Le alte grida che si levano sulla situazione nelle carceri restano inascoltate, i detenuti, in larga parte proletari, immigrati, povera gente, rischiano di essere contagiati come topi – questa condizione non è contenuta in nessuna sentenza che li riguardi.
Svuotare le carceri è quindi una necessità legittima e sanitaria in questa emergenza e deve entrare chiaramente anche nei cosiddetti “Dpcm”.
Per quanto sia difficile, in occasione delle prossime scadenze di lotta e di mobilitazione proletaria e popolare, politica e sociale, bisogna far sentire la voce forte e chiara sulla condizione dei detenuti e delle detenute.
nel carcere di Marassi: il primo detenuto suicida del 2021
GENOVA – Triste primato per il carcere genovese di Marassi. Come nel 2016, è nel penitenziario della Valbisagno che si registra il primo suicidio di un detenuto.E.“Un detenuto nordafricano si è tolto la vita impiccandosi nella sua cella notte nella notte a cavallo tra il primo ed il 2 gennaio”, c
“L’ennesimo suicidio di una persona detenuta in carcere dimostra come i problemi sociali e umani permangono, eccome, nei penitenziari. Negli ultimi 20 anni le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria hanno sventato, nelle carceri del Paese, più di 21mila tentati suicidi ed impedito che quasi 170mila atti di autolesionismo potessero avere nefaste conseguenze … non sono affatto migliorate le condizioni di vivibilità nelle celle, perché ad esempio il numero dei detenuti che lavorano è irrisorio rispetto ai presenti, quasi tutti alle dipendenze del Dap in lavori di pulizia o comunque interni al carcere, poche ore a settimana”.
Un tentativo di rivolta nel carcere di Cuneo è stato sedato dalla polizia penitenziaria. A dare notizia dell’episodio, risalente al 27 dicembre, è stato il sindacato autonomo Osapp.
Due detenuti, un italiano e uno straniero, hanno dato vita a una protesta devastando una camera di pernottamento e invitando gli altri reclusi a fare lo stesso. L’italiano – riferisce l’Osapp – lo scorso marzo era stato fra i protagonisti di una rivolta nel carcere di Modena.
A tutti i detenuti e le detenute, ma in particolare a quelli che hanno avuto il coraggio di gridargli fuori dai denti ma dentro le sbarre che sono degli assassini! Per un 2021 di solidarietà, di coraggio e di libertà, con più rabbia di prima per la paura che questo sistema ha usato per ridurre detenuti e familiari al silenzio e all’obbedienza. Per un 2021 di lotta senza timore e di solidarietà per chi denuncia
A fine novembre 5 persone detenute nel carcere di Ascoli hanno scritto un esposto alla Procura di Ancona.
In questo atto, con grande coraggio, hanno riportato quanto realmente accaduto a marzo nel carcere di Modena e di Ascoli in seguito alle rivolte, in relazione ai pestaggi, agli spari e a alla morte di Salvatore Piscitelli.
Il 10 dicembre sono stati trasferiti nel carcere di Modena. La scelta stessa di questo trasferimento è subito apparsa una forte intimidazione agli occhi di chi, sin da marzo, non aveva creduto alla narrazione delle “morti per overdose”, fossero essi/e parenti o solidali, seppur tra loro sconosciuti/e. Le condizioni di detenzione in cui hanno tenuto i 5 ragazzi a Modena sono state altrettanto intimidatorie: in isolamento (sanitario), con divieto di incontro tra loro, in celle lisce con vetri rotti, senza possibilità di fare spesa e di ottenere accredito dei versamenti in tempi utili per poter fare la spesa, senza i loro vestiti e con coperte consegnate bagnate qualora richieste.
Immediatamente, all’esterno, si è attivata un’eterogenea rete di solidarietà, costituita da parenti e solidali.
La solidarietà messa in campo si è mossa su più fronti: sostegno legale, saluti sotto le mura del carcere, lettere, mail di pressione alla direzione del carcere, sollecitazioni ai garanti regionale e nazionale.
Varie testate giornalistiche, a distanza di 9 mesi dal massacro avvenuto nel carcere modenese, hanno riportato i fatti, o si sono trovate costrette a farlo, data la forza della voce dei 5 detenuti e la determinazione di parenti e solidali in loro sostegno. La verità è scomoda da dire e da sostenere, infatti non in tutti i casi è stata riportata per quello che è o è stata detta parzialmente. In un caso, invece, un giornalista è stato licenziato per l’articolo scritto.
Molti giornali e media ufficiali, a marzo, avevano riportato senza se e senza ma la voce dei carcerieri: i 14 morti durante le rivolte di marzo, 9 dei quali deceduti a Modena o in trasferimento dal carcere di quella città, erano morti per overdose a loro dire. Ma dei pestaggi e degli spari nessuno aveva parlato.
A detta del carcere di Modena, gli interrogatori dei 5 uomini che hanno fatto l’esposto sarebbero dovuti avvenire lunedì. La realtà è stata diversa: sin da venerdì 18 il procuratore ha svolto gli interrogatori. A questi sono seguiti trasferimenti in differenti carceri. L’intento, ancora una volta, è la frammentazione e l’isolamento.
Tutti loro, dopo l’isolamento effettuato a Modena, verranno sottoposti a nuovo isolamento nelle rispettive destinazioni. Una cosa è chiara: la forza e il coraggio di queste 5 persone vanno sostenuti con forza.
La solidarietà, nelle sue molteplici forme, va portata avanti per ridurre l’effetto di questa frammentazione.
Lanciamo un forte invito a scrivere a tutti loro! Non lasciamoli soli: una lettera, una cartolina, un telegramma! Spezziamo l’isolamento e rafforziamo la solidarietà.
Di seguito gli indirizzi, delle nuove destinazioni:
Claudio Cipriani
C.C. Parma, Strada Burla 57, 43122 Parma
Ferruccio Bianco
C.C. Reggio Emilia, Via Luigi Settembrini 8, 42123 Reggio Emilia
Francesco D’angelo
C.C. Ferrara, Via Arginone 327, 40122 Ferrara
Mattia Pelloni
C.C. Ancona Montacuto, Via Montecavallo 73, 60100 Ancona
Belmonte Cavazza
C.C. Piacenza, Strada delle Novate 65, 29122 Piacenza.
SE LE MURA DELLE CARCERI SONO ALTE, SE CON LA DISPERSIONE PROVANO A DIVIDERE CHI ALZA LA VOCE INSIEME, LA SOLIDARIETA’ LE SUPERA E CI TIENE UNITE/I.
La Compagna FABIOLA DE COSTANZO è stata prelevata dalla sua abitazione e portata IN CARCERE dai carabinieri.
Da come ha detto un suo compagno, le è arrivata un definitivo di 1 anno e nove mesi.
Ricordiamo che la valorosa e altruista Compagna era già ai domiciliari e doveva scontare due anni per l’iniziativa “oggi paga Monti”
Ricordiamo che il processo, lo stesso per cui Nicoletta è stata condannata a un anno di carcere e Dana è ancora alle Vallette, è quello per l’iniziativa ” Oggi paga Monti”, in cui circa 300 No Tav hanno rallentato il traffico al casello del tratto autostradale Torino-Bardonecchia distribuendo volantini sui motivi della lotta al Tav e di quell’ iniziativa.