Il presidente Gonzalo è morto dopo 29 anni di isolamento nel carcere di massima sicurezza di Callao, in Perù. Era malato da tempo e la sua è stata una morte annunciata, voluta dallo stato peruviano e dall’ imperialismo.

Dal blog proletari comunisti:

Muore in carcere dopo 29 anni di isolamento il Presidente Gonzalo, leader della rivoluzione peruviana – grande marxista-leninista-maoista – Onore e gloria al Presidente! – la sua opera è immortale e ne fa un faro ideologico del movimento comunista internazionale I comunisti marxisti-leninisti-maoisti italiani si uniscono al dolore e rabbia dei comunisti marxisti-leninisti-maoisti di tutto il mondo. Nei prossimi giorni torneremo con forza e ampiezza sulla storia del PCP e sulla figura e l’opera teorica, ideologica e politica del Presidente Gonzalo, Il 25 settembre una giornata nazionale pubblica avrà luogo nelle forme che saranno possibili, invitiamo i compagni comunisti marxisti-leninisti-maoisti e antimperialisti a parteciparvi info pcro.red@gmail.com

proletari comunisti/PCm Italia

11 settembre 2021

La notizia dalla stampa peruviana fa fatica a celare che è stata una morte ‘voluta’ dallo Stato peruviano e dall’imperialismo

AbimaelGuzmán, falleció este sábado 11 de setiembre, a un día de cumplirse los 29 años de su captura, realizada el 12 de setiembre de 1992. Falleció a los 86 años alrededor de las 6.40 a.“El Comité Técnico del Cerec informa lo siguiente: el sábado 11 de setiembre aproximadamente a las 6.40 a. m. en el Centro de Reclusión de Máxima Seguridad de la Base Naval del Callao ha fallecido el interno Abimael Guzmán Reynoso, debido a complicaciones en su estado de salud”, informó el INPE (Instituto Nacional Penitenciario del Perú). La última información que se conoció era que había sido traslado a un hospital cercano al Cerec el 20 de julio. Y le habían dado de alta el 5 de agosto.

Israele scatena la repressione nelle carceri dopo la fuga dei sei prigionieri

Il Club dei prigionieri palestinesi ha confermato mercoledi sera che quanto che sta accadendo all’interno delle carceri israeliane è una vera guerra condotta dall’amministrazione penitenziaria dell’occupazione contro i prigionieri palestinesi indifesi.

Secondo le informazioni, in nostro possesso, le forze di repressione e le unità speciali dell’esercito di occupazione, armate fino ai denti, hanno effettuato incursioni e scatenato la repressione su larga scala in diverse carceri, le più importanti sono nelle carceri di Negev e di Raymond.

Il Prisoners’ Club ha spiegato che i prigionieri hanno iniziato a confrontarsi con l’amministrazione penitenziaria e le sue forze con vari passaggi, il più importante dei quali è stato l’incendio da parte dei prigionieri di alcune stanze nella sezione 6 della prigione “Negev”, e secondo il ultime informazioni ricevute, l’amministrazione penitenziaria ha iniziato a trasferire tutti i prigionieri della Sezione 6 destinazione sconosciuta finora, il circolo delle intrusioni si è esteso a diverse altre sezioni.

I prigionieri di tutte le organizzazioni hanno annunciato il loro rifiuto delle minacce a cui sono stati esposti, in particolare per quanto riguarda il tentativo dell’amministrazione penitenziaria di trasferire e distribuire i prigionieri della Jihad islamica, nel tentativo di colpire le strutture organizzative dei prigionieri all’interno delle carceri, che i detenuti considerano la più pericolosa.

C’è stata una massiccia incursione compiuta ieri dalle forze di repressione nel carcere di Raymond, durante la quale sono state chiamate le unità speciali dell’esercito di occupazione, oltre alle unità speciali che solitamente effettuano operazioni di repressione e di intrusione nelle carceri.

Nella prigione di Gilboa, che ha vissuto lo scontro più violento due giorni fa, l’amministrazione penitenziaria ha soppresso e trasferito i prigionieri della Sezione 3 dopo che il prigioniero Malik Hamed ha affrontato un carceriere, versandogli acqua calda addosso in risposta alle procedure dell’amministrazione penitenziaria, poiché i prigionieri sono stati trasferiti alla prigione di Shata. In precedenza, l’amministrazione penitenziaria ha trasferito i prigionieri della Sezione 2 dalla prigione di Gilboa in diverse prigioni.

