Soccorso Rosso Proletario

Soccorso Rosso Proletario

Russia: Oltre 6000 oppositori alla guerra arrestati

Oltre 6mila arresti per le persone che scendono in piazza a contestare l’invasione dell’Ucraina voluta da Putin. Si segnalano anche pestaggi e decisioni arbitrarie da parte delle corti giudiziarie. Ovd-info: «Russia, violati diritti umani per chi protesta contro la guerra»

di Daniela Galiè e Francesco Brusa

Mentre avanza, in mezzo ai timidi tentativi di negoziato, la conta delle morti in Ucraina, sale inesorabilmente quello degli arresti nella Federazione Russa. Migliaia e migliaia di persone hanno scelto di contestare la scelta del proprio presidente di invadere la vicina repubblica e la risposta è stata una dura repressione: oltre 6mila arresti sinora.

Fra le poche associazioni e realtà che rendono pubblici questi dati e che, oramai da decenni, si pongono a difesa dei diritti di chi manifesta in Russia c’è l’organizzazione non governativa Ovd-info. Abbiamo intervistato la sua portavoce Maria Kuznetsova per fare il punto su quanto sta avvenendo.

Come commentate la situazione dei diritti umani di chi in questo momento sta protestando contro la guerra?

Com’è purtroppo consueto, siamo di fronte all’evidenza di numerose violazioni dei diritti delle persone che vengono detenute nel corso di manifestazioni contro la guerra assolutamente pacifiche. Tanto per incominciare, le stesse detenzioni possono essere considerate delle violazioni del diritto di riunione e associazione. Inoltre, è possibile affermare che sono in corso trattamenti inumani e degradanti che avvengono presso le camionette della polizia e presso le stazioni di polizia. Alcune persone sono state picchiate pesantemente, fino a provocare concussioni e altri tipi di infortunio. È possibile infine affermare che sono in corso violazioni del diritto a un giusto processo, visto che molto spesso i giudici stanno emettendo verdetti solo sulla base delle dichiarazioni delle forze dell’ordine. Al momento, molta gente è stata sanzionata da una multa o arrestata.

Siamo già a oltre 6mila arresti. È una cifra che secondo voi indica un inedito livello di repressione? Ve l’aspettavate?

Difficilmente ci mettiamo a fare previsioni sul numero degli arresti, visto che le situazioni che si formano e il comportamento della polizia sono di solito indecifrabili a priori. Per fare un esempio, durante le precedenti manifestazioni di massa del 21 aprile 2021, la polizia non ha praticamente compiuto nessun arresto sul momento salvo poi recarsi successivamente alle abitazioni dei partecipanti e detenerli direttamente in quell’occasione. Ma ora è chiaro che le autorità stanno cercando di reprimere coloro che scendono in piazza. È difficile collocare il numero delle detenzione dentro un ideale scala del livello di repressione ma, sì, ci sono segni di una grossa tendenza repressiva contro la società civile.

Quali sono i rischi concreti che corre chi viene arrestato?

Stiamo assistendo a un alto numero di casi di violazione dei diritti di persone arrestate da parte delle corti giudiziarie in seguito allo stesso arresto. La ragione è che c’è così poco spazio nei centri di detenzione che alcuni dei manifestanti detenuti vengono riportati presso le stazioni di polizia e si ritrovano a passare le notti lì. Se una persona ha già ricevuto una condanna per aver partecipato a delle manifestazioni nel corso dell’ultimo anno, la successiva “violazione” viene considerata come recidiva e quella persona puà dunque essere multata fino a 300mila rubli o tenuta in prigione fino a 30 giorni. Altri tipi di illecito possono condurre a un arresto fra i 10 o i 15 giorni (o a diversi tipi di multa).

Si viene arrestati solo per il semplice fatto di prendere parte alle proteste?

Questa è la situazione cui abbiamo fatto fronte in tutti gli anni del nostro lavoro. Il fatto che le persone vengano arrestate semplicemente per aver preso parte a una manifestazione non concordata con le autorità è qualcosa di ordinario. Poster, slogan, addirittura il portare delle spille oppure avere con sé delle bandiere sono ragioni sufficienti per essere detenuti, oppure ancora sostare in un certo posto. La stragrande maggioranza delle persone vengono arrestate per non aver fatto nient’altro che partecipare alle manifestazioni.

