Torino chi sono i veri criminali! Nel carcere di Torino si tortura: condannati 7 agenti

Si è concluso con otto condanne il processo di primo grado incentrato sulle violenze ai danni di alcuni detenuti avvenute nel carcere Lorusso Cutugno di Torino tra il 2017 e il 2019. Nello specifico, sette agenti della polizia penitenziaria sono stati condannati per il reato di tortura, un altro per rivelazioni di atti d’ufficio. Ad altri sei è andata meglio, tra assoluzioni o proscioglimenti per intervenuta prescrizione. I fatti oggetto del processo riguardano, nello specifico, violenze consumatesi all’interno del padiglione C, dove sono reclusi i detenuti puniti per reati a sfondo sessuale, a cui, secondo i giudici, sono stati inflitti abusi, vessazioni e minacce.

L’inchiesta era nata dalle segnalazioni della garante dei detenuti di Torino, Monica Gallo, venuta a conoscenza degli episodi poi entrati nel processo. 22 gli agenti sotto inchiesta in una fase iniziale, con alcune contestazioni che erano poi cadute nel corso del dibattimento. A settembre, la procura aveva chiesto 14 condanne, con pene fino a sei anni di reclusione. Contestati, a vario titolo, reati di tortura, abuso di autorità, lesioni, violenza privata, stato di incapacità procurato mediante violenza, favoreggiamento, omessa denuncia e rivelazione di segreti d’ufficio. Il tribunale, presieduto dal giudice Paolo Gallo, ha comminato pene comprese tra cinque mesi e tre anni e cinque mesi di carcere per i soggetti alla sbarra. Tra questi, vi sono diversi vertici e lavoratori del carcere, alcuni dei quali impegnati nei sindacati della polizia penitenziaria. Un processo civile dovrà anche stabilire l’entità dei risarcimenti dovuti da alcuni imputati alle loro vittime, all’Associazione Antigone – che da anni si occupa delle condizioni dei carcerati – e al garante dei detenuti; nel frattempo, sono stati disposti risarcimenti provvisionali per 40mila euro.

Secondo quanto ricostruito dai pubblici ministeri, sono almeno undici i detenuti che avrebbero subito torture e abusi dai poliziotti della penitenziaria attivi nel padiglione C della casa circondariale. Le persone che facevano ingresso nel reparto, ha messo nero su bianco la Procura, dovevano ricevere il “battesimo”: alcuni imputati avrebbero infatti «agito con crudeltà, cagionando sofferenze psichiche, fisiche e traumi», attraverso schiaffi, insulti, minacce, perquisizioni vessatorie e umiliazioni, con uno «svilimento totale della personalità». Sempre secondo la Procura, quando gli agenti picchiavano i detenuti facevano riferimento al reato di violenza sessuale per cui erano dietro le sbarre. «Questo non è un processo alla polizia penitenziaria, ma ad alcune persone che indossano la divisa e con il loro comportamento l’hanno infangata», ha affermato il Procuratore Francesco Pelosi in sede di requisitoria, ricordando anche come Don Guido, il cappellano del carcere, avesse «raccontato di aver udito un agente riferire agli altri di un detenuto che era stato “spaccato” da due ispettori», mentre «un altro era stato costretto a rimanere in piedi nel corridoio e costretto a ripetere: “Sono un pezzo di merda”».

Sulla fattispecie del reato di tortura – introdotta nel nostro ordinamento, con grave ritardo solo nel 2017 – si sono concentrate nel tempo le critiche di un largo pezzo di maggioranza. Che infatti, una volta al governo, non ha perso tempo per presentare progetti di legge in cui si intende intervenire in maniera dirompente sulla materia. In particolare, Fratelli D’Italia ha proposto l’abrogazione del reato di tortura attraverso l’eliminazione degli articoli 613-bis e 613-ter del codice penale che lo delineano, mantenendo soltanto una nuova aggravante comune. Nel dicembre del 2023, il Consiglio d’Europa è intervenuto per bacchettare l’esecutivo italiano, invitandolo «caldamente» a «garantire che qualsiasi eventuale modifica al reato di tortura sia conforme ai requisiti della Convenzione europea dei diritti umani e alla giurisprudenza della Cedu».

per anan per tutti i prigionieri palestinesi 21 febbraio carcere di Melfi

Carcere di Melfi 21 febbraio ore 15 
presidio interregionale 
al carcere di Melfi 
contro la sentenza di condanna per Anan
 

– Per esprimere solidarietà e vicinanza ad Anan 

– contro la montatura per Hannoun 

– contro la repressione del movimento palestinese e del movimento di solidarietà con la Palestina 

La resistenza non è reato, la solidarietà è un’arma non un reato! 

