Caso Persichetti, si ridimensiona l’accusa ma il sequestro resta. Chi sequestra un archivio, attacca la libertà di ricerca e nel caso di Paolo la ricerca storica sugli anni 70, e non è un caso

Di Paolo Persichetti

Lo scorso 2 luglio il Tribunale del riesame rigettando la richiesta di dissequestro del mio archivio di materiali storici e della documentazione privata della mia famiglia ha corretto le imputazioni indicate dalla procura ritenendo più adeguata la contestazione dell’art. 262 cp, «Rivelazione di notizia di cui sia stata vietata la divulgazione», anziché l’art. 378 (favoreggiamento) e il 270 bis (associazione sovversiva con finalità di terrorismo ed eversione dell’ordinamento costituzionale).
Come in una sorta di caccia al tesoro, con la decisione del tribunale del riesame siamo ormai alla terzo tentativo di indicare un reato che, a quanto pare, magistrati ed inquirenti non sono ancora riusciti a trovare. Nel mese di dicembre 2020, infatti, l’indagine della Polizia di prevenzione ipotizzava la rivelazione del segreto d’ufficio, art. 326 cp, ipotesi investigativa poi lievitata nell’associazione sovversiva e nel favoreggiamento.
Nei giorni scorsi gli accertamenti tecnici non ripetibili disposti dal pubblico ministero, che si sarebbero dovuti tenere sul materiale sequestrato, sono stati sospesi a seguito della richiesta di incidente probatorio davanti al Gip avanzata dal mio avvocato, Francesco Romeo. L’incidente probatorio offre infatti maggiori garanzie processuali introducendo una figura terza, ovvero il Giudice per le indagini preliminari che sul piano formale riequilibra il ruolo della procura, fino ad ora dominus di ogni atto all’interno dell’inchiesta. Questa scelta processuale allunga i tempi, ma non vi era altra scelta davanti all’atteggiamento della Procura che ha persino mancato di notificare all’avvocato il provvedimento che autorizzava la riconsegna dell’archivio amministrativo della mia famiglia e quello medico e scolastico dei miei figli. Il Gip esaminerà le carte dopo la pausa estiva

Chi sequestra un archivio, attacca la libertà di ricerca, l’appello firmato da ricercatori e cittadini contro l’inchiesta della procura di Roma e della polizia di prevenzione

L’appello lanciato da storici e ricercatori contro l’inchiesta condotta dal pm Eugenio Albamonte insieme alla Polizia di prevenzione nei miei confronti (leggi qui) ha superato le 600 firme. La raccolta continua e chi volesse ancora aderire lo può fare apponendo la propria firma Continua a leggere

Parma, domenica 25 presidio sotto le mura del carcere

PRESIDIO SOLIDALE SOTTO LE MURA DEL CARCERE DI PARMA
DOMENICA 25 LUGLIO – ORE 17.00

Dal 15 luglio 5 sezioni del carcere di Parma sono in protesta, con battiture tre volte al giorno, contro sovraffollamento, cibo spazzatura e malasanità (con ritardi o assenze di visite mediche anche urgenti). Claudio, ora detenuto a Parma, è tornato a denunciare pubblicamente, nella forma di un esposto alla ministra Cartabia, le violenze ed omissioni di soccorso delle guardie nel marzo 2020 ed in particolare in circostanza della morte del detenuto Sasà Piscitelli. Veniamo a sapere dalla testimonianza diretta di un altro detenuto  coraggioso di nuove torture nelle carceri di Parma e Piacenza e di trasferimenti punitivi da Parma per chi reclama diritti e racconta all‘esterno (con lettere o gridando dalle finestre) le misere condizioni detentive a cui è costretto… per tutto questo e contro lo strutturale sistema di oppressione perpetuato quotidianamente in tutte le carceri italiane, abbiamo deciso di tornare sotto il carcere di Parma.

Domenica 25 luglio, ore 17.00, Carcere di Parma, lato via Mantova

Da https://roundrobin.info/

Ecco la “politica sull’immigrazione” dell’imperialismo europeo che costa migliaia di vite umane

L’imperialismo italiano paga il governo libico per “trattenere” i migranti o “riprenderseli”, l’imperialismo inglese paga quello francese esattamente per fare la stessa cosa, l’imperialismo europeo nel suo complesso (Germania in testa) paga la Turchia per trattenere i migranti… e si tratta di miliardi di euro con il risultato di sofferenze indicibili e migliaia di morti all’anno.

Ma  nessun “muro”, fatto pure con tutti i soldi del mondo, può fermare le migrazioni che sono una necessità vitale per milioni di persone che fuggono da guerre e miserie causate da sempre dai paesi imperialisti!

È il “muro” dell’imperialismo che bisogna abbattere quanto prima per mettere fine a questi orrori!

