Soccorso Rosso Proletario

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India: il 20 novembre sciopero generale contro l’arresto dei dirigenti maoisti Bose e Sheela

Il partito comunista dell’India (maoista) invita allo sciopero generale (Bandh) il 20 novembre per protestare contro l’arresto dei leader del partito Prashant Bose (alias Kishan Da) e sua moglie Sheela Marandi.

In un comunicato stampa rilasciato lunedì dal compagno Sanket, portavoce dell’Ufficio regionale orientale del CPI (maoista), il partito ha affermato che Bose e sua moglie, Sheela Marandi, sono stati arrestati mentre stavano andando a ricevere cure mediche. Bose e Sheela soffrono di problemi di salute legati all’età e dovrebbero essere rilasciati per motivi medici.

Bose e sua moglie sono stati arrestati il ​​12 novembre nella località Kandra del distretto di Seraikela-Kharsawan in un’operazione congiunta della polizia di stato e della Central Reserve Police Force (CRPF). Nell’operazione sono stati arrestati anche altri quattro quadri del PCI (maoista).

Bose è stato arrestato mentre era in cerca di cure mediche, ma la polizia ha affermato che gli arresti sono stati effettuati mentre stava andando a partecipare a un’importante riunione del partito.

Tuttavia, la polizia non ha condotto Bose davanti ai media, sostenendo che il leader maoista ha uno dei cervelli più acuti del CPI (maoista) e permettergli di comunicare con il pubblico potrebbe non essere una buona idea.

Da redspark:

CPI (Maoist) Call For Bharat Bandh On November 20 To Protest Arrest Of Party Leaders

Seraikela-Kharsawan District, November 16, 2021: The CPI (Maoist) have called for a Bharat Bandh on November 20 and announced to observe ‘Pratirodh Divas’ from November 15 to November 19 in protest against the arrest of the Maoist party’s politburo member Prashant Bose alias Kishan Da and his wife Sheela Marandi.

In a press statement released by Comrade Sanket, the spokesperson of the Eastern Regional Bureau of CPI (Maoist) on Monday, the party claimed that Bose and his wife, Sheela Marandi, were arrested while they were on their way to get medical attention. Bose as well as Sheela suffer from age related health problems, and they should be released on medical grounds, the communique further stated.

The word ‘Pratirodh’, used in Bangla as well as Hindi, translates to resistance in English. The CPI (Maoist) have sought support of human rights organizations and other non-political organizations to join a mass movement demanding the release of Bose and his wife.

Bose, in his mid-seventies, was the secretary of the Eastern Regional Bureau of the CPI (Maoist). He was also a politburo member of the central committee of the CPI (Maoist), and one of the think tanks of the party. His wife, Sheela, is the only woman member of the central committee of CPI (Maoist) and is about 65-years-old.

Bose was one of the founding-members of the Maoist Communist Centre of India (MCCI), which had merged with the Communist Party of India (Marxist–Leninist) People’s War (People’s War Group) on September 21, 2004 to form the CPI (Maoist).

Bose and his wife were arrested on November 12 at Kandra locality of Seraikela-Kharsawan district in a joint operation of the state police and Central Reserve Police Force (CRPF). Four more cadres of the CPI (Maoist) were also arrested in the operation.

While the CPI (Maoist) have claimed that Bose was arrested while he was on his way to get medical attention, police have said that the arrests were made when he was on his way to attend an important meeting of the party.

However, police did not produce Bose before the media, claiming that the Maoist leader has one of the sharpest brains in the CPI (Maoist) and allowing him to communicate with the public may not be a good idea.

Taser in carcere: la CGIL con Salvini. Ma non avevamo dubbi, è da decenni che questo sindacato collabora coi padroni e le forze più reazionarie di questo paese, non da ultimo con la polizia penitenziaria, a fianco della quale si era già schierata nel corso delle rivolte del 2020

Mentre 108 agenti e funzionari di polizia penitenziaria rischiano il processo per tortura, lesioni, abuso di autorità, falso in atto pubblico e, per 12 di loro, cooperazione nell’omicidio colposo di un detenuto algerino nel carcere di S. Maria Capua Vetere, la CGIL rilancia la proposta di Salvini per dotare anche le guardie carcerarie dell’uso del taser. La stessa CGIL d’altronde non è nuova a flirtare con Salvini nel campo carcerario. A giugno 2020 ad esempio, quando 44 agenti della Polizia Penitenziaria impegnati nel carcere di Santa Maria Capua Vetere furono raggiunti dagli  avvisi di garanzia, la CGIL non fece mancare la solidarietà agli agenti indagati dei pestaggi, anche giustificando la loro reazione scomposta e arrogante, tipica di chi è abituato a non rendere conto delle proprie azioni.

