Soccorso Rosso Proletario

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Inde : Le poète et militant Varavara Rao demande à quitter Mumbai pour Hyderabad

Le poète et militant Varavara Rao, poursuivi dans l’affaire Bhima Koregaon et actuellement en liberté sous caution pour raisons médicales, a saisi la Haute Cour de Bombay afin d’obtenir l’autorisation de s’installer définitivement à Hyderabad. Âgé et souffrant de problèmes de santé, il explique que le coût de la vie à Mumbai est devenu trop élevé et souhaite se rapprocher de sa famille. La cour a demandé à l’Agence nationale d’investigation (NIA) de répondre à cette requête dans un délai de deux semaines.

Arrêté en 2018 et poursuivi en vertu de la loi antiterroriste, Varavara Rao fait partie des 16 personnes inculpées dans l’affaire Bhima Koregaon, qui n’a toujours pas été jugée. La NIA accuse les prévenus d’avoir participé à un « complot maoïste », tandis que la défense conteste la solidité des preuves, plusieurs expertises indépendantes ayant conclu que des éléments numériques auraient été falsifiés.

Turquie : Quatre militants internationalistes arrêtés avant des manifestations contre le sommet de l’OTAN

Quatre jeunes militants internationalistes, Bjarne, Ella, Alex et Una, ont été arrêtés à Ankara les dimanche 5 et lundi 6 juillet 2026, alors qu’ils s’étaient rendus dans la capitale turque pour participer à des rassemblements contre le sommet de l’OTAN. Leurs interpellations ont eu lieu dans les hôtels où ils séjournaient, dans un contexte marqué par un important dispositif de sécurité autour de l’événement et par de très nombreuses arrestations d’activistes, syndicalistes, artistes et journalistes.

SEANO (PRATO): SGOMBERO POLIZIESCO DEL PICCHETTO OPERAIO ALLA ACCA. 15 TRA LAVORATORI E SUDD COBAS IN QUESTURA. Massima solidarietà

Dal blog Slaicobas

Lotte operaie. Sgombero poliziesco all’alba di oggi, venerdì 3 luglio 2026, del picchetto alla Acca di Seano, Prato, azienda di consegna pronto moda in tutta Europa che ha annunciato la chiusura, lasciando a casa 100 lavoratori. Dal 20 giugno è in corso un presidio-picchetto no stop, con Sudd Cobas, per impedire che l’attività continui come nulla fosse, mentre 100 lavoratori –migranti – sono sull’orlo del licenziamento. Una lotta dura, passata anche dal pestaggio di massa di qualche giorno fa, con un nugolo di padroncini arrivati ad hoc a Seano per caricare il picchetto, facendo alcuni feriti persino tra i poliziotti.

La stessa Polizia, con celere e blindati, è arrivata oggi per sgomberare il picchetto operaio di Seano. La lotta, però, prosegue a oltranza, nonostante

diversi operai e sindacalisti Sudd Cobas siano stati portati di peso in Questura a Prato.

Sono una quindicina le persone fermate, caricate su un pullman e portate in Questura a Prato, dove giusto 2 giorni fa…si era aperto in Provincia il tavolo istituzionale per cercare una soluzione alla vertenza.

Dal presidio di Seano, Prato, davanti alla Acca Francesca Ciuffi, compagna del sindacato di base e conflittuale Sudd Cobas, raggiunta da Radio Onda d’Urto alle ore 9 del mattino. Ascolta o scarica

Dai Sudd Cobas arriva l’appello a recarsi “in via Copernico a Seano! Un’azienda a processo per sfruttamento e caporalato con un’indagine della procura europea per 71 milioni di euro di evasione fiscale che sta facendo un chiudi-e-riapri, e la questura sgombera e porta via i lavoratori in sciopero per difendere i loro 100 posti di lavoro”. Così il sindacato di base pratese dal presidio, nuovamente caricato dalla Celere a metà mattinata

