il compagno Deniz Pektaş è libero – la solidarietà e la mobilitazione ha pagato! info soccorso rosso proletario

iil compagno ringrazia tutti

Avrupa Haber  

Solidarity and struggle have brought results! Deniz Pektaş is free! – issued by Avrupa Haber 

Pektaş sent his revolutionary greetings to everyone who supported him.

Deniz Pektaş, who was detained on the morning of 17 August in the Italian city of Ancona on the basis of an Interpol notice issued at the request of the Turkish state and under the allegation that he was an “activist of the illegal TKP/ML”, has been released.

As a result of the solidarity and support shown by revolutionary and democratic organizations, together with the legal struggle conducted by his lawyers, the court in Ancona today decided to lift the detention measure imposed on Deniz Pektaş and order his immediate release.

During the hearing, Deniz Pektaş stated that, because of his political activities, he has for many years been subjected to repression, surveillance and investigations by fascism. He emphasized that such policies of repression, detention, persecution and intimidation cannot deter revolutionaries from their struggle or break their determination.

Deniz Pektaş expressed his thanks to everyone who showed solidarity with him during the period in which he was deprived of his freedom. In particular, he thanked his comrades from Partizan, all revolutionary and democratic organizations that issued statements of solidarity and support, his friends, and everyone who closely followed the process and stood in solidarity with him.

Pektaş sent his revolutionary greetings to everyone who supported him.

 

Solidarity and struggle have brought results!
Deniz Pektaş is free!

La solidarietà e la lotta hanno dato i loro frutti! Deniz Pektaş è libero! – comunicato diffuso da Avrupa Haber
Pektaş ha inviato i suoi saluti rivoluzionari a tutti coloro che lo hanno sostenuto.
Deniz Pektaş, arrestato la mattina del 17 agosto nella città italiana di Ancona sulla base di un mandato di ricerca emesso dall’Interpol su richiesta dello Stato turco e con l’accusa di essere un «attivista del partito illegale TKP/ML», è stato rilasciato.
Grazie alla solidarietà e al sostegno dimostrati dalle organizzazioni rivoluzionarie e democratiche, insieme alla battaglia legale condotta dai suoi avvocati, il tribunale di Ancona ha deciso oggi di revocare la misura di detenzione imposta a Deniz Pektaş e di ordinare il suo immediato rilascio.
Durante l’udienza, Deniz Pektaş ha affermato che, a causa delle sue attività politiche, da molti anni è oggetto di repressione, sorveglianza e indagini da parte del fascismo. Ha sottolineato che tali politiche di repressione, detenzione, persecuzione e intimidazione non possono scoraggiare i rivoluzionari dalla loro lotta né spezzare la loro determinazione.
Deniz Pektaş ha espresso la sua gratitudine a tutti coloro che hanno dimostrato solidarietà nei suoi confronti durante il periodo in cui è stato privato della libertà. In particolare, ha ringraziato i suoi compagni di Partizan, tutte le organizzazioni rivoluzionarie e democratiche che hanno rilasciato dichiarazioni di solidarietà e sostegno, i suoi amici e tutti coloro che hanno seguito da vicino il processo e si sono schierati al suo fianco.
Pektaş ha inviato i suoi saluti rivoluzionari a tutti coloro che lo hanno sostenuto

La corte di appello francese dice sì all’estradizione di Gino in Germania, massima informazione e mobilitazione

Manifestazione per Gino in Germania

Da Free all Antifas Italy

‼️VOGLIONO ESTRADARE GINO‼️

URGENTE – RESOCONTO DELL’UDIENZA DEL 19/08: LA CORTE SI PRONUNCIA A FAVORE DELL’ESTRADIZIONE DI GINO

Oggi si è tenuta l’udienza del nostro compagno e amico Gino davanti alla Corte d’appello di Parigi, che si è pronunciata a favore della sua estradizione in Germania entro 10 giorni.
I giudici hanno ceduto alle pressioni dell’Unione Europea e di Europol, calpestando tutti i principi dell’indipendenza della magistratura e delle libertà fondamentali.

Fin dall’inizio del caso Budapest, la Germania si è dimostrata particolarmente severa, condannando diversi compagni a pene detentive effettive. Se Gino venisse estradato, rischierebbe almeno 10 anni di reclusione in Germania, ma possiamo davvero fidarci di un paese che non ha esitato a violare le regole più elementari del diritto estradando in Ungheria Maja, detenuta da due anni in condizioni indegne? Ricordiamo che l’Ungheria aveva richiesto l’estradizione di Gino, che rischiava 24 anni di reclusione nelle carceri ungheresi. La Francia aveva deciso di rifiutare la sua estradizione e deve farlo anche nei confronti della Germania, che vuole fare di questo caso un esempio contro gli antifascisti.

Abbiamo poco tempo: è più che mai necessario mobilitarsi in massa e dimostrare il proprio sostegno in ogni modo possibile (comunicati di sostegno, striscioni, manifesti, raduni davanti alle ambasciate, ecc.) per evitare a Gino un’imminente estradizione.

Non allentiamo la pressione e continuiamo il nostro lavoro di solidarietà: Gino non deve essere estradato.

