“E’ una persecuzione che ormai dura da tempo, che dura da anni, nei confronti di Giorgio ma anche nei confronti di tutto il Movimento No Tav”. Inizia così l’intervista a Nicoletta Dosio, storica attivista No Tav valsusina, in merito alla decisione della Procura della Repubblica di prolungare il periodo di detenzione domiciliare per Giorgio Rossetto, compagno torinese del movimento contro l’opera in Val di Susa, il cui periodo di detenzione domiciliare scadeva sabato 14 marzo 2026.
Iniziata a gennaio 2025, la detenzione domiciliare per Rossetto era stata comminata per delle condanne definitive legate “al maxi-processo per lo sgombero della Maddalena del 2011, la costruzione della baita in Clarea nel 2010 e infine una marcia No Tav nel 2019”, scrive il movimento valsusino in un comunicato.
Il 2 febbraio 2026, un anno e un mese aver iniziato a scontare la pena, Giorgio Rossetto aveva subito l’aggravamento della detenzione a causa di un’intervista rilasciata ai nostri microfoni, “colpevole” di aver commentato a Radio Onda d’Urto lo sgombero di Askatasuna dello scorso dicembre. Aver parlato a una emittente informativa gli è costato il divieto di comunicazione e riduzione ad un’ora del tempo consentito per uscire.
La storia di Rossetto è una storia comune a tanti attivisti e attiviste No Tav, sommersi da denunce, indagini, pedinamenti e punizioni giudiziarie continue. Nonostante anni di feroce repressione poliziesca e giudiziaria, il Movimento della Val Susa continua la sua lotta della grande opera in utile in progetto nella valle alpina. A confermarne l’inutilità, la stessa TELT, società costruttrice dell’opera, che ha formalizzato lo slittamento dell’entrata in funzione della TAV Torino-Lione al 2034, intascandosi nel frattempo milioni di fondi pubblici e speculando per anni sulla sua costruzione.
Per Rossetto, il 13 marzo 2026 (un giorno prima della conclusione della detenzione), “sfruttando il fatto che è stato dichiarato inammissibile un ricorso in cassazione” vengono aggiunti ulteriori 8 mesi di detenzione alla pena. “La questione è che contro di noi viene applicato il diritto penale del nemico”, denuncia Nicoletta Dosio ai microfoni di Radio Onda d’Urto.
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28 marzo internazionalista contro Modi/Trump/Netanyahu
28 marzo internazionalista contro Modi/Trump/Netanyahu
Campagna Internazionale di Emergenza
contro l’Operazione Kagaar
Il Comitato Internazionale a Sostegno della Guerra Popolare in India (ICSPWI) chiama le forze democratiche, progressiste, antifasciste, antimperialiste e rivoluzionarie di tutto il mondo a unirsi alla Campagna Internazionale di Emergenza contro l’Operazione Kagaar.
Cos’è l’Operazione Kagaar?
Dal gennaio 2024, lo Stato indiano sotto il regime fascista Hindutva di Narendra Modi conduce l’Operazione Kagaar, un’operazione militare il cui obiettivo dichiarato è la completa distruzione del movimento rivoluzionario in India entro marzo 2026. In realtà, si tratta di una guerra totale contro il popolo, principalmente contro la popolazione Adivasi, i contadini poveri, gli attivisti rivoluzionari, i giornalisti, gli studenti e i prigionieri politici. Intere regioni vengono occupate dai militari, i villaggi sono bombardati e incendiati, i civili usati come scudi umani, i prigionieri torturati ed giustiziati stragiudizialmente in cosiddetti “scontri simulati”.
L’Operazione Kagaar è la continuazione ed escalation di precedenti operazioni militari controrivoluzionarie quali Samadhan-Prahar e Green Hunt. Con l’impiego di esercito, paramilitari e avizione, lo stato indiano sta tentando di distruggere il Partito Comunista dell’India (Maoista), l’Esercito
Popolare di Liberazione Guerrigliero (PLGA) e la Rivoluzione di Nuova Democrazia guidata da questi. Questa offensiva controrivoluzionaria ha colpito il movimento rivoluzionario in modo particolarmente duro nel 2025, anno in cui sono stati assassinati numerosi quadri dirigenti, tra cui il segretario generale del partito, compagno Basavaraj (Nambala Keshava Rao), e altri noti dirigenti Adivasi. Allo stesso tempo, lo Stato sta intensificando la guerra psicologica, diffondendo deliberatamente voci su presunte rese, tentando di demoralizzare le forze rivoluzionarie.