Anche il carcere di Ofer ha visto uno scontro è in uno stato di estrema tensione, dopo le minacce di svuotare quattro stanze della sezione 22 in cui sono detenuti i prigionieri della Jihad islamica, e di distribuirle al resto delle stanze del carcere, inoltre l’amministrazione penitenziaria ha messo in isolamento 34 prigionieri che sono stati poi trasferiti dal carcere Gilboa, alla sezione 18 del carcere di Ofer.

Oltre a ciò, è interessante notare che l’amministrazione penitenziaria, dopo che 6 prigionieri si sono liberati dalla prigione di Gilboa, ha imposto una serie di misure, tra cui operazioni di repressione, trasferimento e ispezione, specialmente nella prigione di Gilboa, chiudendo tutte le sezioni dei detenuti nelle carceri, e riducendo l’ora d’area, chiudendo i lavandini, privandole della “cantina”, e annunciando le minacce di imporre ulteriori misure.

Il Prisoner’s Club ha invitato la comunità internazionale ad intervenire con urgenza e immediatezza, per porre fine a questa ennesima e pericolosa escalation contro i prigionieri palestinesi, sottolineando che il proseguimento di questa escalation porterà a ciò che è più pericoloso. Il Prisoner’s Club ha ritenuto l’occupazione israeliana, pienamente responsabile della incolumità e della vita dei prigionieri.

Un appello del «Comitato Solidale Grup Yorum»

Un appello del «Comitato Solidale Grup Yorum»

 

Abbiamo la possibilità nell’ultima settimana di settembre 2021 di far venire in Italia da Parigi dieci membri del Grup Yorum per una settimana durante la quale pensiamo di organizzare uno o più concerti oltre a riunioni, dibattiti e conferenze stampa.

Per realizzarlo nel miglior modo possibile abbiamo bisogno del tuo aiuto.

Grup Yorum è un gruppo musicale sulla scena da decenni e si è sempre schierato con i lavoratori ed il popolo turco. Per questo motivo fin dalla sua nascita è sempre stato preso di mira dal governo e combattuto con ogni mezzo possibile: arresti, torture, uccisioni. (*)

Il Comitato italiano di Solidarietà con Grup Yorum ha seguito le vicende del gruppo cercando in tutti i modi possibili di farlo conoscere, di far crescere la solidarietà in Italia, denunciando la repressione nei loro confronti da parte del governo Erdogan.

Oggi è aperta la possibilità che diversi componenti del Grup Yorum possano arrivare in Italia ed in particolare in alcune città, come Roma e Lecce e Cagliari



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Questo evento – nonostante il fatto che i membri del Gruppo non chiedano soldi – ha comunque delle spese a partire dal trasferimento in Italia dei dieci membri, dall’ospitalità, dall’organizzare concerti (amplificazione e trasferte), pubblicizzare le diverse iniziative che vorremmo venissero svolte.

Crediamo che valga la pena investire in questo progetto, che potrà realizzarsi meglio con la vostra attiva solidarietà. Per questo motivo chiediamo adesioni di gruppo o individuali, chiediamo altresì contributi economici, sostegno alla raccolta fondi tra amici, compagni, gruppi con cui siete in contatto. Vorremmo che questa proposta diventasse collettiva, un patrimonio politico ed umano che possa arricchire il panorama della solidarietà in tutto il Paese.

Comprendiamo il complesso e difficile momento che stiamo vivendo per la questione del Covid e tutto quel che gira attorno, ma proprio per questo crediamo valga la pena spenderci in questo progetto e valga la pena che in tanti si mettano in gioco al nostro fianco, al fianco delle compagne e compagni del Grup Yorum.

Questo sforzo lo facciamo e chiediamo solidarietà nel nome dei martiri che hanno messo in gioco la loro vita per una Turchia diversa, lo facciamo nel nome dei prigionieri e delle prigioniere che ancora si trovano nelle prigioni di Erdogan.

Qualora non riuscissimo, per qualsiasi motivo, ad organizzare gli eventi e a far venire in Italia i membri di Grup Yorum tutti i contributi raccolti verranno versati direttamente a loro.

Non lasciamoli soli, non restiamo soli.

Comitato Solidale Grup Yorum

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Prato, sgomberato il presidio degli operai Texprint in sciopero della fame. Operai fermati in questura

Il srp esprime la massima solidarietà, chi lotta per condizioni di lavoro umane e dignitose non si arresta!

