Dopo che il tribunale de L’Aquila aveva respinto il ricorso contro la decadenza del permesso di soggiorno e status di tutelato politico”, lo stesso è stato presentato in Cassazione. Nell’udienza del 2 luglio l’avvocata generale (rappresentante del pubblico ministero) ha dichiarato che nessuno può essere mandato in un paese dove rischia la vita, concordando quindi con la difesa. Da qui a un paio di mesi è previsto il pronunciamento della Corte. Di seguito un servizio di ROR con un’intervista all’avvocato Jacopo Di Giovanni
Riyad Al-Bustanji trasferito nel carcere di bancali, dov’è sepolto vivo Alfredo Cospito – infosolidale
Comunicato dell’Associazione dei Palestinesi in Italia
Roma, 3 luglio 2026
L’Associazione dei Palestinesi in Italia esprime la propria profonda preoccupazione in merito a quanto reso noto dal team legale del dete riguardo al suo improvviso trasferimento dal carcere di Rossano al carcere di Sassari Bancali, nonché alla totale assenza di notizie sul suo conto dal 25 giugno e all’impossibilità per la sua famiglia e i suoi avvocati di comunicare con lui o di ricevere informazioni sulle sue condizioni, nonostante i ripetuti tentativi di ottenere chiarimenti ufficiali sul luogo in cui si trova e sul suo stato di salute.
Secondo quanto riferito dai suoi legali, sono state inviate richieste di chiarimento e comunicazioni ufficiali alle autorità competenti, all’amministrazione penitenziaria e agli organismi preposti alla tutela dei diritti delle persone detenute. Tuttavia, tali iniziative non hanno finora ricevuto alcuna risposta o spiegazione.
Il perdurare di questa situazione di incertezza suscita serie preoccupazioni per la sicurezza del detenuto e per il rispetto dei suoi diritti fondamentali, garantiti dalla legislazione italiana e dagli strumenti internazionali di tutela dei diritti umani.
Ci chiediamo con amarezza: si è forse giunti al punto di trattare detenuti all’interno dell’Italia con modalità che ricordano quelle alle quali sono stati a lungo sottoposti i prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane, privando famiglie e avvocati della possibilità di comunicare con loro e mantenendo nel silenzio il loro destino e le loro condizioni?
L’Associazione dei Palestinesi in Italia ribadisce che il rispetto della dignità umana e dei diritti delle persone detenute non può essere subordinato ad alcuna considerazione politica o di sicurezza e che i principi di trasparenza e dello Stato di diritto impongono risposte chiare e immediate su questa vicenda.
Pertanto, chiediamo l’immediata comunicazione del luogo in cui si trova Riyad Al-Bustanji e del suo stato giuridico e di salute, il pieno ripristino della possibilità per la sua famiglia e i suoi avvocati di comunicare con lui senza ulteriori ritardi, una spiegazione ufficiale da parte delle autorità competenti sulle ragioni del trasferimento e sulle misure adottate nei suoi confronti, nonché una visita urgente da parte di parlamentari, rappresentanti eletti e organismi di vigilanza competenti per verificare le sue condizioni e garantire il pieno rispetto dei suoi diritti. Chiediamo inoltre l’apertura di un’indagine trasparente sulle circostanze che hanno portato all’interruzione delle comunicazioni con lui nel periodo trascorso.
Invitiamo inoltre le organizzazioni per i diritti umani, le forze civili e democratiche e gli organi di informazione a seguire con attenzione questa vicenda e a esercitare ogni legittima pressione affinché siano garantiti i diritti legali e umani del detenuto e siano prevenute eventuali violazioni che possano compromettere la sua sicurezza o i suoi diritti fondamentali.
Il perdurare del silenzio ufficiale su questo caso accresce la legittima preoccupazione della sua famiglia, dei suoi avvocati e di tutti coloro che difendono i diritti umani, rendendo necessario un intervento urgente e responsabile da parte delle autorità competenti.
Associazione dei Palestinesi in Italia
Domani, 2 luglio, presenza solidale a Roma con Anan Yaeesh
LA LUNGA DETENZIONE DEL COMPAGNO PALESTINESE ANAN YAEESH E LE CONSEGUENZE CHE NE DERIVANO, IL 2 LUGLIO SARANNO NUOVAMENTE IN CASSAZIONE ” ORE 10, 4° PIANO, CORTE CIVILE”.
Si discutera’ del ricorso dei suoi legali avverso alla decadenza del” permesso di soggiorno e status di tutelato politico”, garanzie che i governi costantemente stanno cancellando con la scusa dei presenti conflitti, con la relitiva perdita di Diritti Costituzionali e Internazionali per la prevalenza ” della ragion di stato”.