I sinceri democratici quindi, possono anche sorprendersi per la richiesta di taser in carcere da parte di questo sindacato collaborazionista, ma chi lotta ogni giorno contro le politiche antioperaie e le mafie padronali, contro la tav e altre opere devastanti, contro gli omicidi sul lavoro e in carcere, sa bene che questa richiesta proviene dalla necessità di mettere in sicurezza non le carceri, ma il sistema che le produce e alimenta, quello capitalistico.

Segue articolo di Damiano Aliprandi su Il Dubbio:

Sorpresa, la Cgil vuole l’uso del Taser anche in carcere

La Fp Cgil penitenziaria chiede alla ministra Cartabia di avere il Taser in dotazione come le altre forze dell’ordine, ma contrasta con l’articolo 41 dell’ordinamento pentenziario ed è sconsigliata da una ricerca Usa e dal garante nazionale

«Il personale della Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza, sarà munito di una nuova dotazione individuale con un forte potere di arresto non lesivo». E poi: «Malgrado il notevole e costante aumento delle aggressioni registrate nelle strutture carcerarie italiane, ancora una volta dobbiamo registrare l’esclusione del personale di Polizia Penitenziaria da provvedimenti che riguardano la generalità delle altre forze di polizia». Tradotto: si richiede che anche la polizia penitenziaria abbia il Taser come le altre forze dell’ordine. A dirlo, rivolto con una lettera alla ministra della Giustizia, è la Fp Cgil penitenziaria.

L’introduzione del Taser in carcere sarebbe in contrasto con l’articolo 41 dell’ordinamento penitenziario

Quindi non un sindacato di destra, ma progressista come appunto la Cgil. Eppure il sistema penitenziario non si può governare con le armi. L’introduzione della pistola elettrica nelle carceri andrebbe in contrasto con l’articolo 41 dell’ordinamento penitenziario, in base al quale gli agenti in servizio nell’interno degli istituti non possono portare armi se non nei casi eccezionali in cui ciò venga ordinato dal direttore.

Il Taser, secondo la ricerca condotta da Apm Reports negli Stati Uniti nel 2019 sui Dipartimenti di Polizia di dodici grandi città americane – messa in risalto dal Garante nazionale delle persone private della libertà personale nella sua Relazione al Parlamento del 2020 -, è stato infatti efficace solo circa nel 60% dei casi e, tra il 2015 e il 2017 per 250 volte, al suo impiego non efficace è seguita una sparatoria; in 106 casi, inoltre, il suo utilizzo ha determinato un aumento della reazione violenta della persona che si voleva ridurre all’impotenza.

Il garante nazionale Mauro Palma ha ribadito che il Taser non può trovare applicazione in carcere

Non solo. Pensiamo al carcere. Il medesimo studio mette fortemente in dubbio che l’arma a impulsi elettrici possa essere considerata quasi totalmente efficace, soprattutto se utilizzata in scenari operativi di un certo tipo ( per esempio, in spazi ristretti) o anche nei confronti di persone con disagio psichico che, potrebbero avere una reazione acuta in termini di sproporzione e di aggressività, controllabile invece con altri mezzi, e tale da indurre gli operatori di Polizia all’uso di armi tradizionali con conseguenze anche fatali. Il garante nazionale Mauro Palma, ha quindi ribadito che come già espresso da organi di controllo internazionali, che il Taser non può trovare applicazione in determinati contesti, quali gli ambienti chiusi e in particolare gli Istituti di pena.

Muri, gas, arresti e morte contro i migranti. E’ la guerra ai poveri, è l’imperialismo bellezza

La Polonia costruirà da dicembre una barriera per fermare il flusso di profughi spinti verso il confine dal governo della Bielorussia. Negli ultimi 50 anni sono stati costruiti 65 muri di confine, un quarto in Europa. L’Europa (26%) è seconda solo all’Asia (56%). Nei Paesi Ue dell’area Schengen la spesa totale per ostacolare le migrazioni forzate ha sfiorato il miliardo di euro. A cui andranno aggiunti gli stanziamenti per i 508 chilometri di frontiera che la Lituania ha deciso di puntellare con pali d’acciaio e filo spinato.