Da Il Manifesto

Il processo a “Gino” Ricercato per la stessa inchiesta di Ilaria Salis e Maja T, rischia di essere poi spedito in Ungheria. Ultima speranza la Corte suprema, l’appello per ora blocca la procedura

Rexhino “Gino” Abazaj siede sconfortato su una delle panchine in un atrio sotterraneo della Corte d’appello di Parigi. Questa volta la decisione della giustizia francese è particolarmente difficile da incassare. Il militante antifascista italo-albanese, ricercato dall’Ungheria e dalla Germania per gli stessi fatti contestati a Ilaria Salis, dovrà essere «consegnato alle autorità giudiziarie tedesche» nel giro di dieci giorni, ha deciso la Corte d’appello di Parigi ieri. Abazaj – assieme ad altre decine di militanti in tutta Europa – è ricercato dall’Ungheria per violenze che sarebbero state commesse a margine delle contestazioni avvenute in occasione di un raduno annuale di neonazisti europei a Budapest, tenutosi nel febbraio del 2023.

L’UDIENZA di ieri è l’ultima di un calvario che dura da più di tre anni e che rischia di concludersi con una detenzione a Budapest, malgrado i divieti imposti un anno fa dalla giustizia francese. La prima domanda di estradizione risale infatti al 2023. A quell’epoca Abazaj viveva in Finlandia da otto anni, paese dal quale è fuggito dopo che le corti locali avevano accettato di estradarlo. Giunto in Francia, è stato arrestato dai servizi nel 2024 e detenuto per quattro mesi nella prigione di Fresnes. Dopo una complicata battaglia giudiziaria, il 9 aprile 2025 la Corte d’appello di Parigi ha rifiutato definitivamente la domanda di estradizione avanzata dai magistrati ungheresi a causa del «trattamento disumano e degradante» che avrebbe potuto subire in Ungheria, dei dubbi sulla «indipendenza del potere giudiziario» locale e della sproporzione tra i fatti contestati e la pena alla quale rischiava di essere condannato.

LA VICENDA sembrava allora giunta alla sua conclusione. Tuttavia, appena 19 giorni dopo, un nuovo mandato d’arresto europeo è stato notificato ad Abazaj, per gli stessi fatti ma diramato questa volta dalla giustizia tedesca. Nel mandato d’arresto tedesco Gino è accusato di aver preso parte a «un’organizzazione criminale di estrema sinistra» il cui obiettivo era di «aggredire estremisti di destra in Germania e in altri paesi europei», «in particolare in occasione dell’evento “giorno dell’onore” a Budapest nel febbraio 2023». Qualora la giustizia francese consegnasse Abazaj alla Germania, quest’ultima potrebbe rinviarlo in Ungheria, dove è tutt’ora ricercato, malgrado il divieto imposto dalla sentenza della Corte parigina pronunciata più di un anno fa. «La procedura tedesca è fondata su quella ungherese», ha spiegato Youri Krassoulia, avvocato di Gino Abazaj, all’uscita dall’udienza.

«GINO VIENE INVIATO in Germania senza alcun controllo sul seguito degli eventi e su di un’eventuale estradizione in Ungheria», ha detto Krassoulia, per il quale l’ordinanza di ieri è «una decisione scandalosa». «La Francia si appresta a consegnare Gino alle autorità tedesche ben sapendo che la tappa successiva è un probabile trasferimento verso l’Ungheria, è inaccettabile che la questo paese collabori alla caccia ai militanti antifascisti», ha aggiunto Thomas Portes, deputato de La France Insoumise, anch’egli presente in Corte d’appello ieri. Quella di Abazaj è una procedura inedita: due mandati d’arresto europei, originati da due paesi diversi sui medesimi fatti e nei confronti della stessa persona, tra i quali è intervenuto un primo giudizio negativo fondato su motivazioni politiche e umanitarie. Nei mesi trascorsi contestando il secondo mandato d’arresto, quello tedesco, gli avvocati di Abazaj hanno chiesto che la Germania assicurasse che il loro cliente non sarebbe stato estradato in Ungheria, una volta giunto al di là del Reno. «La domanda è stata completamente ignorata», ha detto Krassoulia, «in questa decisione non c’è alcuna menzione dell’Ungheria». In pratica, secondo l’avvocato, i giudici francesi si sono fidati «di un pezzo di carta dei tedeschi» e di poco altro.

TRA IL RIFIUTO della prima domanda di estradizione proveniente dall’Ungheria e l’avallo della seconda di origine tedesca, sarebbe intervenuta «una pressione» sui giudici per legittimare forme di «cooperazione tra polizie» volte a «braccare dei militanti politici», ha detto Krassoulia. Un’attenzione particolare è riservata a «un certo tipo di militanza, per la quale si preferisce fondarsi sulla cooperazione tra polizie piuttosto che sulle regole elementari del diritto», secondo l’avvocato. Abazaj e i suoi legali hanno annunciato che faranno ricorso in Cassazione. Il ricorso ha valore sospensivo, quindi l’estradizione non potrà avere luogo prima del responso dei giudici, che avranno 40 giorni di tempo per pronunciarsi. Al responso dell’alta corte l’estradizione e la vita di Abazaj restano appese, come a un filo.

Libertà per Deniz Pektas un compagno comunista rivoluzionario turco arrestato in Italia

Lo Stato turco, la cui storia è segnata da massacri, esecuzioni, torture, espulsioni, persecuzioni, repressione e violazioni dei diritti umani, continua a perseguire la sua politica di sorveglianza, intimidazione e oppressione nei confronti di oppositori, democratici, rivoluzionari, comunisti e organizzazioni democratiche sia all’interno che all’esterno del Paese.

