Soccorso Rosso Proletario

Soccorso Rosso Proletario

verso il 19 giugno – Parigi. No all’estradizione, solidarietà con gli esuli politici italiani  

 

6 Giugno 2021

Quarant’anni fa, la Francia ha accolto militanti italiani in esilio sfuggiti ad un apparato giudiziario d’eccezione. Durante tutti questi anni, salvo rare eccezioni, la protezione dello Stato francese è stata riconosciuta dai governi che si sono succeduti, creando così per tutti questi esuli una situazione di asilo de facto.


Nonostante quello che alcuni pretendono di credere, il tempo non si è fermato e tutte queste persone sono inevitabilmente cambiate. Questi esuli hanno da tempo ricostruito le loro vite e, nonostante la precarietà delle loro situazioni di esilio, si sono integrati sia personalmente che professionalmente nel paese ospitante.

Il loro insediamento in Francia è stato riconosciuto con il rilascio di permessi di soggiorno. Alcuni di loro si sono sposati e molti di loro hanno figli francesi. Oggi, alcuni hanno anche dei nipoti.

Non possiamo accettare che un tale accanimento politico-giudiziario continui quarant’anni dopo i fatti avvenuti nel secolo scorso in un contesto storico e politico senza precedenti.

Invece di dare la caccia a vecchi militanti in esilio, che sono anche nostri amici e vicini, gli Stati che si dichiarano “legali” e “democratici” dovrebbero guardare se stessi e fermare questa caccia all’esule senza fine ed ingiustificabile in termini di princìpi del diritto.

Per manifestare la nostra solidarietà, la Campagne Non à la extradition des exilé·e·s italien·ne·s organizza e invita a partecipare ad un incontro politico-festivo domenica 6 giugno dalle 15:00 alle 20:00 nel 20° arrondissement di Parigi. Qui l’evento Fb: https://www.facebook.com/events/972081033595523.

Programma di interventi, letture e canzoni:

– 15:00: Musica popolare con I Carbonari

– 15.30: Presentazione dei comitati di sostegno agli esuli politici italiani

– 16:00: Canti di “Si bémol et 14 demis”, “Barbues Mignonnes” e il coro del 20ème

– 16:15: interventi con contestualizzazione storica di Ludivine Bantigny e Patrick Braouezec per il legame con la lotta del 2008, il contesto giuridico di Michel Tubiana, l’intervento di un rappresentante eletto del 20ème

– 17:30: ripresa dei canti

– 17:45: interventi dei firmatari dell’appello su Le Monde e testimonianze teatrali

– a partire dalle 18:15: musica con Tonino Cavallo & Cosimo Lisi, tarantella e danza popolare

verso il 19 giugno – libertà per i prigionieri politici palestinesi – giù le mani dalle organizzazioni solidali

Samidoun: Non saremo messi a tacere dal fatto che Israele ci chiama « terroristi »

In risposta alla designazione di Samidoun come “organizzazione terroristica” da parte del ministro della Difesa israeliano e criminale di guerra Benny Gantz, il Palestinian Prisoner Solidarity Network Samidoun afferma che continueremo a organizzarci e a mobilitarci a livello internazionale per difendere i diritti e la liberazione dei Palestinesi. È l’ultima espressione di una campagna diffamatoria volta a mettere a tacere il sostegno internazionale al popolo palestinese e in particolare ai 5.000 palestinesi imprigionati/e dall’occupazione israeliana. Questo rappresenta un attacco al movimento dei prigionieri e delle prigioniere palestinesi, nonché al diritto di organizzarsi dei e delle palestinesi in esilio e alla diaspora. Affermiamo che non saremo messi a tacere o scoraggiati dalle campagne diffamatorie di Israele.

