Tutti liberi tutte libere! Siamo tutte palestinesi! dal blog MFPR

Una campagna di arresti, di pesanti denunce, di multe stanno piombando su dirigenti e militanti delle associazioni palestinesi in Italia, sui solidali, su chi si è mobilitato in questi anni, mesi contro il genocidio di Israele a sostegno della popolazione e della resistenza palestinese.
Anche nostre compagne sono state denunciate con pesanti accuse e hanno ricevute multe, da L’Aquila a Taranto.
Questa gravissima operazione viene portata avanti all’insegna di un piano in cui Israele/Netanyahu detta e Meloni, Piantedosi, tutto il governo esegue solerte.
Questa operazione ha lo scopo di mettere in pratica a Gaza il piano Trump/Netanyahu di continuazione del genocidio, usando come prima il blocco degli aiuti umanitari, il freddo, la fame, le carceri/tortura per cancellare la resistenza del popolo palestinese, le sue legittime organizzazioni e fare di Gaza prima un grande affare di ricostruzione e poi una costiera per ricchi, coloni.
Contro questa operazione si sta sviluppando una immediata opposizione, mobilitazione in Italia. Essa va estesa dovunque è possibile.
Noi ribadiamo con forza: SIAMO TUTTE PALESTINESI! TUTTI/TUTTE LIBERI!
MFPR

L’arresto di Hannoun e la criminalizzazione del dissenso, da Coordinamento dei Giuristi e Avvocati per la Palestina (GAP)

Condividiamo il comunicato firmato dal Coordinamento dei Giuristi e Avvocati per la Palestina (GAP) sull’arresto del presidente dell’Associazione dei Palestinesi in Italia Mohammed Hannoun – Solidarietà non è reato: fiducia nella Magistratura, ma allarme per la criminalizzazione del dissenso e della tutela dei diritti

Il Coordinamento dei Giuristi e Avvocati per la Palestina esprime stupore e sconcerto per la grancassa mediatica alimentata, in queste ore, da alcune testate dell’area della destra politica e culturale in merito alla notizia di cronaca dell’indagine che ha portato all’arresto del presidente dell’Associazione dei Palestinesi in Italia, Mohammed Hannoun, accusato di aver gestito una rete di finanziamenti diretti ad Hamas. I toni allusivi, strumentalmente e farisaicamente scandalistici e spesso deformanti, utilizzati dagli articolisti sembrano perseguire l’obiettivo di trasformare ogni forma di denuncia del Genocidio e delle gravissime violazioni del diritto internazionale perpetrate da Israele in Palestina, nonché ogni manifestazione di solidarietà attiva verso il popolo palestinese, in un sospetto “fiancheggiamento” di presunte attività terroristiche.

Riaffermiamo con chiarezza la massima fiducia nell’operato della Magistratura italiana e il pieno rispetto delle sue prerogative costituzionali. Proprio per questo auspichiamo che ogni accertamento venga condotto con rigore, serenità e garanzie piene, senza cedere a pressioni esterne, né lasciarsi condizionare da campagne mediatiche che, al di là dei singoli casi, mirano a disegnare un quadro “politico” utile a intimidire e delegittimare il dissenso.
Non è affatto chiaro, allo stato, il motivo per cui i fondi di cui disponevano gli arrestati suano stati ritenuti destinati a finalità diverse da quelle umanitarie. Il ricorso a fonti israeliane per dichiarare l’appartenenza ad Hamas di determinate organizzazioni umanitarie non può essere ritenuto decisivo per la scarsa attendibilità di tali fonti, in quanto provenienti da Stato uso alla manipolazione politica della giustizia oltre che sotto accusa per genocidio e altri gravi crimini internazionali. Peraltro va considerata anche la natura complessa delle organizzazioni politiche palestinesi, sorrette da un certo consenso sociale e legittimate dalle norme di diritto internazionale alla resistenza contro l’occupante.

È doveroso ricordare che la solidarietà, la libertà di manifestazione del pensiero, la libertà di associazione e l’impegno civile a tutela dei diritti fondamentali sono pilastri dell’ordinamento costituzionale. Allo stesso modo, l’azione di informazione, denuncia e tutela legale relativa a gravi violazioni del diritto internazionale umanitario – incluse le condotte genocidarie che la Corte Internazionale di Giustizia e la Corte Penale Internazionale stanno valutando e investigando – non può essere compressa o delegittimata con insinuazioni, etichette infamanti o generalizzazioni che finiscono per colpire indiscriminatamente attivisti, volontari, operatori umanitari, giuristi e cittadini.

