DECRETI SICUREZZA: non solo immigrazione, via le norme contro chi lotta! Una petizione da far crescere

Qui il link per firmare

L’aspetto negativo dei Decreti Salvini non consiste solo nelle norme sull’immigrazione che sono appena state modificate, ma si iscrive in un ben determinato percorso di criminalizzazione della povertà, della emarginazione e del dissenso. Le relative norme  vanno eliminate dal nostro ordinamento perché il loro impianto generale contraddice non solo i principi costituzionali di solidarietà ed uguaglianza, ma anche le garanzie giurisdizionali poste a tutela delle nostre libertà.

Di fronte alla crisi dello stato sociale prodotto da decenni di politiche neoliberiste che ha condannato fasce sempre più ampie della popolazione alla precarietà, all’emarginazione e alla disoccupazione, i decreti Salvini hanno costituito lo strumento per gestire  la povertà, il dissenso e il  conflitto sociale secondo una logica esclusivamente improntata alla repressione, senza il minimo interesse a risolvere i problemi delle fasce più deboli della società, ma per nasconderli, azzittirli, rimuoverli alla vista.

Una legislazione penale di questo genere  non ha affatto come obiettivo la difesa generale della società, ma il controllo degli individui che- a secondo del loro conformarsi o meno ad una non meglio identificata idea di  “decoro”, vengono suddivisi in “degni” – il cui bisogno di sicurezza deve essere garantito- e “indegni” – i cui diritti possono essere arbitrariamente compressi ed oggetto di marginalizzazione, esclusione e repressione. Tale classificazione viene demandata alla valutazione discrezionale dei Sindaci e dei Prefetti – che assumono un potere di ordinanza capace di incidere sulla libertà degli individui in un contesto extragiurisdizionale e quindi al di là delle garanzie costituzionali all’uopo preposte.

Questa parte del decreto Salvini è diretta contro ogni tentativo di mobilitazione sociale. Essa tende infatti a criminalizzare i lavoratori in lotta per la difesa del posto di lavoro che scendono in piazza alla notizia della lettera di licenziamento , o che sono costretti ad occupare  la propria fabbrica per impedire che siano asportati i macchinari  e delocalizzata altrove la produzione, attraverso la minaccia di multe esose e anni di galera. Tende a creare di fatto il reato di occupazione di scuola e università, per stroncare sul nascere le mobilitazioni studentesche anche qui con anni di carcere e multe salatissime, significa porsi nei confronti delle nuove generazioni in modo autoritario e refrattario ad ogni dialogo. Prefigura una società autoritaria, di stampo orbaniano o peggio.

Le norme che vanno prioritariamente abolite sono in particolar modo le seguenti:

  • art. 21quater (Introduzione del delitto di esercizio molesto dell’accattonaggio)
  • art. 23 (Disposizioni in materia di blocco stradale)
  • tutto il Capo III (Disposizioni in materia di occupazioni arbitrarie di immobili)

Tutti noi che abbiamo come obiettivo primario l’effettività dell’applicazione dei principi espressi nella nostra carta costituzionale, chiediamo

  • di respingere una volta per tutte l’idea che in una democrazia il conflitto sociale possa essere gestito attraverso la repressione, ed abrogare definitivamente non solo i cd “decreti Salvini” ma anche il cd “decreto Minniti”, suo diretto presupposto
  • di combattere la povertà e le disuguaglianze, non i poveri e gli emarginati
    di riconoscere libera l’espressione del dissenso, favorendo il confronto e respingendo metodi autoritari e repressivi
  •  di dichiarare inviolabili i diritti fondamentali di ogni uomo alla libertà personale (garantendo effettivo il principio di riserva di legge e di giurisdizione per ogni provvedimento che ne limiti l’estensione), così come quello ad una vita degna emancipata dal bisogno, fondamento costituzionale dell’effettività della nostra democrazia.

41 bis – per potersi curare gli impongono di cambiare nome

Da Associazione Yairaiha Onlus, Lettera aperta della moglie di un detenuto malato in 41 bis.

