Cosenza si mobilita per Momo, morto suicida durante una perquisizione

COSENZA CHIEDE GIUSTIZIA PER MOMO
LUNEDÌ ALLE 18.30 MANIFESTAZIONE
Minuto dopo minuto, la morte di Momo assume contorni sempre più gravi e le responsabilità delle forze dell’ordine sono sempre più chiare. Di fronte all’ennesima ingiustizia nella storia di questa città, non possiamo tacere né rimanere in silenzio aspettando che qualcuno metta tutto sotto il tappeto.
La tragedia di Mohamed, che richiama a quanto accaduto a Fakir qualche giorno fa a Bologna, ci restituisce in modo drammatico le conseguenze della gestione della salute mentale in questo paese: contenimento e repressione al posto di cura e assistenza sociale. Quando la politica risponde alle disuguaglianze e al disagio con le manette anziché con i diritti, la violenza diventa uno strumento ordinario. È una realtà che in Calabria conosciamo bene, in un territorio abbandonato dove l’assenza di tutele per i più fragili uccide ogni giorno.
Cosenza ha sempre dato prova di non lasciare indietro nessuno e di saper rispondere a testa alta agli abusi di potere. La città in cui vogliamo vivere non è quella in cui chi è invisibile e in condizione di disagio sociale ed economico è destinato a morire.
Come comunità cittadina dobbiamo ritrovarci uniti per pretendere verità e giustizia.
Invitiamo tutti e tutte a partecipare a una grande manifestazione popolare, lunedì dalle 18:30, a partire da via dei Mille, il quartiere di Mohamed.
Giustizia per Momo, giustizia per tutte e tutti!
MOMO. UNO DI NOI.

Mohamed Amin Bassioud, suicidato dallo Stato a Cosenza

“Mio figlio depresso, lo tormentavano”.

Il ragazzo di 25 anni si trovava ai domiciliari. Si è lanciato dal terzo piano durante una perquisizione dei carabinieri. Mohamed Amin Bassioud e’morto così, a Cosenza.

25enne di nazionalità italiana e di origini tunisine. Era agli arresti domiciliari e da tempo soffriva di un grave disagio psichico. Nel marzo scorso, era stato ricoverato nel reparto di Psichiatria dopo aver commesso atti di autolesionismo. Straziante il lamento della madre che ci accoglie e con dignità racconta l’accaduto: “Erano le due e un quarto – spiega la donna al manifesto – e sono rientrata dal lavoro, aspettavo un operaio che doveva ripararmi una finestra. Hanno suonato alla porta, ho aperto e c’erano due carabinieri. Non mi sono meravigliata, perché è accaduto altre volte che venissero a controllarlo”.
Il ragazzo “era molto depresso per la morte del padre e per il fatto di essere agli arresti. Loro lo hanno infilato in una stanza e hanno chiuso la porta. Ho chiesto di farmi entrare, ma me lo hanno impedito. Faceva caldo, hanno alzato la persiana, da fuori ho visto mio figlio che si lanciava sotto, non ho fatto in tempo a fermarlo”.
È ancora sul balcone la sedia che il ragazzo ha usato per scavalcare la ringhiera e buttarsi nel vuoto. Un macabro silenzio avvolge il popoloso quartiere di via Mille, nel centro di Cosenza. Dalle palazzine circostanti arrivano i vicini di casa. “Qui sono venuti altre volte i carabinieri – spiega la signora Bassioud – e lo picchiavano, cioè lo trascinavano sul pavimento. C’era in particolare un carabiniere che lo perseguitava. Oggi pomeriggio, dopo che si è lanciato dal balcone, mi sono precipitata giù e mi hanno persino impedito di abbracciare il suo corpo”. Anche la fidanzata del ragazzo conferma il racconto: “Durante un’altra perquisizione, in passato, lui è svenuto. Voleva lanciarsi giù anche quella volta. Lo hanno preso, trascinato, gli hanno rovesciato in faccia una pentola d’acqua. Per questo motivo, oggi la madre ha cercato di entrare nella stanza, perché sapeva che il figlio ci aveva già provato e voleva evitare che succedesse”.
Dal Manifesto, 24 luglio 2026
Da La Base, di Cosenza

