COSENZA CHIEDE GIUSTIZIA PER MOMOCosenza si mobilita per Momo, morto suicida durante una perquisizione
COSENZA CHIEDE GIUSTIZIA PER MOMO
COSENZA CHIEDE GIUSTIZIA PER MOMO
“Mio figlio depresso, lo tormentavano”.Il ragazzo di 25 anni si trovava ai domiciliari. Si è lanciato dal terzo piano durante una perquisizione dei carabinieri. Mohamed Amin Bassioud e’morto così, a Cosenza.




Dai compagni di Palermo
FAKIR ABDERRAHIM: OMICIDIO DI STATO
Contro la deriva moderno fascista e razzista e la polizia assassina da Bologna ad ogni città è giusto opporre la necessaria resistenza!
Il 19 giugno a Bologna Abderrahim Fakir, lavoratore di 42 anni, è stato brutalmente assassinato da due agenti della polizia di Stato. Un video subito circolato in rete mostra chiaramente come alle richieste di aiuto di Fakir, non solo i poliziotti continuavano a premergli faccia e torace contro l’asfalto bollente ma anche i quattro paramedici ivi presenti restavano immobili non adempiendo al proprio dovere, negando il soccorso. L’assassinio di Abderrahim per ironia della sorte è coinciso con il 25esimo anniversario dell’assassinio di Carlo Giuliani durante il G8 di Genova… E i casi di razzismo a tutti i livelli in questo paese continuano a ripetersi: dall’uccisione di Sako Bakari a Taranto ai molteplici casi in varie città fino all’aggressione del lavoratore immigrato a Piazza Sant’Anna a Palermo, picchiato con pugni e colpito con bottiglie da 7 porci razzisti mentre il lavoratore a fine turno si accingeva a mangiare un panino, per non parlare di tutti i lavoratori immigrati fino in fondo ipersfruttati nelle campagne e nelle fabbriche in questo paese la cui vita non deve valere meno che niente, da Satnam Singh ad Amin, Ullah, Safi, Waseem, braccianti di Amendolara uccisi dallo sfruttamento schiavista.
Il regime borghese ancora una volta, com’era prevedibile ha fatto quadrato intorno ai propri “uomini” servi: il governo Meloni che ogni giorno dall’alto sparge ideologia fascio-razzista a livello di massa in ogni ambito ha invocato lo scudo penale per i due sbirri e i quattro paramedici che non risultano iscritti nel registro degli indagati, l’omicidio “colposo” è forse opera di ignoti? Magari lo stesso Fakir si è ucciso da solo… Uno dei due sbirri è stato riconosciuto dal rapper Doka che ha pubblicato sui social un video in cui tre agenti di polizia, solo qualche giorno fa, lo immobilizzavano a terra, causandogli la rottura della protesi alla gamba: «Sono sicuro al mille per mille che era lui. Mi stava sopra e l’ho visto bene in faccia. Il più sbruffone è lo stesso poliziotto che domenica teneva le mani sulla testa di Abderrahim Fakir».
I media di regime, a partire dal TG regionale dell’Emilia Romagna hanno provato a censurare il servizio poche ore dopo, facendo un clamoroso autogol (come denunciato dal comunicato dei giornalisti) dato che ormai il video dell’assassinio già circolava in rete. Intanto i media nazionali controllati direttamente dal governo moderno fascista Meloni ci propinano da giorni in apertura il gioielliere assassino, che assurge a notizia principale surclassando l’aggressione imperialista/sionista all’Iran, i bombardamenti/massacri che continuano a Gaza ed in Libano.
Un lavoratore che viene assassinato impunemente in pieno giorno mentre chiede aiuto invece non ha diritto alla notizia e deve calare il silenzio per proteggere i poliziotti assassini!
Ma tutto cio’ non è bastato, tantissima gente è scesa in piazza per denunciare e protestare contro questo assassinio di Stato! Le migliaia di giovani si sono ribellati alla “sicurezza” dell’ordine borghese, alla repressione, al modello meloniano dell’ICE, al razzismo perbenista!
A Bologna martedì non ci sono state due piazze (no, sindaco Lepore), la resistenza, il coraggio e la fermezza che hanno opposto i giovani alla violenza poliziesca, agli idranti e ai lacrimogeni, è tutto giusto. La violenza dello Stato non può passare, la resistenza rivendica la giustizia contro una morte di Stato, razzista, per mano degli sbirri assassini e vigliacchi, è contro un governo fascista e contro i suoi decreti, l’impunità per la violenza poliziesca, contro il razzismo montante alimentato da questo governo, contro la militarizzazione dei quartieri proletari e popolari. Nella stessa giornata all’interporto di Bologna, i compagni di lavoro di Abderrahim ed il Si Cobas hanno lanciato uno sciopero di 24 ore.
Abderrahim non è la prima persona a morire tra le mani delle forze di polizia e purtroppo non sarà l’ultima perchè il problema non è la favola banale delle “4 mele marce” ma è sistemico!
E’ questo Stato borghese con il proprio apparato repressivo formato da forze di polizia, tribunali, carceri, tutti al servizio dei più forti, dei potenti ovvero della classe sociale dominante che non ha rispetto della vita delle masse popolari e dei lavoratori che devono solo sgobbare e star zitti, in questo sistema la “giustizia” è dalla loro parte.
L’unica giustizia per Abderrahim Fakir, per Carlo Giuliani è quella proletaria!
Il governo Meloni e questo Stato borghese devono essere rovesciati!