Le accuse israeliane sono totalmente false e bugiarde, a cominciare dall’indicazione di una data errata per la fondazione di Samidoun (stiamo infatti festeggiando il nostro decimo anniversario quest’anno, nel 2021, come si può facilmente apprendere dal nostro sito). Lo scrittore palestinese Khaled Barakat ha espresso il suo sostegno al lavoro di Samidoun in più occasioni e siamo orgogliosi di condividere i suoi scritti e pensieri. Tuttavia, qui entra in gioco il totale disprezzo di Israele per i fatti: Khaled Barakat non è, e non è mai stato, un leader o un “coordinatore capo” di Samidoun.

Siamo un’organizzazione di base, senza personale retribuito a tempo pieno, che non raccoglie fondi per nessuna organizzazione se non per supportare le nostre campagne di sensibilizzazione. Abbiamo delle sezioni negli Stati Uniti, in Canada, in Germania, nei Paesi Bassi, in Spagna, in Svezia, in Brasile, in Grecia e in Palestina occupata, e una rete di organizzazioni membri tra cui il Collectif Palestine Vaincra in Francia. Questo è un palese tentativo di perturbare e minare questa crescente mobilitazione di sostegno alla Palestina in tutto il mondo.

Conduciamo il nostro lavoro apertamente, visibilmente e pubblicamente, come mostrato sul nostro sito web, samidoun.net, e siamo orgogliosi di chiedere il rilascio di prigionieri politici palestinesi come Ahmad Sa’adat, Khalida Jarrar e migliaia di palestinesi di orizzonti politici differenti. L’intera campagna israeliana si basa su un totale disprezzo per i fatti e la realtà.

In effetti, la maggior parte dei punti elencati sembra provenire direttamente dall’organizzazione di propaganda di destra NGO Monitor, che mira a proteggere Israele dalla responsabilità internazionale per crimini di guerra denigrando i difensori dei diritti umani in Palestina e in tutto il mondo. Le “affermazioni infondate e le inesattezze fattuali” di NGO Monitor sono una caratteristica di lunga data della loro difesa dell’apartheid israeliano, delle esecuzioni extragiudiziali, della confisca della terra, della detenzione arbitraria, dell’occupazione militare, dell’embargo e del colonialismo.

Samidoun è un’organizzazione internazionale, araba e palestinese indipendente che si mobilita per il rilascio dei quasi 5.000 prigionieri e prigioniere politici/politiche palestinesi nelle carceri israeliane. Sosteniamo il boicottaggio di Israele e difendiamo il diritto dei palestinesi a resistere all’occupazione, all’apartheid e all’oppressione, così come il diritto di tutti i profughi palestinesi di tornare alle loro case e sulla loro terra. Difendiamo una Palestina libera dal mare al Giordano!

È per questo e solo per queste ragioni che il ministero della Difesa israeliano, che perpetra quotidianamente crimini di guerra e crimini contro l’umanità, contro il popolo palestinese sotto occupazione, sta attaccando l’opera di Samidoun. Questo è l’ennesimo tentativo di usare la repressione e le minacce contro il popolo palestinese e i suoi alleati internazionali come attività di campagna per il partito di Benny Gantz alle elezioni israeliane. È anche un tentativo di distrarre dal grave problema che devono affrontare centinaia di funzionari sionisti – incluso lo stesso Gantz – che temono i prossimi passi nelle indagini della Corte Penale Internazionale (CPI) dopo il suo ultimo annuncio del 5 febbraio 2021 affermando che ha l’autorità per indagare sui crimini di guerra nei territori palestinesi occupati.

Inoltre, non sorprende che questo annuncio pubblico giunga pochi giorni dopo che 300 organizzazioni internazionali hanno aderito a una campagna collettiva per liberare gli studenti palestinesi incarcerati.

In realtà, questo non dovrebbe essere visto come un attacco solo a Samidoun: al contrario, fa parte di una serie di campagne diffamatorie dirette contro i difensori dei diritti umani palestinesi e coloro che difendono i diritti dei palestinesi nel mondo – i prigionieri e le prigioniere palestinesi e lo stesso popolo palestinese. La stessa designazione è stata imposta a numerose organizzazioni internazionali impegnate nella difesa pubblica dei diritti e delle libertà dei palestinesi. Questo attacco è un tentativo di isolare i prigionieri e le prigioniere palestinesi, non solo dietro le sbarre, ma anche dalla loro base di sostegno e solidarietà internazionale. È anche un tentativo di mettere a tacere il sostegno alla legittima resistenza del popolo palestinese, prendendo di mira chi si oppone alle guerre imperialiste, al processo di Oslo e alla colonizzazione della Palestina.

