

Questa mattina, a Torino, il centro sociale Askatasuna ha subito una perquisizione da parte delle forze dell’ordine. Durante le operazioni sono stati sequestrati tutti gli impianti audio presenti all’interno dello spazio sociale, oltre a diversi faretti e altri oggetti.
Sebbene non ancora formalmente confermato, la perquisizione di oggi sembra l’ennesima prova di forza che la procura di Torino mette in atto nei confronti di Askatasuna e della lotta NoTav.
La motivazione di questi sequestri risale infatti al concerto che Askatasuna organizzò il 15 ottobre 2022 per celebrare i 26 anni di vita e raccogliere adesioni per la campagna associazione a resistere. Un concerto che la questura aveva provato a vietare, senza riuscirci.
Ora, a distanza di tre mesi, dopo la consegna di decine di multe per un totale tra i 125mila e i 250mila euro, arriva un nuovo attacco.
Il racconto a Radio Onda d’Urto di Costanza, compagna che si trova fuori dal centro sociale Askatasuna. Ascolta o scarica.
Da Rainews
Tratterà il ricorso del difensore dopo il no della Sorveglianza
L’anarchico al 41 bis è in sciopero della fame da tre mesi nel carcere di Sassari
È stata fissata fra tre mesi, il 20 aprile prossimo, l’udienza in Cassazione che affronterà il ricorso presentato dal difensore di Alfredo Cospito.
L’anarchico al 41 bis è in sciopero della fame da tre mesi nel carcere di Sassari, contro la decisione del Tribunale di Sorveglianza di Roma che ha respinto un reclamo contro l’applicazione del carcere duro disposto nei suoi confronti per quattro anni. Lo rende noto l’avvocato Flavio Rossi Albertini.