Coerenza e continuità rivoluzionarie
Nonostante le pesanti perdite, il movimento rivoluzionario in India rimane saldo sul suo cammino. In diversi documenti pubblici, il CPI (Maoista) ha chiarito che non ci saranno né l’abbandono della lotta armata né la resa allo stato. Invece, il partito analizza apertamente i propri errori, trae insegnamento dalle proprie perdite e si riorganizza sulla base delle mutate condizioni. La guerra popolare di lunga durata resta l’unica via per superare lo sfruttamento, l’oppressione nazionale, il sistema delle caste, il patriarcato e la penetrazione imperialista.
Elemento centrale della repressione è la carcerazione di massa. Grazie a leggi come l’Unlawful Activities Prevention Act (UAPA), in India migliaia di persone sono detenute per anni senza processo. Giornalisti sono criminalizzati per aver pubblicato articoli critici, studenti sono arrestati per possesso di pubblicazioni marxiste e gli attivisti sono torturati e isolati. L’India si presenta a livello internazionale come “la più grande democrazia del mondo”, ma in realtà è una prigione per il suo popolo, in cui i diritti democratici fondamentali sono sistematicamente sospesi.
Questo sviluppo non è una caso ma piuttosto espressione della crescente fascistizzazione dello Stato indiano. Sotto il regime dell’Hindutva, le minoranze religiose sono perseguitate, l’oppressione nazionale si intensifica e le proteste sociali vengono affrontate con la forza militare. Allo stesso tempo, l’India funge da pilastro strategico dell’imperialismo americano nell’Asia meridionale e stretto alleato di Israele. L’oppressione interna e un ruolo esterno aggressivo sono due facce della stessa politica.
Importanza internazionale della lotta in India
È proprio per questo che la lotta del popolo indiano ha importanza internazionale. La Rivoluzione di Nuova Democrazia in India rappresenta uno dei fronti più importanti della lotta antimperialista mondiale. La sua sconfitta o vittoria avrà un impatto diretto sui rapporti di forza tra imperialismo e rivoluzione proletaria mondiale a livello mondiale. La solidarietà con la guerra popolare in India significa quindi anche solidarietà con tutti i popoli oppressi e i prigionieri politici in tutto il mondo.
In questo contesto, l’ICSPWI fa appello a una Campagna Internazionale di Emergenza contro l’Operazione Kagaar. Obiettivo di questa campagna è denunciare i crimini dello Stato indiano a livello internazionale, esercitare pressione politica, chiedere il rilascio di tutti i prigionieri politici e fornire supporto pratico alle forze rivoluzionarie in India. Azioni, presidi, eventi e pubblicazioni hanno già avuto luogo in numerosi paesi in diversi continenti. Questa mobilitazione si deve ancor più ampliare, approfondire e coordinare.
Appello alla partecipazione
Chiamiamo tutti i compagni e le organizzazioni solidali a partecipare al mese di azione contro l’Operazione Kagaar nel marzo 2026. Il 28 marzo 2026 si terrà a Zurigo una manifestazione internazionale in solidarietà con il movimento rivoluzionario in India.
Oggi più che mai è importante prendere una posizione chiara. L’Operazione Kagaar deve essere fermata. I massacri della popolazione Adivasi devono essere fermati. Tutti i prigionieri politici in India devono essere rilasciati immediatamente. Il sostegno imperialista al regime indiano deve cessare.
La lotta dei rivoluzionari indiani è la nostra lotta. La loro fermezza è un appello a tutti noi a rafforzare la solidarietà internazionale e promuovere la lotta comune contro l’imperialismo, il fascismo e l’oppressione.
STOP OPERAZIONE KAGAAR!
LIBERTÀ PER TUTTI I PRIGIONIERI POLITICI
VIVA LA SOLIDARIETÀ INTERNAZIONALE
SOLIDARIETÀ CON LA GUERRA POPOLARE IN INDIA!
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marzo 2026 – Mese si azioni contro l’Operazione Kagaar
28 MARZO- ZURIGO
MANIFESTAZIONE INTERNAZIONALE CONTRO L’OPERATION KAGAAR
azioni contemporanee in Europe, Nord e Sud America, Sud Asia, Australia e Nord Africa.