Siamo tra i tanti attivisti e organizzazioni che sono stati attaccati da Israele – molti dei quali hanno pagato un prezzo molto più alto, compresi palestinesi, arabi e internazionalisti che sono stati imprigionati, torturati e assassinati da Israele. L’obiettivo è sempre lo stesso: un tentativo di minare il crescente sostegno internazionale al popolo palestinese e alla sua giusta causa.

Quasi tutte le organizzazioni, i movimenti e persino i/le singoli/e militanti che difendono la libertà palestinese sono presi/e di mira dall’occupazione israeliana e dai suoi principali criminali di guerra attraverso molestie, minacce e tentativi di mobilitare il potere statale per far sparire un movimento anticoloniale e antirazzista a favore della giustizia e la liberazione. Siamo orgogliosi di essere al fianco di tutti coloro che affrontano tali campagne diffamatorie e attacchi repressivi, intensificando il nostro lavoro e unendoci per affrontare l’apartheid, l’occupazione, i crimini di guerra e la colonizzazione israeliana, e organizzandoci per la liberazione della Palestina.

verso il 19 giugno – libertà per pablo hasel

 

Une compilation musicale en soutien à Pablo Hasel a été publiée. Cette compilation regroupe des artistes de plusieurs continents (Mexique, Chili, Espagne, Gabon, RD Congo, Belgique, Suisse, France) uni·es pour réclamer la libération du rappeur communiste catalan. Cette compilation est disponible à 3€, et/ou prix libre sur bandcamp via ce lien : “Soutien à Pablo Hasél”. Tout l’argent récolté à travers ce projet sera reversé en intégralité à la caisse de solidarité afin de couvrir les frais judiciaires du rappeur ou l’aider dans son séjour en prison.

Pablo Hasel

 

verso il 19 giugno – la lotta dei prigionieri repubblicani in Irlanda

 

Les prisonniers républicains de la prison de Portlaoise ont mis fin aujourd’hui à leur mouvement de protestation au cours duquel ils avaient refusé d’être enfermés dans leur cellule durant plus de deux semaines. Les raisons du mouvement de protestation provenaient du niveau inégal des soins de santé offerts aux détenus par rapport aux personnes à l’extérieur. Les prisonniers ont arrêté leur action après avoir obtenu la garantie que tous les prisonniers qui souhaitent se faire vacciner seront vaccinés la semaine prochaine. L’IRPWA et de Saoradh avaient organisé une manifestation de solidarité à Dublin avec d’autres militants anti-impérialistes et anti-internement. Saoradh Munster avait également prévu de manifester à Cork ce soir avant que la nouvelle ne soit annoncée que la manifestation avait pris fin dans la prison. Plus d’infos ici.

Action victorieuse des prisonniers républicains

 

Sulle richieste di sorveglianza speciale in merito all’operazione “ritrovo”

AGGIORNAMENTO AL TESTO “CHI NON MUORE SI RITROVA

Considerazioni in merito all’Operazione “Ritrovo” sulle richieste di sorveglianza speciale

A un anno di distanza dall’Operazione Ritrovo è arrivata la richiesta di 5 anni di sorveglianza speciale con obbligo di dimora per 7 compagni e compagne indagati in quell’inchiesta. L’ udienza è stata fissata per il 12 luglio.