Intanto al confine con la Bielorussia le forze di sicurezza della Polonia hanno arrestato un centinaio di migranti e richiedenti asilo, dopo che la settimana scorsa ne avevano respinti altri usando gas lacrimogeni e idranti. E sono saliti a 12 i migranti in fuga, principalmente da Medio Oriente e Asia centrale, uccisi alla frontiera dal freddo o da altre condizioni ancora da accertare. Tra questi un bambino siriano di 1 anno, ritrovato senza vita in un bosco, e una donna palestinese, trovata morta in circostanze misteriose. La 44enne rifugiata palestinese proveniva dal campo profughi di Neirab, ad Aleppo, nel nord della Siria, ed era stata arrestata alla stazione ferroviaria mentre si stava recando a Minsk, capitale della Bielorussia, insieme a un gruppo di altri rifugiati. Il suo corpo è stato trovato nei boschi vicino al confine con la Bielorussia

Più di duemila richiedenti asilo ed immigranti sono ancora bloccati al confine tra Polonia e Bielorussia da diverse settimane, dopo che le autorità polacche si sono rifiutate di farli entrare.

La situazione è particolarmente grave per madri e bambini bloccati dal freddo estremo, senza alcun aiuto umanitario o sanitario.

Il numero di questi migranti è aumentato in una proporzione senza precedenti nelle ultime settimane, a causa della tensione tra Bielorussia e Polonia che a sua volta è al centro di uno scontro politico tra Unione Europea e Bielorussia. La Bielorussia sta cercando di spingere i migranti a entrare in Polonia, in modo da mettere in difficoltà le autorità polacche ed europee; la Polonia, uno dei paesi europei più ostili nei confronti dei migranti, si sta rifiutando di accoglierli, imponendo uno stato d’emergenza ai propri confini.

La situazione si è aggravata più di recente, quando il numero di migranti al confine è cresciuto. Mercoledì il governo bielorusso ha portato via dalla zona di frontiera circa mille migranti, sistemandoli in un centro logistico coperto vicino al confine e dando loro materassi, coperte e cibo: secondo diversi osservatori, la decisione sarebbe stata presa con l’obiettivo di diminuire la tensione con la Polonia e l’Unione Europea.

India: taglie, arresti e uccisioni contro Adivasi e Naxaliti – Il 24 novembre giornata internazionale di azione a sostegno della guerra popolare in India

Sarebbero almeno 26 (quelli accertati almeno, ma si presume siano di più) i naxaliti uccisi dalla polizia dello Stato indiano del Maharashtra il 13 novembre, a conclusione di un rastrellamento nella giungla di Mardintola, lungo la frontiera tra il Maharashtra e il Chhattisgarh, nel distretto di Gadchiroli.

Tra i maoisti uccisi, sei donne e il dirigente politico Milind Teltumbde, membro del comitato centrale del PCI (Maoista) e responsabile della zona Maharashtra-Madhya Pradesh-Chhattisgarh. Sulla sua testa era stata posta una taglia di cinque milioni di rupie.

Secondo le dichiarazioni ufficiali proseguirebbero sia i rastrellamenti per scovare altri guerriglieri, sia la ricerca dei corpi di quelli abbattuti. Per cui, si presume, il numero definitivo delle vittime potrebbe superare la trentina.

Dall’arrivo al potere di Narendra Modi la repressione nei confronti del movimento rivoluzionario si è ulteriormente inasprita. Decine di migliaia di soldati sono stati inviati nelle aree tribali per stroncarvi sia la resistenza di adivasi e contadini, sia la guerriglia maoista (in molti casi convergenti).

Il ​​12 novembre, nella località Kandra del distretto di Seraikela-Kharsawan, in un’operazione congiunta della polizia di stato e della Central Reserve Police Force (CRPF), sono stati arrestati altri sei quadri maoisti. Tra essi il settantenne Prashant Bose (alias Kishan Da), dirigente maoista su cui pendeva una taglia di ben dieci milioni di rupie, e sua moglie, la 65enne membro del comitato centrale del CPI (maoista) Sheela Marandi. Entrambi sono stati arrestati mentre stavano andando a ricevere cure mediche.

