Soccorso Rosso Proletario

Soccorso Rosso Proletario

APPELLO PER UNA MOBILITAZIONE DIFFUSA PER IL 13 E 14 APRILE IN SOLIDARIETÀ AD AHMAD SALEM, ACCUSATO DI “TERRORISMO DELLA PAROLA”

Ahmad Salem è rinchiuso nel carcere di massima sicurezza di Rossano Calabro da oltre un anno.

Accusato di “terrorismo della parola” (articolo 270 quinquies comma 4, introdotto dal governo con la legge ex-dl 1660) per aver diffuso dei video sulla resistenza palestinese ed aver esortato i fratelli e le sorelle arabe a sollevarsi in sostegno della Palestina.

Il processo a suo carico si sta tenendo a Campobasso, le prossime (e forse ultime) udienze saranno il 14 e il 28 aprile.

Questo processo è un tassello del progetto che mira a far scomparire il popolo palestinese, togliendogli anche la voce.

Israele continua senza tregua il genocidio a Gaza, istituisce su base etnica la pena di morte per impiccagione per i combattenti della resistenza.

Provoca una guerra apocalittica in tutta l’Asia Occidentale con dirette ripercussioni sulle vite di tutti gli sfruttati.

L’Italia persegue i palestinesi e i solidali con la causa palestinese.

Lo Stato fornisce supporto alla guerra in Asia Occidentale.

Il governo ribalta la realtà varando il decreto legge antisemitismo, chi lotta contro lo Stato sionista (razzista, colonialista, suprematista) rischia di essere arrestato per odio razziale.

Insorgiamo contro questo sistema marcio e gettiamolo nella pattumiera della storia.

Solidali con tutti i palestinesi e i solidali colpiti dalla repressione.

Sosteniamo la resistenza contro l’oppressione coloniale in tutta l’Asia Occidentale.

Mobilitiamoci per bloccare tutti i rapporti militari, economici e politici tra Italia e Israele.

Contro la guerra dei padroni, solidarietà internazionale tra gli sfruttati.

Libertà per Ahmad e tutti i resistenti rinchiuse nelle carceri italiane.

In occasione della mobilitazione a Campobasso (martedì 14 aprile, ritrovo ore 11 in piazza Municipio), facciamo appello a tutte le realtà sinceramente solidali con la resistenza degli oppressi palestinesi a manifestare in tutte le città nella giornata di lunedì 13 aprile o nella stessa mattinata di martedì 14.

Organizziamo iniziative di supporto e controinformazione: l’allucinante vicenda di Ahmad Salem non deve passare sotto silenzio!

Complici e solidali dal Molise e altrove

Assemblea “sabotiamo la guerra”

Vittoria! La Cassazione ha annullato gli arresti di Hannoun, Dawoud, Yaser e Ryad. Ora liberare Salem, Anan e tutti i colpevoli di Palestina!

La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio le ordinanze del Riesame che confermavano gli arresti del gip del tribunale di Genova nei confronti del presidente dei palestinesi in Italia Mohammad HANNOUN, Ra’ed Dawoud, Yaser Elasaly e Ryad Albunstanji, in carcere con l’accusa di avere finanziato Hamas. La Suprema Corte ha inoltre decretato inammissibili i due ricorsi della procura di Genova contro la scarcerazione, decisa dal tiibunale del Riesame in precedenza, nei confronti di Raed Al Salahat, 48 anni, difeso dagli avvocati Samuele Zucchini ed Emanuele Tambuscio e di Khalil Abu Deiah, legale rappresentante dell’associazione La Cupola d’Oro. Per quanto riguarda l’annullamento delle ordinanze di arresto, il Riesame avrà adesso dieci giorni per riesaminare il caso.

Nei giorni scorsi la requisitoria dei pg di Cassazione, che avevano parlato dell’«inutilizzabilità» delle prove dell’Intelligence israeliane confluite nel fascicolo di Genova.