La mossa ci sembra del tutto in linea con quanto avvenuto tanto nel passato recente (vedi Cagliari e Genova) che in quello più remoto. A fronte del fallimento o del drastico ridimensionamento della portata di un’inchiesta, si tenta di colpire le stesse persone con altri mezzi. L’intento è chiaramente quello di non mollare la presa, indebolire quei contesti in cui pensare e organizzare la critica e l’opposizione a questo stato di cose è una prassi che rimane costante, anche col solo far sentire compagni e compagne costantemente sorvegliati, col fiato sul collo, cercando di metterli sotto pressione.

La sorveglianza speciale e, in modo differente, le misure cautelari “minori” come gli obblighi e i divieti di dimora sono misure tanto subdole quanto infami. Chi ne è colpito è isolato in modo apparentemente molto meno impattante rispetto a provvedimenti più pesanti, come gli arresti. Tuttavia, seppur con mezzi diversi, l’obiettivo dello Stato rimane lo stesso: restringere il campo di chi si muove, togliere di mezzo chi si espone e fungere da monito per chiunque avesse intenzione di farlo. E ci può riuscire tanto con il carcere che con altre, seppur più lievi misure. Quando compagni e compagne spariscono dai contesti in cui lottavano fino al giorno prima, proprio a causa di queste misure, ce ne accorgiamo. E se non ci sorprende che di fronte a esse la risposta solidale non si esprima con lo stesso impeto che di fronte a un arresto, ci preme comunque sottolineare che l’obiettivo a cui mirano è spesso il medesimo: arrestare dei percorsi di lotta. E questo non possiamo permetterglielo.

Ci sembra quindi essenziale innanzitutto collettivizzare il contenuto di tali richieste e auspicare che il dibattito e la resistenza a queste misure si allarghino, data anche la mole di sorveglianze richieste sul territorio nazionale negli ultimi mesi: 4 a Cagliari, 2 a Genova (di cui una attualmente attiva), 1 a Torino, 7 a Bologna (precedute da altre 2 nella provincia, di cui una rigettata e una data).

Per quanto riguarda la struttura di queste richieste ci sembra di poter dire che, in linea con l’inchiesta da cui prendono le mosse, sono decisamente raffazzonate.

Innanzitutto sono misure di sorveglianza richieste non per una pericolosità “generica”, ma per una cosiddetta “qualificata”, ossia destinata a persone indiziate di particolari tipi di reati; nello specifico reati di terrorismo (capo “d” del paragrafo del codice penale sui soggetti destinatari). Ciononostante, il solo reato di terrorismo che emerge dalle carte è quello legato all’Operazione Ritrovo per cui compagne e compagni sono tutt’ora indagati che un anno fa ha portato a sette carcerazioni e cinque obblighi di dimora. Quindi, tautologia già vista: il PM prima lancia l’accusa di terrorismo – respinta sia dal Tribunale del riesame che dalla Cassazione seguita all’appello fatto dal PM – e poi usa l’accusa stessa per dimostrare una pericolosità fondata proprio sul terrorismo.

Entrando nel merito del contenuto, le 7 richieste sono piuttosto individualizzate. Tutte quante condividono però un’introduzione comune, che richiama l’ottica preventiva decantata dal PM Dambruoso all’alba dell’Operazione Ritrovo e la concezione repressivo-pandemica secondo cui nel corso dell’ultimo anno si sarebbe verificata un’ «infiltrazione delle anime anarchiche locali all’interno del tessuto sociale al fine di “cavalcare la rabbia”, derivante dalle stringenti limitazioni imposte dal Governo italiano per il contenimento della pandemia Covid-19, ed incanalarla contro le libere istituzioni democratiche»*.

Per qualcuno si cita precipuamente l’essere intestatario dello spazio di documentazione “Il Tribolo” (al cui interno sono stati sequestrati addirittura striscioni e bandiere, da ritenersi dunque a sua personale disposizione), o la partecipazione attiva alla redazione del bollettino anticarcerario OLGa. Per altri l’aver partecipato a livello nazionale o internazionale a cortei e presidi, in particolare nella lotta contro la repressione e in solidarietà a compagni e compagne in carcere.