In un contesto segnato da una tragedia umanitaria di proporzioni immani, quella dell’Olocausto del popolo palestinese, la pretesa di presentare la solidarietà come “sospetta” e la difesa dei diritti come “pericolosa” costituisce un rovesciamento grave dei principi democratici: si tenta di spostare l’attenzione dalla protezione delle vittime e dall’accertamento delle responsabilità verso un terreno di delegittimazione del movimento di solidarietà e delle sue forme pubbliche e trasparenti di impegno.

Come Giuristi e Avvocati per la Palestina continueremo, con ancora maggiore determinazione, nell’opera di tutela e assistenza legale volontaria a favore di chiunque subisca provvedimenti repressivi ingiusti o sproporzionati, lesivi dei principi del diritto costituzionale e del diritto internazionale. Continueremo a farlo apertamente, in modo trasparente e nel pieno rispetto della legalità, nella convinzione che i principi di solidarietà, eguaglianza e giustizia non siano negoziabili e debbano prevalere su ogni tentativo di intimidazione o criminalizzazione del dissenso, così come continueremo a denunciare e chiedere l’avvio di indagini penali per l’accertamento delle responsabilità e la punizione di autori e complici del genocidio tuttora in atto.

Invitiamo, pertanto, tutte le istituzioni, l’avvocatura, il mondo accademico, la società civile e gli organi di informazione a respingere la logica delle insinuazioni e a difendere lo spazio democratico di chi chiede verità, responsabilità e protezione dei diritti umani per il popolo palestinese, senza ambiguità e senza doppi standard.

Coordinamento dei Giuristi e Avvocati per la Palestina (GAP)

Il Fronte Popolare per la liberazione della palestina sulla montatura giudiziaria in Italia

Fronte Popolare: la solidarietà con il nostro popolo non è terrorismo e la repressione degli attivisti in Italia è un palese allineamento con la guerra di sterminio sionista.

Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina ha condannato con la massima fermezza la frenetica campagna repressiva lanciata dalle autorità italiane all’alba di sabato, che ha preso di mira nove attivisti e quadri che difendevano i diritti dei palestinesi, e che ha incluso l’irruzione nelle sedi di associazioni di solidarietà e la confisca di proprietà e attività finanziarie con il pretesto inconsistente di “finanziamento del terrorismo”.

Nella sua dichiarazione, il Fronte considera questo approccio repressivo adottato dal governo “Georgia Meloni” come un palese allineamento con la guerra di sterminio sionista e una prova conclusiva della completa sottomissione di Roma ai dettami dell’intelligence sionista.

Il Fronte Popolare ha sottolineato che l’arresto degli attivisti solidali, basato sulle informazioni fornite dai servizi di sicurezza sionisti, è un palese attacco alla sovranità italiana e una trasformazione della magistratura italiana in uno strumento esecutivo al servizio dell’agenda dei criminali di guerra “Netanyahu” e “Katz”.

Ha sottolineato che i tentativi di criminalizzare il lavoro umanitario e solidale e di classificarlo come “finanziamento di organizzazioni politiche” non sono altro che un’estensione della politica di affamare il nostro popolo e di prosciugare le fonti di sostegno morale e materiale per esso, e di intimidire i movimenti popolari in Europa per dissuaderli dal denunciare i crimini sionisti.

Il Fronte ha inoltre ribadito che resistere all’occupazione in tutte le sue forme è un diritto legittimo garantito dalle leggi e dalle convenzioni internazionali, respingendo i tentativi del governo italiano e dell’Unione Europea di distorcere i fatti etichettando la Resistenza come “terrorismo”, mentre il vero terrorismo è quello praticato dall’esercito nemico in termini di massacri quotidiani con il supporto e gli armamenti amerikani e occidentali.

Il Fronte Popolare ha invitato le comunità palestinesi e le forze progressiste in Europa a lanciare un’ampia campagna di solidarietà e a intensificare l’azione popolare e legale per fare pressione sul governo italiano affinché rilasci gli attivisti e ponga fine a questa politica sbilanciata a favore dell’occupazione.

Fonte: hadaf news –

Solidarietà ad Hannoun da Freedom Flottilla

In Europa viene repressa, in molteplici maniere, la solidarietà con il popolo palestinese. In Germania, nel Regno Unito, in Italia: divieti, fermi, sanzioni, procedimenti penali contro chi denuncia i crimini nei territori occupati e chiama al rispetto del diritto internazionale.

