Cade accusa di terrorismo per altri 4 anarchici romani
È caduta l’accusa di associazione sovversiva finalizzata al terrorismo per altri quattro anarchici romani arrestati a giugno dell’anno scorso. Lo ha deciso il Tribunale del Riesame di Roma al quale la Cassazione aveva rimandato indietro gli atti spiegando che la mera adesione all’ideologia anarchica non basta per contestare l’aggravante di aver agito con fini di eversione dell’ordine democratico.
L’accusa di terrorismo cade per Claudio Zaccone, Daniele Cortelli, Flavia di Giannantonio e Nico Aurigemma. Sono stati tutti scarcerati a eccezione di Zaccone che resta detenuto per un’azione contro una caserma dei carabinieri.
In precedenza era stata scarcerata Francesca Cerrone. L’operazione del giugno scorso si rivela sempre di più come un flop investigativo nonostante fosse stata citata come un successo nella relazione annuale dei servizi di sicurezza.
Va ricordata la storia di una analoga operazione avvenuta a Bologna nel maggio dell’anno scorso con scarcerazione da parte del Riesame di tutti gli anarchici dopo tre settimane.
A scoprire gli altarini nel caso di Roma è stata ancora una volta la Cassazione che già in passato aveva avuto modo di fissare paletti ben precisi in relazione all’associazione sovversiva finalizzata al terrorismo. Ma gli uffici inquirenti della magistratura e quelli della Digos sembrano proseguire imperterriti per la loro strada di fatto criminalizzando manifestazioni di dissenso come quelle organizzate sotto le carceri in solidarietà con i detenuti alle prese con l’emergenza Covid.
Francesca Cerrone aveva scontato nove mesi di custodia cautelare e dell’accusa a suo carico resta solo il presunto furto di sacchi di cemento del valore di 30 euro. Per capire il contesto politico di queste inchieste va ricordato che Nico Aurigemma si era visto negare il permesso di colloquio con i genitori e la sorella perché il pm esprimendo parere contrario aveva indicato tra i motivi il fatto che il giovane si era avvalso della facoltà di non rispondere nell’interrogatorio di garanzia. Cioè Aurigemma per aver esercitato il suo diritto di indagato si vedeva negare un diritto da detenuto.
spagna – continuano le persecuzioni in spagna contro il camarada Arenas – massima informazione e solidarietà – SRP
04/04/2021
in francese facilmente leggibile
Espagne : Procédures disciplinaires en série contre Manuel Pérez Martínez
Manuel Pérez Martínez, le “camarade Arenas”, secrétaire général du PCE(r) a été transféré à la prison d’Aranjuez il y a environ trois mois. Depuis son arrivée il est la cible d’une campagne d’attaques visant à empirer ses conditions de détention. On lui a ainsi refusé l’accès à son courrier sous prétexte “qu ‘ils n’ont pas de dépôt légal”. Après une bataille ardue, il a réussi à se faire livrer quelques lettres, mais le problème persiste.
Par ailleurs, dans le module où il se trouve, la salle d’étude est fermée. Manuel Pérez Martínez avait trouvé une solution, grâce à d’autres prisonniers, en fréquentant un atelier pour lire. Au bout de quelques semaines un gardien est venu le trouver au cours de sa promenade pour le lui reprocher et le placer en isolement. La solidarité des autres prisonniers a permis de le sortir rapidement de l’isolement. Au début de cette semaine, Manuel Pérez Martínez a reçu la notification de l’ouverture de 4 procédures disciplinaires et l’ouverture d’une procédure de sanction. L’une d’elle, pour “tentative de mutinerie”. Les prisonniers solidaires ont tous été victimes de représailles et menacés. L’un d’eux est toujours en isolement, un autre a été transféré dans un autre module et d’autres ont vu leurs cellules saccagées par des fouilles. Plus d’infos ici. Notre dossier ici

Dossier(s): Espagne Les prisonniers politiques espagnols Tags: Communisme, Espagne, PCE(r)-GRAPO, Prisonnier
Forti tensioni al carcere di Asti dove scoppia un altro focolaio Covid