Non mancano ovviamente passaggi contraddittori. Per qualcuno la pericolosità personale si evincerebbe dal possesso di strumenti informatici di tutela della privacy. Per qualcun’altra dai contenuti (trascrizione di lettere, volantini, resoconti di assemblee) estrapolati da comunicazioni trasparenti, rinvenute su supporti informatici non criptati.

In alcune richieste ci si sofferma più sul “curriculum” militante, a partire dalle prime denunce (superficialmente riportate con inesattezze e refusi); in altre su fatti accaduti nell’ultimo anno, tra cui le manifestazioni di solidarietà ai detenuti in seguito alle rivolte di marzo 2020 e la partecipazione attiva all’Assemblea in solidarietà ai/alle prigionieri/e, oltre che ai contatti epistolari tenuti con questi ultimi, da cui viene tratteggiato per qualcuno un ruolo di “raccordo” a livello nazionale con compagni/e dentro e fuori le galere.

E poi, questo passaggio: «La condivisione delle dinamiche di lotta rivoluzionaria nel campo dell’anti-carcerario e in solidarietà ai detenuti anarchici insurrezionalisti appartenenti alla FAI/FRI» si sposa ideologicamente con «una progettualità eversiva volta a condurre una insurrezione violenta, anche sfruttando e fomentando le rivolte carcerarie»*. L’adesione ideologica sarebbe una condizione per procedere con richieste di misure preventive. Dambruoso lo dice apertamente dall’anno scorso e oggi continua a battere questa strada senza ripensamenti. Il PM, la cui esecrabile carriera nella procura milanese è stata costruita sulla repressione al cosiddetto terrorismo islamico, tenta di seguire oggi le stesse orme contro gli anarchici. E ciò farebbe ridere visti gli scarsi successi, se non fosse che proprio con simili inchieste per terrorismo, il cui fulcro è proprio l’adesione ideologica, lui come altri PM comminano anni di carcere o di misure preventive a destra e a manca.

La controparte attacca, e lo fa con costanza, mantenendo una sorta di “standard punitivo”, come a dire che sotto un certo livello di repressione lo Stato non scende, tanto in termini di anni comminati, che di tipologia di misure dispensate (preventive e non). Se il livello del conflitto si abbassa la repressione avanza o quantomeno non arretra. Proprio perché, lo dicono loro stessi, l’obiettivo è “prevenire”, evitare che tornino gli anni caldi.

E proprio da qui si è pensato di partire. A fronte della loro prevenzione, vogliamo opporre la nostra, organizzando e rilanciando, di fronte a questa ennesima mossa repressiva, lotte e discorsi che essa avrebbe la pretesa di spezzare.

*citazioni dalle richieste di sorveglianza speciale

Per la liberazione di Georges Abdallah manifestazione a Parigi il 19 giugno

Soccorso rosso proletario comunica la firma dell’appello e l’adesione alla manifestazione

Il suo impegno è portare in forma visibile in Italia in quella giornata questa battaglia in ogni ambito proletario e rivoluzionario

info e materiali srpitalia@gmail.com

LIBÉRER GEORGES ABDALLAH, NOTRE LUTTE, NOTRE COMBAT !

Manifestons, le 19 juin 2021, pour exiger sa libération !

Georges Abdallah, notre lutte, notre combat ! Sa libération est notre détermination !

Georges Abdallah, notre lutte, notre combat car du côté de l’opprimé et non de l’oppresseur ! De l’émancipation et de la liberté ! De l’insoumission et de l’insurrection ! De la révolte, de ce droit juste et légitime ! De la colère et de la dignité!

Georges Abdallah, notre lutte, notre combat pour démasquer les systèmes d’exploitation, de domination -capitaliste, impérialiste, colonialiste- et leur barbarie.