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tratto da l’inkiesta

Dipendenti dall’Europa

Il Regno Unito paga la Francia per non far sbarcare i migranti

Londra ha dato 63 milioni di euro a Parigi affinché raddoppi gli agenti a pattugliare le coste settentrionali francesi. È la seconda tranche dopo i 28 milioni del 2020. Per fermare gli arrivi dei rifugiati non bastano più le otto navi che prima coprivano lo stretto della Manica. Il governo inglese ha chiesto anche a Bruxelles di rivedere il protocollo sull’Irlanda del Nord

Altro che neoisolazionismo. La «Global Britain» del dopo Brexit è ancora dipendente dall’Europa. Ne ha bisogno persino per difendere quei confini al centro della retorica sovranista. Continua a leggere

Sabato 24 a Voghera contro il razzismo istituzionale

Voghera è una città in provincia di Pavia di 40mila abitanti, di cui circa 5mila migranti, con una nutrita comunità maghrebina, principalmente impiegata in lavori precari o stagionali e nella logistica. Nel corso degli ultimi anni, l’Assemblea per il diritto alla casa di Pavia e provincia ha condotto diverse vertenze in città a causa dei numerosi sfratti che vi si verificano. La giunta precedente, di centrodestra, e quella attuale, a guida Lega, durante queste vertenze hanno sistematicamente alimentato il razzismo istituzionale.

Dell’attuale giunta fa parte, in qualità di assessore alla sicurezza, Massimo Adriatici, ex sovrintendente di polizia, avvocato e docente a contratto ad Alessandria. Adriatici è noto in città come sceriffo, titolo di cui si vanta, andando in giro armato per la città. Ha fatto un uso disinvolto dei Daspo urbani previsti dalla legge Minniti e varato un’ordinanza che vieta la vendita di birre fredde e di bottiglie di vetro, allo scopo di colpire i migranti che si ritrovano nelle piazze cittadine e, soprattutto, di coprire le inchieste che vedono coinvolta la giunta in casi di corruzione elettorale.
Adriatici ha ucciso Youns El Bossettaoui, trentanovenne di origine marocchina, con moglie e figli in Marocco. Youns stava male a causa di razzismo, sfruttamento, solitudine e povertà. Le istituzioni erano a conoscenza, ma non sono mai intervenute. Un uomo delle stesse istituzioni ha invece scelto di uccidere Youns, in nome del razzismo. Ne emerge la nulla considerazione per le vite migranti, cosa che non ci sorprende, perché da anni abbiamo a che fare con il ceto politico leghista locale, e di Adriatici ce ne sono tanti, troppi. Non è un mistero che l’uso delle armi sia un loro feticcio, che li rende anche particolarmente amati in provincia.

Il quadro è ben preciso: un italiano, potente, ricco, nelle istituzioni, ex poliziotto può impunemente uccidere un immigrato, la cui vita per le istituzioni non vale nulla, e poi tornare tranquillamente a casa, perché media e istituzioni fanno quadrato attorno a lui. Per questo ci associamo al grido disperato della sorella di Youns, che chiede giustizia e verità per la vita spezzata di suo fratello.

Con lei manifesteremo sabato 24 alle ore 16 in piazza Meardi a Voghera, cui seguirà l’iniziativa di Noi siamo idee, collettivo di giovani vogheresi.

Da anni lottiamo conto razzismo istituzionale, ingiustizie e violenza sistemiche, sfruttamento, trovando sempre come controparte personaggi che condividono con Adriatici il retroterra razzista, classista e ideologico, ma recentemente ci sembra che dalla retorica loro siano passati alla pratica: lo abbiamo visto a Novara con l’omicidio di Adil, ucciso un mese fa in quanto sindacalista in lotta e migrante, lo vediamo ora a Voghera con l’omicidio di Youns El Bossettaoui, ucciso in quanto migrante.

Da Movimento Pavia

La Sicilia e i deliri di onnipotenza dei cavalieri di morte dell’Alleanza Atlantica 2030

I DRONI AGS A SIGONELLA E LA SICILIA ANCORA PIÙ PIATTAFORMA DI GUERRA NATO

Di Antonio Mazzeo  antoniomazzeoblog.blogspot.com
Dalla Sicilia il via alle attività di sorveglianza e intelligence di un’ampia area geografica del pianeta: dall’Oceano Atlantico sino al Mar Nero e la Crimea e dal Mare del Nord e il Baltico sino al Sud Africa. Dal quartier generale dell’Alleanza Atlantica di Mons (Belgio), è stata data la notizia che quest’estate i cinque droni AGS (Alliance Ground Surveillance) schierati nella grande stazione aeronavale siciliana di Sigonella potranno effettuare missioni di volo sino a 60 ore alla settimana, per poi raggiungere le 100 ore complessive entro il 2024. La loro operatività è stata ufficializzata il 16 febbraio 2021 dal Comandante supremo delle forze alleate della NATO, il generale statunitense Tod Wolters.

Il recente vertice di Bruxelles dei Capi di governo dei paesi membri della NATO ha chiarito chi sono i “nuovi” nemici contro cui schierare sistemi di guerra avanzati, missili, satelliti, portaerei e carri armati: la Russia e la Cina e guai a loro se proveranno a mettere radici nel Mediterraneo “allargato”. Continua a leggere

La violenza sistemica del carcere assassino, con gli aguzzini delle guardie penitenziarie

Violenze nel carcere le Vallette di Torino, 25 richieste di rinvio a giudizio

La procura di Torino ha chiesto 25 rinvii a giudizio in un procedimento che riguarda episodi di violenza commessi da agenti di polizia penitenziaria ai danni di detenuti nel carcere Torinese delle Vallette. Per alcuni casi è contestato il reato di tortura.
Fra gli indagati ci sono Domenico Minervini e Giovanni Battista Alberotanza, all’epoca dei fatti direttore del carcere e comandante degli agenti, ai quali sono stati contestati comportamenti riconducibili, secondo gli inquirenti, a nascondere o a minimizzare la portata degli episodi. I detenuti elencati come persone offese dalla procura sono undici.