Mail-bombing dei Radicali italiani: in poche ore centinaia di e-mail a Nordio
“Inondiamo di mail il Ministro Nordio per chiedere al nostro Stato ragionevolezza. Chiediamo che sia tolto il 41 bis a Cospito”, così in una nota Massimiliano Iervolino, Giulia Crivellini e Igor Boni, segretario, tesoriera e presidente di Radicali Italiani. “Lo chiediamo noi che siamo contro ogni azione violenta e radicalmente contro i metodi di Cospito. Gli oltre 300 cittadini che in poche ore hanno aderito alla nostra iniziativa – online sul sito radicali.it – rappresentano quella parte di Paese che non tace e si batte mettendoci la faccia contro una palese ingiustizia che rischia di costruire martiri ed essere terreno fertile per ulteriori tensioni. Il sistema carcerario italiano è gravemente malato, lo denunciamo da decenni giorno dopo giorno. Questa vicenda è la punta di un enorme iceberg. Il Ministro Nordio ci ascolti in nome della giustizia giusta e del rispetto delle funzioni attribuite al carcere dalla nostra Costituzione”, concludono.
Sabato 28 gennaio si terrà a Padova la manifestazione «Giustizia e verità per Oussama Ben Rebha, contro il razzismo istituzionale» appuntamento promosso dai familiari del ragazzo morto nel fiume Brenta e dal Coordinamento Antirazzista italiano (leggi l’approfondimento su Globalproject). L’appuntamento è alle 14 al piazzale della stazione FS e l’obiettivo dichiarato della giornata è «rompere il muro di silenzio e sostenere la famiglia di Oussama Ben Rebha».
«Il crescente clima di razzismo nel paese non ci può lasciare indifferenti, il caso di Oussama cittadino tunisino sprovvisto di titolo di soggiorno, morto annegato nel Brenta in seguito ad un inseguimento da parte delle forze dell’ordine, ci racconta di un Paese dove l’ingiustizia, la marginalità sociale e il razzismo istituzionale producono morte. La stessa che ha trovato a 27 anni Issaka Coulibaly, richiedente asilo a cui è stato negato il permesso di soggiorno, morto di freddo in un edificio abbandonato a Milano. La stessa sorte toccata anche a Queen, cittadina del Ghana, e Ibrahim, cittadino del Gambia, entrambi di 32 anni, morti mentre cercavano di scaldarsi con un braciere all’interno di una baracca nel ghetto di Borgo Mezzanone, dove attualmente vivono segregate più di 1500 persone nelle stesse condizioni» scrive in un comunicato stampa Il Coordinamento Antirazzista Italiano.
Il tema di fondo è la condizione di discriminazione che «abbiamo vista anche davanti gli uffici immigrazione di Milano quando lunedì 23 gennaio, la polizia in assetto antisommossa ha ricorso all’utilizzo di lacrimogeni per disperdere i richiedenti asilo in fila dalla notte precedente, moltissimi dei quali dormono per strada». Non si può chiudere gli occhi neppure «davanti ai 26 tentativi di suicidio avvenuti tra ottobre e novembre, nel Cpr di Torino, una galera dove si sconta una pena afflittiva per il proprio status giuridico. In una di queste carceri amministrative sarebbe dovuto finire anche Oussama Ben Rebha, che è stato rincorso e braccato come un animale dalla polizia».
Alla manifestazione stanno aderendo anche numerose realtà territoriali che quotidianamente nel Nord-Est svolgono un lavoro di cooperazione sociale, solidarietà e battaglia sull’allargamento dei diritti, tra cui Open Your Borders di Padova, l’Assemblea Antirazzista di Trento, l’ODV Caminantes di Treviso, il Collettivo Rotte Balcaniche Alto-Vicentino e l’Adl Cobas. «Nella nostra attività siamo costantemente in contatto con persone migranti e con background migratorio che ci testimoniano quanto sia violenta e discriminatoria la pratica di profilazione razziale operata dalle forze di polizia nei loro confronti. Sappiamo bene che il regime di frontiera non si materializza solo sui confini esterni dell’Unione europea o tra gli Stati membri, ma che questo sistema di controllo è ben presente all’interno di ogni città, anche delle nostre. Gli obiettivi non sono poi così differenti: identificare, disciplinare e gerarchizzare. Oppure rinchiudere in qualche lager detentivo, e nel momento in cui non si è più funzionali al profitto privato, nemmeno a quello della detenzione amministrativa, provare ad espellere. Quanto successo a Oussama non è quindi una fatalità ma la conseguenza di politiche razziste e securitarie che in questi anni sono state alimentate indistintamente dai governi di qualsiasi colore politico».
Intervista di Radioblackout all’avvocata Caterina Calia
Dal 22 ottobre Alfredo Cospito è in sciopero della fame contro il 41 bis e l’ergastolo ostativo. Da allora la dottoressa Milia, su richiesta dell’avvocato di Cospito è stata autorizzata a periodiche visite in carcere per monitorare le condizioni di salute del prigioniero. In seguito alle sue visite aveva rilasciato interviste al Radio Onda D’Urto per rendere pubblica la situazione sanitaria di Cospito. Nell’ultima diretta ha descritto una situazione ormai preoccupante con serio rischio per la vita del suo assistito. Il 23 gennaio il DAP, l’amministrazione penitenziaria, le ha intimato di non rilasciare altre interviste, altrimenti le sarebbe stato impedito di visitare Cospito il 26 gennaio.
La motivazione? Le sue informazioni violerebbero il 41 bis!
Evidente la volontà di far calare il silenzio sulla tomba per vivi nella quale Cospito rischia ormai di morire con la benedizione del ministro della giustizia Nordio.
Ne abbiamo parlato con l’avvocato Caterina Calia
Ascolta la diretta:
Vietato parlare di Alfredo Cospito e del regime di tortura del 41 bis. Mentre in carcere tortura e ammazza un militante anarchico, questo stato borghese reprime chiunque denunci quello che sta accadendo ed il regime di tortura del 41 bis. Dopo le cariche, i divieti di manifestare, le diffide, le intimidazioni, arrivano le denunce.

MA ZITTI NON RESTIAMO!
OGGI, DOMANI E POI ANCORA IN STRADA CON LA LOTTA DI ALFREDO IN SCIOPERO DELLA FAME AD OLTRANZA

Iniziative a Roma

Mercoledì 25 gennaio su Radio Citta’ Pescara alle 18:15 puntata speciale di approfondimento sulla situazione di Alfredo Cospito, da 3 mesi in sciopero della fame contro il regime di 41 bis e ergastolo ostativo a cui è sottoposto. Partecipano Flavio Rossi Albertini, avvocato di Alfredo e compagni e solidali. Il microfono sara’ aperto per interventi di ascoltatori e ascoltatrici.
Per ascoltare: Audio streaming su www.radiocittapescara.it oppure dai cellulari con la APP gratuita @TuneIn! http://tun.in/sfwwI
Per vedere: Video live in diretta su Mixcloud https://www.mixcloud.com/live/radiocittapescara/ oppure sul sito internet www.radiocittapescara.it cliccando sul banner di Mixcloud.
oppure su Youtube https://youtube.com/@radiocittapescara. Oppure sulla pagina Facebook della radio. Telefono diretta: 0854219770. info@radiocittapescara.it
Ne parliamo con Gigi compagno del Campetto Occupato di Giulianuova che ci parla anche delle 7 denunce per manifestazione non autorizzata arrivate ai solidali dopo il corteo del 29 dicembre scorso (da radiondadurto)

