Archivi autore: soccorso rosso proletario
Major Wave of Arrests Against Socialists in Turkey – Call for Solidarity – maximum proletarian and internationalist support soccorso rosso proletario
We are writing to urgently inform you about a major wave of repression against socialists, journalists, trade unionists, lawyers, and environmental activists in Turkey, and to call for your solidarity.
Over the past days, 96 people have been arrested across Turkey under the pretext of so-called “anti-terror operations.” The Erdoğan government is once again using anti-terror legislation to smash resistance structures and silence all forms of opposition. Anti-terror units stormed homes and offices, ransacked them, destroyed property, and confiscated all electronic devices. Even political literature, including The Communist Manifesto, has reportedly been taken as “evidence.”
Among the targeted premises were the offices of the Etha news agency and the Beksav cultural association. This wave of repression is clearly directed at left-wing and socialist organizations. Arrested comrades include members and leading representatives of the Socialist Party of the Oppressed (ESP), the Socialist Women’s Councils (SKM), and the Federation of Socialist Youth Associations (SGDF), among them ESP co-chair Murat Çepni, SKM general spokesperson Tanya Kara, and SGDF co-chair Berfin Polat.
In addition, the fascist Turkish government arrested the chairperson and general secretary of the port workers’ union LİMTER İş, which is part of the Confederation of Revolutionary Trade Unions (DISK). Members of the environmental organization Polen Ekoloji were also taken into custody.
According to Turkey’s state news agency, the arrests allegedly target the Marxist-Leninist Communist Party (MLKP). In 22 provinces, public prosecutors ordered arrests of people accused of participating in events marking the MLKP’s 30th anniversary. Reports indicate that those affected had already been under close surveillance since February 24, 2025.
This is not the first wave of repression against these organizations, but its scale marks a new escalation. Authorities are now speaking of 110 suspects, meaning further arrests are likely.
In recent weeks, many of the targeted organizations were actively involved in resistance and solidarity actions for Rojava, including protests in Suruç (Pirsûs). This town is marked by the memory of the 2015 ISIS attack — carried out with the complicity of Turkish authorities — in which 33 SGDF youth were murdered while preparing to help rebuild Kobanê.
Just days before this arrest wave, an Istanbul court sentenced ten Kurdish lawyers and 18 others to prison terms of up to 11 years and 3 months for defending the rights and medical care of predominantly Kurdish prisoners. At the same time, socialists have played a key role in organizing large-scale anti-NATO protests planned for July 7–8 in Ankara, which further explains the political motivation behind this repression.
Despite all attacks, the socialist youth declare:
“We will not take a single step back. We will continue to strengthen the youth’s struggle for equality and freedom. Despite all attacks, we reaffirm: SGDF is hope — and hope stands firm.”
Our Call for Solidarity
Dear comrades, we ask for any form of solidarity:
- Public statements and messages of support
- Protest actions, rallies, or banners
- Letters to Turkish embassies and consulates
- Initiatives within unions, parties, youth and women’s organizations
- Spreading this information widely
International solidarity is crucial. Every message, every action, and every expression of support strengthens the antifascist struggle in Turkey and helps protect those targeted by repression.
Freedom for all political prisoners!
Down with fascist repression!
Solidarity with the antifascist struggle in Turkey!
In solidarity,
Torino chi sono i veri criminali! Nel carcere di Torino si tortura: condannati 7 agenti
Si è concluso con otto condanne il processo di primo grado incentrato sulle violenze ai danni di alcuni detenuti avvenute nel carcere Lorusso Cutugno di Torino tra il 2017 e il 2019. Nello specifico, sette agenti della polizia penitenziaria sono stati condannati per il reato di tortura, un altro per rivelazioni di atti d’ufficio. Ad altri sei è andata meglio, tra assoluzioni o proscioglimenti per intervenuta prescrizione. I fatti oggetto del processo riguardano, nello specifico, violenze consumatesi all’interno del padiglione C, dove sono reclusi i detenuti puniti per reati a sfondo sessuale, a cui, secondo i giudici, sono stati inflitti abusi, vessazioni e minacce.