‘”Fanno tanta paura questi operai che parlano e raccontano la realtà della schiavitù del distretto tessile”

E’ stato sgomberato nella notte il presidio degli operai Texprint davanti al comune di Prato. Polizia di stato e polizia municipale sono intervenuti per sgomberare gli operai, che da due giorni erano in sciopero della fame, dopo i sette mesi trascorsi dall’inizio della vertenza sindacale in cui i lavoratori denunciano turni di 12 ore su sette giorni la settimana, contratti irregolari, lavoro nero, violazione di diritti come le ferie e la malattia pagata

“È arrivata la risposta delle istituzioni di Prato a 48 ore di sciopero della fame contro lo sfruttamento. È arrivata la risposta agli operai Texprint che da 230 giorni scioperano chiedendo l’applicazione del contratto nazionale e di poter lavorare 8 ore per 5 giorni invece che 12 per 7”, fanno sapere Si Cobas Prato e Firenze. “Fanno tanta paura questi operai che parlano e raccontano la realtà della schiavitù del distretto tessile. Così paura da doverli sgomberare come ladri durante la notte”. Alcuni operai e coordinatori sindacali sono stati portati in questura a Prato.

Dai cancelli della Gkn arriva il sostegno del Collettivo di fabbrica: “Ci giunge ora la notizia dello sgombero del presidio Texprint in centro a Prato. E da quel che riusciamo a capire ci sono dei fermi in questura. Ma veramente credete di poter fermare così questa vertenza? Veramente insistete ad attaccare lavoratori che chiedono banalmente il rispetto del contratto nazionale? I lavoratori Texprint erano qua proprio ieri sera a spiegarci la loro situazione. Consideriamo un attacco a loro come un attacco a tutti noi”.

 

Liberare subito il compagno Gonzalo

INDIA: Il PCI (maoista) appoggia la lotta per l’immediata liberazione del compagno Gonzalo

Dal blog proletari comunisti
In spagnolo in via di traduzione

Traducción no oficial

Gonzalo, el presidente del Partido Comunista de Perú (PCP) fue detenido en septiembre de 1992 junto con el Comité Central. Estuvo en total aislamiento durante los últimos 29 años.

El encarcelamiento, el aislamiento total y la actitud sumamente inhumana hacia el camarada Gonzalo a la edad de 86 años es muy despreciable. La situación necesita la atención de todos aquellos que piensan y trabajan en un cambio en la sociedad.

ʹLa sangre no ahoga la revolución sino que la riegaʹ

dijo el Presidente Gonzalo. El camarada Gonzalo se mantuvo firme en su compromiso con el pueblo oprimido del Perú y el mundo y en su fe en la causa y el éxito de la Revolución Socialista Mundial. Ahora necesita estar en los brazos de su amado pueblo y cuadros del Partido.

Va a morir de una enfermedad prolongada que incluye psoriasis y ahora cáncer de piel en las mazmorras del estado explotador fascista peruano. No queremos que muera. Entonces, alcemos la voz contra la crueldad del Estado peruano apoyado por los imperialistas del mundo.

El PCI (Maoísta) se suma a la lucha por la liberación inmediata del camarada Gonzalo. Hace un llamamiento a todas las fuerzas revolucionarias, democráticas y progresistas del mundo para que luchen por su liberación. El

arresto y la tortura más atroz del camarada Gonzalo es parte de los intentos de los imperialistas y sus gobernantes compradores de desatar su botín y saqueo para superar su prolongada crisis económica y financiera y reprimir el movimiento revolucionario del mundo. Pero “el encarcelamiento de por vida o el ahorcamiento no pueden detener la revolución”.

Demostremos esto a través de una avalancha de apoyo al Partido Comunista de Perú y al camarada Gonzalo.

El juicio del camarada Gonzalo

El movimiento revolucionario en Perú iniciado desde 1980 penetró en el pueblo oprimido y sacudió a las clases dominantes del país como en cualquier otro país. El movimiento logró saltos que hicieron que las clases dominantes tomaran medidas serias para mantener su poder explotador. Emplearon un departamento para conocer el paradero y arrestar a la dirección del Partido Comunista de Perú bajo el cual se desarrollaba el movimiento. De ahí las detenciones.