Lo Stato turco cerca inoltre di mantenere sotto pressione e controllo anche le rivoluzionarie e i rivoluzionari, le socialiste e i socialisti, le comuniste e i comunisti, le intellettuali e gli esiliati politici che vivono al di fuori dei confini nazionali, attraverso richieste e mandati di ricerca tramite l’Interpol. A seguito di tali richieste, numerose persone vengono arrestate nei paesi europei, vedono limitata la loro libertà di movimento e sono costrette a vivere sotto la costante minaccia di estradizione.

Persino le persone che sono state riconosciute come rifugiati politici nei paesi europei o che nel frattempo hanno acquisito la cittadinanza del paese di soggiorno possono diventare bersaglio della politica di persecuzione transnazionale dello Stato turco attraverso l’Interpol. È inaccettabile criminalizzare le convinzioni e le attività politiche avvalendosi di meccanismi di polizia internazionali. Tali pratiche sono in contrasto con i diritti umani e le libertà fondamentali e mettono in discussione persino diritti democratici fondamentali come il diritto di asilo politico.

Il nostro amico e compagno rivoluzionario DENİZ PEKTAŞ è stato arrestato dalla polizia italiana il 17 agosto 2026 mentre si trovava in Italia. Come motivazione sono state addotte una richiesta dello Stato turco e un mandato di ricerca dell’Interpol. Deniz Pektaş si trova tuttora nel carcere di Ancona ed è privato della libertà.

Deniz Pektaş è una figura rivoluzionaria e comunista, nota da molti anni per le sue attività politiche in Europa. Ha denunciato pubblicamente il sistema fascista e repressivo in Turchia, i massacri della popolazione e la violazione dei diritti fondamentali, partecipando attivamente a proteste, azioni democratiche e attività politiche contro di esso. A causa della sua identità politica e del suo impegno, da molti anni è oggetto di persecuzioni e pressioni da parte dello Stato turco.

Nel corso degli anni, Deniz Pektaş è stato più volte sottoposto a sorveglianza, repressione e procedimenti giudiziari in diversi paesi europei, in relazione alle iniziative dello Stato turco. In questo contesto, è stato tra i rivoluzionari e i comunisti arrestati nel 2015 durante un’operazione in Germania, dove ha poi dovuto affrontare procedimenti giudiziari.

Oggi Deniz Pektaş è nuovamente privato della libertà a seguito di misure attuate nell’ambito della politica repressiva dello Stato turco e del governo di Tayyip Erdoğan.

Deniz Pektaş partecipa, in linea con le sue convinzioni rivoluzionarie, alla lotta per una società in cui lavoratrici e lavoratori, persone del lavoro, popoli e nazioni possano vivere su un piano di parità, in libertà e indipendenza. Il vero motivo per cui è stato preso di mira sono le sue convinzioni politiche, la sua identità rivoluzionaria e la sua pratica politica.

È inaccettabile che Deniz Pektaş venga nuovamente arrestato e detenuto a causa delle sue convinzioni e attività politiche e che sia esposto al rischio di estradizione verso lo Stato turco.

Gli Stati europei e l’Italia hanno l’obbligo di garantire la libertà di opinione e di espressione, i diritti umani fondamentali, i diritti democratici e la protezione delle persone perseguitate a causa delle loro convinzioni politiche. L’Italia non deve diventare lo strumento esecutivo della politica di repressione e persecuzione transnazionale dello Stato turco.

Chiediamo al governo italiano, al Ministero della Giustizia e alle autorità italiane competenti di respingere la richiesta di estradizione dello Stato turco nei confronti di Deniz Pektaş e di rilasciarlo immediatamente.

Le convinzioni politiche e le attività politiche non sono un crimine!

La politica di repressione e persecuzione transnazionale dello Stato turco deve cessare!

LIBERTÀ PER DENİZ PEKTAŞ!
BASTA CON LA PERSECUZIONE POLITICA E LE MINACCE DI ESTRAZIONE!

Unione europea dei lavoratori migranti (AGEB)
Lega anti-imperialista (AIL)
Consiglio europeo degli esiliati (ASM)
Confederazione dei diritti democratici in Europa (ADHK)
Confederazione dei migranti oppressi in Europa (AVEG-KON)
Piattaforma Unità dei Lavoratori – Fraternità dei Popoli (BİR-KAR)
Partito per la Ricostruzione Socialista (SYKP)
Confederazione dei Lavoratori Turchi in Europa (ATİK)
Iniziativa Europea per le Comuni Rivoluzionarie-Democratiche (ADDKİ)
Piattaforma Voce dei Detenuti (TSP)
Associazione per i Diritti Umani e la Solidarietà (İHDD)
Collettivo Mor Kızıl
Federazione della Gioventù Operaia Turca in Austria (ATIGF)
Federazione dei Lavoratori Turchi in Svizzera (ITIF)
Alınteri / Yaşanacak Dünya
Posizione Proletaria-Rivoluzionaria (PDD)
Kadın Gözüyle
Xeta Sor

Libertà per Deniz Pektas un compagno comunista rivoluzionario turco arrestato in Italia

Libertà per Deniz Pektas un compagno comunista rivoluzionario turco arrestato in Italia

AN DIE ÖFFENTLICHKEIT

FREIHEIT FÜR DEN IN ITALIEN INHAFTIERTEN DENİZ PEKTAŞ!

Der türkische Staat, dessen Geschichte von Massakern, Hinrichtungen, Folter, Vertreibungen, Verfolgung, Repression und Menschenrechtsverletzungen geprägt ist, setzt seine Politik der Überwachung, Einschüchterung und Unterdrückung gegen Oppositionelle, Demokratinnen und Demokraten, Revolutionärinnen und Revolutionäre, Kommunistinnen und Kommunisten sowie demokratische Organisationen sowohl innerhalb als auch außerhalb des Landes fort.