Liberi tutti! Palestina libera! 

 

Da Taranto delegazione con mezzo collettivo

per info e adesioni 3519575628

infame condanne dell’antifascista Maya da parte del tribunale fascista dell’Ungheria di Orban – denuncia e mobilitazione

 

Finalmente potrò sapere”, aveva detto l’attivista tedesca Maja T. alla vigilia del verdetto. La venticinquenne antifascista è stata condannata dalla giustizia ungherese a otto anni di carcere per violenza. Un processo che ricalca quello dell’italiana Ilaria Salis, attuale eurodeputata di Avs. L’’antifascista tedesca verrà inviata nello stesso carcere in cui fino a giugno 2024 si trovava anche la stessa Salis.
L’accusa aveva chiesto 24 anni per l’attivista 25enne, che invece ne dovrà scontare otto. Secondo la giustizia ungherese sarebbe colpevole, insieme ad altri 19 antifascisti europei, di violenze commesse commesse nel febbraio 2023 nei confronti di nove militanti di estrema destra a margine del raduno neonazista a Budapest.
“La terrorista antifascista, complice di Ilaria Salis, Maja T. è stata condannata per l’aggressione brutale e politicamente motivata contro i cittadini ungheresi”, ha scritto su X Zoltan Kovacs, portavoce del premier ungherese Viktor Orban.
Anche l’eurodeputata italiana è intervenuta poche ore prima della sentenza. “Il procedimento a carico di Maja e Gabri, come quello contro tutti gli antifascisti, è un processo farsa – ha scritto sul suo profilo X -. Non ci sono dubbi. È un palcoscenico kafkiano su cui va in scena lo squallido spettacolo della punizione esemplare che il regime infligge ai propri nemici. Non mi aspetto buone notizie dalla sentenza su Maja T. e Gabriele M., prevista per oggi”. Budapest ha condannato a 7 anni anche l’altro attivista nominato da Salis, Gabriele M. “Maja e Gabri non sono mai stati riconosciuti, né dalle vittime né dai testimoni. – ha sottolineato Salis – A tutto questo si aggiunge il clima di campagna elettorale in Ungheria. È in questo contesto che va letta la sentenza.”

torino – contro sgombero e repressione e molto altro – info da proletari comunisti a cura di soccorso rosso proletario

pc 2 febbraio – Immagini chiavi di lettura della grande manifestazione di Torino – dalla grande manifestazione di massa al blindato che brucia

pc 2 febbraio – Immagini delle nostre parole d’ordini, striscioni, cartelli

contro la repressione in India non si tace .. e invece tanti antirepressione nel nostro paese lo fanno .. fino a quando compagni

pc 2 febbraio – Bruxelles: Stop operazione Kagaar! – 1° Info/Report – foto

La Campagna d’emergenza internazionale contro l’Operazione Kagaar è arrivata il 27 gennaio al Parlamento europeo, alla Commissione europea di Bruxelles, attraverso un combattivo e rappresentativo sit-in, realizzato da una delegazione internazionale di organismi, partiti di diversi paesi, e sostenuta dall’appoggio di molti altri, sia con sit-in contemporanei a Birmingham e in Italia, sia con dichiarazioni e ampia circolazione in internet e tra le masse dell’appello della Campagna.

Al presidio davanti al Parlamento europeo hanno partecipato organizzazioni provenienti da Italia, Olanda, Turchia, Tunisia, Galizia, Belgio e giovani della comunità indiana di Bruxelles.

Sin dal mattino all’ingresso del Parlamento sono stati distribuiti quattro materiali: l’appello generale, un memorandum preparato dai compagni indiani, una lettera ai singoli parlamentari, alla presidenza della Commissione esteri UE, della Commissione sezione ‘Diritti umani’, insieme alla lettera dell’alto commissariato alle Nazioni Unite per i diritti dell’uomo, con la quale si richiama un’urgente azione in rapporto alla situazione dei popoli indigeni, adivasi nel distretto di Bastar distretto del Chhattisgarh.

Questi testi distribuiti sono pubblicati in altri post.

