Lo ha comunicato Mauro Nardella, segretario territoriale della Uil-Pa, soddisfatto per la novità che garantirà il potenziamento della sicurezza e una utile simbiosi tra esercito e polizia penitenziaria: “Il servizio di vigilanza esterna agli istituti penitenziari, detta Veip, darà un consistente sostegno a realtà penitenziarie che ospitano detenuti tra i più pericolosi d’Italia”. Continua a leggere
Lo stato reprime, la valle resiste. Il saluto di Nicoletta Dosio agli arresti domiciliari

La lotta NO TAV si rimette in cammino lungo i sentieri della Clarea. Da giorni arrivavano scampoli di notizie su un’imminente ripresa dei lavori. Da tempo materiali si andavano ammassando oltre le reti, lungo il torrente, ai piedi dei piloni autostradali. Intanto in Valle aumentavano i controlli; gli alberghi collaborazionisti si preparavano ad ospitare le truppe, ogni mattina si sentiva il rombo dell’elicottero che saliva da Torino.
Ieri il movimento NO TAV si è ritrovato a Giaglione e si è messo in marcia. E’ nato il presidio permanente ai Mulini di Clarea. Le foto ci raccontano la bella giornata di sole, la costruzione delle barricate, l’allegria che accompagna la vita anche nei momenti più duri, quando si attende e si sa che il difficile sta per venire, ma si è anche consapevoli che, nonostante tutto, non si può disilludere un sogno ed abdicare al senso di responsabilità verso il futuro
Sono arrivati, di notte, come sempre. Hanno circondato il presidio, alzato barriere sui sentieri, ma non sono ancora riusciti a piegare i resistenti, alcuni saliti sugli alberi, altri sui tetti dei mulini, qualcuno incatenato ai cancelli. Le bandiere NO TAV garriscono con le rondini, al vento della Clarea.
In Valle volano incessanti le notizie, gli appuntamenti del fare concretamente, gli appelli alle realtà solidali: come sempre si deve partire insieme, con una risposta che sia di tutti e per tutti.
La rabbia è tanta: si può che provare odio per i lobbisti che, rinchiusi nel Palazzo, continuano a presentare come pubblica utilità la devastazione sociale e ambientale legata a questa e alle altre Grandi Opere, inutili, costosissime, mortali.
Questo è il CuraItalia messo in piedi dalla folle bulimia dei nostri nemici di sempre che siedono nelle istituzioni e non rinunciano a trasformare in oro per i loro forzieri aria, acqua, suolo, salute, cultura, bellezza…e la memoria del passato, la vita del presente, la speranza del futuro di tutti.
Care compagne, cari compagni, per la prima volta non sono con voi nei luoghi della resistenza. Questi arresti domiciliari mi pesano insopportabilmente e più che mai in questi momenti, quando tutte e tutti sarebbero indispensabili, anche chi come me ha ormai poco da dare in forza fisica…ma il cuore è vivo e batte il ritmo della lotta….
Nicoletta
Udine presidio solidale al carcere sabato 27 giugno h14,30
Assemblea contro il carcere e la repressione
soccorso rosso proletario appoggia la richiesta e parteciperà alle iniziative
La necessità dell’amnistia sociale
Sono quasi cinquantaquattromila le persone private della libertà che affollano le carceri italiane. Cinquantaquattromila persone costrette a spartire celle già anguste con migliaia di persone in più rispetto alla loro capienza regolamentare, determinando un sovraffollamento che impone una forzata prossimità e che annulla di fatto il rispetto di quella dignità umana che di diritto dovrebbe competere a chiunque.
In questi giorni in cui un’emergenza sanitaria ci impone il confronto con la vulnerabilità dei nostri corpi, dopo aver vissuto le nostre abitazioni come luoghi di reclusione forzosi, non possiamo non rimettere al centro di un ragionamento politico all’altezza della fase chi vive una vulnerabilità e una reclusione più assoluta e disperante: quella di decine di migliaia di persone il cui diritto alla incolumità e alla salute è stato negato, salvo qualche debole misura scarcerativa applicabile solo ad un numero esiguo di reclusi, dal decreto “Cura Italia”.
Ma se ieri si è voluta ignorare l’urgenza delle problematiche carcerarie, l’emergenza di oggi rende indifferibile la necessità di una soluzione. Continua a leggere
Verità e giustizia per Sasà. Solidarietà del soccorso rosso proletario
Gli amici di Sasà, l”attore’ morto durante le rivolte in carcere, vogliono sapere cos’è successo
” Noi amici teatranti di Sasà siamo tanti e siamo indignati e chiederemo a gran voce che si faccia un po’ di luce nel buio di quelle notti della democrazia, del diritto, della dignità, della Costituzione”.