Riceviamo e pubblichiamo da Assemblea permanente contro il carcere e la repressione, esprimendo ai compagni e alle compagne indagat* la nostra massima solidarietà
SIAMO SPIACENTI: continueremo a fare apologia della ribellione e ad oltraggiare l’oppressione
Alcuni giorni fa, una compagna e un compagno hanno scoperto di essere nuovamente
indagat* per istigazione a delinquere-apologia (art. 414 c.p.) e diffamazione (art. 595 c.p.)per alcuni contenuti della trasmissione radiofonica Zardins Magnetics, realizzata dalla nostra Assemblea e messa in onda ogni giovedì alle 20.00 su Radio Onde Furlane. Si tratta dell’ennesimo attacco poliziesco e giudiziario alle attività dell’Assemblea tramite accuse basate su reati definibili come “d’opinione”. Infatti, la compagna e il compagno sotto indagine stanno già subendo un processo, per i medesimi reati, presso il tribunale di Udine per vari interventi a manifestazioni e un’intervista radiofonica nel 2019. Analogamente, una compagna sta subendo ben tre processi a Trieste per imputazioni di istigazione e oltraggio, per vari interventi sotto il locale carcere. Pare che le Digos e le procure di Udine e di Trieste vogliano farci pesare penalmente ogni nostra parola che, superando la sterile libertà di indignarsi, rivendichi la libertà di lottare. E così, tanto per fare degli esempi dei nostri capi di accusa, affermare che è giusto colpire con l’azione diretta chi (veramente) istiga al razzismo e alla guerra tra poveri, come la Lega, diventa istigazione a delinquere. Dire che la malasanità in carcere è tortura e dunque denunciare come torturatori i medici che se ne fregano dei/delle detenut*, diventa diffamazione. Raccontare ad un presidio presso un carcere di una rivolta accaduta in un altro carcere, diventa anch’essa istigazione. Gli orizzonti miseri del diritto borghese si rivelano appieno. Con le nostre parole, infatti, non vogliamo spingere nessuno a fare nulla, né intendiamo sporcare il nome di chicchessia che non sia già sporcato dal suo ruolo e dalle sue azioni. Vogliamo invece valorizzare -questo sì – la ribellione e le lotte che inevitabilmente sorgono, senza bisogno di fantomatici istigatori o istigatrici, dall’oppressione. Riconosciamo in quest’ultima l’unica vera istigatrice alla ribellione, aldilà di tutti gli incubi di una pace sociale totalitaria da parte dello Stato e delle classi dominanti. Nel nostro piccolo, noi siamo parte di questa ribellione e lotta inestinguibile. Siamo, ad esempio, stat* al fianco dei detenuti del carcere di Udine, quando ci hanno denunciato la loro condizione di malasanità. Così come delle detenute del Coroneo di Trieste, quanto hanno rivendicato sanità, salute e libertà nel pieno dell’attuale epidemia. Siamo stat* e saremo al fianco delle prigioniere anarchiche e dei prigionieri anarchici, rinchius* nelle galere perché lottano per distruggerle. Pensiamo che sia la nostra pratica in tal senso, più che le parole in sé, a voler essere colpita con questi procedimenti. Si sforzino pure i nostri inquisitori di centellinare ogni parola per darvi un “rilievo penale”. Noi continueremo a dire quello che pensiamo e soprattutto a praticare l’appoggio e la solidarietà a chi si ribella, lottando contro il carcere e resistendo alla repressione.
Udine-Trieste, 1°aprile 2021
Assemblea permanente contro il carcere e la repressione
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Riceviamo e pubblichiamo questa lettera di Fabiola De Costanzo: “vietato fare attività politica in carcere”, anche solo con delle foto
Torino 22\3\21
Ciao, ho ricevuto la vostra lettera ma dei sette fogli me ne hanno dato solo 1, il primo, il resto è al casellario. La motivazione è stata che “non si può fare attività politica in carcere” e dunque all’ufficio comando mi hanno solo fatto dare uno sguardo alle foto. Credo sia parte del “MONITORAGGIO DEL NUCLEO INVESTIGATIVO CENTRALE” a cui sono sottoposta, del resto la direttrice aveva anche chiesto la censura ma il magistrato di sorveglianza l’ha rigettata.