Georges Abdallah, notre lutte, notre combat pour un soutien indéfectible à la cause palestinienne et à la résistance sous toutes ses formes. Pour l’autodétermination du peuple palestinien ! Pour les Intifadas passées, actuelle et à venir ! Pour la libération des héros résistants captifs des geôles sionistes ! Pour le droit au retour de tous les « réfugiés » ! Contre la Normalisation et toutes les formes de liquidation, de tergiversations, de compromissions et de négociations ! Pour l’affirmation de la loi, dont la validité universelle est encore démontrée aujourd’hui par l’actualité, que seule la résistance peut contrer l’occupant, ses plans et unifier le peuple palestinien sur son projet historique de lutte de libération nationale.

Georges Abdallah, notre lutte, notre combat, toujours deboutaux côtés des masses et des quartiers populaires pour leurs droits et nos acquis.

Georges Abdallah, notre lutte, notre combat contreles injustices, les violences policières ! La répression et les régimes d’exception !

Georges Abdallah, notre lutte, notre combat résolument internationaliste et radicalement antifasciste car siamo tutti antifascisti !

Georges Abdallah,notre ligne indéfectible de ce qui est progressiste et révolutionnaire et de ce qui ne l’est pas !

Georges Abdallah, notre camarade ! Tes combats sont les nôtres ! Ta libération est notre détermination et notre engagement pour que cette 37ème année de détention que tu affrontes, fort de ta conscience, sans reniement et toujours résistance, soit enfin la dernière de « cette petite éternité qu’est la prison à vie ».

Que mille initiatives solidaires fleurissent partout pour exiger ta libération et pour que soit rappelée au plus haut sommet de l’Etat français cette impérieuse nécessité adressée au ministre de l’intérieur du « il faut qu’il signe ». Et en ce sens, nous lançons un appel à amplifier, coordonner et faire converger, en particulier, notre mobilisation :

– du 12 au 19 juin 2021, en France et partout dans le monde, pour une semaine d’actions nationales et internationales pour la libération de Georges Abdallah

– le samedi 19 juin 2021, pour la 5ème manifestation nationale et internationale organisée à Paris, à 14h30, afin de faire entendre massivement de la Place des Fêtes à la place de la République notre revendication impérieuse de voir enfin Georges Abdallah, notre camarade, libéré.

Lecheminement vers la libération et la liberté est long, plein d’embûches et de contradictions mais là encore s’il est une affirmation de notre camarade Georges Abdallah que nous faisons nôtre, c’est bien celle de l’impérieuse nécessité de la lutte et de la résistance, dans la diversité de nos expressions et la convergence de nos engagements pour que soit enfin traduite en acte, par le rapport de force établi, sa libération et parce que « c’est ensemble et seulement ensemble que nous vaincrons » pour « la victoire ou la victoire ! ».

ABDALLAH, ABDALLAH, TES CAMARADES SONT LÀ !

GEORGES ABDALLAH EST DE NOS LUTTES, NOUS SOMMES DE SON COMBAT !

LIBERTE POUR GEORGES ABDALLAH l

Paris, le 31 mai 2021

Campagne unitaire pour la libération de Georges Abdallah

Campagne.unitaire.gabdallah@gmail.com

Milano processo ai solidali con la resistenza palestinese contro sionismo israeliano e imperialismo

 presidio davanti al Tribunale lunedì 7 giugno 2021 alla ore 9.00

Lunedì 7 giugno alle ore 9.30 si terrà una nuova udienza del processo contro 4 compagni accusati di aver contestato la presenza delle bandiere sioniste alla manifestazione del 25 aprile 2018 a Milano. Contestazione messa in atto in appoggio alla Marcia per il Ritorno con cui in quel periodo i palestinesi rivendicavano il diritto a ritornare nelle loro terre e che grazie ai cecchini sionisti fu pagata con più di 180 uccisi, tra cui 44 bambini e 4 donne, e oltre 20 mila feriti.

