroamericano anche lui e incensurato. È stato ucciso a sangue freddo dalla polizia mentre era assopito sul divano di casa. Gli agenti hanno fatto irruzione nel suo appartamento in centro città per una perquisizione domiciliare, senza preavviso. E hanno aperto il fuoco. Tre colpi al torace e al polso non hanno lasciato scampo al 22enne. Le immagini girate dalla bodycam e diffuse dalla polizia sono terribili: si vede l’irruzione nell’abitazione, le urla degli agenti, il ragazzo su un divano avvolto in una coperta mentre cerca di alzarsi, almeno tre gli spari esplosi dagli agenti.

Locke avrebbe impugnato una pistola quando si è accorto dell’irruzione. Gli avvocati della famiglia hanno fatto sapere che l’arma era detenuta regolarmente. Alcuni familiari hanno dichiarato che il giovane stava dormendo e che avrebbe preso l’arma per difendersi. La polizia ha riferito che la perquisizione era collegata a un’indagine per omicidio ma che il nome della vittima non compariva nel mandato. Locke non era quindi il destinatario del mandato.

la repressione non ferma le lotte degli studenti anzi le alimenta

le manifestazioni studentesche hanno preso ampiezza – sotto accusa il governo che non li ascolta anzi li reprime con la polizia come nelle manifestazioni del 28

questo movimento è stato innescato dalla morte di lorenzo in una fabbrica siderurgica mentre era in ‘scuola lavoro’

questo è un bene perchè apre la mente degli studenti e rende chiare che l’alternanza scuola- lavoro è sfruttamento, è capitalismo

soccorso rosso proletario ha la sua ragione di esistere nella necessità di denunciare evidenziare la lotta contro la repressione e ha sempre lavorato perchè questo fosse dentro le mobilitazioni operaie, studentesche e popolari

cos’ come lo fosse il carcere e la condizione dei detenuti proletari

la situazione quindi è più favorevole per questo lavoro

la costruzione di una giornata di lotta ha senso per elevare questa battaglia

Nuovi scontri in Cile per la liberazione dei prigionieri politici

Una nuova giornata di proteste si è svolta ieri venerdì a Santiago, nella zona di Plaza Baquedano, dove il traffico è stato deviato e le stazioni della metropolitana sono state chiuse. Tra gli incidenti, l’attacco, da parte di un gruppo di manifestanti incappucciati, a un’impresa, Antigua Fuente, il cui proprietario aveva usato una pistola ad aria compressa per sparare pallini in una precedente manifestazione. I manifestanti hanno anche eretto barricate e si sono scontrati con la polizia.

Dallo scoppio della protesta sociale nell’ottobre 2019, le manifestazioni per la liberazione dei prigionieri politici non si sono fermate. Anche il 28 gennaio a Santiago si sono verificati scontri nei pressi di Piazza Italia, dove i manifestanti si erano radunati chiedendo la liberazione dei “prigionieri della rivolta” e ricordando Jorge Mora, alias “Neco”, investito da un camion dei Carabinieri. In quella occasione 2 autobus sono stati dati alle fiamme, dopo che manifestanti incappucciati hanno costretto i passeggeri e i conducenti dei due mezzi a scendere, e due persone sono state arrestate.

Il processo per le violenze nel carcere di Santa Maria Capua Vetere

Da napolimonitor

In questi due anni l’attenzione mediatica nei confronti di quanto accaduto il 6 aprile 2020 nel carcere di Santa Maria Capua Vetere è diminuita progressivamente. La forza di quella storia che descrive ancora oggi il disastro permanente del sistema dell’esecuzione penale, è stata lentamente assorbita dai nostri corpi stanchi e assuefatti all’era post-umana. Tuttavia, il clima nell’aula bunker è sempre teso, l’ansia non si smaltisce con le sigarette fumate durante le pause trascorse nel cortile delle mura del carcere perché i difensori delle parti continuano a studiarsi reciprocamente. Tutti guardano tutto, il freddo mantiene lucidi.