Dall’udienza pubblica a Roma contro l’esclusione di Anan Yaeesh dallo status di rifugiato politico

Dopo che il tribunale de L’Aquila aveva respinto il ricorso contro la decadenza del permesso di soggiorno e status di tutelato politico”, lo stesso è stato presentato in Cassazione. Nell’udienza del 2 luglio l’avvocata generale (rappresentante del pubblico ministero) ha dichiarato che nessuno può essere mandato in un paese dove rischia la vita, concordando quindi con la difesa. Da qui a un paio di mesi è previsto il pronunciamento della Corte. Di seguito un servizio di ROR con un’intervista all’avvocato Jacopo Di Giovanni

Riyad Al-Bustanji trasferito nel carcere di bancali, dov’è sepolto vivo Alfredo Cospito – infosolidale

Comunicato dell’Associazione dei Palestinesi in Italia

Roma, 3 luglio 2026

L’Associazione dei Palestinesi in Italia esprime la propria profonda preoccupazione in merito a quanto reso noto dal team legale del dete riguardo al suo improvviso trasferimento dal carcere di Rossano al carcere di Sassari Bancali, nonché alla totale assenza di notizie sul suo conto dal 25 giugno e all’impossibilità per la sua famiglia e i suoi avvocati di comunicare con lui o di ricevere informazioni sulle sue condizioni, nonostante i ripetuti tentativi di ottenere chiarimenti ufficiali sul luogo in cui si trova e sul suo stato di salute.

Secondo quanto riferito dai suoi legali, sono state inviate richieste di chiarimento e comunicazioni ufficiali alle autorità competenti, all’amministrazione penitenziaria e agli organismi preposti alla tutela dei diritti delle persone detenute. Tuttavia, tali iniziative non hanno finora ricevuto alcuna risposta o spiegazione.

Il perdurare di questa situazione di incertezza suscita serie preoccupazioni per la sicurezza del detenuto e per il rispetto dei suoi diritti fondamentali, garantiti dalla legislazione italiana e dagli strumenti internazionali di tutela dei diritti umani.

Ci chiediamo con amarezza: si è forse giunti al punto di trattare detenuti all’interno dell’Italia con modalità che ricordano quelle alle quali sono stati a lungo sottoposti i prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane, privando famiglie e avvocati della possibilità di comunicare con loro e mantenendo nel silenzio il loro destino e le loro condizioni?

L’Associazione dei Palestinesi in Italia ribadisce che il rispetto della dignità umana e dei diritti delle persone detenute non può essere subordinato ad alcuna considerazione politica o di sicurezza e che i principi di trasparenza e dello Stato di diritto impongono risposte chiare e immediate su questa vicenda.

Pertanto, chiediamo l’immediata comunicazione del luogo in cui si trova Riyad Al-Bustanji e del suo stato giuridico e di salute, il pieno ripristino della possibilità per la sua famiglia e i suoi avvocati di comunicare con lui senza ulteriori ritardi, una spiegazione ufficiale da parte delle autorità competenti sulle ragioni del trasferimento e sulle misure adottate nei suoi confronti, nonché una visita urgente da parte di parlamentari, rappresentanti eletti e organismi di vigilanza competenti per verificare le sue condizioni e garantire il pieno rispetto dei suoi diritti. Chiediamo inoltre l’apertura di un’indagine trasparente sulle circostanze che hanno portato all’interruzione delle comunicazioni con lui nel periodo trascorso.

Invitiamo inoltre le organizzazioni per i diritti umani, le forze civili e democratiche e gli organi di informazione a seguire con attenzione questa vicenda e a esercitare ogni legittima pressione affinché siano garantiti i diritti legali e umani del detenuto e siano prevenute eventuali violazioni che possano compromettere la sua sicurezza o i suoi diritti fondamentali.

Il perdurare del silenzio ufficiale su questo caso accresce la legittima preoccupazione della sua famiglia, dei suoi avvocati e di tutti coloro che difendono i diritti umani, rendendo necessario un intervento urgente e responsabile da parte delle autorità competenti.