L’UDIENZA E’ PUBBLICA, ED E’ IMPORTANTE CHE COMPAGNI-E VI PRESENZINO, NEL SEGNO DELLA CONTINUITA’ DELLE MOBILITAZIONI PER LA LIBERTA’ DEI PRIGIONIERI PALESTINESI DETENUTI IN ITALIA.
Di recente Anan nel carcere di Melfi è stato di nuovo fatto oggetto di ritorsioni,che il resistente palestinese ha denunciato pubblicamente, e per le quali il DAP gli ha rifilato “15 gg di isolamento”: Anan li sta finendo di scontare praticando “lo sciopero del carrello”, al contempo ha fatto ricorso avverso l’ingiusto-odioso provvedimento.
Entro il 15 luglio verra’ finalmente depositata la sentenza di 1° grado de L’Aquila, a cui seguira’ il ricorso per giungere quanto prima al processo di Appello.
Per il 18 luglio sono in preparazione 2 presidi, uno al carcere di Melfi, in solidarietà ad Anan Yaeesh, l’altro al Carcere di Terni in solidarietà con Hannoun, per il quale il tribunale del riesame di Genova ha confermato la custodia cautelare in carcere.
COLPEVOLI DI SOLIDARIETA’ CON LA PALESTINA

Mentre l’entità sionista, con il compiacimento dei governi occidentali, continua a negare al popolo palestinese il diritto ad esistere, prosegue impunemente i massacri a Gaza e inCisgiordania, compie atrocità in Libano e spinge per allargare ilconflitto con l’Iran, lo Stato imperialista nostrano mette in moto la
macchina repressiva contro tutti e tutte coloro che rifiutano i diktat imposti dal sionismo e scelgono la lotta.
Diversi arresti e decine di denunce pendono sul capo di chi ha scelto di essere la voce di donne, bambini e uomini massacrati, torturati, incarcerati, dal mostro genocida sionista; di chi ha scelto di stare consapevolmente e senza tentennamenti dalla parte della legittima Resistenza dei popoli palestinese, libanese, yemenita e iraniano.
Le molte iniziative di solidarietà con la Palestina in questa città hanno ribadito con forza la nostra rabbia, la nostra determinazione e la nostra promessa di continuare la battaglia.
Il 16 aprile 2024, alla Sapienza, si è tenuta una manifestazione contro la collaborazione tra gli atenei e le università israeliane. Una giornata intensa, segnata da cariche, lacrimogeni e aggressioni da parte della polizia, che è costata al movimento resistente 2 arresti e diverse denunce. Il 6 luglio si celebrerà l’udienza preliminare che vede imputati alcuni compagni e compagne protagonisti di quella giornata.
«La solidarietà è un’arma»? Ebbene, trasformiamo questo slogan in termini pratici, affinché nessuno resti davvero indietro.
PER AVER SOLIDARIZZATO CON I POPOLI OPPRESSI DAL MOSTRO SIONISTA CI DICHIARIAMO COLPEVOLI!!
ROMA – LUNEDÌ 6 LUGLIO – ORE 9:30 – PRESIDIO PIAZZALE CLODIO
Anan Yaeesh in isolamento per aver denunciato una decisione razzista del DAP
Anan Yaeesh sanzionato per la protesta di al-Adha
Da Il manifesto
Aver protestato per l’esclusione di due detenuti di fede cristiana dalla celebrazione della festa di al-Adha nella saletta comune del carcere di Melfi è costato ad Anan Yaeesh una sanzione disciplinare: quindici giorni di privazione delle attività sociali.
Il 27 maggio, in occasione dell’al-Adha i detenuti di fede musulmana della sezione Alta sicurezza 2 avevano chiesto e ottenuto dalla direzione del carcere di Melfi di festeggiare tutti insieme nella saletta di socialità. Tutto bene fino a che, il giorno stesso della festività, dal Dap è arrivato uno stop: i due detenuti cristiani di quel braccio non avrebbero potuto partecipare, nonostante fossero stati invitati e fossero pure ben lieti di andare.
Nel suo ricorso contro la sanzione disciplinare, Yaeesh, che tra l’altro ha denunciato il Dap per violenza privata aggravata dalla discriminazione, ha affermato che, proprio il 27 maggio, quando intorno alle quattro del pomeriggio la polizia penitenziaria è arrivata per far rispettare l’ordine del Dap senza voler offrire spiegazioni al riguardo, un agente gli avrebbe detto che «voi stranieri non potete mangiare nello stesso tavolo con gli italiani».
Al che il detenuto palestinese (sta scontando 5 anni e 6 mesi per l’accusa di aver finanziato un gruppo armato nella Cisgiordania circondata da insediamenti illegali israeliani) ha risposto che senza i suoi amici cristiani non avrebbe mangiato da nessuna parte, aggiungendo che le frasi appena sentite gli sembravano gravi. Un atteggiamento che la polizia penitenziaria, in tutta evidenza, ha reputato offensivo. Da qui la sanzione.