Il 3 febbraio è proseguita l’udienza preliminare e il giudice D’Angelo, dopo aver riunito nel faldone principale alcune posizioni inizialmente stralciate per difetti di notifica, finalmente ha sciolto la riserva sulla richiesta di costituzione delle parti civili. I detenuti che ne hanno fatto richiesta sono stati ammessi, questo risultato era quasi certo, soltanto per difetti formali degli atti di costituzione sarebbero stati estromessi. Il tribunale ha accolto anche la richiesta degli enti: ministero di giustizia, Asl casertana, garante nazionale e regionale delle persone private della libertà.

Non era scontata l’ammissione delle associazioni, infatti con questa decisione il giudice ha anche espresso il taglio da dare al processo, perché riconoscendo gli interessi e i diritti difesi dalle associazioni ha evitato di restringere il rapporto processuale alle sole parti necessarie.

Il Carcere PossibileAcadYairaiha Onlus e Antigone affronteranno insieme questo lungo processo, e il loro apporto sarà necessario per affrontare da un punto di vista complessivo, non soltanto dalla prospettiva della singola vicenda o del ruolo, l’interazione nella catena di comando, le fasi operative della “perquisizione straordinaria” e delle violenze successive al 6 aprile. Il processo è stato rinviato all’8 febbraio per permettere alle parti processuali di citare i responsabili civili.

Prima della chiusura dell’udienza, la procura ha depositato una richiesta di patteggiamento per trentadue imputati: il procuratore aggiunto Milita ha precisato che riguardano posizioni marginali e condotte di minore gravità. Infine, le persone offese che non hanno ancora depositato l’atto di costituzione di parte civile potranno farlo fino all’apertura del dibattimento. Non è molto, ma c’è ancora un po’ di tempo per prendere coraggio e bilanciare i rapporti di forza tra le parti nel processo. (napolimonitor)

sempre e solo carcere assassino!

Morto in cella, i famigliari: “Non è stato un suicidio”

Nel corso dell’autopsia sarebbe stata riscontrata nel sangue di un detenuto trovato morto in cella nell’aprile del 2020 l’alta concentrazione di un farmaco, pari all’assunzione di ben 48 pastiglie. Si trattava di un medicinale che l’uomo, che all’epoca della morte aveva 34 anni, non avrebbe avuto motivo di prendere e quindi di possedere. L’avvocato Ugo Fogliano per conto della famiglia si è opposto ieri alla richiesta di archiviazione del caso presentata dalla Procura. Le indagini erano state coordinate dal pm Federico Carrai, oggi trasferito in Lazio, che inizialmente aveva ipotizzato che la morte dell’uomo fosse dovuta a un omicidio preterintenzionale. In particolare l’attenzione si era focalizzata sull’infermiera che in quel periodo si occupava della distribuzione dei vari farmaci ai detenuti della casa circondariale. Nel corso dell’attività investigativa non sarebbero però stati trovati riscontri, tanto da convincere il magistrato ad archiviare l’episodio. Una decisione mai accettata dai familiari del ragazzo, che in quel periodo stava per essere trasferito in una struttura della Lombardia, regione in cui vive la sua famiglia, destinata a un reparto a tutela attenuata. Nonostante l’uomo avesse già sofferto di problemi psichiatrici i genitori ritengono che non avesse mai avuto la tendenza a gesti autolesionistici e quindi escludono che abbia ingerito un numero così elevato di pastiglie volontariamente, anche perché, ha ribadito ieri l’avvocato Fogliano davanti al gip, non avrebbe dovuto mai entrare in contatto con quel tipo di medicinali. La decisione se accettare l’opposizione e quindi riaprire di fatto il caso spetto ora al giudice Arianna Pisano, che si pronuncerà nei prossimi giorni.