Associazione dei Palestinesi in Italia

Domani, 2 luglio, presenza solidale a Roma con Anan Yaeesh

LA LUNGA DETENZIONE DEL COMPAGNO PALESTINESE ANAN YAEESH E LE CONSEGUENZE CHE NE DERIVANO, IL 2 LUGLIO SARANNO NUOVAMENTE IN CASSAZIONE ” ORE 10, 4° PIANO, CORTE CIVILE”.

Si discutera’ del ricorso dei suoi legali avverso alla decadenza del” permesso di soggiorno e status di tutelato politico”, garanzie che i governi costantemente stanno cancellando con la scusa dei presenti conflitti, con la relitiva perdita di Diritti Costituzionali e Internazionali per la prevalenza ” della ragion di stato”.
L’UDIENZA E’ PUBBLICA, ED E’ IMPORTANTE CHE COMPAGNI-E VI PRESENZINO, NEL SEGNO DELLA CONTINUITA’ DELLE MOBILITAZIONI PER LA LIBERTA’ DEI PRIGIONIERI PALESTINESI DETENUTI IN ITALIA.

Di recente Anan nel carcere di Melfi è stato di nuovo fatto oggetto di ritorsioni,che il resistente palestinese ha denunciato pubblicamente, e per le quali il DAP gli ha rifilato “15 gg di isolamento”: Anan li sta finendo di scontare praticando “lo sciopero del carrello”, al contempo ha fatto ricorso avverso l’ingiusto-odioso provvedimento.

Entro il 15 luglio verra’ finalmente depositata la sentenza di 1° grado de L’Aquila, a cui seguira’ il ricorso per giungere quanto prima al processo di Appello.

Per il 18 luglio sono in preparazione 2 presidi, uno al carcere di Melfi, in solidarietà ad Anan Yaeesh, l’altro al Carcere di Terni in solidarietà con Hannoun, per il quale il tribunale del riesame di Genova ha confermato la custodia cautelare in carcere.

COLPEVOLI DI SOLIDARIETA’ CON LA PALESTINA

Mentre l’entità sionista, con il compiacimento dei governi occidentali, continua a negare al popolo palestinese il diritto ad esistere, prosegue impunemente i massacri a Gaza e inCisgiordania, compie atrocità in Libano e spinge per allargare ilconflitto con l’Iran, lo Stato imperialista nostrano mette in moto la
macchina repressiva contro tutti e tutte coloro che rifiutano i diktat imposti dal sionismo e scelgono la lotta.
Diversi arresti e decine di denunce pendono sul capo di chi ha scelto di essere la voce di donne, bambini e uomini massacrati, torturati, incarcerati, dal mostro genocida sionista; di chi ha scelto di stare consapevolmente e senza tentennamenti dalla parte della legittima Resistenza dei popoli palestinese, libanese, yemenita e iraniano.

Le molte iniziative di solidarietà con la Palestina in questa città hanno ribadito con forza la nostra rabbia, la nostra determinazione e la nostra promessa di continuare la battaglia.
Il 16 aprile 2024, alla Sapienza, si è tenuta una manifestazione contro la collaborazione tra gli atenei e le università israeliane. Una giornata intensa, segnata da cariche, lacrimogeni e aggressioni da parte della polizia, che è costata al movimento resistente 2 arresti e diverse denunce. Il 6 luglio si celebrerà l’udienza preliminare che vede imputati alcuni compagni e compagne protagonisti di quella giornata.

«La solidarietà è un’arma»? Ebbene, trasformiamo questo slogan in termini pratici, affinché nessuno resti davvero indietro.

PER AVER SOLIDARIZZATO CON I POPOLI OPPRESSI DAL MOSTRO SIONISTA CI DICHIARIAMO COLPEVOLI!!

ROMA – LUNEDÌ 6 LUGLIO – ORE 9:30 – PRESIDIO PIAZZALE CLODIO