Lettera di Mohammed Hannoun dal carcere di Terni

– Al Tribunale del Riesame
– All’attenzione del Signori Giudici chiamati a valutare le accuse formulate nei miei confronti e di conseguenza anche l’integrità e la rettitudine d’intenti dell’Associazione cui appartengo
Il sottoscritto Hannoun Mohammad fa presente che l’Associazione A.B.S.P.P. ODV, di cui sono attualmente Presidente, ha operato sempre nella massima trasparenza e nel rispetto delle leggi italiane e internazionali, quanto di tutte le normative che regolano le attività di solidarietà e assistenza.
Nel caso specifico tengo a sottolineare che l’Associazione a cui appartengo ha svolto una intensa, variegata, duratura e meritoria attività di supporto alle sofferenze del popolo Palestinese con particolare riguardo all’area della Striscia di Gaza, la più colpita dalle conseguenze delle iniziative belliche di israele.
Questa attività di supporto si è concretizzata nei seguenti progetti :
Adozioni a distanza, attraverso le quali è stato offerto aiuto e contemporaneamente una possibilità di futuro a migliaia di bambini orfani di genitori uccisi dalla guerra coloniale israeliana cosi come la possibilità di fornire a questi un aiuto medico e sanitario
Il secondo campo di iniziativa della A.B.S.P.P. ODV si è rivolto alla necessità di mantenere vivo e funzionante il sistema scolastico palestinese, fornendo tutto quel minimo possibile di materiale scolastico atto al regolare svolgimento del processo educativo dei giovani palestinesi pur nel pieno del perdurare di un contesto di guerra. In questo campo d’intervento l’Associazione cui appartengo si è altresì prodigata in Iniziative di supporto economico per quei ragazzi che intendevano intraprendere una formazione universitaria.
Il terzo campo d’iniziativa si è rivolto verso il Supporto e l’aiuto per i palestinesi più sofferenti e bisognosi attraverso l’articolazione di attività che andavano dalla distribuzione di pasti caldi, al pacchi viveri, kit igienici e un pur minimo aiuto economico per far fronte alle necessità basilari di vita.
Quest’ultimo aspetto è stato possibile da concretizzare attraverso lo strumento del •Gemellaggio tra famiglie italiane e quelle Gazawi* Attività che nel complesso hanno riguardato e di cui hanno beneficiato decine se non centinaia di migliaia di palestinesi.
Queste iniziative esprimono l’anima della nostra attività solidaristica. Un’anima volta anche a stimolare e sensibilizzare la fratellanza tra il popolo italiano e quello palestinese al fine dil promuovere e sviluppare insieme progetti di cooperazione e contemporaneamente far conoscere e denunciare pubblicamente il livello di sofferenze patito dal palestinesi sotto il regime di occupazione.
Una dimensione questa che ci ha trovati sempre presenti nelle manifestazioni pubbliche di solidarietà, sotto la bandiera della promozione di unità o pace tra popoli e nel segno della giustizia e dell’umanità.
Il Rabbino Maggiore Ovadia Josef in una dichiarazione ufficiale e pubblica dice letteralmente… i palestinesi sono scarafaggi che vanno schiacciati *, in un’altra dichiarazione dice bambini palestinesi vanno uccisi oggi, da bambini, prima che diventino grandi”.
Mentre il governo israeliano esegue la mattanza contro i civili palestinesi, l’appoggio complice dell’occidente non e mai venuto a mancare, compreso quello del governo italiano sempre tra i primi fornitori di materiale bellico e di attività di supporto logistico, come ha ampiamente documentato anche la stessa relatrice ONU per i territori palestinesi.
Gli ultimi tragici eventi consumati sulla vita stessa del popolo palestinese hanno dato ulteriore conferma che esistono due fronti contrapposti, segnati da profonde demarcazioni etiche, morali e politiche.
Da una parte c’è chi si impegna costantemente alla salvaguardia della vita, alla promozione di uno sviluppo sociale e umano basato sulla giustizia ed uguaglianza, indirizzato al rispetto reciproco e allo sviluppo di sinceri rapporti di solidarietà, mentre dall’altro si agitano sanguinosamente i signori del privilegio e del dominio che a tal fine consumano guerre e genocidi, seminando sofferenze tali da far impallidire oggi anche le gesta dei più feroci criminali che la storia passata ha consegnato alla memoria.
In conclusione, noi come Associazione abbiamo fatto la nostra scelta, come diceva Don Gallo…
“quando si parla della Palestina o del popolo palestinese c’è da schierarsi. lo mi sono schierato con gli oppressi”, anche noi abbiamo fatto la nostra scelta di campo e ci siamo schierati con gli oppressi, con le vittime … con il popolo palestinese, con le sue istanze di libertà e per il riconoscimento dei suoi legittimi e sacri diritti.
Se vale la logica, la vigenza, la dominanza del diritto internazionale, noi dell’Associazione, che della solidarietà, della beneficenza e dell’umanità abbiamo fatto ragione stessa di esistenza e impegno contro chi sta consumando un genocidio favorito da complici spesso silenziosi e ipocriti, di questo impegno non abbiamo che da esserne orgogliosi per quanto pienamente consapevoli di come questo sia stato solo una goccia nel mare delle tante necessità e urgenze impellenti da dover risolvere nella Striscia e nella Palestina tutta …. che non troveranno certo soluzione nella retorica complice del finto umanitarismo che gli amici dell’occupante israeliano hanno sparso a piene mani in questi ultimi anni.
Una valanga di ipocrisia quest’ultima che non è riuscita però neanche minimamente a colmare il reale “doppio pesismo” praticato : il criminale genocida comunque elevato a detentore di valori di civiltà e democrazia e per questo più o meno apertamente supportato nel suoi atti, e di contro la vittima, l’oppresso che nel suo tentativo di percorrere con coerenza la strada della propria liberazione o quanti hanno ravvisato in ciò i semi di un futuro altro e migliore, vengono demonizzati, perseguitati e dipinti come “terroristi”.
Quindi se vale la prassi del “doppio pesismo” in cui chi sta dalla parte dell’umanità è definito “terrorista” … allora io, Signori Giudici ,… lo sono.
Voglio sperare che in questa sede prevalga la logica del diritto su quella dello schieramento alle logiche di convenienza dettate dalla realpolitik del sistema di alleanze e che esista per questo ancora una luce che voglia prevalere sulle barbarie.
Restiamo umani
Mohammad Hannoun, Presidente A.B.S.P.P. ODV