Press Release – Day of solidarity with The Palestinian detainees. Conference: (Justice for Palestinian Detainees) – infosolidaire

a cura soccorso rosso proletario

 

 

Press Release


Day of solidarity with The Palestinian detainees.
Conference: (Justice for Palestinian Detainees)

18.04.2026 from 14h00 to18h00

Église du Beguinage
1000 Bruxelles, Begijnhof, 7

 

Justice pour les prisonniers palestiniens
– Conférence avec des avocats et des ex-prisonniers
– Littérature des prisons avec 6 auteurs
– Exposition
– Atelier d’art
1st session 14h00-16h00

Conference : (Justice for Palestinian Detainees)

The situation of Palestinian detainees and the Israeli law of Death Penalty, crimes, impacts and waited reactions with lawyers, ex prisoners, NGO’s.
– Lawyer Abdel Majid Mrari EFD International – France
– Lawyer Jan Fermon – Belgium : Criminal law, international humanitarian law and human rights law. (IADL).
– Lawyer Hassan Abbadi – Palestine
– Lawyer Dominique Cochain – Association pour la justice au Moyen-Orient- France
– Lawyer Najet Hadriche – Tunis
– Lawyer Almutassem Al Kilani – France

2de session:16h00-18h00

Conference: (Literature of prisons)

Literature of prisons, 8 books, 6 authors to present their books about prisoners.
– Palestinian artist, writer Muhammad Sabaaneh
– Lawyer and Author Ali Abu Hlal
– Lawyer and Author Hassan Abbadi
– Writer Siham abu Awad
– Dr. Sanàa Zakarneh
– Sumud – Belgique
– Writer Agnechka Piwar – Poland

In parallel:

Exhibition of three Palestinian artists about Palestinian detainees.
– Mohammad Sabaaneh
– Zaid Ayaseh
– Ahmed Frassini

Creative corner: Artists , workshop.
Organisors:
Pal Club – Belgium
European Alliance to defence of Palestinian Detainees.
Dehoop asbl, Hanzala – Belgium, Lagrange Points, Health Care 4 Palestine, Ixelles 4 Palestine, La Clé de Sole, Sumud, Palestinian National Mouvement, Tayyar.be, Église du Beguinage

For further information, send an email to : April.18th@outlook.com
or call Ahmed Frassini 0495708756

Detenuti del carcere di Opera denunciano nuovi pestaggi e abusi con una lettera: “Qui è la prassi”

Nuove accuse di pestaggi nel carcere di Opera a Milano. Con una lettera indirizzata a Fanpage.it, una trentina di detenuti hanno denunciato presunte violenze, abusi e condizioni disumane dopo i fatti già emersi a dicembre.
Leggi tutte le news di Fanpage.it direttamente nel tuo feed Google.
A cura di Giulia Ghirardi
L’inizio della lettera scritta dai detenuti del carcere di Opera, indirizzata a Fanpage.it
L’inizio della lettera scritta dai detenuti del carcere di Opera, indirizzata a Fanpage.it

A distanza di pochi mesi dalla presunta aggressione che si sarebbe verificata nel carcere di Opera la scorsa Vigilia di Natale, un nuovo episodio riaccenderebbe i riflettori su quello che i detenuti definiscono senza mezzi termini un “sistema malato e al collasso”.

continua su: https://www.fanpage.it/milano/detenuti-del-carcere-di-opera-denunciano-nuovi-pestaggi-e-abusi-con-una-lettera-qui-e-la-prassi/
https://www.fanpage.it/

Liberare Hannoun e tutti gli incriminati per la montatura giudiziaria imperialista/sionista

L’8 aprile scendiamo in piazza davanti alla Corte di Cassazione, nei giardini di Piazza Cavour, per gridare forte che non resteremo in silenzio.

In quel giorno si terrà il ricorso in Cassazione di Mohammad Hannoun, Raed Dawoud, Yaser Elasaly e Riyad Albustanji: quattro prigionieri palestinesi la cui vicenda parla di repressione, ingiustizia e criminalizzazione della solidarietà.

Essere presenti significa schierarsi.
Dalla parte di chi resiste.
Dalla parte del popolo palestinese.

