Quinta udienza del processo contro Ahmad Salem, il racconto dell’Avv. Flavio Rossi Albertini
Cagliari – libertà per la prigioniera politica spagnola María José Baños – solidarietà in presenza di Soccorso rosso proletario
Tunisia – Liberta’ per i combattenti solidali con la palestina
Tunisia – Liberta’ per i combattenti solidali con la palestina
Tunisie – Liberté pour les combattants, Wael Nawar, Jawahar Shanna et Nabil Al-Shnoufi en Tunisie
The Joint Action Coordination Committee for Palestine was surprised by the arrest this morning of its members Wael Nouar, Jawhar Chenna, and Sanaa Mesahli, along with members of the Maghreb Flotilla Committee, Nabil Chennoufi and Mohamed Amine Ben Nour, and their transfer to the El Aouina barracks. According to their lawyers, they were charged with financial misconduct related to the Maghreb Flotilla’s efforts to break the siege of Gaza, of which the detainees were members of the steering committee.
The Joint Action Coordination Committee for Palestine:
– condemns this incomprehensible behavior by an authority that has long championed the cause of Palestine, and expresses its full solidarity with its comrades.
– denounces the transformation of a campaign of slander and systematic defamation by dubious voices against these activists, stemming from their prominent activism in support of Palestine, Gaza, and the resistance, into a security investigation.
-We demand the immediate release of the detainees and the cessation of all prosecutions against members of the Global Steadfastness Flotilla Authority, and we hold the political authority responsible for the consequences of this unjust targeting, as we warn of the further tension this targeting will add to the political situation in the country.
Joint Action Coordination Committee for Palestine
La campagne contre la criminalisation du travail civil se poursuit avec une grande préoccupation pour la suspension des combattants Wael Nawar, Jewahar Shennou et Nabil Al-Shanoufi, membres de la Coordination de l’Action Commune pour la Palestine en Tunisie, et les accusations financières qui l’accompagnent dans un contexte de filtrage grave et continu de militants dans l’espace civil par le moyen de la diffamation. Et le crime.
Ce que Wael Nawar, Jawahar Shanna et Nabil Al-Shanoufi traversent aujourd’hui n’est pas un cas isolé, mais fait partie de la même marche qui a été utilisée ces dernières années contre un certain nombre de défenseurs des droits humains en Tunisie. Il est devenu évident que le ciblage des activistes suit une voie récurrente qui commence par des campagnes d’incitation organisées et des discours désobligeants dans l’espace public, suivis du pillage électronique et de la remise en question de la crédibilité, avant de se transformer en enquêtes et poursuites souvent basées sur des parallèles financiers ou qui sont destinés à salir les activistes avec de l’argent suspect et de la subversion de l’opinion publique en eux.
La fabrication d’accusations financières ou d’emplois politiques n’est plus un outil de l’autorité pour intimider et tenter de subjuguer l’espace civil, en diffamant les combattants et en criminalisant leur activité juridique et leur solidarité. Ce sont des pratiques dangereuses qui visent à légitimer les troubles civils et à faire taire les voix qui soutiennent des causes justes.
Le crime de solidarité en Tunisie a commencé à cibler les militants solidaires des migrants et demandeurs d’asile, beaucoup d’entre eux ont été soumis à des incitations, campagnes de diffamation, accusations liées au financement, poursuites et suspensions qui continuent jusqu’à ce moment. Aujourd’hui, ce mandat s’étend pour étendre la solidarité avec la cause palestinienne, les questions les plus importantes de libération et de justice dans le monde, dans une tentative de détruire la longue histoire de solidarité du peuple tunisien avec le Palestinien.
La campagne contre la criminalisation du travail civil souligne que les questions justes sont interdépendantes, la défense de la dignité des migrants et des migrants, les droits de l’homme et le droit du peuple palestinien à la liberté et à la justice sont des luttes intégrées issues des mêmes valeurs humanitaires et juridiques. Selon lui, le ciblage des activistes en raison de leur implication dans ces questions représente le ciblage de la valeur de la solidarité elle-même et une tentative d’isoler les conflits les uns des autres et de briser les liens des plus faibles aux plus forts.
Et pour lui, la campagne contre la criminalisation du travail civil :
Exigeant la libération immédiate et sans condition des combattants Wael Nawar, Jawahar Shanna et Nabil Al-Shanoufi.
Appelle à mettre fin au jeu d’accusations financières pour perturber les activistes et les activités.
Regrette la voie de l’incitation, de la distorsion et de la tromperie électronique visant les activistes et les activités en Tunisie
Renouvelle son refus flagrant de toute forme de criminalisation de la solidarité et du travail civil.