Nella piazza, davanti alla porta d’ingresso del Parlamento europeo è cominciata la manifestazione con striscioni, cartelli, slogan e interventi, mentre venivano distribuiti volantini di informazione e di appello alla solidarietà ai cittadini e alle persone nelle macchine, mezzi di trasporto, bus, fino a provocare un blocco della circolazione per decine di minuti, con intervento della polizia per interromperlo.

Due deputati italiani sono venuti al presidio per incontrare la delegazione. Con costoro rappresentanti della Campagna hanno avuto un incontro di oltre mezzora durante il quale hanno chiesto urgente presa di posizione del Parlamento europeo e un intervento delle Commissione del Parlamento, sezione ‘diritti umani’ e sezione ‘esteri’ per fermare in India il regime di Modi che con l’operazione Kagaar attua una repressione senza limiti, con massacri, arresti di massa nei confronti delle popolazioni indigene delle foreste, adivasi, in nome della lotta al “terrorismo maoista”, ma in realtà al servizio degli interessi dell’imperialismo e delle grandi multinazionali indiane che vogliono espropriare e cacciare gli adivasi dalla loro terra per appropriarsi dei giacimenti di ferro, carbone, bauxite, uranio, e realizzare miniere, acciaierie al servizio del loro profitto.

La delegazione ha inoltre illustrato la più generale repressione che si dirige verso giornalisti, associazioni di studenti, democratici, riviste, con una massiccia ondata di arresti, detenzioni che comprendono torture, e uccisioni mirate.

Il regime Modi, in nome della identità hindutva, colpisce masse di altre religioni e di altre nazionalità oppresse, in particolare del Kashmir che vive sotto occupazione militare.

I parlamentari hanno raccolto questa denuncia e il Dossier preparato dalla campagna e hanno assicurato l’inoltro di esso ad altri parlamentari di diverse tendenze e ai membri della Commissione sezione ‘Diritti umani’.

L’importanza dell’iniziativa è andata anche ben oltre questo tema, perché proprio nella stessa giornata del presidio si realizzava un grande incontro in India tra la presidente della Commissione europea, Ursula Von der line e Modi, per realizzare un gigantesco accordo commerciale, diplomatico e militare tra gli Stati imperialisti europei e il regime indiano, interno alla contesa mondiale interimperialista che si sviluppa, si approfondisce e si accelera anche per effetto dell’imperialismo Usa di Trump.

Questo accordo viene scaricato sui proletari e le masse indiane, così come sui proletari e le masse europee; proprio nei giorni precedenti il presidio la stessa piazza era stata teatro della forte protesta degli agricoltori contro l’accordo Mercosur.

Nel Dossier consegnato erano contenuti documenti di denuncia provenienti da tutte le organizzazioni in lotta contro la repressione e l’operazione Kagaar in India, così come il documento di solidarietà delle organizzazioni palestinesi che si uniscono alla denuncia del genocidio degli adivasi, lanciano la parla d’ordine: “Da Gaza a Bastar”, “la solidarietà è la nostra arma”, e riaffermando l’impegno alla liberazione di tutti i popoli oppressi che lottano per la giustizia e la dignità.

Nel finale la delegazione è entrata decisamente nel piazzale del Parlamento, gridando slogan, con le forze dell’ordine che tentavano, inutilmente, di impedirlo.

Terminato con successo il presidio al Parlamento, in un clima di cameraderia e solidarietà internazionalista, la delegazione ha raggiunto l’ambasciata indiana.

E qui era in corso una forte protesta della comunità del Kashmir contro il regime di Modi e i massacri, le persecuzioni che prevedono la pena di morte per esponenti rinomati della comunità.

La delegazione ha subito salutato questa protesta, con entusiasmo da parte dei manifestanti kashmir, ha rigettato l’intenzione della polizia di impedire l’unità delle due manifestazioni, che in realtà si sono fortemente unite con interventi, parole d’ordini comuni, alzando il tiro contro il governo fascista e terrorista di Modi.

E’ apparso un ulteriore striscione a sostegno della guerra popolare e in onore e gloria del compagno Basavaraj.

Un colpo pesante per il regime di Modi, l’unità di queste due proteste che riflettono quello che avviene in India per costruire l’unità di tutti gli oppressi contro il regime fascista di Modi.

Una giornata importante che certamente avremmo voluto con maggiori presenze per dare ancora più forza alla Campagna d’emergenza, che comunque ha segnato una tappa di questa campagna internazionale che vedrà ulteriori iniziative in altre città, ambasciate, sedi istituzionali e che prepara il terreno alla clamorosa sfida di una delegazione in India non appena le condizioni saranno maturate.