Solidarietà alla famiglia di Fakir! Senza giustizia nessuna pace!

Dai compagni di Palermo

FAKIR ABDERRAHIM: OMICIDIO DI STATO

Contro la deriva moderno fascista e razzista e la polizia assassina da Bologna ad ogni città è giusto opporre la necessaria resistenza!

Il 19 giugno a Bologna Abderrahim Fakir, lavoratore di 42 anni, è stato brutalmente assassinato da due agenti della polizia di Stato. Un video subito circolato in rete mostra chiaramente come alle richieste di aiuto di Fakir, non solo i poliziotti continuavano a premergli faccia e torace contro l’asfalto bollente ma anche i quattro paramedici ivi presenti restavano immobili non adempiendo al proprio dovere, negando il soccorso. L’assassinio di Abderrahim per ironia della sorte è coinciso con il 25esimo anniversario dell’assassinio di Carlo Giuliani durante il G8 di Genova… E i casi di razzismo a tutti i livelli in questo paese continuano a ripetersi: dall’uccisione di Sako Bakari a Taranto ai molteplici casi in varie città fino all’aggressione del lavoratore immigrato a Piazza Sant’Anna a Palermo, picchiato con pugni e colpito con bottiglie da 7 porci razzisti mentre il lavoratore a fine turno si accingeva a mangiare un panino, per non parlare di tutti i lavoratori immigrati fino in fondo ipersfruttati nelle campagne e nelle fabbriche in questo paese la cui vita non deve valere meno che niente, da Satnam Singh ad Amin, Ullah, Safi, Waseem, braccianti di Amendolara uccisi dallo sfruttamento schiavista.