Da Osservatorio repressione

La polizia ha bloccato un’azione di protesta di attivisti di Greenpeace al festival di Sanremo, 10 fogli di via. A Roma denunciati quattro attivisti di Extinction Rebellion per il blitz al Ministero della transizione ecologica

A Sanremo, attiviste e attivisti di Greenpeace hanno scavalcato le transenne del «green carpet» e prima di essere fermati dalla polizia sono riusciti a mostrare uno striscione con la scritta: «ENI green? Se la suona e se la canta!».

Nel frattempo, da un balcone che sovrasta l’ingresso del teatro Ariston sono stati esposti altri due striscioni con le scritte: «Basta pubblicità di aziende inquinanti» e «ENI inquina anche la musica!». Altri attivisti hanno simbolicamente verniciato di “nero petrolio” un cartellone pubblicitario di ENI/Plenitude.

10 attivisti sono stati identificati e segnalati alla procura per danneggiamento, getto pericoloso di cosa e resistenza passiva e saranno oggetto di allontanamento con foglio di via obbligatorio.

In un comunicato Grenpeace ha rivendicato il blitz in una nota, spiegando il perché dell’azione dimostrativa: una protesta contro Eni, tra i principali sponsor del Festival, per denunciare l’operazione di greenwashing. Secondo l’organizzazione non governativa, il colosso del gas e del petrolio starebbe “sfruttando infatti proprio la vetrina di Sanremo per rifarsi un’immagine di azienda attenta all’ambiente che non corrisponde affatto alla realtà“.

Nel mirino di Greenpeace il lancio di Plenitude, la realtà azienda presentata come la svolta sostenibile della compagnia energetica, ma secondo l’ong “nei prossimi anni Eni continuerà a puntare principalmente su gas e petrolio, combustibili fossili che alimentano il riscaldamento globale”. Ricordiamo che nelle scorse ore sono stati esposti due striscioni contro il gruppo da un balcone che sovrasta l’ingresso del teatro Ariston: “Basta pubblicità di aziende inquinanti” e “Eni inquina anche la musica!“.

A Roma sono quattro gli attivisti denunciati dai carabinieri di Roma in relazione al blitz messo in atto dal gruppo ecologista Extinction Rebellion, con una decina di attivisti che si è introdotta e ha imbrattato di vernice la sede del ministero della Transizione Ecologica.

Gli attivisti si sarebbero introdotti nell’edificio riuscendo questa volta a raggiungere il quinto piano, quello del ministro Cingolani, ed avrebbero imbrattato le pareti del ministero salvo poi essere successivamente fermati dai carabinieri. Si tratterebbe del secondo attacco consecutivo, dato che anche nella giornata di ieri quattordici attivisti di Extinction Rebellion appartenenti precisamente alla campagna Ultima Generazione – Assemblee Cittadine ORA! sono entrati all’interno del Ministero della Transizione Ecologica ed hanno lasciato sulle pareti scritte quali “Ministero della truffa” e “Ministero delle bugie”. Gli obiettivi della campagna portata avanti dai membri dal gruppo di Extinction Rebellion sono due: in primis, sensibilizzare i cittadini sulle problematiche legate ai cambiamenti climatici tramite l’organizzazione di un’Assemblea Cittadina nazionale con il potere di deliberare su queste tematiche. Il secondo punto invece, è ottenere un incontro pubblico con i vertici del governo, incluso il premier Mario Draghi, per confrontarsi e cercare soluzioni alla crisi climatica globale.

Il ministro Cingolani, ha dichiarato che l’azione alla sede del MiTe è da considerarsi come “un attacco e non come attivismo”. Gli attivisti hanno  comunicato che fino a che tali richieste non verranno considerati il gruppo continuerà con le azioni, non violente, di disobbedienza civile.

Oggi 4 febbraio alle ore 12:00 a Roma, le forze dell’ordine hanno fatto irruzione, senza un regolare mandato, in un appartamento situato in via Cattaneo dove erano presenti ragazzi che avevano partecipato alla campagna “Ultima Generazione – Assemblea Cittadina Ora” organizzata dal gruppo ecologista Ultima Generazione, parte di Extinction Rebellion.

