Il 18 luglio, giornata di mobilitazione nazionale “Colpevoli di Palestina”, centinaia di attivisti in tutta Italia si sono mobilitati e hanno fatto presidi nelle diverse carceri in cui sono detenuti i prigionieri politici palestinesi.
Le iniziative di solidarietà hanno interessato i seguenti istituti penitenziari:
Carcere di Melfi, dov’è rinchiuso Anan Yaeesh
Carcere di Terni dov’è detenuto Mohammed Hannoun
Carcere di Ferrara con Raed Dawuod
Carcere di Rossano Calabro con Ahmad Salem e Yaser Elasaly
Carcere di Bancali (SS) con Riyad Albustanji e Abdelmuti Abunada
A Sassari doppia iniziativa, con un sit-in serale organizzato in centro città.
Di seguito la corrispondenza con nostri compagni da Taranto, Ravenna e Bergamo, e immagini dagli altri presidi.
Melfi
A Melfi vi è stata una positiva partecipazione, eravamo una cinquantina di compagni e compagne che si sono ritrovati davanti al carcere. Il presidio è iniziato con la lettura di una poesia che ha scritto Anan in questi giorni in carcere, e di una sua lettera indirizzata a noi partecipanti al presidio, e a tutti i solidali delle Flotille, in cui Anan ancora una volta si è dimostrato un combattente, un resistente che appoggia tutte le resistenze, anche quelle dei movimenti di lotta che si sviluppano in questo paese. Anan ha ripetuto ancora una volta che ovunque lo abbiano rinchiuso ha sempre trovato reti solidali che non lo hanno mai fatto sentire solo, e per questo anche lui non farà mai mancare il suo appoggio alle lotte di resistenza che si sviluppano in Italia.
Ci sono stati poi gli interventi degli altri presenti al presidio, della Rete per la Palestina di Calabria, di lavoratori di sindacati di base, di altri singoli; quindi collegamenti con gli altri presidi che si stavano tenendo in contemporanea.
Da fuori Regione c’era la delegazione di Taranto, dello Slai cobas per il sindacato di classe, del Comitato #iostoconlapalestina, che è intervenuta rimettendo l’accento sulla necessità di continuare la resistenza, di continuare a radicare sui territori la solidarietà con Anan che deve vivere oltre questa giornata nelle prossime iniziative – dalla tre giorni in Val d’Agri, alla mobilitazione per la chiusura del consolato israeliano a Bari, alla lotta contro i progetti di colonizzazione del Salento con resort di lusso destinati alle comunità ultra ortodosso ebraiche in vacanza. L’intervento di Taranto si è concluso con la proposta di ritornare in piazza a ottobre e di rivederci a metà settembre con un’assemblea interregionale.
Altre proposte sono state quelle di sollecitare parlamentari, amministrazioni locali a schierarsi per Anan, in particolare in vista della scadenza di metà settembre in cui la Cassazione dovrà pronunciarsi sulla richiesta di sospensione definitiva della protezione speciale per Anan che, qualora fosse accettata, lo porrebbe a rischio di espulsione.
Altri interventi hanno ribadito l’importanza della solidarietà, l’importanza di continuare a livello locale e regionale la presenza e il costante sostegno anche nelle faccende quotidiane di Anan. È stato ad esempio ricordato come le autorità carcerarie continuino a vessare Anan, a negargli spesso le cure mediche e dentistiche di cui ha bisogno o addirittura a impedirgli di socializzare con altri detenuti non musulmani.
Ma è stato ricordato che Anan ha sempre opposto a questo una ferma resistenza, ha denunciato il DAP, subendo anche delle misure disciplinari per questo. Ha sempre mantenuto uno spirito di lotta, come dicono i versi della poesia che ha scritto e che è stata letta fuori dal carcere perché: chi è coraggioso può morire un giorno, il vigliacco muore mille volte tutti i giorni.
Letture di poesia e lettera di Anan dal carcere
Intervento di un lavoratore di Melfi
Intervento Slai cobas sc – #iostoconlapalestina Taranto






Il nostro intervento
Terni
Rossano e Sassari















Dopo che il tribunale de L’Aquila aveva respinto il ricorso contro la decadenza del permesso di soggiorno e status di tutelato politico”, lo stesso è stato presentato in Cassazione. Nell’udienza del 2 luglio l’avvocata generale (rappresentante del pubblico ministero) ha dichiarato che nessuno può essere mandato in un paese dove rischia la vita, concordando quindi con la difesa. Da qui a un paio di mesi è previsto il pronunciamento della Corte. Di seguito un servizio di ROR con un’intervista all’avvocato Jacopo Di Giovanni
Comunicato dell’Associazione dei Palestinesi in Italia