International Emergency Campaign Against Operation Kagaar
international Coordination
per l’Italia e la partecipazione a Zurigo info csgpindia@gmai.com wa 3519575628
Solidarietà piena e incondizionata per Hannoun, Dawoud, Yaser e Riyad SRP
L’ Associazione dei Palestinesi in Italia sta costituendo ufficialmente un Comitato di Solidarietà a sostegno loro e delle loro famiglie. Riceviamo e giriamo la loro comunicazione con il nostro invito ad aderire come realtà politica, sindacale o sociale, come associazione o come singola o singolo.
Info: comitatoprigionieripal@gmail.com
Solidarietà con i membri della Flotilla arrestati a Tunisi – info e solidarietà da Palermo e Cagliari – info srpitalia@gmail.com
Solidarietà con i membri della Flotilla arrestati a Tunisi – info e solidarietà da Palermo e Cagliari – info srpitalia@gmail.com
Il Comitato Congiunto di Coordinamento per la Palestina (JAC) è costernato dopo l’arresto, avvenuto questa mattina, dei suoi membri Wael Nouar, Jawhar Chenna e Sanaa Mesahli, insieme ai membri del Comitato della Flottiglia del Maghreb, Nabil Chennoufi e Mohamed Amine Ben Nour, tutti trasferiti alla caserma di El Aouina. Secondo i loro avvocati, sono stati accusati di malversazione finanziaria in relazione agli sforzi della Flottiglia del Maghreb per rompere l’assedio di Gaza, del cui comitato direttivo gli arrestati erano membri.
Il Comitato Congiunto di Coordinamento per la Palestina:
- condanna questo comportamento incomprensibile da parte di un’autorità che da sempre si erge a paladino della causa della Palestina ed esprime piena solidarietà ai compagni.
- denuncia la diffamazione sistematica e la campagna di calunnie e voci incontrollate contro questi attivisti, che vuole trasformare il loro importante attivismo a sostegno della Palestina, di Gaza e della resistenza, in un’indagine giudiziaria.
- chiediamo l’immediato rilascio dei detenuti e la fine di tutti i procedimenti giudiziari contro i membri della Global Sumud Flotilla Authority, e riteniamo l’autorità politica responsabile delle conseguenze di questo ingiusto attacco, e allo stesso tempo mettiamo in guardia dall’ulteriore tensione che questo attacco aggiungerà alla situazione politica del Paese.
Comitato di coordinamento dell’azione congiunta per la Palestina
Tunisia – new arrest of member of the Joint Action Coordination Committee for Palestine – maximum solidarity
The Joint Action Coordination Committee for Palestine strongly condemns the abuses committed by the authorities during the arrest of Comrade Ghassan Hanchiri, a member of the Committee and a member of the Tunisian Steadfastness Flotilla Committee, last night. This is yet another step in a continuous pattern of security harassment and legal proceedings targeting activists and advocates for the Palestinian cause in Tunisia.
What Comrade Ghassan Hanchiri has endured is not an isolated incident, but rather part of a systematic policy to criminalize solidarity with the Palestinian people and to intimidate the free voices that continue to raise the banner of support for Gaza in the face of the genocidal war waged by the Zionist entity, a war that has intensified and escalated in recent days. We consider this a dangerous threat to the historical principles of Tunisians in their support for Palestine and their defense of liberation movements. The Coordination Committee also expresses its strong condemnation of what can only be interpreted as submission to American hegemony, as clearly demonstrated in the recent statement by the Ministry of Foreign Affairs, which blatantly ignored the condemnation of the American and Zionist aggression against Iran. This stance reflects a state of alignment with imperialist policies aimed at subjugating the region and silencing all voices of resistance.
Criminalizing pro-Palestinian activism and attempting to undermine popular and supportive initiatives aimed at stopping the genocide in Gaza will not succeed in breaking the will of the activists or extinguishing the deep popular solidarity with the Palestinian people.
Therefore, the Joint Action Coordination Committee for Palestine:
Demands the immediate and unconditional release of Comrade Ghassan Hanchiri and all those detained for their pro-Palestinian activities.
Calls for an end to all legal and security harassment targeting activists and those involved in this issue. The Coordination Committee also affirms that the Palestinian cause will remain a central issue in the conscience of our people, and that all attempts at intimidation and criminalization will not deter free people from continuing the struggle alongside the Palestinian people until the genocide in Gaza is stopped and Palestine is liberated.