Der türkische Staat versucht auch Revolutionärinnen und Revolutionäre, Sozialistinnen und Sozialisten, Kommunistinnen und Kommunisten, Intellektuelle und politisch Exilierte, die außerhalb der Landesgrenzen leben, durch Anträge und Fahndungsersuchen über Interpol unter Druck und Kontrolle zu halten. Aufgrund solcher Ersuchen werden zahlreiche Menschen in europäischen Ländern festgenommen, in ihrer Reisefreiheit eingeschränkt und gezwungen, unter der ständigen Gefahr einer Auslieferung zu leben.

Selbst Personen, die in europäischen Ländern als politische Flüchtlinge anerkannt wurden oder inzwischen die Staatsangehörigkeit ihres Aufenthaltslandes besitzen, können Ziel der grenzüberschreitenden Verfolgungspolitik des türkischen Staates über Interpol werden. Es ist nicht hinnehmbar, politische Überzeugungen und Aktivitäten unter Nutzung internationaler Polizeimechanismen zu kriminalisieren. Solche Praktiken stehen im Widerspruch zu grundlegenden Menschenrechten und Freiheiten und stellen selbst so fundamentale demokratische Rechte wie das politische Asylrecht infrage.

Unser revolutionärer Freund und Genosse DENİZ PEKTAŞ wurde am 17. August 2026 während seines Aufenthalts in Italien von der italienischen Polizei festgenommen. Als Begründung wurden ein Ersuchen des türkischen Staates sowie eine Interpol-Fahndung angeführt. Deniz Pektaş befindet sich weiterhin in der Justizvollzugsanstalt Ancona und ist seiner Freiheit beraubt.

Deniz Pektaş ist eine revolutionär-kommunistische Persönlichkeit, die seit vielen Jahren durch ihre politischen Aktivitäten in Europa bekannt ist. Er hat das faschistische und repressive System in der Türkei, die Massaker an der Bevölkerung und die Verletzung grundlegender Rechte öffentlich angeprangert und sich aktiv an Protesten, demokratischen Aktionen und politischen Aktivitäten dagegen beteiligt. Aufgrund seiner politischen Identität und seines Engagements ist er seit vielen Jahren der Verfolgung und dem Druck des türkischen Staates ausgesetzt.

Deniz Pektaş war im Laufe der Jahre im Zusammenhang mit Initiativen des türkischen Staates in verschiedenen europäischen Ländern mehrfach Überwachung, Repression und juristischen Verfahren ausgesetzt. In diesem Zusammenhang gehörte er zu den Revolutionären und Kommunisten, die im Jahr 2015 bei einer Operation in Deutschland festgenommen wurden, und war anschließend auch dort mit juristischen Verfahren konfrontiert.

Heute wird Deniz Pektaş erneut infolge von Maßnahmen, die im Rahmen der repressiven Politik des türkischen Staates und der Regierung Tayyip Erdoğans durchgeführt werden, seiner Freiheit beraubt.

Deniz Pektaş beteiligt sich im Einklang mit seinen revolutionären Überzeugungen am Kampf für eine Gesellschaft, in der Arbeiterinnen und Arbeiter, Werktätige, Völker und Nationen gleichberechtigt, frei und unabhängig leben können. Der eigentliche Grund dafür, dass er zum Ziel gemacht wird, sind seine politischen Überzeugungen, seine revolutionäre Identität und seine politische Praxis.

Es ist nicht hinnehmbar, dass Deniz Pektaş aufgrund seiner politischen Überzeugungen und Aktivitäten erneut festgenommen und inhaftiert wird und der Gefahr einer Auslieferung an den türkischen Staat ausgesetzt ist.

Die europäischen Staaten und Italien sind verpflichtet, die Meinungs- und Ausdrucksfreiheit, die grundlegenden Menschenrechte, demokratischen Rechte sowie den Schutz von Menschen zu gewährleisten, die wegen ihrer politischen Überzeugungen verfolgt werden. Italien darf nicht zum Vollstrecker der grenzüberschreitenden Repressions- und Verfolgungspolitik des türkischen Staates werden.

Wir rufen die italienische Regierung, das Justizministerium und die zuständigen italienischen Behörden dazu auf, das Auslieferungsersuchen des türkischen Staates gegen Deniz Pektaş zurückzuweisen und Deniz Pektaş unverzüglich freizulassen.

Politische Überzeugungen und politische Aktivitäten sind kein Verbrechen!

Die grenzüberschreitende Repressions- und Verfolgungspolitik des türkischen Staates muss beendet werden!

FREIHEIT FÜR DENİZ PEKTAŞ!

SCHLUSS MIT POLITISCHER VERFOLGUNG UND AUSLIEFERUNGSDROHUNGEN!