MIO MARITO, DETENUTO A MILANO OPERA IN REGIME DI ART. 41 BIS, RINUNCIA AD UN INTERVENTO PER carcinoma maligno alla vescica.
PERCHE’???? Perché prima di entrare in sala operatoria gli impongono di firmare il consenso informato SOTTO ALTRO NOME, Sig. ANDREA SAVI, nome di fantasia usato dall’ospedale o dal penitenziario di OPERA. Il nome reale di mio marito è TEODORO C. di anni 82. Ha la necessità di essere operato ma il regime di Milano Opera gli impone di cambiare nome. Niente cambio nome, niente cure. Questo è il ricatto.
Perché? E’ evidente che fanno di tutto per negare il diritto alle cure, alla salute, alla vita. LO VOGLIONO MORTO. E’ il ricatto che hanno innescato è un modo come un altro di complicare le poche possibilità di vita. Del resto con tutte le evidenti patologie anche un cieco capirebbe il motivo del cambio del nome. Infatti se avesse dato il consenso informato potevano successivamente dichiararlo morto nel penitenziario di opera per cause naturali.
Mio marito, NON ERGASTOLANO, detenuto dal 2014 con tutte le patologie accertate anche da tutti i consulenti nominati dalla procura si trova a vivere questo calvario infinito. E attenzione: l’istituto penitenziario di Parma, ove prima era detenuto, ha dichiarato che mio marito a seguito delle patologie accertate NON RISULTA COMPATIBILE al regime di detenzione carceraria. Gli stessi medici del carcere di Parma hanno espressamente dichiarato di non voler prendersi alcuna responsabilità in merito alle sorti di C. Teodoro. La Procura, il DAP, cosa fanno rispetto a questa presa di posizione del carcere di Parma? Invece di mandarlo a casa agli arresti domiciliari lo trasferiscono d’urgenza alla casa reclusione di Opera per fargli vivere un vero calvario. Sofferenze atroci. Un uomo di 82 anni costretto a vivere nella sedia a rotella con metà vita paralizzata, con un tumore alla vescica, in condizioni igieniche pietose, sporco, non curato, abbandonato in una cella senza alcuna assistenza.
Si parla che la giustizia deve avere un volto umano ( citando le parole del Presidente della Corte di Cassazione Dott. Pietro Curzio). Personalmente io moglie di Teodoro C. leggo con stupore e rammarico come in articoli di giornali nazionali, in libri noti a tutti, in sentenze della Cassazione e della Corte di Giustizia Europea, come alcuni illustri rappresentati dello Stato, richiamano il senso di umanità ponendo la salute e la vita umana in una posizione primaria rispetto a tutto il resto. Ebbene, ad oggi, dopo anni di esperienza, ritengo che tutti i nostri rappresentati dello Stato fanno solo propaganda elettorale e populismo. Nessuno di loro, al di fuori delle campagne elettorali, interpretano quello che viene a tutti imposto dalla Costituzione e dalle leggi tutte.
Ancora oggi mi domano, al pari di tante altre famiglie nella mia stessa situazione, come mai , nonostante le denunce, le prove evidenti della violazione di tutti i diritti, le violenze, gli abusi, le torture contro i detenuti NON CAMBIA e NON SI VUOL FARE NULLA PER CAMBIARE queste immane detenzioni.
La stessa corte europea dei diritti umani l’ha definito ( trattamenti inumani e degradanti).
Il 41 bis , per citare un espressione utilizzata dal Prof. Luigi Manconi , illustre sociologo nazionale ” è diventato quel carcere duro trasformato in un sistema di privazioni, limitazioni, imposizioni e divieti di continua umiliazione e degradazione umana” privando di senso il carattere rieducativo della pena.
Ritengo che ogni detenuto, per qualsiasi reato gli venga contestato , debba avere il diritto riconosciuto dalla costituzione italiana nel poter aver garantito la salute soprattutto in condizioni dignitose. Proprio alle cure mediche in caso di malattia o invalidità ( diritto ad un esistenza degna) NON Sì Può in nessun caso ESSERE PRIVATI.
La dignità umana sia di sostanza nel diritto al “Rispetto” , sintesi di riconoscimento e di pari considerazione delle persone : in essa libertà ed eguaglianza, entrambe componenti della dignità, potranno subire, per motivi di sicurezza, limitazioni, ma non si potrà mai accertare che il valore della persona, nel suo complesso, possa essere sminuito per effetto della restrizione in carcere. La dignità umana e il diritto alle cure e alla vita non si acquista per meriti e non si perde per demeriti.
Purtroppo per etica di pensiero dentro quelle mura i detenuti per non avere ulteriori ritorsioni non denunciano e queste inumane situazioni non vengono a risalto mai. Gli stessi detenuti subiscono ogni giorno abusi e ingiustizie, come dire: “oltre il danno la beffa” … .