Giornalisti locali presenti sul posto, hanno riferito che i ragazzi, tra cui alcuni minorenni, sono stati trattenuti diverse ore senza potere comunicare, nonostante all’interno dell’appartamento non fossero state rinvenute ne armi, ne sostanze proibite e i ragazzi non avessero opposto resistenza. Le forze dell’ordine hanno in seguito riferito ai giornalisti che l’operazione era legata al rispetto delle norme Covid negli appartamenti in affitto tramite AirBnB. Nonostante, a quanto riferito, nessun altro appartamento dello stabile sia stato perquisito, ad eccezione di quello dove si trovavano gli attivisti di Extinction Rebellion.

Dopo alcune ore, le forze dell’ordine hanno poi deciso di portare i ragazzi (5 tra cui una minorenne) in questura. Tra questi, uno è stato portato fuori dallo stabile in manette.

il comunicato di Extinction Rebellion

Ultima Generazione: irruzione delle forze dell’ordine nell’abitazione degli attivisti

“Questa è la risposta dello stato ai ragazzi spaventati per la crisi climatica che chiedono di avere un semplice incontro con i ministri”

Roma, 04 febbraio 2022. Mentre i sei attivisti della campagna  “Ultima Generazione – Assemblea Cittadina ORA!” sono stati fermati dopo il blocco stradale di Largo Susanna e sono stati trascinati via di peso, le forze dell’ordine alle 12 sono entrate senza mandato nell’appartamento Air B&B in via Carlo Cattaneo in cui erano presenti alcune persone che nei giorni scorsi hanno preso parte alla campagna e una ragazza minorenne. Alcuni giornalisti erano presenti al piano di sotto fin da pochi minuti dopo l’inizio dell’operazione. Queste fonti ci riferiscono che i ragazzi sono stati tenuti chiusi diverse ore, impedendo loro di comunicare con l’esterno e di mostrare uno striscione dalla finestra.

Ai giornalisti è stato detto che era in corso una operazione legata alle norme covid dell’Air B&B: tuttavia nello stabile sono presenti altri appartamenti affittati con questa modalità e nessun altro appartamento è stato perquisito, né tantomeno gli occupanti tenuti chiusi per due ore e mezzo con le forze dell’ordine.

Apprendiamo alle 14:45 che le F.F.O.O. stanno portando i ragazzi fuori dall’appartamento due per volta, e che non stanno non stanno opponendo alcuna resistenza. Una persona dunque è stata prelevata da dentro l’appartamento in cui dormiva ed è stata portata fuori in manette. Altre cinque persone sono state portate via con la volante in questura, compresa la minorenne. Nell’appartamento non era presente alcuna arma né alcuna droga. Le persone non hanno opposto resistenza ai pubblici ufficiali. La scientifica è stata poi mandata sul posto.

In seguito alle azioni alla sede del MiTe di martedì e mercoledì, il gruppo di cittadini coinvolti nella campagna di Extinction Rebellion è stato trattenuto in questura fino a tarda notte. Alcuni dei ragazzi coinvolti sono stati portati alla Stazione Termini per lasciare la città, mentre i rimanenti sono rientrati nella loro temporanea abitazione a Roma. Da allora sono stati pedinati e fermati dalle forze dell’ordine che, localizzando e presidiando l’ingresso della loro abitazione, hanno nuovamente portato in questura 3 degli attivisti mentre facevano la spesa.

Il clima di repressione si è esacerbato quando questa mattina, alle 9.30, 6 dei rimanenti cittadini coinvolti hanno deciso di tornare in strada per dirigersi verso il Ministero del Lavoro. Naturalmente pochi metri dopo la partenza, sono stati bloccati dalle forze dell’ordine, e hanno quindi deciso di attuare un blocco stradale nel luogo in cui si trovavano.