Alfredo Cospito è sull’orlo di un baratro, potrebbe crollare da un momento all’altro. Dall’inizio dello sciopero della fame ha perso più di 40 Kg, 10 solo in una settimana, e Nordio continua a tacere, a tenerlo in 41 bis in una cella 2metri x 3 sotto il livello del mare, senza aria né luce, senza poter scorgere neanche un filo d’erba. Nel carcere di Bancali (Sassari), dove è recluso, non esiste un centro clinico e non avrebbe alcuna possibilità di cura e/o intervento salvifico in caso di crisi. Sulle sue condizioni di salute lo stato ha imposto il silenzio stampa, diffidando la dottoressa che lo segue dal rilasciare dichiarazioni a una radio indipendente.
La difesa di Alfredo Cospito, detenuto a Sassari, chiede di trasferire “immediatamente” l’anarchico “in sciopero della fame da ben 96 giorni in un altro istituto penitenziario dotato di centro clinico”. È quanto si legge nell’istanza indirizzata al Dap, al Provveditorato regionale sardo, al Garante nazionale dei detenuti e per conoscenza alla casa circondariale di Sassari e al magistrato di Sorveglianza. L’avvocato Flavio Rossi Albertini comunica di aver saputo dal medico di Cospito che “le condizioni di salute del proprio assistito stanno precipitando” e che nel penitenziario dove sta al 41 bis non troverebbe “alcuna possibilità di cura e/o intervento salvifico della vita” perché il Bancali “non ha un centro clinico”.
Alfredo Cospito è arrivato a quasi 100 giorni di sciopero della fame. Ribadiamo che è dovere delle autorità italiane adempiere agli obblighi di protezione e rispetto dei diritti umani del detenuto, tenendo anche conto delle dure condizioni del regime del 41 bis cui è sottoposto”. Lo scrive in un tweet Amnesty International.
Nella giornata di ieri, viene ricordato dall’Arci, “la dirigente reggente dell’istituto penitenziario ha concesso alla dottoressa di fiducia del detenuto di visitarlo, ma l’ha diffidata dal rilasciare dichiarazioni alla stampa. In particolare, la diffida riguarda l’emittente bresciana Radio Onda d’Urto, che oggi dedica l’intera giornata alla riflessione su questi temi”.
“Io mi sono sempre limitata a esternare le condizioni di Alfredo da quando ha iniziato lo sciopero della fame, non mi sono mai pronunciata su quelle che sono le condizioni carcerarie nelle quali vive”. Così a Radio Onda d’Urto la dottoressa Angelica Milia, che segue le condizioni di salute dell’anarchico, in merito alla diffida che l’amministrazione penitenziaria di Sassari ha emesso nei suoi confronti. La dottoressa è stata autorizzata ad una nuova visita il 26 gennaio, ma è stata invitata a non parlare più con quella radio. “Sono allibita“, commenta.
(LaPresse) Il fumettista Michele Rech, in arte Zerocalcare, scende in piazza a Roma con alcune sigle anarchiche di fronte al Ministero della Giustizia in solidarietà ad Alfredo Cospito. Davanti alla sede del Guardasigilli striscioni, cori e flash mob per chiedere lo stop al regime di 41bis per l’anarchico insurrezionalista attualmente in sciopero della fame nel carcere di Sassari. “I feedback che ho avuto sul mio fumetto dedicato ad Alfredo sono stati di grande empatia ma come caso eccezionale e non come messa in discussione dello strumento del carcere per regolamentare la società. Con l’arresto di Messina Denaro la discussione è tornata indietro. Devo dire che sono stato impressionato dal livello di barbarie in cui questo Paese è ripiombato in pochissimi giorni” ha detto il fumettista davanti ai manifestanti radunati in Piazza Cairoli.
Di seguito rassegna stampa:
https://espresso.repubblica.it/attualita/2023/01/24/news/alfredo_cospito_41_bis-384923897/
https://www.repubblica.it/cronaca/2023/01/23/news/alfredo_cospito_comitato_contro_41_bis-384802864/
https://stream24.ilsole24ore.com/video/italia/cospito-zerocalcare-piazza-roma-gli-anarchici/AEqexwZC
Cospito rischia di morire al 41 bis? Il carcere vieta al medico di comunicarne lo stato di salute