 

sabato nuova grossa manifestazione al carcere di Lannemezan – Vogliamo G.I.Abdallah libero ora!

notizie dalla francia

è importante la massima solidarietà e info e notizie anche dal nostro paese

 Départ de la manifestation 14h devant la gare de Lannemezan samedi 24 octobre

Samedi 24 octobre à 14h, partira la 10e manifestation vers la prison de Lannemezan pour exiger haut et fort la libération de notre camarade, qui entamera ce jour-là une 37e année de prison.

Et ceci dans le respect des règles sanitaires.

Départ des cars :

☞ MARSEILLE : RDV 5h30/5h45 à la gare St Charles. Départ à 6h. Arrêts à Martigues, Nîmes et Montpellier (07 68 50 21 65)

☞ PAU : l’AFPS-Pau propose un covoiturage : rdv 12h30 parking du Jaï Alaï, 458 boulevard du Cami Salié

☞ PARIS : RDV vendredi 23 octobre à 20h place de la République (départ impératif à 21hcampagne.unitaire.gabdallah@gmail.com

☞ TOULOUSE : RDV 11h30 au métro Basso Cambo (ligne A) collectifpalestinevaincra@gmail.com

☞ BORDEAUX : RDV à 8h30 Place Ravezies (tram C) pour un départ à 9h liberonsgeorges33@riseup.net

⚠︎ N’oubliez pas masques et gels

Solidarizzare con i detenuti è un azione terroristica?

Un elenco di azioni di modesto allarme sociale danneggiamenti imbrattamenti reati contravvenzionali affissioni di manifesti tutte realizzate nell’ambito di una generalizzata campagna di solidarietà ai detenuti possono essere assimilabili ai delitti contro la personalità dello Stato al terrorismo?

È la domanda alla quale è chiamata a rispondere la Cassazione che il prossimo 3 novembre discuterà il ricorso contro gli arresti di un gruppo di anarchici avvenuti a Roma a giugno scorso e poi confermati dal Riesame che secondo i difensori sarebbe andato oltre la stessa motivazione del gip che aveva emesso le misure cautelari.

Nel ricorso a tutela dell’indagata Francesca Cerrone l’avvocato Ettore Grenci ricorda che era stata proprio la Suprema Corte in passato a precisare che “la semplice idea eversiva non accompagnata da propositi concreti e attuali di violenza non vale a realizzare il reato ricevendo tutela proprio dall’assetto costituzionale che essa mira a travolgere”.

Il gip prima e il Riesame poi avevano aderito a quella parte della giurisprudenza che considera la fattispecie di reato il pericolo presunto dove alla configurabilità non è richiesto un evento naturalisticamente inteso ma una mera messa in pericolo del bene giuridico tutelato.

La Cassazione comunque aveva precisato che non qualsiasi azione violenta può farsi rientrare nel concetto di eversione ma solo quella che miri al sovvertimento dei principi fondamentali che formano il nucleo intangibile dell’assetto ordinamentale.

Per i difensori il Riesame avrebbe finito per valorizzare unicamente il presunto “contesto” in cui il gruppo avrebbe agito ovvero l’adesione ideologica degli indagati all’anarchismo. Il Riesame avrebbe valorizzato oltre misura il presunto legame esistente tra alcuni indagati e Alfredo Cospito esponente del Fai da tempo detenuto.

Manifestazioni non autorizzate, riunioni, imbrattamenti  e diffusione di volantini assurgono  a gravi danni per il paese. Si tratta di una vicenda analoga a quella degli arresti di Bologna che però erano stati annullati dal Riesame e che saranno esaminati dalla Cassazione su richiesta della procura del capoluogo emiliano.