Poco tiempo después de la detención, a Gonzalo se le negaron las visitas de su familia y su abogado. Su apresurado juicio por parte del Estado peruano duró solo unas pocas horas en contra de las normas internacionales de derecho de muchas maneras. Estaba sentado en una silla en medio de una pequeña jaula de acero. Fue interrogado únicamente sobre sus convicciones políticas e ideológicas.

El presidente Gonzalo aceptó con orgullo la responsabilidad de liderar el PCP y se negó a aceptar la legitimidad de la corte. Dio un discurso de tres horas y media en el que dijo:
ʹEstamos aquí como hijos e hijas del pueblo y estamos luchando en estas trincheras, esto también es combate, ¡y lo hacemos porque somos comunistas! ¡Porque aquí defendemos el interés del pueblo, los principios del Partido y la Guerra Popular! Eso es lo que hemos estado haciendo, lo que estamos haciendo, lo que seguiremos haciendoʹ.

La compañera de vida de Gonzalo, Miriam (Elena Iparraguirre), también fue encarcelada. Primero estuvo en una celda adyacente, pero luego la transfirieron a la cárcel de mujeres y la aislaron.

Se establecieron comités de defensa en Europa, Asia, África, Australia y América del Norte y del Sur. El Llamado para defender la vida de Abimael Guzmán fue firmado por reconocidos abogados, parlamentarios y exministros y otros líderes gubernamentales, figuras académicas, reconocidos músicos, escritores y artistas y otros de Australia, Bangladesh, Bélgica, Gran Bretaña, Canadá, Chile. , Colombia, Dinamarca, El Salvador, Francia, Alemania, Guadalupe, Irán, Irak, Italia, Kenia, Martinica, México, Nepal, Holanda, Sudáfrica, España, Sri Lanka, Túnez, Turquía y Estados Unidos. Delegaciones de simpatizantes del Comité Internacional de Emergencia (IEC) y otras personas preocupadas comenzaron a visitar las embajadas peruanas en muchos países. Cartas, telegramas y faxes de protesta por las amenazas contra la vida del Presidente Gonzalo llegaron a las embajadas y al palacio presidencial.

La primera delegación internacional organizada por el IEC llegó a Lima para el ʹjuicioʹ.
El 24 de septiembre, el Senado de los Estados Unidos aprobó una resolución en la que declara que “apoya al Gobierno de Perú en su determinación de combatir al grupo terrorista violento y antidemocrático conocido como el ʹ Sendero Luminosoʹ y felicita a la DINCOTE por capturar al Presidente Gonzalo. Esto se reiteró en octubre 20 por un portavoz del Departamento de Estado de Estados Unidos, quien dijo que “El señor Guzmán es el líder del movimiento terrorista más cruel del hemisferio occidental. No tenemos ningún comentario sobre el proceso judicial por el que fue juzgado “.

Los imperialistas organizaron o aprobaron los asesinatos en prisión del líder azaniano Steve Biko; Charu Mazumdar, líder maoísta de la rebelión campesina de Naxalbari en India; el líder maoísta Ibrahim Kaypakkaya en Turquía; el líder maoísta bangladesí Shiraj Shikdar y el sospechoso “suicidio” de Chiang Ching. En las propias prisiones de Estados Unidos, el líder de los Panteras Negras, George Jackson, recibió un disparo en un intento de “fuga”, y el líder nacionalista puertorriqueño Pedro Albizu Campos fue asesinado por material radioactivo colocado en las paredes de su celda.

El encarcelamiento y aislamiento del camarada Gonzalo en la Base Naval del Callao no es el primero ni el último en el movimiento revolucionario mundial. Esto continuará mientras haya explotación y opresión y revolución contra lo mismo en todas partes del mundo. En el momento actual, en el que los imperialistas están sumidos en la crisis económica y financiera y los pueblos de todo el mundo luchan por su derecho a la vida y a los medios de subsistencia, debemos unirnos y luchar de la máxima forma posible.

Abhay,
Portavoz,
Comité Central,
CPI (Maoísta)

28 de agosto de 2021

riprendere l’informazione e il sostegno alle lotte contro la repressione e carceri

il progetto di fare di soccorso rosso proletario un fattore di organizzazione e unità di tutte le realtà che si occupato di repressione e carcere a livello nazionale e internazionale non ha avuto finora successo per limiti e incapacità nostra, per scarse forze a disposizioni e per l’orientamento delle altre forze

noi dobbiamo prenderne atto

il blog tornerà quindi a fare essenzialmente informazione e controinformazione

info e contatti srpitalia@gmailcom