Ha interpretato Pinocchio, il ‘vecchietto’ del ‘Rovescio e diritto’ di Camus, veniva anche pagato per recitare nella compagnia del teatro del carcere di Bollate che si è esibita sui palcoscenici italiani più importanti.
Salvatore Cuono Piscitelli aveva 40 anni, era una delle 13 persone detenute, lui per furto e utilizzo di una carta di credito rubata, che, tra l’8 e il 10 marzo, hanno perso la vita durante le rivolte scoppiate in tutta Italia, provocate anche dalla compressione del diritto di colloquio durante la fase più acuta della pandemia. I suoi amici teatranti dell’istituto di Bollate hanno saputo solo da pochi giorni che tra quei morti, per molte settimane rimasti senza nome, i loro corpi cremati subito dopo le autopsie, c’era l’uomo che per loro era solo ‘Sasà’. E ora, assieme alla nipote Rosa di 22 anni, hanno delle richieste da fare, affidate all’avvocato Antonella Calcaterra: “Vogliamo sapere cos’è successo – spiega all’AGI Michelina Cappato che del progetto ‘Teatrodentro’, poi terminato per mancanza di fondi, di era tra gli animatori – le poche notizie trapelate dicono che, dopo le proteste e come centinaia di altri, è stato trasferito da Modena, dove era recluso, ad Ascoli, ma ad Ascoli non è arrivato vivo. Noi amici teatranti di Sasà siamo tanti e siamo indignati e chiederemo a gran voce che si faccia un po’ di luce nel buio di quelle notti della democrazia, del diritto, della dignità, della Costituzione”. Continua a leggere
Tunisia – Libertà per Georges Ibrahim Abdallah!
20 giugno 2020
La mattina del 20 giugno a Tunisi ha avuto luogo l’evento centrale della settimana a sostegno per la liberazione di Georges Ibrahim Abdallah nel paese nordafricano.
Dopo alcuni eventi preparatori nei giorni precedenti tra cui in u centro culturale e alla Maison des Avocats, un sit-in di 50 persone sulla scalinata del Teatro Municipale nella centrale Avenue Bourguiba della capitale con un susseguirsi vivace di slogans e interventi al microfono di attivisti, avvocati, militanti e intellettuali. Oltre a reclamare la libertà per Georges è stato denunciato anche il ruolo del sionismo, dell’imperialismo americano e della compiacenza dell’imperialismo francese nel tenere ancora prigioniero in maniera illegale “il più vecchio prigioniero politico d’Europa” ormai da 36 anni.
Un intervento è stato anche dedicato alla liberazione di Sa’adat del FPLP.
Alcuni giovani e passanti hanno solidarizzato con il sit-in mentre vi era una spropositata presenza poliziesca con 5 camionette e numerosi agenti in borghese che comunque non ha impedito il sit-in a trasformarsi spontaneamente e contro ogni prescrizione, in un mini corteo che ha percorso alcune decine di metri che dividono il teatro municipale dalla sede dell’ambasciata francese dove è proseguita la denuncia e l’appello alla liberazione tra gli slogan “Liberez Abdallah” e “Macron Assassin”.





SOLIDARIETA’ – A SALUZZO BRACCIANTI E SOLIDALI LOTTANO PER UNO SPAZIO DOVE VIVERE. SILENZI E MANGANELLI NON CI FERMERANNO: CASA PER TUTT*!
IL GIORNO PRIMA: Mezz’ora fa la polizia ha caricato, ferendo due persone. Una ragazza di Saluzzo e un giovane lavoratore stagionale sono ora all’ospedale.
Questo perché alcuni lavoratori hanno cercato di entrare nella struttura del PAS (Prima Accoglienza Stagionali) un’enorme struttura capace di ospitare fino a 600 persone ora chiusa “per evitare il contagio”, obbligando di fatto i lavoratori a vivere per strada e nei parchi, alla faccia dell’emergenza sanitaria.
Respingiamo qualunque accusa criminalizzante e qualunque strumentalizzazione. La polizia ha caricato pur di tenere vuota una struttura fatta apposta per ospitare i lavoratori stagionali.
IERI – Decine di lavoratori agricoli stagionali e di solidali ieri si sono presi la città a Saluzzo, lottando per uno spazio dove poter vivere per chi da oltre dieci anni non ha una casa ed è sfruttato nelle aziende agricole locali. Un presidio molto animato si è svolto sotto al Comune, mentre l’incontro che si era riusciti a strappare con i rappresentanti delle associazioni datoriali (Confagricoltura e Coldiretti), il Prefetto, i sindaci del territorio e il terzo settore si è concluso con un prevedibile nulla di fatto. Le risposte di chi è intervenuto sono state vaghe, contraddittorie e volte a rimpallarsi le responsabilità. Se il sindaco ha cercato di dipingersi come vittima di una politica nazionale inadeguata e di un accanimento da parte dei manifestanti, ergendosi a paladino dell’accoglienza, la vice Prefetta ha dichiarato di stare lavorando a non meglio specificate soluzioni di cui, però, a suo dire devono farsi carico gli enti locali. Il tutto nel silenzio totale del padronato, che sullo sfruttamento della manodopera stagionale basa da sempre il suo profitto, e a cui quest’anno la
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