Il regime borghese ancora una volta, com’era prevedibile ha fatto quadrato intorno ai propri uomini” servi: il governo Meloni che ogni giorno dall’alto sparge ideologia fascio-razzista a livello di massa in ogni ambito ha invocato lo scudo penale per i due sbirri e i quattro paramedici che non risultano iscritti nel registro degli indagati, l’omicidio “colposo” è forse opera di ignoti? Magari lo stesso Fakir si è ucciso da solo… Uno dei due sbirri è stato riconosciuto dal rapper Doka che ha pubblicato sui social un video in cui tre agenti di polizia, solo qualche giorno fa, lo immobilizzavano a terra, causandogli la rottura della protesi alla gamba: «Sono sicuro al mille per mille che era lui. Mi stava sopra e l’ho visto bene in faccia. Il più sbruffone è lo stesso poliziotto che domenica teneva le mani sulla testa di Abderrahim Fakir».

I media di regime, a partire dal TG regionale dell’Emilia Romagna hanno provato a censurare il servizio poche ore dopo, facendo un clamoroso autogol (come denunciato dal comunicato dei giornalisti) dato che ormai il video dell’assassinio già circolava in rete. Intanto i media nazionali controllati direttamente dal governo moderno fascista Meloni ci propinano da giorni in apertura il gioielliere assassino, che assurge a notizia principale surclassando l’aggressione imperialista/sionista all’Iran, i bombardamenti/massacri che continuano a Gaza ed in Libano.

Un lavoratore che viene assassinato impunemente in pieno giorno mentre chiede aiuto invece non ha diritto alla notizia e deve calare il silenzio per proteggere i poliziotti assassini!

Ma tutto cio’ non è bastato, tantissima gente è scesa in piazza per denunciare e protestare contro questo assassinio di Stato! Le migliaia di giovani si sono ribellati alla “sicurezza” dell’ordine borghese, alla repressione, al modello meloniano dell’ICE, al razzismo perbenista!

A Bologna martedì non ci sono state due piazze (no, sindaco Lepore), la resistenza, il coraggio e la fermezza che hanno opposto i giovani alla violenza poliziesca, agli idranti e ai lacrimogeni, è tutto giusto. La violenza dello Stato non può passare, la resistenza rivendica la giustizia contro una morte di Stato, razzista, per mano degli sbirri assassini e vigliacchi, è contro un governo fascista e contro i suoi decreti, l’impunità per la violenza poliziesca, contro il razzismo montante alimentato da questo governo, contro la militarizzazione dei quartieri proletari e popolari. Nella stessa giornata all’interporto di Bologna, i compagni di lavoro di Abderrahim ed il Si Cobas hanno lanciato uno sciopero di 24 ore.

Abderrahim non è la prima persona a morire tra le mani delle forze di polizia e purtroppo non sarà l’ultima perchè il problema non è la favola banale delle “4 mele marce” ma è sistemico!

E’ questo Stato borghese con il proprio apparato repressivo formato da forze di polizia, tribunali, carceri, tutti al servizio dei più forti, dei potenti ovvero della classe sociale dominante che non ha rispetto della vita delle masse popolari e dei lavoratori che devono solo sgobbare e star zitti, in questo sistema la “giustizia” è dalla loro parte.

L’unica giustizia per Abderrahim Fakir, per Carlo Giuliani è quella proletaria!

Il governo Meloni e questo Stato borghese devono essere rovesciati!

18 luglio – Giornata nazionale di solidarietà con i prigionieri politici palestinesi in Italia

Il 18 luglio, giornata di mobilitazione nazionale “Colpevoli di Palestina”, centinaia di attivisti in tutta Italia si sono mobilitati e hanno fatto presidi nelle diverse carceri in cui sono detenuti i prigionieri politici palestinesi.

Le iniziative di solidarietà hanno interessato i seguenti istituti penitenziari:

Carcere di Melfi, dov’è rinchiuso Anan Yaeesh
Carcere di Terni dov’è detenuto Mohammed Hannoun
Carcere di Ferrara con Raed Dawuod
Carcere di Rossano Calabro con Ahmad Salem e Yaser Elasaly
Carcere di Bancali (SS) con Riyad Albustanji e Abdelmuti Abunada
A Sassari doppia iniziativa, con un sit-in serale organizzato in centro città.