Va ricordato che in tutta Italia in concomitanza con la diffusione  del Covid-19 ci sono state diverse manifestazioni in solidarietà con i detenuti che hanno visto aumentare i rischi per la loro salute. Di pari passo c’è stata una intensificata attività investigativa tendente a mettere in discussione il diritto a manifestare intorno alle carceri e a reprimere l’area anarchica.

Gli avvocati nel ricorso denunciano che da parte del Riesame si esaspera la logica anticipatoriadella tutela penale comunemente sottesa ai reati di pericolo portandoa un parossismo insostenibile la limitazione dei diritti fondamental di elaborazione e manifestazione del pensiero critico in una società democratica.

Frank Cimini

Carcere S. M. Capua Vetere: il ministero della Giustizia rivendica la spedizione punitiva mentre è in corso l’inchiesta penale per i pestaggi subiti dai detenuti

,la verità dei pestaggi e delle torture è ben documentata dai video.

non bastano certo denunce e invettive – soccorso rosso proletario invita i compagni e compagne a lavorare sodo per costruire le condizioni di una mobilitazione permanente e prolungata che possa ottenere dei risultati concreti contro governo e autorità carcerarie

auspichiamo che i prossimi convegni annunciati a napoli e milano per 7-8 novembre servano ad andare avanti su questa strada

 

Il sottosegretario alla Giustizia Ferraresi trasforma la spedizione punitiva del 6 aprile in un’azione legittima. Ma la ricostruzione ufficiale contraddice le testimonianze e le riprese video. Il ministro Bonafede tace

la “spedizione punitiva” seguiva le proteste per la gestione dell’emergenza Covid-19 scoppiate all’inizio di marzo 2020, contestualmente in numerosi istituti penitenziari in tutta Italia, e il 5 aprile 2020, alla notizia del primo detenuto positivo nel carcere campano, ha coinvolto circa 150 detenuti; il 6 aprile 2020 i detenuti ottengono un colloquio con il magistrato di sorveglianza Marco Puglia; il pomeriggio stesso, arriva un contingente di 300 agenti penitenziari provenienti dall’esterno per una “perquisizione straordinaria” che darà luogo agli episodi di violenza riportati sopra; molti degli agenti avevano il volto coperto dal casco, da foulard o mascherine, rendendone difficile l’identificazione dai video».

I video, agli atti dell’inchiesta, mostrano minuto per minuto l’azione fuori da ogni regola del battaglione di agenti.

Finalmente dopo il lungo silenzio, il governo ha dovuto prendere una posizione ed è stata chiarissima. Il sottosegretario Vittorio Ferraresi ha definito quella perquisizione «doverosa azione di ripristino di legalità e agibilità dell’intero reparto».

la nuova espansione della pandemia viene trasformato da stato e governo in nuovo strumento di repressione e divieti che colpiscono lotte e manifestazioni

soccorso rosso proletario fa appello alla massima opposizione a ogni divieto di manifestazioni e sciopero

soccorso rosso proletario è per l’unità delle lotte proletarie e delle lotte su carcere e repressione

come rafforzare e potenziare questa strada è al centro della discussione nell’incontro nazionale dell’8 novembre a milano

info, contatti adesioni

srpitalia@gmail.com

srp@inventati.org

 

Battisti nel carcere di Rossano – persecuzioni vessatorie inaccettabili

Uno Stato di diritto – quale la Repubblica italiana pretende di essere – si valuta per quel che accade nelle sue prigioni. Ossia in quei luoghi dove, al netto dei frequenti errori giudiziari, vengono privati della libertà coloro che hanno violato le leggi.

Uno Stato di diritto si distingue dalla “giustizia tribale” perché garantisce uniformità alle propri stesse leggi nel trattamento dei detenuti. Uno Stato che lascia i singoli detenuti all’arbitrio dei custodi, o peggio ancora indica loro in che modo ridurre a nulla i margini di vita dei detenuti, con misure “ad personam” che neanche il fascismo storico riuscì a escogitare con tale frequenza e ferocia, non è evidentemente uno Stato di diritto.