E per quanto riguarda la vostra associazione? Riuscite a fare il vostro lavoro? Subite delle pressioni?

Sentiamo una pressione nei nostri confronti dalla fine dell’anno scorso. Allora siamo stati considerati come una sorta di “agente straniero” sul concludersi di dicembre, il nostro sito fu bloccato in seguito a una controversa decisione della corte competente, e l’intero procedimento giudiziario si è svolto con ripetute violazioni. Il nostro principale collaboratore, Memorial Human Center, è in attesa per l’appello. Tutto ciò ostacola il nostro lavoro, ma continueremo sulla nostra strada anche grazie al supporto di tante persone.

da DINAMOpress

Massima solidarietà’ a Movimento di Lotta – Disoccupati “7 Novembre”

Una pioggia di avvisi orali verso compagni e disoccupati in lotta a Napoli – ultima tappa di una repressione costante e sistematica di stato borghese verso chi ribella organizza e lotta per il lavoro -considerati come criminali e socialmente pericolosi.

Criminale è chi nega il lavoro e socialmente pericolosi siamo tutti

il comunicato dei compagni colpiti dai provvedimenti repressivi

UNA PIOGGIA DI AVVISI ORALI A CHI LOTTA!

INVITO ALLA MASSIMA SOLIDARIETÀ ED UNITÀ

Da ieri sono in corso notifiche di “avvisi orali” a Maria, Eddy, Mimì, Ciro, Antonio ed altri compagni/e nei quali la Questura di Napoli con diverse motivazioni informa che se la loro condotta sarà questa saranno applicate Misure di Prevenzione perché ritenuti “pericolosi per la sicurezza pubblica mettendo in pericolo la tranquillità pubblica” perché protagonisti di numerose manifestazioni di protesta e procedimenti legati alle lotte ed iniziative messe in campo.

Fino all’assurde accuse infamanti ad Eddy addirittura per non meglio precisate “attività illecite ai fini del proprio sostentamento” alludendo alla criminalizzazione della sua attività sindacale con il SiCobas al fianco dei lavoratori e proletari.

Una dura repressione che attacca un esperienza di movimento di lotta che rivendica salario, lavoro e progetti socialmente necessari.

Un’escalation fatta di multe, denunce, procedimenti, fino a 5 processi nel solo mese di Marzo, indagini per “Associazione a Delinquere” ed ora addirittura la pericolosità sociale e gli avvisi orali.

E’ davvero preoccupante in un momento in cui aumentano i prezzi dei beni di prima necessità, aumentano le bollette, aumenta il non lavoro, le Istituzioni piuttosto che dare risposte concrete al disagio sociale, alla disoccupazione, alla precarietà ed al lavoro nero, alla possibilità di liberare forze ed energie alla marginalità sociale provano ad alzare il livello di criminalizzazione e repressione contro i proletari di questa città che si sono organizzati per emanciparsi dalla povertà e dalla miseria proprio tramite la lotta per un salario garantito e dignitoso, per i servizi sociali, sanità, trasporti, servizi sociali per tutte e tutti.

Qualcuno è preoccupato che il fiume di denaro del PNRR e le varie misure possa essere oggetto di rivendicazioni dal basso per il soddisfacimento dei bisogni sociali che la città esprime?

E’ possibile reprimere in tal modo il dissenso e chi lotta per il lavoro?

C’è un Tavolo Interistituzionale aperto da tempo, perché non dare risposte concrete alle centinaia di disoccupati/e?

Ci rivolgiamo a tutta la città, alla parte sana, agli attivisti, alle realtà di lotta, ai lavoratori e lavoratrici, ai disoccupati e disoccupate, agli studenti e le studentesse, ai comitati di lotta ambientali e territoriali, alla società civile che auspichiamo prenda parola rispetto a questa vergogna.