Unterzeichnende Organisationen:

  • Avrupa Göçmen Emekçiler Birliği (AGEB)
  • Anti-Imperialistische Liga (AIL)
  • Europäischer Rat der Exilierten (ASM)
  • Konföderation der Demokratischen Rechte in Europa (ADHK)
  • Konföderation der unterdrückten Migranten in Europa (AVEG-KON)
  • Plattform Einheit der Arbeiter – Brüderlichkeit der Völker (BİR-KAR)
  • Partei für Sozialistischen Wiederaufbau (SYKP)
  • Konföderation der Arbeiter aus der Türkei in Europa (ATİK)
  • Europäische Revolutionär-Demokratische Kommune-Initiative (ADDKİ)
  • Plattform Stimme der Gefangenen (TSP)
  • Verein für Menschenrechte und Solidarität (İHDD)
  • Mor Kızıl Kollektiv
  • Föderation der Arbeiterjugend aus der Türkei in Österreich (ATIGF)
  • Föderation der Arbeiter aus der Türkei in der Schweiz (ITIF)
  • Alınteri / Yaşanacak Dünya
  • Proletarisch-Revolutionäre Haltung (PDD)
  • Kadın Gözüyle
  • Xeta Sor

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KAMUOYUNA

İTALYA’DA GÖZALTINDA TUTULAN DENİZ PEKTAŞ’A ÖZGÜRLÜK!

Tarihi katliamlar, idamlar, işkenceler, sürgünler, kıyımlar, baskı ve hak ihlalleriyle dolu olan Türk devleti, muhaliflere, demokratlara, devrimcilere, komünistlere ve demokratik kurumlara yönelik ülke içinde ve dışında sürdürdüğü takip, baskı ve sindirme politikalarına devam etmektedir.

Türk devleti, ülke sınırları dışında yaşayan devrimcileri, sosyalistleri, komünistleri, aydınları ve politik sürgünleri de Interpol üzerinden yaptığı başvurularla takip ve baskı altında tutmaya çalışmaktadır. Bu başvurular nedeniyle Avrupa ülkelerinde yaşayan çok sayıda insan gözaltına alınmakta, seyahat özgürlükleri kısıtlanmakta ve iade tehdidi altında yaşamaya zorlanmaktadır.

Avrupa ülkelerinde politik mülteci statüsü kazanmış, hatta yaşadıkları ülkelerin vatandaşlığına kabul edilmiş kişiler dahi Türk devletinin Interpol üzerinden yürüttüğü sınır ötesi takip politikalarının hedefi olabilmektedir. Politik düşünce ve faaliyetlerin uluslararası polis mekanizmaları kullanılarak kriminalize edilmesi kabul edilemez. Bu uygulamalar temel insan hakları ve özgürlüklerle çelişmekte, politik iltica hakkı gibi en demokratik hakları da tartışmalı hâle getirmektedir.

Devrimci arkadaşımız ve yoldaşımız DENİZ PEKTAŞ, 17 Ağustos 2026 tarihinde İtalya’da bulunduğu sırada, Türk devletinin talebi ve Interpol araması gerekçe gösterilerek İtalyan polisi tarafından gözaltına alınmıştır. Deniz Pektaş halen Ancona Hapishanesi’nde özgürlüğünden yoksun tutulmaktadır.

Deniz Pektaş, uzun yıllardır Avrupa’da politik faaliyetleriyle bilinen devrimci-komünist bir kişiliktir. Türkiye’deki faşist ve baskıcı sistemi, halka yönelik katliamları ve hak ihlallerini teşhir etmiş, bunlara karşı gerçekleştirilen protestolarda, demokratik eylemlerde ve politik çalışmalarda aktif olarak yer almıştır. Politik kimliği ve faaliyetleri nedeniyle uzun yıllardır Türk devletinin takip ve baskısına maruz kalmaktadır.

Deniz Pektaş, yıllar boyunca Türk devletinin girişimleriyle bağlantılı olarak farklı Avrupa ülkelerinde birçok kez takip, baskı ve hukuki süreçlere maruz kalmıştır. Bu kapsamda, 2015 yılında Almanya’da gerçekleştirilen bir operasyon sırasında gözaltına alınan devrimci-komünistler arasında yer almış ve sonrasında burada da hukuki süreçlerle karşı karşıya kalmıştır.

Bugün Deniz Pektaş, bir kez daha Türk devletinin ve Tayyip Erdoğan yönetiminin baskıcı politikaları kapsamında yürütülen girişimler sonucunda özgürlüğünden yoksun bırakılmaktadır.

Deniz Pektaş, devrimci düşünceleri doğrultusunda işçilerin, emekçilerin, halkların ve ulusların eşit, özgür ve bağımsız olduğu bir mücadelenin içerisinde yer almaktadır. Hedef hâline getirilmesinin temelinde politik düşünceleri, devrimci kimliği ve mücadele pratiği bulunmaktadır.

Deniz Pektaş’ın politik düşünceleri ve faaliyetleri nedeniyle yeniden gözaltına alınması, tutuklanması ve Türk devletine iade edilme tehdidiyle karşı karşıya bırakılması kabul edilemez.

Avrupa ülkeleri ve İtalya, düşünce ve ifade özgürlüğünü, temel insan haklarını, demokratik hakları ve politik düşüncelerinden dolayı takibata uğrayan kişilerin korunmasını güvence altına almakla yükümlüdür. İtalya, Türk devletinin sınır ötesi baskı ve politik takibat girişimlerinin uygulayıcısı olmamalıdır.

İtalya hükümetini, Adalet Bakanlığı’nı ve yetkili İtalyan makamlarını, Türk devletinin Deniz Pektaş hakkındaki iade talebini reddetmeye ve Deniz Pektaş’ı derhal serbest bırakmaya çağırıyoruz.

Politik düşünce ve faaliyetler suç değildir!

Türk devletinin sınır ötesi baskı ve takip politikalarına son verilmelidir!

DENİZ PEKTAŞ’A ÖZGÜRLÜK!

POLİTİK TAKİBATLARA VE İADE TEHDİTLERİNE SON!