Non è sicurezza. È censura.

Quando la solidarietà viene criminalizzata, viene attaccata la democrazia.

Difendere i diritti del popolo palestinese non è un reato.

Reato è il silenzio davanti alla pulizia etnica.

Reato è reprimere chi non accetta di voltarsi dall’altra parte.

La solidarietà non si processa.

Vogliono ridurci al silenzio, ma il silenzio non è neutralità: è complicità.

Dal CS Vittoria: LIBERI TUTTI SUBITO, LA SOLIDARIETA’ NON SI ARRESTA!

Riceviamo e pubblichiamo dalle compagne e dai compagni del cs Vittoria:

Sugli arresti del 27 dicembre dei nostri fratelli e compagni palestinesi.

LA SOLIDARIETA’ NON SI ARRESTA! LIBERI TUTTI SUBITO!

La vendetta di sionisti e fascisti è arrivata!

Dopo quasi 27 mesi di mobilitazioni ininterrotte che hanno raggiunto il culmine della partecipazione nelle enormi manifestazioni a sostegno della Global Sumud Flotilla il governo Meloni ha affondato con violenza il suo coltello repressivo nel corpo della solidarietà. Ieri mattina hanno arrestato i nostri compagni e fratelli Hannoun, Dawoud, Yasser e Khalil di Milano (in totale sono 9 i gravissimi arresti a livello nazionale) e sequestrato ancora una volta i conti correnti delle associazioni di solidarietà e degli enti benefici. I macellai dell’entità coloniale sionista Israele e Usa comandano e l’Italia “sovrana patriottica” e complice ubbidisce. L’infame narrazione politica dei buoni (israele) che si difendono dai cattivi, i palestinesi descritti come terroristi in quanto tali, è lo schifoso e strumentale retroterra politico su cui si fonda questa miserabile montatura giudiziaria. La sede dell’A.b.s.p.p odv, L’Associazione benefica di solidarietà con il popolo palestinese, è stata perquisita nella mattinata del 27 da una squadraccia in passamontagna. Abitazioni perquisite, sequestrati telefoni e computer personali anche dei familiari. Ma tutto questo sarebbe incredibile se questo atto repressivo e codardo non si collocasse all’interno del clima globale di repressione della solidarietà per il popolo palestinese e la sua Resistenza. Una solidarietà criminalizzata a livello europeo, con i governi di diversi paesi (tra gli altri, UK, Germania, Francia) attenti e solerti nel colpire ormai ogni manifestazione di solidarietà e complessivamente un movimento, realmente globale, che non arretra e che anzi rilancia con la propria azione politica le istanze di liberazione e autodeterminazione che giungono da Gaza e dalla Cisgiordania occupate.

Siamo infatti davanti a un piano politico funzionale al genocidio di bassa intensità che continua a Gaza come in Cisgiordania, mentre non trova fine il criminale assedio verso l’Asia occidentale dell’imperialismo e della sua lunga mano sionista. Fogli di via e daspo urbani, chiusura di associazioni e sgomberi di centri sociali, arresti, prigionia politica dei resistenti palestinesi in Italia e l’assunzione della “pace trumpiana” come tentativo di silenziare il dissenso e continuare indisturbati, senza più i riflettori accesi sul macello di vite umane in Palestina. Un pacchetto di repressione e pacificazione sociale coperto dalla grancassa della propaganda di governo per coprire l’asservimento del governo Meloni agli interessi del capitale e trasformare le contraddizioni sociali in meri problemi di ordine pubblico. Un pacchetto ancor più necessario nell’attuale fase di crisi e di riarmo generalizzato. Una fase nella quale le misure repressive sono infatti pressoché indispensabili per tentare di irreggimentare ogni critica e opposizione sociale e facilitare così il posizionamento nella competizione internazionale per risorse e profitti. Una propaganda ignobile interna anche al parlamento ove sono oggi in discussione e in approvazione disegni di legge bipartisan che equiparano la legittima critica al sionismo all’antisemitismo.