Ad essere “pericoloso socialmente” è il clima che si sta creando attorno alla nostra lotta ed al valore generalizzante che sta assumendo.

Noi non ci fermeremo, la nostra lotta è legittima!

RISPOSTE CONCRETE PER IL LAVORO!

Chiediamo a tutti di mobilitarsi.

La solidarietà è un arma!

LUNEDI H 10:00

PRESIDIO CONFERENZA STAMPA

Via Medina, di fronte Questura di Napoli per andare a consegnare i nostri avvisi orali alle istituzioni politiche per rispedire al mittente la criminalizzazione della nostra lotta per il lavoro.

TOCCANO UNO, TOCCANO TUTTI!

Movimento di Lotta – Disoccupati “7 Novembre“

Solidarietà e sostegno di Soccorso Rosso Proletario con i compagni francesi di Palestine Vaincra e Action Palestine

Soccorso rosso proletario con i compagni francesi a fronte del moderno fascista Macron espressione dell’imperialismo francese, carceriere di G. Abdallah, nemico giurato del popolo palestinese e delle masse arabe

Déclaration de soutien à nos camarades de Palestine Vaincra et d’Action Palestine

Bonjour,

ci-joint la déclaration de la Campagne Unitaire en solidarité et en soutien inconditionnel avec nos camarades du Collectif Palestine Vaincra et du Comité Action Palestine, suite à l’annonce du ministre de l’Intérieur demandant leur dissolution.

La solidarité est notre arme, indissoluble !

Salutations rouges internationalistes et solidaires

PALESTINE VAINCRA ! ACTION PALESTINE !

Soutien inconditionnel à nos camarades de lutte!

Notre solidarité est indissoluble!

« Nous sommes en guerre !» : jamais cette déclaration faite par le président Macron lors de ses vœux 2020 n’a eu autant de résonnance que ces jours derniers. Alors que la France s’engage sur le terrain des hostilités aux côtés de l’OTAN, cette dernière y va aussi de sa guerre intérieure en s’attaquant à toutes les voix dissonantes qui pourraient venir ébranler « l’unité nationale » et ébrécher ce soutien absolu à l’impérialisme français.

Tous en ordre de marche ! Dans les médias, plus que jamais pour faire entendre d’une seule voix la nécessité juste de leur guerre et jusqu’à l’ensemble des présidentiables qui s’alignent sur l’axe de défense des seuls intérêts de l’impérialisme français. Tous en ordre de marche car aucun autre choix n’est permis ! Tous en ordre de marche car aucun autre monde n’est permis ! Tous en ordre de marche car seule doit s’imposer la loi des dominants : l’impérialisme pour asseoir leur domination sur le monde et le capitalisme pour asseoir toujours plus leurs profits. Tous en ordre de marche et cela quoi qu’il en coûte !

Pour autant, en France comme dans le reste du monde, nombreux sont ceux qui se soulèvent pour exiger un autre droit : celui juste et légitime à se révolter contre toutes les formes d’exploitation et de domination imposées par l’autre camp. Nombreuses sont les forces partout dans le monde qui aujourd’hui entrent dans le camp de la résistance et refusent en bloc cette loi éhontée selon laquelle, selon le président Macron, les devoirs vaudraient avant les droits (vœux du 31 décembre 2021).

Parmi ces forces engagées, la résistance du peuple palestinien est en première ligne. Cette résistance, toujours debout après tant d’années d’oppression, combat inlassablement l’occupant sioniste dans sa lutte de libération nationale et en cela, elle est bien encore aujourd’hui le grain de sable qui fait gripper les plans de l’impérialisme pour une mainmise totale de la région. La résistance, chaque jour, fait entendre sa voix pour la réalisation de tous les droits du peuple palestinien, pour le droit au retour de tous les “réfugiés”, en soutien à l’Intifada, à la jeunesse palestinienne et aux héros résistants captifs des geôles sionistes. La résistance palestinienne fait, chaque jour, entendre sa voix et lutte contre la Normalisation et toutes les formes de liquidation ; elle déjoue toutes les formes de tergiversations, de compromissions, de négociations, de trahisons et de fausses illusions qui ne visent qu’à liquider le mouvement de libération national palestinien. La résistance héroïque du peuple palestinien est en première ligne et c’est bien elle qui, chaque jour, clame par ses actions : « Palestine vivra ! Palestine vaincra ! ».