Questa nuova udienza cade in un periodo in cui altre pagine di sangue sono scritte nella storia della Palestina. Ancora una volta l’eroico popolo palestinese sta mostrando la volontà di non soccombere e di reagire contro il razzismo sionista. Quella di questi giorni di maggio è una rivolta di tutto il popolo da Gerusalemme est, alla Cisgiordania, alla striscia di Gaza, ai palestinesi dei territori del ’48, formalmente cittadini israeliani, che per la prima volta sono scesi massicciamente in campo, prima con la rivolta di piazza e poi con lo sciopero generale totale. Si tratta di una rivolta che ha reagito all’accelerazione della pulizia etnica messa in atto dal regime colonialista con la caccia all’arabo, la deportazione delle famiglie palestinesi e l’assalto alla moschea di Al Aqsa a Gerusalemme est nel pieno di una funzione religiosa che vedeva la presenza di decine di migliaia di fedeli.

La reazione sionista alla rivolta palestinese ha mostrato ancora una volta il vero volto di questo colonialismo genocida con bombardamenti massicci, stragi di donne e bambini e distruzione delle condizioni di sopravvivenza della popolazione di Gaza. Oggi questo odioso colonialismo con il progetto della Grande Israele (dal Sinai a Golfo Persico) è perfettamente funzionale ai piani imperialisti degli Usa, e degli stati europei, di dominio e sfruttamento dei popoli dell’area mediorientale. Per questo le classi dirigenti occidentali, Usa e Germania in testa, sono tutte schierate in maniera compatta nel tentativo di rovesciare la storia riecheggiando la propaganda sionista tesa a far passare gli oppressori come vittime.
E non è da meno la classe dirigente del nostro paese che dal PD a Fratelli d’Italia, passando per la Lega e l’M5S, ha sposato in blocco questa aberrante mistificazione.

Dall’altra parte, dalla parte di chi si oppone e lotta, di fronte a questo massacro del popolo palestinese, un’onda di mobilitazione si è levata in tutto il mondo e anche in Italia. Manifestazioni che si sono svolte con grande partecipazione sia nelle città dei cosiddetti paesi avanzati che in quelle dei cosiddetti paesi in via di sviluppo.
Manifestazioni che esprimono chiaramente la solidarietà alla giusta causa del popolo palestinese e che hanno visto in prima fila la presenza significativa di ebrei (anche religiosi praticanti) antisionisti a chiara testimonianza che non si tratta di una “guerra di religione” ma di una guerra tra un popolo oppresso e i suoi oppressori colonialisti, fascisti e razzisti.

È una mobilitazione che mostra che c’è tanta gente che vede le cose per come sono e non si fa disarmare dalla propaganda pro sionista che impera nel sistema dei media occidentale. In tutte le piazze, e anche nella nostra città, abbiamo visto di migliaia di giovani immigrati di seconda e terza generazione, principalmente dal Medioriente, ma non solo, scendere in campo assieme ai solidali italiani per esprimere una forte presa di posizione contro i massacratori sionisti.

Questa mobilitazione ci riempie il cuore e ci rinfranca nella nella determinazione di rovesciare il processo intentato nei nostri confronti in processo al sionismo come forma particolare di colonialismo di insediamento, simile a quelle messe storicamente in atto contro gli indiani d’America, gli aborigeni australiani e i neri in Sud Africa.

Da questa mobilitazione traiamo nuova forza e determinazione per portare avanti questa linea processuale con l’idea che possa costituire un contributo allo sviluppo di un fronte antisionista, antimperialista e antirazzista nei nostri territori.

Invitiamo tutti, solidali e immigrati, a partecipare al presidio davanti al Tribunale di Milano lunedì 7 giugno 2021 alla ore 9.00

Contro il sionismo e l’imperialismo USA e UE!

Contro il ruolo dell’Italia in quanto complice dello Stato di Israele!

Solidarietà alla lotta del popolo palestinese e alla resistenza dei prigionieri palestinesi!

Sosteniamo i compagni sotto processo!

Abbattere il capitalismo!

Diffondiamo e rilanciamo l’appello, qui di seguito, dei 4 compagni imputati.

MORTE ALL’IMPERIALISMO
LIBERTÀ AI POPOLI!

PALESTINA LIBERA!

Tutti gli imputati