Ma come sempre sbagliano perché nemmeno con l’arresto dei nostri fratelli palestinesi il movimento di solidarietà si può fermare perché siamo dalla parte giusta della storia che li condannerà. I nostri fratelli e compagni Hannoun, Dawoud, Khalil, Yasser e tutti gli altri sono stati arrestati perché la loro intera vita è finalizzata al benessere del loro popolo: raccogliere fondi per sostenere i profughi che vivono sotto tende di fortuna, adottare famiglie e orfani, distribuire acqua potabile e fornire quanto possibile per la loro sopravvivenza. Allo schierarsi con la sua resistenza. Ognuno di noi che li ha conosciuti ha donato un contributo e ha ricevuto un filmato commovente di ringraziamento da Gaza per l’aiuto offerto. Ma soprattutto per il non averli lasciati soli davanti alla barbarie sionista, per non essersi voltati dall’altra parte come il mondo cosiddetto civile, per non essere complice, come il governo Meloni, di finanziare direttamente e dare copertura al genocidio. Una complicità che si evidenzia anche in questa manovra repressiva che è fondata su dichiarazioni dell’intelligence e dei servizi segreti sionisti, gli stessi responsabili di torture e assassinii nelle proprie carceri dove ancora sono rinchiuse più di 10.000 donne, uomini, bambine e bambini palestinesi. Aiutare e sostenere il popolo palestinese non è terrorismo ma una forma di resistenza al genocidio. È la loro ipocrita bugia contro la verità della storia gridata a gran voce dalle piazze di tutto il mondo. È la storia dell’oppressione coloniale e di un popolo che legittimamente combatte per la sua sopravvivenza. È la storia di un’incredibile, eroica resistenza popolare fatta di armi, di cultura, di sogni, di vite spezzate fino ad avere un termine che la descrive e questo termine è Sumud. Ma questi atti repressivi non potranno fermare i movimenti sociali contro la guerra imperialista, contro le politiche di riarmo, per la solidarietà al popolo palestinese e alla sua resistenza contro il colonialismo sionista.

La Resistenza non si può fermare in Palestina come in Italia perché la Palestina è diventata una bandiera contro l’imperialismo e il colonialismo, contro razzismo, arabofobia, antisemitismo e islamofobia e perché è esempio di lotta di liberazione e di resistenza. Continueremo nelle piazze, nei luoghi di lavoro, davanti alle sedi della guerra e della repressione. Manifesteremo la nostra opposizione e il nostro antagonismo alla politica del governo Meloni, serva del capitale e dell’imperialismo in ogni dove.

Saremo sempre a fianco di Hannoun, Dawoud, Yasser e Khalil e gli altri arrestati, saremo sempre al fianco di Anan, Ali, Mansour e Ahmed al fianco di chi lotta per un mondo di liberi e di uguali senza più sfruttamento, precarietà e repressione.

Contro imperialismo sionismo e fascismo lotta di classe!

Combatteremo fascismo e sionismo perché non sono idee ma crimini! 

Combattiamo e combatteremo l’imperialismo perché ha portato l’umanità intera sul baratro di una guerra mondiale, perché è miseria e devastazione del pianeta.

A fianco del popolo palestinese e della sua resistenza per il diritto all’ Autodeterminazione!

Vogliamo tutti gli arrestati liberi subito per continuare al loro fianco a combattere per la liberazione del popolo palestinese dal colonialismo sionista.

Siamo vicini alle loro famiglie sperando di abbracciarli prestissimo.

LIBERI TUTTI SUBITO

Le compagne e i compagni del Csa Vittoria

csavittoria.org – info@csavittoria.org

Sabato 3 gennaio ore 15 corteo in solidarietà agli arrestati, al popolo palestinese e alla sua resistenza. Il percorso verrà comunicato a breve.

Chiuso il conto corrente di Rote Hilfe perchè organizzazione antifascista: le banche applicano la politica statunitense in Germania

Due banche tedesche, GLS Bank e Sparkasse Göttingen, hanno chiuso i conti della Rote Hilfe (Soccorso Rosso) senza alcuna giustificazione. Le chiusure sono avvenute poco dopo la designazione di “Antifa Ost” da parte degli Stati Uniti come organizzazione terroristica (https://freeallantifas.noblogs.org/ieri-banditi-oggi-terroristi/). Anche altre organizzazioni di sinistra sono state colpite da interventi autoritari tramite SWIFT nel cuore dell’Europa.