Açıklamaya imza koyan kurumlar:

  • Avrupa Göçmen Emekçiler Birliği (AGEB)
  • Anti Emperyalist Lig (AIL)
  • Avrupa Sürgünler Meclisi (ASM)
  • Avrupa Demokratik Haklar Konfederasyonu (ADHK)
  • Avrupa Ezilen Göçmenler Konfederasyonu (AVEG-KON)
  • İşçilerin Birliği Halkların Kardeşliği Platformu (BİR-KAR)
  • Sosyalist Yeniden Kuruluş Partisi (SYKP)
  • Avrupa Türkiyeli İşçiler Konfederasyonu (ATİK)
  • Avrupa Devrimci Demokratik Komün İnisiyatifi (ADDKİ)
  • Tutsakların Sesi Platformu (TSP)
  • İnsan Hakları Dayanışma Derneği (İHDD)
  • Mor Kızıl Kolektif
  • Avusturya Türkiyeli İşçi Gençlik Federasyonu (ATIGF)
  • İsviçre Türkiyeli İşçiler Federasyonu (ITIF)
  • Alınteri / Yaşanacak Dünya
  • Proleter Devrimci Duruş (PDD)
  • Kadın Gözüyle
  • Xeta Sor

 

Caccia all’uomo. I dittatori che usano l’Interpol per mettere le mani su dissidenti rifugiati

dal Huffingtonpost Italy

di Federica Olivo

In Italia quattro casi in poco più di un mese: Paesi con regimi non democratici come Turchia, Iran e Russia utilizzano le “red notice” che servirebbero per arrestare criminali internazionali contro i dissidenti, nel mentre diventati rifugiati o cittadini europei. Le Polizie eseguono perché manca un filtro. Le tre opzioni per risolvere il problema. A colloquio con gli avvocati Canestrini e Tirelli e con Riccardo Noury di Amnesty International

Bilal Cinar è un rifugiato politico turco residente in Svizzera. Quando è arrivato in Italia per una vacanza in Abruzzo non avrebbe mai potuto immaginare che sarebbe stato arrestato dall’Interpol su richiesta della Turchia, con l’accusa di terrorismo. Che la richiesta turca lanciata attraverso l’alert Interpol fosse una persecuzione mascherata lo ha capito anche il governo italiano, intervenuto solo dopo l’arresto. Non avrebbe mai immaginato che una vacanza si sarebbe trasformata in un soggiorno in carcere neanche Tural Mammadov, originario dell’Azerbaijan dove era stato ai vertici dell’intelligence, arrestato a Roma su richiesta del Paese d’origine per una truffa che sarebbe stata commessa 10 anni fa. Anche lui è stato arrestato nonostante in Germania avesse una forma di protezione. Non è molto diversa la storia di una donna iraniana di 33 anni. Di lei per motivi di sicurezza non si può diffondere il nome. Si può dire però che è rifugiata in Inghilterra, dove studia e lavora, e che avrebbe voluto trascorrere una vacanza in Italia. Appena arrivata in Sardegna, a Olbia, è stata però arrestata su richiesta dell’ Iran, per una presunta truffa. Reato secondo lei inesistente, secondo Teheran commesso nel 2024. Un altro caso arriva dalle Marche: il 17 agosto in provincia di Ancona è stato arrestato Deniz Pektas, oppositore politico comunista di Recep Tayyip Erdoğan, residente in Germania e cittadino tedesco. In viaggio verso la Grecia, era di passaggio in Italia. Ankara lo accusa di terrorismo. Una serie di organizzazioni che in Europa si battono per la tutela dei dissidenti turchi ha lanciato un appello in suo sostegno, sostenendo che “le politiche di repressione e sorveglianza dello Stato turco vengono portate avanti anche attraverso il meccanismo dell’Interpol”.

Le storie citate sono accadute tra luglio e agosto 2026. Quattro casi poco più di un mese. Solo in Italia. Il meccanismo è sempre lo stesso. Alcuni Paesi con un regime non democratico utilizzano le red notice dell’Interpol – mandati di cattura che servirebbero per sgominare i latitanti in giro per il mondo – per colpire gli oppositori politici. Che spesso nel mentre hanno ottenuto lo status di rifugiato in un Paese occidentale, o ne sono diventati cittadini. Se queste persone incappano in un controllo di Polizia in un aeroporto, in strada o dopo la registrazione in un albergo, la notifica rossa Interpol prevale sullo status di rifugiato o di oppositore politico. Non perché valga di più, ma perché nei sistemi di Polizia il mandato compare, i diritti della persona no. O almeno non subito. Così l’ignara Polizia, compiendo il suo dovere, in realtà arresta una persona che è tutelata dal diritto internazionale.

Il paradosso è servito. Gli alert che servirebbero a sgominare nei 196 Paesi che aderiscono all’Interpol il crimine mondiale, diventano strumento di persecuzione. Non per colpa di chi arresta ma di chi emette il mandato: “Il regolamento di Interpol – spiega Riccardo Noury di Amnesty International Italia – prevede che non si possa dar seguito a richieste di natura politica o razziale. Quello che succede in concreto però è diverso. Le ricerche hanno documentato un abuso delle red notice da parte di regimi non democratici: la Russia innanzitutto, altri Paesi dello spazio sovietico, ma anche la Turchia e l’Iran. Come Amnesty abbiamo approfondito la vicende in un rapporto a gennaio di quest’anno. In generale, ci troviamo almeno 10 volte l’anno ad affrontare, nei Paesi monitorati, casi del genere”. Anche l’Unhcr segue da tempo la vicenda e a novembre 2025 ha lanciato un allarme sulle red notice diramate da El Salvador.