Torture, uccisioni, arresti, deportazioni di lavoratori, contadini, intellettuali, donne, masse popolari che si ribellano in armi guidate dal PCI(maoista): ecco cosa ne é della “più grande democrazia del mondo” con Narendra Modi!

A causa dell’operazione “GREEN HUNT” dal 2009 al 2017, e della nuova offensiva strategica “SAMADHAN-Prahar”, l’Esercito Guerrigliero Popolare di Liberazione (Egpl), le organizzazioni di massa rivoluzionarie e i comitati popolari rivoluzionari sono stati gravemente colpiti nelle zone di resistenza rosse e nelle zone di guerriglia. Diversi compagni, dai membri del Comitato Centrale al Comitato del Partito del Villaggio e delle Cellule, comandanti dell’EGPL e combattenti di vario grado hanno perso la vita in attacchi nemici.

L’offensiva strategica “SAMADHAN” è stata progettata per attuare l’agenda di formazione della “nuova India” entro il 2022. “Nuova India” che altro non è che l’imposizione di un regime fascista da parte delle forze braminiche indù.

Il 26 settembre 2021, i primi ministri dei 10 stati dell’India in cui agisce il movimento maoista e alti funzionari della presidenza del ministro degli Interni centrale, Amit Shaw, hanno concordato, presentandolo come un piano di sviluppo, un piano controrivoluzionario grazie a cui si intensificheranno le campagne oppressive nella parte centrale dell’India. Più recentemente, il 3 novembre, hanno dichiarato che le loro truppe sono pronte e che in Odisha e Chattisgarh sarebbero stati creati 24 campi di polizia. Lo scopo della campagna Prahar-3 è sradicare tutti i movimenti di massa, di qualsiasi tipo. Le forze del governo Hindutva definiscono il movimento rivoluzionario diretto dal PCI (maoista) una minaccia alla sicurezza interna e pianificano l’eliminazione del movimento rivoluzionario senza risolvere i problemi vitali di questo paese. In realtà è la cricca dominante fascista di Modi e Amit Shaw la vera minaccia e la più pericolosa per la vita e il benessere del popolo indiano.

SRP raccoglie e rilancia l’appello per la Giornata Internazionale di azione del 24 novembre contro l’operazione fascista e genocida PRAHAR, a sostegno della guerra popolare in india.

Per info e partecipazione: csgpindia@gmail.com

la drammatica situazione carceraria

In Lombardia soffrono di disturbi mentali 880 detenuti su 7.800, ma i posti per loro sono solo 30

Milano – Due celle devastate dal fuoco in poche ore, a Monza. Autore del gesto un detenuto che ha iniziato a protestare per motivi poco chiari, urlando e spaccando tv e sanitari. E poi ha appiccato il fuoco. Sempre lui, il giorno prima, aveva cercato di dare fuoco a un’altra cella.
Gesti apparentemente inspiegabili, frutto di cortocircuiti mentali. Ma quanti sono, nelle 18 carceri lombarde, i reclusi con problemi di salute psichica? Quasi 900 sui 7.800 ospiti. La premessa necessaria è che i numeri dell’affollamento delle celle sono tornati a salire.
A fine giugno, stando all’ultimo rapporto dell’associazione Antigone, rispetto all’anno prima la popolazione carceraria era aumentata in 6 regioni italiane, tra cui la Lombardia. E la classifica dei cinque peggiori istiituti italiani per presenze extra capienza era guidata da Brescia (378 detenuti, 200% di affollamento, il doppio dei letti regolamentari) seguita al quinto posto da Bergamo (529 detenuti, 168%).
È evidente che queste condizioni certo non aiutano chi ha già i suoi problemi. Nella relazione di metà mandato del Garante milanese delle persone private della libertà Francesco Maisto, presentata ad agosto, si denunciava che “la maggiore criticità attuale in tutte le nostre carceri è rappresentata dalla grave carenza di assistenza psichiatrica”. Una realtà, quella dei detenuti con disturbi mentali, che è andata peggiorando negli ultimi anni.
Da gennaio 2015 a fine aprile 2021 “si è assistito ad un crescendo di tale fenomeno”. L’anno peggiore è stato il 2020, quello della pandemia. “É evidente – osserva Maisto – come l’impatto dei disturbi psichiatrici e del comportamento sia decisamente importante rispetto alla difficile gestione dei detenuti che viene, da più parti, rappresentata”.A livello regionale, si legge nella relazione Maisto, sono ben 880 le persone con problemi di patologie psichiatriche (672) o con disturbi del comportamento (208). Eppure in Regione sono solo due i reparti all’interno delle carceri destinati a reclusi con questi problemi, a Monza e a Pavia. “In tutto, appena una trentina di posti letto” spiega Valeria Verdolini responsabile di Antigone Lombardia. E quei reparti sarebbero destinati a chi in carcere non deve stare ma attende un posto in una rems, le residenze che hanno sostituito gli ospedali psichiatrici ma hanno lunghe liste d’attesa. Nel frattempo, c’è anche chi in cella si toglie la vita: in Lombardia 5 detenuti dall’inizio dell’anno. Tre di loro nelle sole ultime due settimane.