Al Parlamento europeo

SIAMO SOLIDALI CON WOLFGANG LETTOW

SIAMO SOLIDALI CON WOLFGANG LETTOW
30 gennaio 2026 Chi è Wolfgang Lettow?

Wolfgang Lettow è membro della rete Freedom for All Political Prisoners. Da oltre 50 anni dimostra incrollabile solidarietà con i prigionieri politici.

Si è sempre schierato al fianco dei prigionieri in Germania condannati ai sensi dei cosiddetti paragrafi 129a/b della legge antiterrorismo, così come dei prigionieri politici in Turchia che si sono opposti al regime fascista. Wolfgang Lettow ha sempre lottato contro l'ingiustizia e la repressione nei confronti dei prigionieri politici.

Ha mostrato solidarietà durante il digiuno fino alla morte di İlhan Yelkuvan, il massacro in 20 carceri del 19 dicembre 2000 e durante i digiuni fino alla morte dal 2000 al 2007 in Turchia. Oggi continua a sostenere i prigionieri che resistono nelle carceri di tipo S, R e Y.

Ora nel mirino c'è anche Wolfgang Lettow

Wolfgang Lettow è ora vittima della repressione statale.
Il 10 dicembre 2025 è stato convocato in una stazione di polizia di Amburgo. Le autorità hanno tentato di costringerlo a rilasciare una dichiarazione contro Volker Staub.

Chi è Volker Staub?

Lo Stato tedesco accusa Volker Staub di essere un membro della RAF. Sebbene la RAF si sia sciolta decenni fa, Staub rimane ricercato. Il suo nome è tornato alla ribalta con l'arresto e il processo in corso a Daniela Klette .

Durante l'interrogatorio, gli agenti di polizia hanno mostrato a Wolfgang Lettow numerose fotografie e gli hanno posto domande dettagliate. Fin dall'inizio, gli è stato chiaro che non avrebbe rilasciato alcuna dichiarazione.

L'interrogatorio si è concentrato su un appartamento condiviso ad Amburgo nel 1978, dove Wolfgang Lettow e Volker Staub avrebbero vissuto insieme. La polizia ha chiesto:

Qual era la natura del vostro rapporto personale e politico?
Come vi siete conosciuti?
Queste domande si basavano esclusivamente sulle denunce degli ex coinquilini. Tali denunce furono poi utilizzate nel processo della RAF di Monaco, in cui Volker Staub fu condannato a quattro anni di carcere e rilasciato nel 1988.

Poiché Wolfgang Lettow si è avvalso del diritto al silenzio , l'interrogatorio è stato interrotto. L'intera udienza è stata documentata per iscritto dalla polizia.

Cosa succederà dopo?

Sono possibili ulteriori citazioni, seguite da multe e, in ultima analisi, dalla detenzione coercitiva fino a sei mesi.

Nel cosiddetto stato democratico della Germania, la detenzione coercitiva significa questo:

Se eserciti il ​​tuo diritto al silenzio, potresti essere imprigionato finché non "obbedirai".

Ciò non dovrebbe sorprendere nessuno. La Germania è un paese il cui sistema giuridico è stato plasmato da Bismarck e Hitler, oggi incarnato in leggi come il § 129. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, oltre il 70% della magistratura era composta da ex nazisti. Una vera e propria denazificazione non ha mai avuto luogo.

Ad oggi, sono state effettuate 40 citazioni in giudizio contro Daniela, Burkhard e Volker. Queste misure hanno un solo scopo: l'intimidazione.

Non solo contro i combattenti più anziani, ma anche contro le generazioni più giovani. Tutti noi siamo colpiti da repressione, citazioni e incarcerazioni a causa delle nostre attività antifasciste, internazionaliste, antimilitariste e di lotta di classe contro il sistema dominante.

Un'altra ragione di queste citazioni è chiara: il sistema giudiziario di classe non riesce a comprendere perché la resistenza – passata e presente – continui a sollevarsi contro lo Stato. Incapace di comprenderla, cerca di catalogarla, monitorarla e criminalizzarla.

Wolfgang Lettow non si lascerà intimidire

Wolfgang Lettow visiterà Daniela Klette in carcere a gennaio.

Non verrà messo a tacere.

Non si lascerà intimidire.

Siamo solidali con Wolfgang Lettow.

Wolfgang Lettow non è il solo.

Chiediamo la fine immediata della repressione nei suoi confronti.

Fronte Antimperialista
Solidarietà Internazionale per i Prigionieri Politici