L’inchiesta era nata dalle segnalazioni della garante dei detenuti di Torino, Monica Gallo, venuta a conoscenza degli episodi poi entrati nel processo. 22 gli agenti sotto inchiesta in una fase iniziale, con alcune contestazioni che erano poi cadute nel corso del dibattimento. A settembre, la procura aveva chiesto 14 condanne, con pene fino a sei anni di reclusione. Contestati, a vario titolo, reati di tortura, abuso di autorità, lesioni, violenza privata, stato di incapacità procurato mediante violenza, favoreggiamento, omessa denuncia e rivelazione di segreti d’ufficio. Il tribunale, presieduto dal giudice Paolo Gallo, ha comminato pene comprese tra cinque mesi e tre anni e cinque mesi di carcere per i soggetti alla sbarra. Tra questi, vi sono diversi vertici e lavoratori del carcere, alcuni dei quali impegnati nei sindacati della polizia penitenziaria. Un processo civile dovrà anche stabilire l’entità dei risarcimenti dovuti da alcuni imputati alle loro vittime, all’Associazione Antigone – che da anni si occupa delle condizioni dei carcerati – e al garante dei detenuti; nel frattempo, sono stati disposti risarcimenti provvisionali per 40mila euro.
Secondo quanto ricostruito dai pubblici ministeri, sono almeno undici i detenuti che avrebbero subito torture e abusi dai poliziotti della penitenziaria attivi nel padiglione C della casa circondariale. Le persone che facevano ingresso nel reparto, ha messo nero su bianco la Procura, dovevano ricevere il “battesimo”: alcuni imputati avrebbero infatti «agito con crudeltà, cagionando sofferenze psichiche, fisiche e traumi», attraverso schiaffi, insulti, minacce, perquisizioni vessatorie e umiliazioni, con uno «svilimento totale della personalità». Sempre secondo la Procura, quando gli agenti picchiavano i detenuti facevano riferimento al reato di violenza sessuale per cui erano dietro le sbarre. «Questo non è un processo alla polizia penitenziaria, ma ad alcune persone che indossano la divisa e con il loro comportamento l’hanno infangata», ha affermato il Procuratore Francesco Pelosi in sede di requisitoria, ricordando anche come Don Guido, il cappellano del carcere, avesse «raccontato di aver udito un agente riferire agli altri di un detenuto che era stato “spaccato” da due ispettori», mentre «un altro era stato costretto a rimanere in piedi nel corridoio e costretto a ripetere: “Sono un pezzo di merda”».
Sulla fattispecie del reato di tortura – introdotta nel nostro ordinamento, con grave ritardo solo nel 2017 – si sono concentrate nel tempo le critiche di un largo pezzo di maggioranza. Che infatti, una volta al governo, non ha perso tempo per presentare progetti di legge in cui si intende intervenire in maniera dirompente sulla materia. In particolare, Fratelli D’Italia ha proposto l’abrogazione del reato di tortura attraverso l’eliminazione degli articoli 613-bis e 613-ter del codice penale che lo delineano, mantenendo soltanto una nuova aggravante comune. Nel dicembre del 2023, il Consiglio d’Europa è intervenuto per bacchettare l’esecutivo italiano, invitandolo «caldamente» a «garantire che qualsiasi eventuale modifica al reato di tortura sia conforme ai requisiti della Convenzione europea dei diritti umani e alla giurisprudenza della Cedu».
per anan per tutti i prigionieri palestinesi 21 febbraio carcere di Melfi
– Per esprimere solidarietà e vicinanza ad Anan
– contro la montatura per Hannoun
– contro la repressione del movimento palestinese e del movimento di solidarietà con la Palestina
La resistenza non è reato, la solidarietà è un’arma non un reato!
Liberi tutti! Palestina libera!
Da Taranto delegazione con mezzo collettivo
per info e adesioni 3519575628
infame condanne dell’antifascista Maya da parte del tribunale fascista dell’Ungheria di Orban – denuncia e mobilitazione
annuncio Soccorso Rosso Proletario – il 21 febbraio si torna al carcere di melfi per denunciare sentenza de L’aquila, solidarietà e vicinanza con anan
materiali nei prossimi giorni











.jpeg)
.jpeg)


.jpeg)
.jpeg)