Dalle detenute della sezione femminile delle Vallette di Torino

Pubblichiamo la lettera a Il Dubbio delle detenute della sezione femminile delle Vallette di Torino

.A marzo scorso fecero un appello alle autorità, sottolineando che erano ben consce dell’inattuabilità dell’indulto e amnistia a causa delle diverse visioni politiche, ma certe che l’unica strada percorribile fosse la reintegrazione della liberazione anticipata speciale di 75 giorni estesa a tutta la popolazione detenuta, compreso il 4bis. Quest’estate hanno intrapreso lo sciopero del carrello, coinvolgendo anche altri detenuti di diverse carceri, in particolar modo quello di Oristano.

Siamo le ragazze di Torino (Sez. Femminile), nonostante il silenzio intorno alle carceri, noi ci siamo sempre: detenute, ma pronte ed attive! Ci terremo a ringraziarvi moltissimo per il vostro lavoro attento e costante sulle problematiche che, da nord a sud, isole comprese, affliggono i penitenziari. Sia per chi occupa le celle, ma anche per coloro che tentano di lavorarvi all’interno. Abbiamo letto di altri morti di suicidio o per “abbandono” delle istituzioni preposte e ne siamo sconcertate. Così come ci sconcerta il disinteresse dei più a queste tematiche. Ma visto che non ci aspettiamo regali da nessuno, né li vogliamo, continuiamo ad insistere con tutte le nostre possibilità e risorse (Il Dubbio è una di queste) perché venga attivata la Libertà Anticipata e Speciale (75 giorni) a tutta la popolazione detenuta. Beneficio che si ottiene con la buona condotta. Con questa nostra lettera vorremmo chiedervi di far giungere la nostra solidarietà ai reclusi del carcere di Oristano, che per primi hanno aderito in agosto allo sciopero del carrello partito proprio da questa nostra sezione. Non vogliamo che restino inascoltate le nostre voci, ci vorrebbe un’iniziativa comune, non violenta e supportata da giornali e/o associazioni per far tornare l’attenzione sul “problema carcere” e che alle parole rispondano fatti, concreti e tempestivi. Questo è un problema che riguarda le persone, il continuo rimandare non è degno di uno stato civile!

Giù le mani dagli antifascisti! Illegali sono i fascisti e chi li protegge. Solidarietà agli antifascisti di Bergamo!

DELLA PERICOLOSITA’ DEI FASCISTI E DI COME VANNO LE COSE A BERGAMO

Da Prc/SE Lombardia

Paolo #Berizzi è l’unico cronista europeo attualmente sotto protezione per minacce neofasciste e neonaziste.

Dopo quasi tre anni, la Procura di Bergamo ha notificato l’avviso di chiusura indagini a 13 neofascisti bergamaschi accusati di minaccia aggravata nei confronti dell’inviato bergamasco di Repubblica, da tempo oggetto di insulti e atti intimidatori per il suo lavoro d’inchiesta sul mondo dell’estrema destra.

Non vi è dubbio che l’avvio di questo procedimento sancisca definitivamente, se ce ne fosse stato bisogno, la pericolosità dei soggetti che gravitano nelle formazioni neofasciste orobiche. Eppure lunedì 15 si terranno presso il tribunale di Bergamo le udienze per due processi inerenti i fatti avvenuti al cimitero di Lovere il 28 maggio del 2016.