Le storie che abbiamo raccontato si sono evolute in maniera diversa. Cinar, assistito come Pektas dall’avvocato Nicola Canestrini, è stato scarcerato a qualche giorno dall’arresto, su richiesta del ministro della Giustizia, Carlo Nordio. In un provvedimento di due pagine il Guardasigilli ha spiegato che l’uomo, poiché rifugiato, gode del principio di non respingimento e non può essere estradato. Ha chiesto quindi l’immediata liberazione. Il cittadino azero, assistito dall’avvocato Alexandro Tirelli, è ancora in carcere e si spera nei domiciliari. La donna iraniana è stata scarcerata dopo che la sua avvocata, Maria Grazia Sanna, ha dato al giudice il materiale di Amnesty sulla repressione in Iran. Per Pektas si attende l’udienza di domani, 20 agosto.

L’Interpol periodicamente prova mitigare il problema, senza successo. Secondo l’approfondimento fatto a gennaio 2026 dall’Ong francese Disclose, ad alcuni Paesi è stato chiesto di aggiustare il tiro: si tratta di Russia, Bielorussia, Siria, Afghanistan, Myanmar e Yemen. Non c’è la Turchia, messa sotto osservazione nel 2021 per la persecuzione di attivisti, dissidenti e giornalisti. Nel 2025, secondo un report interno menzionato da Disclose, l’Interpol ammetteva: “Le richieste di Ankara continuano a rappresentare una sfida”.

Il buco è evidente. La soluzione, secondo gli addetti ai lavori, non può essere affidata a sistemi amministrativi dell’Interpol: “Un rifugiato politico riconosciuto da uno Stato europeo è stato arrestato in Italia davanti ai suoi figli e ha passato quattro giorni in carcere spiega l’avvocato Canestrini, riferendosi al caso Cinar – perché la segnalazione Interpol viene eseguita in automatico senza che nessuno verifichi se sia un abuso o chi sia la persona che si sta arrestando. Non è un errore: è il sistema che funziona così, e serve un intervento del legislatore perché smetta di funzionare così”.

Che non sia un errore ma un automatismo è evidente dalla casistica: l’anno scorso in Sardegna vittima di una red notice strumentale era stato Mahdi Rahimian. Anche lui iraniano, rifugiato in Olanda, pensava di essere al sicuro e invece è stato bloccato dall’Interpol, con una generica accusa di truffa. Anche lui è stato scarcerato, dopo aver trascorso notti in cella, quando le autorità italiane hanno capito che era un rifugiato. Un caso simile era accaduto a Napoli nel 2023: un uomo venezuelano era stato arrestato su mandato del Venezuela, che lo accusava di essere un criminale e ne chiedeva l’estradizione. Ma Cordero Mendez era tutt’altro che un criminale: era un magistrato che si opponeva al regime di Nicolas Maduro. E per questo era stato costretto a fuggire.

La pratica delle red notice strumentali è risalente nel tempo: aveva fatto scalpore nel 2015 il caso di Rachid Mesli, avvocato algerino difensore dei diritti umani, arrestato alla frontiera tra Italia e Svizzera. Per risolvere il suo caso c’era voluto tempo: alla fine Mesli, dopo un passaggio ai domiciliari, era stato rilasciato e l’estradizione negata. A distanza di più di 10 anni i nodi non sono ancora stati sciolti. E il sistema delle notifiche rosse dell’Interpol continua a essere permeabile agli abusi. Come cambiarlo? Per Noury le strade sono due: “Potrebbe essere utile – ci spiega – cancellare dagli archivi Interpol le persone che hanno ottenuto l’asilo politico e sospendere i nomi di quelle che hanno fatto richiesta di protezione”. Il singolo cittadino, se viene a conoscenza di un mandato Interpol ingiusto nei suoi confronti, può chiederne la cancellazione, ma è una procedura lunga, farraginosa e condotta in via amministrativa. È insufficiente a scongiurare che i rifugiati siano arrestati e soprattutto può essere intrapresa solo da chi ha gli strumenti per farlo. Una cancellazione automatica come quella proposta da Amnesty avrebbe un effetto più ampio. L’altra strada, aggiunge Noury, sarebbe quella seguita qualche anno fa la Siria: “Escludere un Paese dall’Interpol, nel momento in cui ha un governo che perseguita i dissidenti”.

Un tagliando alle adesioni Interpol quando un Paese passa da un regime democratico a un regime autoritario andrebbe fatto anche secondo l’avvocato Tirelli: “Sarebbe poi utile stabilire che se un cittadino ha ottenuto protezione in un Paese Ue, o che ha accordi in materia con l’Ue, non lo si può arrestare all’interno del perimetro europeo”. Per il legale di Mammadov inoltre servirebbe più formazione in Italia: “Assistiamo a molte difformità tra una Corte d’appello e un’altra. Non tutte hanno la stessa preparazione in materia di estradizioni e accordi internazionali. C’è la necessità di una sensibilizzazione maggiore. E di un approfondimento di questa disciplina da parte degli addetti ai lavori”.