Soutenir cette résistance – fer de lance du combat anti-impérialiste et antisioniste – est un principe et la ligne de démarcation de nombreuses organisations inscrites dans le soutien internationaliste sans faille aux côtés des peuples en lutte. Ces organisations aux voix dissonantes et qui sortent du rang, sont un maillon essentiel dans ce soutien à la résistance en ce qu’elles saisissent que l’entité sioniste n’est pas simplement un instrument parmi tant d’autres au service de l’impérialisme pour le pillage et la domination de la région mais bien un prolongement organique de l’impérialisme occidental. Ces organisations aux voix dissonantes et qui sortent du rang, sont un maillon essentiel dans ce soutien à la résistance en ce qu’elles rappellent au cœur même de l’impérialisme français que le combat pour la Palestine est et a toujours été une question centrale en ce qu’elle conjugue en elle-même toutes les luttes : antisioniste, anticoloniale, anti-impérialiste, anticapitaliste, antifasciste et contre les États réactionnaires arabes. Ces organisations aux voix dissonantes et qui sortent du rang, sont un maillon essentiel dans ce soutien à la résistance comme véritable levier pour faire front et revendiquer à notre compte ce « nous sommes en guerre ».

Or, c’est bien cette conscience de la légitimité de la cause de ce foyer révolutionnaire et qu’un autre monde est possible qu’il s’agit de contrer. Nombreuses ont été les attaques conduites dans cette guerre intérieure contre des organisations importantes de soutien à la Palestine : contre BDS, contre Euro-Palestine, contre déjà en son temps Palestine Vaincra. Mais aujourd’hui, le coup porté est sans précédent et à la hauteur de la résistance puisqu’il s’agit pour le ministre va-t’en guerre Darmanin d’appeler à la dissolution de deux organisations essentielles au soutien de la lutte du peuple palestinien : dissolution du Collectif Palestine Vaincra de Toulouse et dissolution du Comité Action Palestine de Bordeaux.

Nous ne reprendrons pas ici les motifs délirants convoqués pour justifier l’injustifiable mais s’il est, dans ce contexte nauséabond, une seule déclaration que nous revendiquons pleinement aujourd’hui, c’est bien celle de notre entière solidarité et inconditionnel soutien à nos camarades de ces deux organisations. Cette déclaration vaut pour notre engagement aux côtés de nos camarades et pour dénonciation absolue de cette procédure de liquidation de ces voix de la résistance. « Défendre l’un(e) de nous, c’est nous défendre tous et toutes ! » – « Attaquer l’un(e) de nous, c’est nous attaquer tous et toutes ! » : tel a été un mot d’ordre porté par notre camarade Georges Abdallah dans la plateforme rédigée en juin 1999 par les militants révolutionnaires incarcérés, tous unis, par-delà leurs divergences et pardelà les frontières, dans et contre la prison impérialiste. Ce mot d’ordre, comme tous ceux qu’il clame, nous le revendiquons aujourd’hui à notre tour et le tenons comme ligne de conduite des multiples et prochaines actions organisées pour concrétiser cette défense et faire bloc autour de nos camarades pour qu’avec le Collectif Palestine Vaincra et le Comité Action Palestine, nous poursuivions notre combat, notre lutte, tous unis, pour une Palestine libre et victorieuse, de la mer au Jourdain mais aussi pour l’émancipation et contre toutes les formes d’oppression du peuple et des peuples.

Ils sont de nos luttes et nous sommes de leurs combats !

Soutien inconditionnel à nos camarades du collectif Palestine Vaincra et du comité Action Palestine !

La solidarité est notre arme ! Elle est indissoluble !

Pour la victoire ou la victoire !