Riassumendo in quel giorno, come avveniva e avviene da qualche anno, sul lungolago della cittadina dell’Alto Sebino, con la scusa di commemorare due fascisti della Tagliamento uccisi nel 1945, si svolse una cerimonia di esponenti neofascisti con il solito corollario di bandiere della repubblica sociale, saluti romani e slogan fascisti.

Incredibilmente non solo la polizia non è intervenuta a contestare i reati commessi dai neofascisti, ancora oggi nessuno risulta indagato, ma addirittura gli è stato concesso di organizzare un corteo e di salire al cimitero di Lovere.

Questo corteo si era già svolto l’anno precedente e pertanto il presidente del Comitato Antifascista Bergamasco e il segretario dell’ANPI provinciale avevano in precedenza incontrato a Bergamo le autorità competenti che si erano impegnate a non consentire l’accesso al cimitero dove non vi sono sepolti fascisti caduti, ma all’entrata vi è il memoriale dei 13 giovani partigiani fucilati nel dicembre del 1943 (“Tredici Martiri”) e della Resistenza loverese, mentre, all’interno del cimitero, vi sono le tombe dei partigiani loveresi tra cui i fratelli Pellegrini (“Falce” e “Martello”), nonché quella del comandante della 53a Brigata Garibaldi Giovanni Brasi (“Montagna”, morto nel 1974).

Lo stesso sindaco di Lovere aveva avuto rassicurazioni in tal senso. Non rassicurati invece dalle garanzie date dalle autorità alcuni antifascisti loveresi avevano comunque lanciato un appello per tenere un presidio antifascista davanti al cimitero di Lovere, ma i manifestanti, tra cui esponenti sindacali e il Segretario Provinciale dell’ANPI, al loro arrivo hanno trovato il piazzale antistante sbarrato con transenne e con l’indicazione di divieto di sosta per previsto corteo.

Non solo: sull’entrata del cimitero era anche presente un nutrito gruppo di carabinieri. Dopo varie tensioni ai fascisti è stato consentito, schierando anche un reparto della Celere, l’accesso al cimitero.

A questo punto è avvenuto l’incredibile: la celere ha spintonato senza alcun motivo i dimostranti (tra l’altro sospingendoli verso il cimitero in cui stavano entrando i fascisti), e alla fine, senza motivi chiari, caricava i dimostranti antifascisti ferendone a colpi di manganello tre: un quasi settantenne a cui hanno rotto la testa, un ex assessore di Bergamo ferito al volto e un ragazzo colpito alla schiena.

Per questi fatti lunedì 15 novembre si terranno presso il tribunale ben due processi: il primo alle 9 in cui sono indagati per vari reati contro le forze dell’ordine dieci antifascisti (tra cui due dei feriti), e un altro alle 12 in cui sono sotto accusa i celerini accusati dei pestaggi contro i manifestanti. Nessun fascista risulta denunciato o sotto processo per i palesi reati commessi in sfregio alla Costituzione.

Insomma ci chiediamo chi ha autorizzato quel corteo?

E se non era autorizzato come mai si è svolto?

E se era autorizzato come mai le forze dell’ordine presenti non hanno rilevato i reati di apologia del fascismo compiuti e documentati da foto e filmati?

E come mai si è proceduto a colpire così duramente i manifestanti antifascisti che – come dimostra la documentazione filmata, anche quella prodotta dalle stesse forze dell’ordine – erano pressoché in grande parte anziani e inermi?

Che senso ha perseguire i neofascisti che minacciano Berizzi se poi gli si consente di scorrazzare nelle strade compiendo reati alla luce del sole?

Con le forze dell’ordine che colpiscono i cittadini che si mobilitano contro i fascisti e che chiedono il rispetto delle disposizioni di legge e della Costituzione?

Insomma c’è molta confusione in bergamasca, ma la situazione non pare per nulla eccellente. Invitiamo chi volesse ad essere presente all’inizio del processo presso il tribunale di Bergamo lunedì mattina alle 9.00.

 

Fabrizio Baggi, segretario regionale Lombardia

Francesco Macario, segretario provinciale Bergamo

Partito della Rifondazione Comunista / Sinistra Europea