Nel giro di pochi giorni, le due banche hanno interrotto la loro collaborazione con l’ente benefico Rote Hilfe. In primo luogo, la Sparkasse Göttingen ha chiuso tutti i conti dell’ente benefico e, poco dopo, la GLS Gemeinschaftsbank ha seguito l’esempio. Entrambe le istituzioni, pur avendo speciali mandati sociali, intendono chiudere tutti i conti della Rote Hilfe entro due mesi. Le casse di risparmio sono legalmente obbligate ad adempiere a un mandato di servizio pubblico. GLS Bank non è solo una banca orientata al sociale e all’ecologia, ma, in quanto banca cooperativa, ha anche una responsabilità diretta nei confronti dei suoi soci. Pertanto, la brusca cessazione di un rapporto di clientela di lunga data con un socio di una cooperativa è ancora più grave in questo caso.

Rote Hilfe è un’organizzazione di solidarietà di sinistra antifascista a livello nazionale, con circa 19.000 membri e oltre 100 anni di storia. Supporta le persone colpite dalla repressione statale a causa del loro attivismo politico, attraverso supporto legale, attività di pubbliche relazioni e assistenza finanziaria per le spese legali.

Secondo l’organizzazione Rote Hilfe, le chiusure dei conti direttamente correlate alla decisione del governo statunitense , sotto la guida di Donald Trump, di classificare la cosiddetta “Antifa Ost” come organizzazione terroristica straniera. Questa misura non ha equivalenti nel diritto tedesco e si basa su un singolo caso penale con prove estremamente discutibili. Il governo tedesco non ha adottato la classificazione e ha ripetutamente sottolineato che la definizione puramente giuridica di “Antifa Ost” non rappresenta una minaccia significativa. Ciononostante, la decisione statunitense sta avendo di fatto un impatto globale.

Le banche collegate a individui o organizzazioni presenti nelle liste terroristiche statunitensi sono infatti soggette a sanzioni, tra cui l’esclusione dalla rete di pagamenti internazionali SWIFT.
Sebbene questa infrastruttura sia tecnicamente neutrale e soggetta al diritto dell’UE, in pratica, a causa del predominio del dollaro statunitense, segue le direttive di politica estera degli Stati Uniti. Questa pressione sta colpendo anche la società tedesca. Ora, un’organizzazione di solidarietà di sinistra tedesca è presa di mira e due banche si stanno adeguando senza alcuna apparente giustificazione legale. L’organizzazione Rote Hilfe sta valutando l’opportunità di un’azione legale per contestare le chiusure.

Rote Hilfe considera questo sviluppo un segnale preoccupante del fatto che le politiche autoritarie vengano sempre più imposte attraverso infrastrutture tecniche ed economiche. Il fatto che una banca cooperativa come GLS , che si vanta della propria responsabilità sociale, aderisca a questo meccanismo, rescindendo i contratti con organizzazioni di sinistra e indebolendo l’opposizione solleva interrogativi fondamentali sulla credibilità di tali impegni autoimposti.

Sebbene non vi sia alcuna base giuridica per equiparare le organizzazioni della società civile ai gruppi terroristici, esse non sono protette dalle conseguenze e possono difendersi solo con grande difficoltà. Si crea un vuoto giuridico in cui le interpretazioni politiche del governo statunitense possono effettivamente influenzare la società civile tedesca. Il Soccorso Rosso sottolinea che questo meccanismo non si limita al suo caso specifico. Proprio la scorsa settimana, la chiusura dei conti del Partito Comunista Tedesco (DKP) e della Croce Nera Anarchica da parte della GLS Bank è diventata pubblica. Anche i gruppi del movimento per la giustizia climatica hanno visto chiusi i loro conti bancari.

Hartmut Brückner, del Consiglio Direttivo Federale di Rote Hilfe (Soccorso Rosso), afferma: “Oggi riguarda la nostra organizzazione, ma chi sarà preso di mira domani se questa tendenza continua indisturbata? Se l’agenda dell’estrema destra negli Stati Uniti continua a guadagnare influenza, anche altre iniziative progressiste e gruppi emarginati potrebbero essere presi di mira. Immaginate se le forze conservatrici negli Stati Uniti dichiarassero “terroristi” i centri di consulenza per la gravidanza o le organizzazioni queer: le nostre banche sarebbero altrettanto disposte a chiudere i loro conti? Ciò che sembra assurdo sta purtroppo diventando una possibilità reale se non lavoriamo insieme per fermare questo sviluppo”.

Brückner ha proseguito: “Invitiamo le forze progressiste di questo Paese a stare al nostro fianco e a continuare a lottare per una società migliore, indipendentemente dall’interferenza degli Stati Uniti e contro la destra attiva a livello globale”.