La Repubblica italiana non lo è. Decidete voi da quando, perché la storia è lunga…

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Si trova in regime di isolamento dove gli hanno tolto il pc che prima, al carcere sardo di Massama dove era recluso in alta sorveglianza, poteva utilizzare per motivi di studio e lavoro. Non solo. Gli hanno bloccato tutta la corrispondenza in entrata e in uscita, ad oggi i suoi cari non hanno avuto la possibilità di effettuare un colloquio visivo e, come


se non bastasse, sono stati trattenuti – quando in precedenza invece erano ammessi – diversi pacchi inviati dai familiari.

Parliamo di Cesare Battisti, trasferito dal carcere sardo a quello calabrese di Rossano Calabro da una ventina di giorni. A segnalare alle autorità competente i diritti, di fatto, violati è l’associazione Yairaiha Onlus.

«Abbiamo appreso – si legge nella missiva dell’associazione – dagli avvocati di Cesare Battisti (Maurizio Nucci, Davide Staccanella e Sollai) che da quando è arrivato nel carcere di Rossano, all’incirca 20 giorni fa, il detenuto è sottoposto ad una serie di misure che vanno a violare il divieto di regresso trattamentale costituzionalmente e convenzionalmente garantito».

Tali restrizioni sembrano dei veri e proprio accanimenti del tutto ingiustificati. Come mai? Eppure i magistrati di esecuzione, nel rigettare la richiesta dell’avvocato di concedere i 30 anni di reclusione, così come sottoscritto dall’Italia con il Brasile, hanno stabilito che Cesare Battisti non deve essere sottoposto a regimi speciali, ma a quello ordinario, perché i fatti risalgono al 1979.

Quindi gli stessi magistrati hanno stabilito che non debba essere sottoposto ad alcun regime differenziato rispetto ai detenuti comuni. Eppure il ministero ha deciso, a suo insindacabile giudizio, che Battisti va tenuto in regime di alta sorveglianza. Oppure, in alternativa – così come è poi accaduto con il trasferimento -, di mandarlo al carcere di Rossano, insieme ai terroristi islamici.

A che pro?

Come detto, l’associazione Yairaiha denuncia alle autorità nero su bianco che a Battisti «gli è stata revocata la possibilità di utilizzare il pc precedentemente autorizzato per motivi di studio e lavoro, inoltre gli è stata notificata la censura della posta ma, di fatto, gli è stata bloccata pressoché tutta la corrispondenza in entrata e in uscita e non tutta notificata. Dai pacchi inviati dai familiari sono stati trattenuti diversi generi, anche questi precedentemente ammessi».

Prosegue denunciando che «i familiari hanno già fatto ben 2 richieste per poter effettuare colloquio visivo, rispettivamente in data 2 e 9 ottobre ma, ad oggi, non hanno ricevuto alcuna risposta».

Anche la comunicazione con gli avvocati viene ostacolata, perché pare che la direzione non autorizzi le chiamate verso i cellulari degli avvocati. «Questo aspetto – sottolinea l’associazione – appare paradossale soprattutto in questo momento di limitazioni di movimento per tutta la popolazione e dal momento che, proprio in questi mesi, la comunicazione nelle carceri si è (finalmente) adeguata ai tempi».

Yairaiha ritiene che alcune violazioni della legge penitenziaria siano palesi e vanno a incidere negativamente sui diritti del detenuto.

«Si prega pertanto – si rivolge l’associazione al Dap e al ministero della Giustizia – di voler verificare quanto rappresentato, ognuno per le proprie competenze, al fine di garantire che i diritti del sig. Battisti siano garantiti a Rossano Calabro come a Oristano o in qualsiasi altro istituto penitenziario».

Da ricordare anche che Battisti, 65enne, è affetto da varie patologie, comprese quelle polmonari. Il covid 19, che ha fatto capolino anche al carcere calabrese, è letale per chi ha condizioni preesistenti di determinate malattie.

Resta sullo sfondo la ratio della necessità di tali misure restrittive che gli stessi magistrati non hanno indicato. C’è il rischio che riprenda la lotta armata quando il suo ultimo, seppur indicibile reato è stato commesso nel lontano 1979?

* da Il Dubbio