Se i manifestanti si difendono da atti arbitrari della polizia, non c’è reato.

Per l’accusa i due attivisti cercarono di afferrare un manganello e colpirono un agente. Ma la resistenza, per il presidio antifascista contro l’adunata di Forza Nuova nel 2018, per il giudice non c’è: “Gli agenti intrapresero un’azione che, senza accenno di condotte aggressive da parte di chi si parava loro di fronte, sfociò subito in una sequenza di violente manganellate”

Assolti perché le forze dell’ordine caricarono “senza alcun preavviso” i manifestanti. È la motivazione di una sentenza del Tribunale di Bologna  depositata nelle scorse settimane che ha mandato assolti  due attivisti antifascisti. I due avevano partecipato a un presidio organizzato il 16 febbraio 2018, in occasione del comizio di Roberto Fiore, leader di Forza Nuova.

Durante un presidio antifascista a piazza Galvani i manifestanti furono allontanati dalle cariche della celere nel corso di una di queste i ragazzi dei collettivi (Cua, e Crash) si difesero. Secondo l’accusa, uno degli imputati tentò di sottrarre il manganello a un agente, mentre un altro ne colpì alcuni con l’asta di una bandiera.

Il giudice Fabio Cosentino, al processo ha messo un punto fermo importante. Scrive il giudice nella sentenza: “a fronte di poche decine di manifestanti fermi e a volto scoperto – come traspare pure dalle testimonianze degli operatori della Digos – gli agenti improvvisamente, unilateralmente, intrapresero un’azione che, senza soluzione di continuità, senza accenno di condotte aggressive da parte di chi si parava loro di fronte, sfociò subito in una sequenza di violente manganellate“.

Il Tribunale di Bologna, valutando la dinamica dei fatti ha ritenuto che il comportamento tenuto dalle forze dell’ordine integrasse un caso paradigmatico di atto arbitrario, rispetto al quale il comportamento dei due attivisti fosse da ritenere giustificato, ai sensi dell’art. 393-bis c.p., con conseguente assoluzione “perché il fatto non costituisce reatoContinua a leggere

La Cedu condanna l’Italia per maltrattamenti su un detenuto: “In un carcere regolare nonostante i gravi problemi psichici”

L’Italia condannata per trattamenti inumani e degradanti per aver mantenuto in detenzione in carcere una persona con sindrome bipolare senza prestare le cure e le terapie necessarie per contrastare la patologia.

L’Italia è stata condannata dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per la violazione (tra le altre) dell’articolo 3 della Convenzione Europea che proibisce i trattamenti inumani e degradanti.

La sentenza Affaire Sy c. Italia è stata depositata oggi 24 gennaio, il motivo della condanna sta nel fatto di aver trattenuto un uomo con gravi problemi psichiatrici in carcere, quando sia un Tribunale italiano che la stessa Corte avessero ordinato il trasferimento in un centro dove potesse essere curato.

La Cedu afferma due principi importanti: il primo, le carceri non sono luoghi di cura per la presa in carico di patologie psichiatriche gravi, vanno dunque immaginati nuovi modelli per la salute mentale, in stretto contatto con i servizi territoriali.

La ministra Cartabia dovrebbe cominciare da qui il percorso per rivedere il sistema carcerario.

Il secondo principio è che le Residenze per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza (Rems) sono uno dei luoghi dove il paziente psichiatrico autore di reato può essere destinato, ma non sono l’unico. Esistono altre soluzioni, di tipo comunitario o residenziale, che vanno prese in considerazione, perché questo è ciò che ribadisce la legge.

Manifestavano contro l’alternanza scuola-lavoro che uccide adolescenti per conto dei padroni: studenti pestati dalla polizia a Roma

Contro la scuola del capitale, contro questo stato borghese e la sua polizia al servizio della classe dei padroni, solidarietà agli studenti caricati dalla polizia!

Scontri tra studenti e polizia al Pantheon. Manifestavano per il ragazzo morto sul lavoro a Udine

I ragazzi della Lupa protestavano per Lorenzo Parelli, il ragazzo schiacciato da una trave a Udine durante l’alternanza scuola lavoro. La dimostrazione, un presidio fisso, era partita alle 17,30 in modo pacifico tra fumogeni e cori. Ma, quando i ragazzi hanno provato a muoversi in corteo puntando Trastevere e il ministero dell’Istruzione, sono partiti gli scontri con gli agenti della questura. Secondo gli organizzatori della manifestazione, in quattro avrebbero “il volto coperto dal sangue”.

Carceri, casi Covid raddoppiati in 10 giorni: è di Torino il record negativo

Carceri, casi Covid raddoppiati in 10 giorni: è di Torino il record negativo

Sono 173 i contagi registrati nel capoluogo piemontese: l’ultima cifra è aggiornata al 17 gennaio
Sono 2.586 i detenuti positivi al Covid.Un picco sinora mai raggiunto dall’inizio della pandemia, con i casi più che raddoppiati nel giro di 10 giorni. L’ultima cifra è aggiornata al 17 gennaio, mentre al 6 gennaio i detenuti contagiati erano 1.057.Quasi tutti (2.586) sono asintomatici, mentre 14 sono ricoverati in ospedale.