Il 18 luglio, giornata di mobilitazione nazionale “Colpevoli di Palestina”, centinaia di attivisti in tutta Italia si sono mobilitati e hanno fatto presidi nelle diverse carceri in cui sono detenuti i prigionieri politici palestinesi.
Le iniziative di solidarietà hanno interessato i seguenti istituti penitenziari:
Carcere di Melfi, dov’è rinchiuso Anan Yaeesh
Carcere di Terni dov’è detenuto Mohammed Hannoun
Carcere di Ferrara con Raed Dawuod
Carcere di Rossano Calabro con Ahmad Salem e Yaser Elasaly
Carcere di Bancali (SS) con Riyad Albustanji e Abdelmuti Abunada
A Sassari doppia iniziativa, con un sit-in serale organizzato in centro città.
Di seguito la corrispondenza con nostri compagni da Taranto, Ravenna e Bergamo, e immagini dagli altri presidi.
Melfi
A Melfi vi è stata una positiva partecipazione, eravamo una cinquantina di compagni e compagne che si sono ritrovati davanti al carcere. Il presidio è iniziato con la lettura di una poesia che ha scritto Anan in questi giorni in carcere, e di una sua lettera indirizzata a noi partecipanti al presidio, e a tutti i solidali delle Flotille, in cui Anan ancora una volta si è dimostrato un combattente, un resistente che appoggia tutte le resistenze, anche quelle dei movimenti di lotta che si sviluppano in questo paese. Anan ha ripetuto ancora una volta che ovunque lo abbiano rinchiuso ha sempre trovato reti solidali che non lo hanno mai fatto sentire solo, e per questo anche lui non farà mai mancare il suo appoggio alle lotte di resistenza che si sviluppano in Italia.
Ci sono stati poi gli interventi degli altri presenti al presidio, della Rete per la Palestina di Calabria, di lavoratori di sindacati di base, di altri singoli; quindi collegamenti con gli altri presidi che si stavano tenendo in contemporanea.
Da fuori Regione c’era la delegazione di Taranto, dello Slai cobas per il sindacato di classe, del Comitato #iostoconlapalestina, che è intervenuta rimettendo l’accento sulla necessità di continuare la resistenza, di continuare a radicare sui territori la solidarietà con Anan che deve vivere oltre questa giornata nelle prossime iniziative – dalla tre giorni in Val d’Agri, alla mobilitazione per la chiusura del consolato israeliano a Bari, alla lotta contro i progetti di colonizzazione del Salento con resort di lusso destinati alle comunità ultra ortodosso ebraiche in vacanza. L’intervento di Taranto si è concluso con la proposta di ritornare in piazza a ottobre e di rivederci a metà settembre con un’assemblea interregionale.
Altre proposte sono state quelle di sollecitare parlamentari, amministrazioni locali a schierarsi per Anan, in particolare in vista della scadenza di metà settembre in cui la Cassazione dovrà pronunciarsi sulla richiesta di sospensione definitiva della protezione speciale per Anan che, qualora fosse accettata, lo porrebbe a rischio di espulsione.
Altri interventi hanno ribadito l’importanza della solidarietà, l’importanza di continuare a livello locale e regionale la presenza e il costante sostegno anche nelle faccende quotidiane di Anan. È stato ad esempio ricordato come le autorità carcerarie continuino a vessare Anan, a negargli spesso le cure mediche e dentistiche di cui ha bisogno o addirittura a impedirgli di socializzare con altri detenuti non musulmani.
Ma è stato ricordato che Anan ha sempre opposto a questo una ferma resistenza, ha denunciato il DAP, subendo anche delle misure disciplinari per questo. Ha sempre mantenuto uno spirito di lotta, come dicono i versi della poesia che ha scritto e che è stata letta fuori dal carcere perché: chi è coraggioso può morire un giorno, il vigliacco muore mille volte tutti i giorni.
Letture di poesia e lettera di Anan dal carcere
Intervento di un lavoratore di Melfi
Intervento Slai cobas sc – #iostoconlapalestina Taranto






Il nostro intervento
Terni
Rossano e Sassari
Anche Palermo ha partecipato alla giornata di lotta attraverso l’attacchionaggio di manifesti murali in solidarietà con i prigionieri palestinesi