08/03/2026
Manifestazione a Tunisi per Palestina e Iran, appello per i fermati di Sumud
Corteo contro la ‘criminalizzazione’ del sostegno a Striscia, solidarietà a Teheran

TUNISI, 08 MAR – Un gruppo di attivisti ha sfilato ieri sera nel centro di Tunisi nell’ambito di una manifestazione pro Palestina e pro Iran, con al centro anche la richiesta di liberazione degli arrestati dei giorni scorsi legati alla Sumud Flotilla. Il corteo, secondo diversi media locali, è partito da Place de la République, nota come Passage, per dirigersi verso il Teatro municipale, nel cuore dell’Avenue Habib Bourguiba. L’iniziativa è stata presentata, nelle convocazioni diffuse alla vigilia, come una marcia di solidarietà con il popolo iraniano contro quella che gli organizzatori definiscono “aggressione americano-sionista”, ma anche come protesta contro il giro di vite sulle attività di sostegno alla causa palestinese in Tunisia, che ha portato al fermo negli ultimi giorni di almeno 5 componenti tunisini della Sumud Flotilla, nell’ambito di un’inchiesta per presunta appropriazione indebita e frode legate a donazioni e raccolta fondi per il movimento. Secondo i testi rilanciati da media tunisini e pagine vicine al movimento, la mobilitazione è stata sostenuta dalla Commissione nazionale per il sostegno alla resistenza in Palestina, dalla Rete tunisina contro il sistema della normalizzazione e dalla struttura tunisina della Sumud Flotilla. La manifestazione arriva dopo il fermo di diversi attivisti della Global Sumud Flotilla e dopo i divieti che nei giorni scorsi hanno colpito alcune iniziative collegate alla campagna pro Gaza a Tunisi. Fonti internazionali e regionali hanno riferito del fermo di membri del coordinamento tunisino della flottiglia, vicenda che gli organizzatori della marcia hanno esplicitamente collegato all’appello a scendere in piazza ieri sera. (ANSA)
La solidarietà in Italia Trapani/Palermo e Cagliari
Con un grande cartello esposto alla manifestazione che si è svolta ieri pomeriggio a Trapani contro gli F35/Birgi, le basi militari e la guerra imperialista, e la diffusione ai presenti della denuncia/appello del Comitato Congiunto di Coordinamento per la Palestina (JAC), abbiamo espresso e portato nella piazza massima solidarietà ai militanti sotto repressione del governo della Tunisia e arrestati, in quanto solidali con la Palestina, con Gaza e la resistenza e membri della Global Sumud Flotilla.
E’ stata denunciata la montatura giudiziaria e l’ipocrisia del regime tunisino che mentre dichiara di sostenere la Palestina, in realtà colpisce chi veramente sostiene concretamente, e non solo a parole, la Resistenza ed il popolo palestinese.
Inoltre in questa occasione è stata annunciata il lancio di una campagna di solidarietà nello Stato italiano, dalla Sardegna alla Sicilia da Milano a Bergamo e ovunque sia possibile organizzare iniziative.
Alcuni presenti hanno espresso il desiderio di sostenere i compagni arrestati in diversi modi, ad esempio contribuendo alle spese legali e di aderire immediatamente alla campagna.
Durante la presentazione del romanzo “Quando i picchetti sono fioriti” dell’autore palestinese Aysar al Safi, il 13 marzo presso il circolo culturale e politico Su Tsirculu di Cagliari (Sardegna), un membro del Soccorso Rosso Proletario ha espresso la solidarietà ai compagni tunisini della Global Sumoud Flotilla arrestati tra il sei e l’otto marzo a Tunisi.
E’ stata denunciata la montatura giudiziaria e l’ipocrisia del regime tunisino che mentre dichiara di sostenere la Palestina, in realtà colpisce chi veramente sostiene concretamente, e non solo a parole, la Resistenza ed il popolo palestinese.
Inoltre in questa occasione è stata annunciata il lancio di una campagna di solidarietà nello Stato italiano, dalla Sardegna alla Sicilia (vedi nostro post di ieri su questo blog) da Milano a Bergamo e ovunque sia possibile organizzare iniziative.
Alcuni presenti hanno espresso il desiderio di sostenere i compagni arrestati in diversi modi, ad esempio contribuendo alle spese legali e di aderire immediatamente alla campagna.
aggiornamento sui prigionieri palestinesi detenuti dallo Stato Sionista – Soccorso Rosso proletario
Una poesia di Anan Yaeesh dal carcere di Melfi
Quinta udienza del processo contro Ahmad Salem, il racconto dell’Avv. Flavio Rossi Albertini
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