Pubblichiamo qui un comunicato stampa per informare sulla situazione dei prigionieri politici in Paraguay

Sciopero della fame dei prigionieri politici paraguaiani: Laura Villalba, Carmen Villalba e Francisca Andino
La Campagna Internazionale di Solidarietà con la Famiglia Villalba annuncia che le prigioniere politiche paraguaiane Laura e Carmen Villalba, insieme a Francisca Andino, hanno iniziato oggi, 4 agosto 2026, uno sciopero della fame per chiedere un trasferimento urgente da un regime di massima sicurezza a un regime standard; questo nell’ambito della loro campagna per porre fine all’isolamento e alle vessazioni a cui sono sottoposte dal 12 ottobre 2024, prima nel carcere di Minga Guazú, poi nel carcere di Emboscada, in un’ala riservata agli uomini, e attualmente nel COMPLE (Complesso Penitenziario Femminile Privato della Libertà), a Emboscada.
Il COMPLE è l’unico carcere in Paraguay riservato esclusivamente alle donne. Lo speciale regime di massima sicurezza a porte chiuse le tiene isolate, sole, in celle individuali, 24 ore su 24. Si tratta di un regime punitivo e tortuoso, caratterizzato da trattamenti inumani e degradanti, in cui non hanno accesso a cure mediche adeguate, vestiti, acqua e cibo, e non possono ricevere visite da amici o membri della Campagna Internazionale.
Carmen è in carcere dal 2004. Nel 2021 ha scontato l’intera pena di 18 anni. Tuttavia, il sistema giudiziario, politico e carcerario hanno cospirato per fabbricare nuovi casi al fine di impedirne la liberazione. Francisca, 65 anni e affetta da molteplici problemi di salute, è in carcere da 22 anni; ha quindi scontato l’intera pena quest’anno, ma rimane isolata dietro le mura dell’ingiustizia. Carmen e Francisca hanno conseguito la laurea in psicologia durante la detenzione; desiderano proseguire gli studi, ma questo viene loro negato, così come a Laura, infermiera, che vorrebbe continuare la sua formazione.
Laura è stata incarcerata per sei anni (è stata arrestata nel 2020, pochi mesi dopo l’omicidio delle ragazze – María Carmen, sua figlia, e Lilian Mariana, sua nipote, figlia di Carmen – e pochi giorni dopo la scomparsa di Lichita (figlia di Carmen), mentre la stava disperatamente cercando).
Secondo la sentenza, Laura deve ancora scontare 25 anni di carcere, una condanna che illustra in modo lampante la crudeltà che imperversa in Paraguay. È l’unica persona incarcerata per l’omicidio delle ragazze (giudicata “cattiva madre” e condannata come membro del gruppo EPP, di cui non ha mai fatto parte). I testimoni dell’accusa contro di lei erano membri delle Forze di Missione Congiunta che presero parte al crimine.
A un mese dal sesto anniversario dell’omicidio delle ragazze e della scomparsa di Lichita, la Campagna Internazionale chiede al Ministero della Giustizia del Paraguay di porre rimedio a questa situazione illegale che colpisce i prigionieri politici e denuncia la mancata osservanza delle raccomandazioni formulate dal Comitato delle Nazioni Unite sulle sparizioni forzate in merito alla scomparsa di Lichita e all’omicidio di María Carmen e Laura Mariana Villalba. A tal fine, la nona delegazione internazionale si recherà in Paraguay intorno al 2 settembre per colloqui con le autorità governative e le organizzazioni che difendono i diritti umani, i diritti delle donne e i diritti dei bambini, e visiterà i prigionieri politici nei luoghi di detenzione, per essere loro vicini e per esprimere la nostra preoccupazione per la loro libertà e le loro vite.
Non chiediamo altro che giustizia. I diritti umani e i diritti delle donne devono essere rispettati anche per coloro che sono in carcere. Mantenerli in una situazione punitiva in questo clima di impunità, in uno Stato che uccide i propri figli, costituisce un crimine contro l’umanità, per il quale i responsabili, nei governi che si succedono, saranno chiamati a rispondere delle proprie azioni a livello nazionale e internazionale.
Il 13 agosto abbiamo ricevuto la notizia che Carmen, Laura e Francis, detenute presso il Comple – il carcere femminile di Emboscada, in Paraguay – hanno interrotto lo sciopero della fame, ma chiedono di poter proseguire con le attività programmate per questi giorni, affinché si possa ottenere un cambiamento nel regime di massimo isolamento a cui sono sottoposte, che a loro dire è peggiore di quello delle precedenti prigioni in cui sono state detenute.
Ciò che ci hanno formalmente chiesto è di continuare a lottare per ottenere giustizia per le ragazze e affinché Lichita venga ritrovata viva, che a Carmen sia permesso di partecipare alle ricerche e che il tentativo del pubblico ministero di sospendere il caso che coinvolge le ragazze non venga consentito.

massimo sostegno alla protesta dei detenuti nelle carceri assassine e carceri tortura – soccorso rosso proletario

 

 

da il fatto quotidiano

Ferragosto ad alta tensione nelle carceri: agenti aggrediti e disordini in tutta Italia.

Vari eventi critici segnalati negli ultimi giorni negli istituti bollenti e sovraffollati.
Ferragosto ad alta tensione nelle carceri: agenti aggrediti e disordini in tutta Italia. I sindacati: “Nordio si svegli dal torpore”

È stato un Ferragosto di tensione nelle carceri italiane, sempre più invivibili a causa del sovraffollamento (che ha toccato il 141%) e del caldo insopportabile. Vari eventi critici sono stati segnalati negli ultimi giorni…..a partire da un’evasione avvenuta sabato dalla casa circondariale di Potenza: due detenuti di nazionalità tunisina,“riusciti a sfruttare una criticità strutturale dell’istituto, arrampicandosi e raggiungendo i tetti per poi guadagnare l’esterno”