Paris, le 25 février 2022

Campagne Unitaire pour la Libération de Georges Abdallah

Campagne.unitaire.gabdallah@gmail.com

Biella …bestie in divisa da cacciare e loro complici

Tamponi riservati ai detenuti del carcere praticati gratuitamente ad agenti e impiegati, 51 indagati a Biella

L’indagine, coordinata dal procuratore Teresa Angela Camelio e condotta dai carabinieri della polizia giudiziaria, è partita dai registri Asl dei tamponi
Tamponi riservati ai detenuti del carcere venivano praticati anche ad agenti della penitenziaria o a impiegati, oltre che a parenti e amici, fatti entrare nella struttura evitando di andare in farmacia o in ospedale e, quindi, senza pagare.
Parla di questo l’inchiesta sui ‘furbetti’ del tampone della Procura di Biella, che ha notificato 51 avvisi di conclusione indagini ad altrettante persone, 37 delle quali appartenenti alla polizia penitenziaria.
L’indagine, coordinata dal procuratore Teresa Angela Camelio e condotta dai carabinieri della polizia giudiziaria, è partita dai registri Asl dei tamponi. A decine, secondo quanto anticipato dalle pagine locali del quotidiano ‘La Stampa’, si sarebbero fatti tamponare, pur senza averne diritto, allargando poi in qualche caso la possibilità anche a parenti e amici. Chi aveva bisogno di un tampone per andare in vacanza o per recarsi al lavoro, secondo l’accusa, si recava in carcere. Il tutto senza controlli di sorta. Tra gli indagati c’è anche il comandante della penitenziaria e il suo vice, nonché la responsabile dell’infermeria del carcere, poi sospesa. Peculato è l’accusa principale nei loro confronti.

Ti ricordi del 15 ottobre?

Il 15 ottobre 2011 circa 200.000 persone scesero in piazza a Roma, in un periodo in cui in  tutto il mondo, dalla Tunisia agli Stati Uniti, all’Egitto, si accendevano rivolte contro regimi dispotici e capitalismo finanziario. In seguito all’appello lanciato dai movimenti 15M nati a Madrid, si scendeva in piazza ovunque anche in Europa, davanti e contro i palazzi del Potere, nel rifiuto delle politiche di austerità adottate dai governi come ricetta alla crisi economica del sistema capitalista.

In Italia il Comitato promotore accettò di non manifestare davanti alle sedi governative, così come deciso dalla Questura, ma la rabbia sociale si espresse comunque, e giustamente, con diverse ore di scontri con le forze dell’ordine. Troppo forte l’odio per per la miseria economica e culturale, i continui tagli alle spese sociali, lo sfruttamento da parte di pochi nei confronti di molti, la guerra, la distruzione delle risorse naturali e della terra, tutto in nome del profitto.

La vendetta dello Stato, per criminalizzare e allo stesso tempo nascondere le ragioni di quella giornata di lotta ha colpito duramente: arresti in piazza, condanne pesanti anche per devastazione e saccheggio, carcere.

Come non ricordare Chucky, ucciso dalla repressione?

Il 15 febbraio 2022 ci sarà l’udienza conclusiva, quella in corte di Cassazione, per chi è già stato/a condannata/o in secondo grado nell’ultimo troncone processuale.
Se le condanne verranno confermate, alcune delle persone imputate entreranno in carcere.
I risarcimenti richiesti dalle parti civili ammontano a centinaia di migliaia di euro.
Per questo martedì 15 febbraio a Roma ci sarà un presidio solidale davanti la corte di cassazione, dalle ore 10.
CHI SI RIBELLA NON È MAI SOLO/A

No al carcere tortura alle vallette torino

“Reclusi torturati alle Vallette”, la garante del Comune sarà parte civile al processo