Di seguito la corrispondenza con nostri compagni da Taranto, Ravenna e Bergamo, e immagini dagli altri presidi.

 

Melfi

A Melfi vi è stata una positiva partecipazione, eravamo una cinquantina di compagni e compagne che si sono ritrovati davanti al carcere. Il presidio è iniziato con la lettura di una poesia che ha scritto Anan in questi giorni in carcere, e di una sua lettera indirizzata a noi partecipanti al presidio, e a tutti i solidali delle Flotille, in cui Anan ancora una volta si è dimostrato un combattente, un resistente che appoggia tutte le resistenze, anche quelle dei movimenti di lotta che si sviluppano in questo paese. Anan ha ripetuto ancora una volta che ovunque lo abbiano rinchiuso ha sempre trovato reti solidali che non lo hanno mai fatto sentire solo, e per questo anche lui non farà mai mancare il suo appoggio alle lotte di resistenza che si sviluppano in Italia.

Ci sono stati poi gli interventi degli altri presenti al presidio, della Rete per la Palestina di Calabria, di lavoratori di sindacati di base, di altri singoli; quindi collegamenti con gli altri presidi che si stavano tenendo in contemporanea.

Da fuori Regione c’era la delegazione di Taranto, dello Slai cobas per il sindacato di classe, del Comitato #iostoconlapalestina, che è intervenuta rimettendo l’accento sulla necessità di continuare la resistenza, di continuare a radicare sui territori la solidarietà con Anan che deve vivere oltre questa giornata nelle prossime iniziative – dalla tre giorni in Val d’Agri, alla mobilitazione per la chiusura del consolato israeliano a Bari, alla lotta contro i progetti di colonizzazione del Salento con resort di lusso destinati alle comunità ultra ortodosso ebraiche in vacanza. L’intervento di Taranto si è concluso con la proposta di ritornare in piazza a ottobre e di rivederci a metà settembre con un’assemblea interregionale.

Altre proposte sono state quelle di sollecitare parlamentari, amministrazioni locali a schierarsi per Anan, in particolare in vista della scadenza di metà settembre in cui la Cassazione dovrà pronunciarsi sulla richiesta di sospensione definitiva della protezione speciale per Anan che, qualora fosse accettata, lo porrebbe a rischio di espulsione.

Altri interventi hanno ribadito l’importanza della solidarietà, l’importanza di continuare a livello locale e regionale la presenza e il costante sostegno anche nelle faccende quotidiane di Anan. È stato ad esempio ricordato come le autorità carcerarie continuino a vessare Anan, a negargli spesso le cure mediche e dentistiche di cui ha bisogno o addirittura a impedirgli di socializzare con altri detenuti non musulmani.

Ma è stato ricordato che Anan ha sempre opposto a questo una ferma resistenza, ha denunciato il DAP, subendo anche delle misure disciplinari per questo. Ha sempre mantenuto uno spirito di lotta, come dicono i versi della poesia che ha scritto e che è stata letta fuori dal carcere perché: chi è coraggioso può morire un giorno, il vigliacco muore mille volte tutti i giorni.

Vogliamo sottolineare l’accoglienza che ci è stata riservata dai compagni della Basilicata al nostro arrivo, molto calorosa, molto fraterna, con frasi del tipo «siete eroici, non mancate mai». E’ stata positivamente accolta distribuzione di ORE 12 Controinformazione rossoperaia, che analizza, denuncia il recente Vertice Nato.
E’ stato negativo che eravamo l’unica realtà presente da fuori Regione.

Letture di poesia e lettera di Anan dal carcere

 

Intervento di un lavoratore di Melfi

Intervento Slai cobas sc – #iostoconlapalestina Taranto

Ferrara

Il nostro intervento

Terni

Rossano e Sassari

Anche Palermo ha partecipato alla giornata di lotta attraverso l’attacchionaggio di manifesti murali in solidarietà con i prigionieri palestinesi