Il 7/3 abbiamo fatto, nella sez. III, un minuto di silenzio anticipato da questo testo: “l’anno scorso, con l’inizio del lockdown, le condizioni carcerarie peggiorarono ulteriormente. I colloqui furono interrotti, anche con l’avvocato e tutte le attività sospese. I detenuti di M. Opera, M. S. Vittore, Pavia, Modena, Bologna, R. Rebibbia e Foggia si rivoltarono e grazie a loro chi sta fuori si rese conto di quanto potesse essere difficile il quotidiano in carcere. Oggi facciamo un minuto di silenzio per ricordare 14 di loro che in quelle rivolte sono morti, dopo essere stati oltraggiati e picchiati. Ringraziamo anche chi ha avuto il coraggio di dar voce a chi purtroppo non ne ha più, facendo emergere cosa in quei giorni sia realmente accaduto e che le amministrazioni carcerarie e i media hanno cercato di occultare”.
All’incirca dieci giorni fa abbiamo scritto una lettera alla direttrice raccogliendo le firme anche della II sez chiedendo una chiamata in più alla settimana, visto che siamo nuovamente in lockdown e non facciamo colloqui, oggi ci ha risposto dandoci 2 chiamate in più al mese, anche videochiamate che durano un’ora.
Vi saluto esprimendo tutta la mia solidarietà per le donne e le/i compagne/i rinchiuse/i nelle galere di stato, per le compagne/i arrestate/i durante la manifestazione a Barcellona negli scontri contro la sbirraglia, per l’arresto del rapper Pablo Hazel.
La mia solidarietà va anche i ragazzi/e della periferia di Torino che sono stati/e arrestati/e per la manifestazione che si tenne per l’appunto a Torino contro la chiusura data dal lockdown, in cui furono rotte le vetrine e derubato il contenuto di alcuni negozi di lusso.
LIBERTÀ PER TUTTE E TUTTI
Fabiola
Qui sotto le foto incriminate
Riprendono le mobilitazioni contro carcere e repressione
A Torino, oltre all’appuntamento settimanale del giovedì, promosso dalle Mamme in piazza per la libertà di dissenso davanti al carcere delle Vallette, si terrà per sabato 3 aprile un nuovo presidio, sempre alle Vallette
Settimana densa di appuntamenti a Roma , con presidio giovedì 8 aprile davanti l’aula bunker di Rebibbia in sostegno ai 54 detenuti sotto processo per la rivolta del 9 marzo 2020, venerdì 9 aprile in via dei Volsci, sotto la sede di Radio Onda Rossa, per ricordare Salvatore Ricciardi, compagno che ha lottato dentro e fuori le carceri fino all’ultimo respiro, domenica 11 aprile con presidio a microfoni aperti davanti alla sezione femminile di Rebibbia (pratone), in solidarietà alle detenute.
Ad oggi si parla infatti di 40 donne contagiate e sono le stesse detenute a raccontare del mancato ricovero per chi è in gravi condizioni, della mancanza di mascherine e di tamponi, dell’isolamento totale cui sono costrette tra la chiusura dei colloqui e l’obbligo di stare in cella 24 ore su 24. 20 detenute sono inoltre sotto indagine per una protesta avvenuta il 9 marzo scorso nella sezione femminile.
A Cuneo presidio il 10 aprile in solidarietà ai reclusi del Cerialdo, che stanno affrontando un inasprimento repressivo nel silenzio complice di tutta la cittadinanza
A Cagliari, oltre all’appuntamento settimanale del giovedì davanti al Tribunale, promosso dalle Madri Contro la repressione – Contro l’operazione Lince, si terrà il 15 aprile, sempre davanti al Tribunale, un presidio indetto da A Foras – Contra a s’ocupatzione militare de sa Sardigna, in solidarietà con indagat* dell’operazione Lince.
Il 15 aprile infatti potrebbe andare in scena il primo momento decisivo nel procedimento giudiziario legato all’operazione Lince. 45 indagate e indagati, tutte componenti a vario titolo del movimento che lotta contro l’occupazione militare della Sardegna, andranno infatti incontro alla seconda parte dell’udienza preliminare in cui verrà deciso il futuro del processo. Si capirà se ci saranno rinvii a giudizio e, nel caso, quanti, a carico di chi e per quali reati. Si capirà soprattutto se il GUP accoglierà o meno il teorema della pubblica accusa, che ipotizza una rete con finalità terroristiche dietro le mobilitazioni che hanno raccolto migliaia di sardi e sarde davanti ai poligoni militari negli ultimi 6 anni.