Non accettiamo che la lotta per la libertà venga messa sotto accusa. Non accettiamo che chi sostiene la Palestina venga colpito. La nostra voce è parte di una lotta più grande: contro l’occupazione, contro l’oppressione, per la giustizia e l’autodeterminazione.
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La Procura generale della Suprema corte accoglie il ricorso contro la scarcerazione di uno degli indagati ma è in disaccordo con gli inquirenti genovesi sull’utilizzo degli atti provenienti dai servizi segreti di Tel Aviv . L’8 aprile la decisione

Non solo: la decisione del Tribunale del Riesame di Genova di escluderle “appare condivisibile”. Lo sostiene la Procura Generale della Corte di Cassazione, nella requisitoria in vista dell’udienza dell’8 aprile: quel giorno la Corte dovrà decidere sul ricorso della Procura di Genova contro due delle tre scarcerazioni decise dal Tribunale del Riesame, nei confronti di alcuni degli indagati arrestati a fine dicembre.

Pur escludendo gli atti israeliani i pg di Cassazione, nella memoria depositata in vista dell’udienza di mercoledì 8 aprile, ritengono che su Raed Al Sahalat, 48 anni, esponente della comunità islamica fiorentina, ci siano comunque gravi elementi indiziari e chiedono ai giudici di rinviare il provvedimento al Riesame. Gli avvocati degli indagati chiedono a loro volta alla Cassazione la scarcerazione di chi è ancora detenuto.

Il punto dell’inchiesta

A febbraio i pm Luca Monteverde e Marco Zocco si sono infatti opposti alla scarcerazione di Khalil Abu Deiah, 62enne residente a Milano e custode dell’associazione La Cupola D’Oro e contro quella di Raed Al Sahalat.

I documenti israeliani sono stati utilizzati nella maxi inchiesta genovese per provare che le numerose associazioni destinatarie dei soldi inviati dall’Italia dall’Abspp di Mohammad Hannoun erano in realtà collegate ad Hamas. Il Tribunale del Riesame di Genova ha escluso l’utilizzabilità dei file in quanto anonimi per due ragioni: anzitutto perché trasmessi da fonte anonima dell’intelligence israeliana, un funzionario dello Shin Bet (il servizio di sicurezza interno di Israele) identificato solo con la sigla Avi; in secondo luogo perché i documenti, come scrive lo stesso Avi nelle ottanta pagine della nota di accompagnamento, sono stati sequestrati sul campo di battaglia. “Rinvenimento – aveva sottolineato il Riesame – non comprovato da nessun verbale di sequestro”.

Gli atti dell’intelligence

Anche per la procura generale della Cassazione, come scrivono i sostituti procuratori generali della Corte di Cassazione Lucia Odello e Paolo Sansonetti, quelle fonti sono “inutilizzabili” perché non riferite a un soggetto determinabile con “l’impossibilità di esaminare in contraddittorio l’autore della comunicazione”.

Dopo gli arresti di fine dicembre restano in carcere Mohammad Hannoun, considerato vertice della cellula italiana di Hamas e altri tre indagati (Ra’ed Dawoud, Yaser Elasaly e Ryad Albunstanji). Il Riesame aveva disposto invece la scarcerazione di Raed El Salahat Adel Ibrahim Salameh Abu Rawwa e Khalil Abu Deiah.

Proprio nel ricorso contro la scarcerazione di El Salahat (difeso dagli avvocati Samuele Zucchini ed Emanuele Tambuscio) dove per i giudici di secondo grado, tolti atti israeliani gli indizi erano insufficienti, i pm genovesi hanno chiesto di far rientrare le cosiddette “battlefield evidence”.

Per la Procura di Genova quelle prove raccolte sul campo di battaglia sarebbero utilizzabili anzitutto sulla base di una serie di accordi di cooperazione internazionale contro il terrorismo. ‘Avi’ non sarebbe anonimo, ma ‘anonimizzato’ e la sua identità può essere confermata. E poi perché ai avviso dei pm genovesi anche se quei documenti sequestrati dall’Idf durante la guerra a Gaza fossero stati acquisiti mediante tortura, quest’ultima deve essere provata per ogni specifico documento e non come “contesto” generale.