In tutto sono 7 i penitenziari dove i positivi superano il centinaio e il record negativo è di Torino con 173 casi. Seguono Firenze Sollicciano (128), Napoli Secondigliano (144), Napoli Poggioreale (125), Busto Arsizio (120), Prato (110) e Pavia (103).

per la liberazione di G.I.Abdallah 27 gennaio parigi ore 14 davanti al tribunale amministrativo

Bonsoir camarade,
ce mail pour vous informer d’une nouvelle étape dans le combat pour la libération de notre camarade Georges Abdallah.
Rappelons qu’en juillet 2020, une demande a été formulée par l’avocat de Georges Abdallah auprès du ministre de l’Intérieur pour que soit signée la demande d’expulsion conditionnant la libération de Georges Abdallah.
Aucune réponse n’ayant été reçue, en novembre 2020, une action a été engagée auprès du tribunal administratif où une requête a été déposée pour que soit ordonnée l’expulsion de Georges Abdallah du territoire français.

 

L’examen de cette requête va être effectif jeudi 27 janvier 2022, à 14h00, lors d’une séance publique du tribunal administratif de Paris (7 rue de Jouy, 75004 Paris).

La Campagne Unitaire pour la Libération de Georges Abdallah appelle à se rassembler massivement devant le tribunal et à être présent dans la salle d’audience pour montrer notre détermination à ne rien lâcher jusqu’à la libération de notre camarade et accentuer la pression afin que le ministre de l’Intérieur applique la décision de la justice de son État : “il faut qu’il signe !”

Soyons nombreux à Paris devant le tribunal administratif, 7 rue de Jouy, Paris 4e, le 27 janvier à 14h00 ! Venons de partout, de la région parisienne, de France et des pays limitrophes de la France !

Soyons nombreux, ce jour-là, dans toutes nos villes à organiser des initiatives devant les lieux du pouvoir !

Soyons nombreux, ce jour-là, à organiser des initiatives devant les consulats ou ambassades de France !

Que mille initiatives fleurissent le 27 janvier pour faire entendre l’exigence immédiate de la libération de Georges Abdallah !

C’est ensemble et seulement ensemble, dans la diversité des nos expressions, que nous arracherons notre camarade des geôles de l’impérialisme français.

La victoire ou la victoire !

Ci-joint le visuel,  le tract et l’événement facebook créés.

https://www.facebook.com/events/620114892598018/

3 cucchiai di cibo al giorno, un pomodoro marcio e niente elettricità, quella se la devono pagare i detenuti. Le terribili condizioni di vita nel carcere di Antalya (Turchia), in un appello dei prigionieri politici

Harun Ölmez è in prigione ad Antalya. Ha detto che le violazioni dei diritti sono aumentate, che vengono dati loro 3 cucchiai di cibo al giorno e un pomodoro marcio a colazione, ha chiesto alla gente: “fate sentire la nostra voce”.
Continuano le violazioni dei diritti contro i detenuti nel carcere di tipo S di Antalya.
Il prigioniero Harun Ölmez ha parlato delle violazioni dei diritti nella telefonata settimanale che ha avuto con la sua famiglia. “L’amministrazione si rifiuta di impegnarsi nel dialogo e non risolve i problemi che abbiamo comunicato”, ha affermato Ölmez.
3-4 cucchiai di cibo e pomodori marci…
Notando che ciascuno dei prigionieri politici è stato messo in reparti separati, Ölmez ha detto: “Alcuni dei nostri amici non possono permettersi un televisore e un frigorifero perché non hanno mezzi finanziari. Facciamo una petizione, ma le nostre petizioni vengono regolarmente perse. Non vogliono che solleviamo questi problemi. Le nostre conversazioni familiari sono registrate. Tutte le nostre attività sociali sono vietate. Abbiamo un problema alimentare. In precedenza davano due pagnotte al giorno, ora viene data solo una pagnotta. Alla nostra protesta, hanno ricominciato a dare due pani. Tuttavia, hanno ridotto molto, molto, il peso del pane. Il pane non ci basta. Non ci sono vitamine nel cibo. Per questo motivo i nostri amici si ammalano. Per colazione ci hanno dato un pomodoro, metà del quale era marcio. Danno 5 olive a persona. Nessun piatto di carne. Ci danno 3 o 4 cucchiai di cibo, non un pasto intero. Per 10 giorni non abbiamo avuto cibo per gli altri amici per riempirsi lo stomaco, ma non ci sono stati cambiamenti”.
“Hanno tagliato l’elettricità nei reparti”
Ölmez ha detto che alcuni dei prigionieri non potevano pagare le bollette a causa dell’alto costo dell’elettricità e quindi i loro reparti sono rimasti senza elettricità. “La bolletta della luce è aumentata troppo. Minacciano di tagliare l’elettricità se non paghiamo la bolletta della luce un giorno. In alcuni reparti è stata tolta l’elettricità perché non potevano pagare il conto. Di conseguenza, non possono preparare tè o cibo”.
‘Fate sentire la nostra voce’
Notando che ci sono anche prigionieri che non vengono rilasciati nonostante la scadenza della loro pena, Ölmez ha detto: “Stiamo protestando contro questa situazione, ma non si ottengono risultati. Pertanto, facciamo appello a tutti i gruppi che difendono i diritti dei detenuti, i difensori dei diritti umani e democratici per far ascoltare la nostra voce e far sentire le nostre voci”.