Dai familiari abbiamo appreso che Anan è in sciopero della fame per protesta, e ha inviato due lettere, una delle quali rivolta all’ambasciata palestinese:Apartheid nel carcere di Melfi, la denuncia di Anan Yaeesh
Carcere di Melfi, il Dap esclude i cristiani dalla festa musulmana


La repressione del regime fascista hindutva di Modi contro gli intellettuali non si ferma
dal blog https://guerrapopolare-india.blogspot.com/
La NIA (National Intelligence Agency) all’opera per annullare la cauzione di Gonsalves e Ferreira nel caso Elgar Parishad
Il giudice speciale Chakor S Baviskar ha ordinato a Gonsalves (68 anni) e Ferreira (53 anni) di presentare le loro risposte alle richieste, che sono state pubblicate per ulteriori considerazioni il 19 giugno.
MUMBAI: Settimane dopo aver chiesto la revoca della cauzione concessa a Varavara Rao e Sudha Bharadwaj, la National Investigation Agency (NIA) si è rivolta mercoledì a un tribunale speciale per chiedere la revoca della cauzione concessa agli attivisti Vernon Gonsalves e Arun Ferreira nel caso Elgar Parishad-Bhima Koregaon, con l’accusa di aver abbiano violato le condizioni del loro rilascio
partecipando a un incontro al Mumbai Press Club all’inizio di quest’anno.
NIA si avvia per annullare la cauzione di Gonsalves e Ferreira nel caso Elgar Parishad (HT PHOTO)
Il giudice speciale Chakor S Baviskar ha ordinato a Gonsalves (68 anni) e Ferreira (53 anni) di presentare le loro risposte alle richieste, che sono state pubblicate per ulteriori considerazioni il 19 giugno. I due sono stati arrestati nell’agosto 2018 e sono rimasti in carcere per quasi cinque anni prima che la Corte Suprema concedesse loro la cauzione regolare nel luglio 2023. La corte suprema ha ordinato il loro rilascio soggettio a condizioni e ha osservato che l’accusa sarebbe stata libera di chiedere la cancellazione della cauzione in caso di violazione.
Le richieste della NIA derivano da un evento del Mumbai Press Club tenutosi il 19 gennaio, a cui hanno partecipato diversi imputati, tra cui Gonsalves, Ferreira, Rao e Bharadwaj, tutti in libertà su cauzione in quel momento. La NIA ha sostenuto che il programma fosse stato convocato per diffondere l’ideologia del PCI (Maoista) messo al bando e per discutere il futuro corso del movimento “Naxalita Urbano”. La NIA ha sostenuto che la loro partecipazione all’evento, in cui hanno interagito tra loro, ha costituito una violazione delle condizioni legate alla loro cauzione.
L’agenzia si era rivolta allo stesso tribunale il 15 maggio chiedendo l’annullamento della cauzione concessa al poeta-attivista telugu Rao (85 anni) e all’avvocato-attivista Bharadwaj (65 anni) per lo stesso episodio. Rao è attualmente in libertà su cauzione per motivi medici concessa dalla Corte Suprema, mentre Bharadwaj ha ottenuto la cauzione per inadempienza dalla Corte Suprema di Bombay nel dicembre 2021.
Durante l’udienza su tali richieste, Rao e Bharadwaj hanno chiesto la pubblicazione del materiale su cui l’agenzia si basava per sostenere la sua accusa di aver violato le condizioni della cauzione. Anche Gonsalves e Ferreira dovrebbero richiedere copie dei documenti e di altri materiali su cui la NIA si basa a sostegno della sua richiesta di annullamento della cauzione quando la questione sarà affrontata il 19 giugno, secondo la difesa.
Il caso Elgar Parishad deriva da una denuncia fatta dopo che è scoppiata una violenza vicino al memoriale di guerra di Bhima Koregaon nel distretto di Pune il 1° gennaio 2018, durante la commemorazione del bicentenario della Battaglia di Bhima Koregaon. Gli investigatori hanno affermato che i discorsi tenuti al conclave dell’Elgar Parishad tenutosi a Shaniwar Wada a Pune il 31 dicembre 2017 hanno contribuito alla violenza e che l’evento avesse legami con il PCI (Maoista) messo al bando. Gli imputati hanno negato le accuse.
Nello stesso procedimento di mercoledì, il tribunale speciale ha anche ordinato l’emissione di mandati di comparizione contro due presunti accusati fuggitivi, Prakash alias Ritupan Goswami e Ganapathy alias Mupalla Laxman Rao, dopo che la NIA ha presentato ricorso per l’avvio di un “processo coercitivo”.