Il sindaco: “La dignità umana va salvaguardata anche nelle carceri”. Tra gli imputati l’ex direttore e l’ex capo delle guardie penitenziarie
La battaglia legale accende di sabato mattina, in un palazzo di giustizia deserto, la maxi aula due del tribunale dove si svolge l’udienza preliminare di un’inchiesta delicata e particolamente amara. È quella che si gioca sulle spalle dei più deboli: i detenuti del carcere di Torino, vittime, secondo l’accusa, di botte e maltrattamenti, tanto da configurare il reato di ” tortura”. Una ” prassi” andata avanti dal 2017 al 2019, soprattutto nei confronti di chi era ristretto tra i ” sex offender”. Violenze taciute e coperte dall’alto, sulle quali aleggia ancora oggi un’ombra di paura: solo sei detenuti (difesi dagli avvocati Wilmer e Manuel Perga, Fabrizio Bernardi, Ilenia Siccardi e Domenico Peila) su undici di quelli considerati parte offesa, hanno trovato il coraggio di costituirsi parte civile.
Tra gli imputati ci sono gli agenti (molti dei quali ancora in servizio) imputati di tortura, abuso di autorità e violenza privata, ma anche l’ex direttore Domenico Minervini e l’ex comandante della polizia penitenziaria Giovanni Battista Alberotanza che devono rispondere dell’accusa del pm Francesco Pelosi di omessa denuncia e favoreggiamento. La giudice Maria Francesca Abenavoli chiude però il primo round con un segnale forte per tutti: nonostante la dura contrapposizione degli avvocati dei 21 imputati, sono state tutte ammesse le richieste di chi ha sostienuto di aver avuto un danno per i reati commessi all’interno del penitenziario di Torino.
Non solo il garante nazionale dei diritti per i detenuti (tutelato dall’avvocato Davide Mosso), ma anche quello regionale, e ( per la prima volta) anche quello cittadino che aveva proprio dato il via all’inchiesta. “La giunta comunale – ha dichiarato il sindaco Stefano Lo Russo – a fronte della documentazione della garante ha approvato con delibera la costituzione in giudizio come parte civile. La Città – sottolinea – è da sempre impegnata a salvaguardare la dignità umana anche nell’ambiente carcerario “.
La giudice ha dunque riconosciuto la legittimazione della garante dei detenuti del comune di Torino, difeso dall’avvocata Francesca Fornelli, (giovane legale che dopo la laurea aveva svolto proprio uno stage in quell’ufficio), a diventare parte attiva al processo. ” La nostra partecipazione – commenta la garante Monica Gallo – vuole essere un segnale forte di attenzione rispetto alla tutela dei diritti delle persone ristrette negli istituti penitenziari della città. L’obiettivo è contribuire in maniera concreta alla ricostruzione dei fatti per cui si procede e all’accertamento delle responsabilità dei soggetti coinvolti”. Ammessa come parte civile anche l’associazione Antigone, che ha come obiettivo la tutela dei diritti e delle garanzie del sistema penale e penitenziario. Ed è stata anche accolta la richiesta di citare il ministero della giustizia come responsabile civile, riconoscendo così il dovere da parte dell’amministrazione pubblica statale di risarcire i danni.

Un altro vigliacco attentato al presidio di San Didero: il punto informativo è stato incendiato, ma verrà ricostruito e rilanciato. Massima solidarietà e Avanti No Tav

A poco più di un mese dal tentato incendio del tendone, questa notte, la casetta che ospitava il punto informativo del Presidio #notav di San Didero, è stata bruciata.
Questo ennesimo gesto vile e intimidatorio non fermerà di certo la determinazione del Movimento No Tav di presidiare e stare nei luoghi teatro dello scempio nella nostra Valle!
È chiaro a tutte e tutti come l’incendio del punto informativo non sia dato da un’improbabile autocombustione come forse qualcuno vorrebbe farci credere.
Infatti, questa sera, il Movimento No Tav presente al Presidio, ha espresso forti e dure parole di condanna contro chi ha messo in atto questo ennesimo gesto ignobile e provocatorio.
La lotta contro quest’opera devastante ed ecocida non si fermerà sicuramente di fronte a queste azioni messe in piedi con la sola volontà di spaventare e fermare chi da ormai 30 anni si batte per un futuro migliore per tutte e tutti, con uno sguardo in più rivolto alle generazioni future.
Presto il punto informativo verrà ricostruito e ancor prima saranno realizzate iniziative per renderlo possibile.
Lo vogliamo dire ancora una volta in più: fermarci è impossibile e di certo non sarà davanti a questo ennesimo vile gesto.