Liberté pour les camarades Wael Nawar, Jawahar Shanna et Nabil Al-Shanoufi
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Campagne contre la criminalisation du travail civil
Udienza d’Appello per tarek
Condanna riformata ad un anno e 8 mesi. Tolti tre anni praticamente alla richiesta di primo grado, a luglio dovrebbe uscire ma sono fiduciosi anche un po' prima gli avvocati, tutto sommato soddisfatti di come sia andata
senza tregua la battaglia per liberare i prigionieri politici palestinesi nelle carceri italiane
Alla vigilia dell’8 marzo, la risposta repressiva dello Stato allo sciopero delle donne
APPELLO DELLE LAVORATRICI SLAI COBAS PER IL SINDACATO DI CLASSE
Proprio in questi giorni, in cui stiamo organizzando a livello nazionale lo sciopero delle donne per l’8 marzo – che quest’anno si tiene il 9/3 – è giunta alle lavoratrici Slai cobas per il sindacato di classe, che ogni anno proclama lo sciopero delle donne, assumendosi la responsabilità legale della copertura sindacale di tutte le lavoratrici, la notifica di una pesante sanzione (2.514 euro della Commissione Garanzia scioperi + 700 euro dal Tribunale), per lo sciopero delle donne indetto nel 2020.1) E’ la prima volta nella storia della Repubblica che viene bloccato uno sciopero a livello nazionale.
2) L’iniziativa del Garante va oltre le competenze di codesta CGS che riguardano, come dalla Legge 146/90 e successive modificazioni, il rispetto delle norme di autoregolamentazione dello sciopero nei servizi pubblici essenziali, non certo il divieto di sciopero in ogni attività e in ogni settore lavorativo non previsti nell’elenco dei servizi pubblici essenziali.
La Commissione di garanzia si chiama così perché ad essa spetta garantire il contemperamento dell’esercizio del diritto di sciopero con il godimento dei diritti della persona costituzionalmente garantiti, alla cui tutela i servizi pubblici sono funzionali. “Contemperare”, quindi, e non “vietare”, dal momento che qualsiasi regolazione dello sciopero dovrebbe tener conto della sua dimensione di diritto costituzionale, cioè di valore costitutivo dell’ordine democratico.
La scrivente O.S nella proclamazione e nell’attuazione dello sciopero ha rispettato la legge 146/90, preservando i servizi pubblici essenziali.
3) Vietando tutti gli scioperi, la CGS ha violato sia lo Statuto dei Lavoratori che la norma costituzionale che tutela il diritto di sciopero, art.40 Cost., così subordinando (non “contemperando”) il diritto di sciopero agli altri diritti. Atteso che tale diritto (sia pur regolamentato nei servizi pubblici essenziali) è parte delle libertà fondamentali delle persone.
4) Codesta CGS motiva il divieto di sciopero in tutti i settori lavorativi (mettendo insieme “essenziali” e non “essenziali” – e anche questo, a conoscenza della scrivente e di giuristi, avviene per la prima volta) richiamando un regolamento contenuto nelle discipline dei vari settori lavorativi che recita che gli scioperi vanno sospesi in caso di “avvenimenti eccezionali di particolare gravità o di calamità naturale“. Ma la clausola in questione è però fondamentalmente invocabile solo quando uno sciopero è in grado, in qualsiasi modo, di influire sulla situazione emergenziale, e non per sospenderne l’esercizio prescindendo da qualsiasi valutazione nel merito dei suoi effetti concreti.
D’altra parte nei settori che non fanno parte dei servizi pubblici essenziali, e come poi è stato stabilito dai Dpcm e dal protocolli Governo/OOSS, gli interessi delle persone, nel caso concreto della salute) andavano più tutelati nel non lavorare e stare a casa (come in effetti hanno fatto le lavoratrici in sciopero il 9 marzo – dato che non si sono tenute manifestazioni) che nel lavorare.
Ed è paradossale che in tante realtà lavorative le lavoratrici potevano lavorare, con tutti i rischi di mancata distanze, mancate protezioni individuali, e invece non potevano scioperare!
La CGS pone un arbitrario rapporto tra l’emergenza coronavirus, i suoi rischi e il divieto di astenersi dal lavoro, ma a parte i servizi essenziali (in primis in questo caso la sanità) in cui si è assolutamente rispettata la legge 146/90, tutti gli altri scioperi non incidono sull’attività di “prevenzione e contenimento della diffusione del virus”.
Se si considera, come la stessa Costituzione prevede, che l’arma dello sciopero costituisce uno strumento di difesa dei lavoratori, in questo caso lo sciopero aveva una doppia valenza, sia rispetto alla condizione generale delle donne, delle lavoratrici, sia rispetto alla condizione particolare in cui agli inizi di marzo sui posti di lavoro non erano state adottate neanche quelle minime misure di tutela della salute, e le lavoratrici e i lavoratori hanno scioperato anche per rivendicarle.
Questo sciopero, pertanto, è stato pienamente legittimo e non ha assolutamente violato le disposizioni della Legge 146/90 e successive modifiche
SLAI COBAS per il sindacato di classe
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