uno dei messaggi inviati
CHIEDIAMO LA LIBERAZIONE IMMEDIATA DEL PROF. SAIBABA E DEL POETA-SCRITTORE VARAVARA RAO
E DI TUTTI I PRIGIONIERI E LE PRIGIONIERE POLITICHE
sara conti
uno dei messaggi inviati
CHIEDIAMO LA LIBERAZIONE IMMEDIATA DEL PROF. SAIBABA E DEL POETA-SCRITTORE VARAVARA RAO
E DI TUTTI I PRIGIONIERI E LE PRIGIONIERE POLITICHE
sara conti
Over 100 organizations have joined Samidoun Palestinian Prisoner Solidarity Network in the call for the Days of Resistance for Palestine, 7-9 August 2020, including National Students for Justice in Palestine in the United States, Within Our Lifetime – United for Palestine, the Palestinian Youth Movement, Al-Awda, the Palestine Right to Return Coalition, and Africa for Palestine. Events are planned in New York, Vancouver, Charleroi, Manchester and Copenhagen, with more action announcements forthcoming.
Today, the program of Israeli annexation continues to threaten Palestinians in the West Bank, including the most fertile agricultural land of the Jordan Valley, which is still slated for Israel’s latest land grab. Of course, this is simply the continuation of over 72 years of land theft, dispossession, apartheid and genocide – but it requires continued mobilization and action to confront, alongside the siege on Gaza, the mass imprisonment of Palestinians, the demolition of homes, the denial of Palestinian refugees’ right to return and further war crimes and crimes against humanity.
Annexation is a continuing threat – especially if the Israeli state thinks that it can pass unnoticed without continued resistance. The struggle is not over; in many ways, it has just begun. We urge you to continue mobilizing to defend the land and people of Palestine and join us in the Days of Resistance, August 7-9.
Endorsers of the Days of Resistance:
Add your organization, collective or group’s endorsement at the link: https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLScT3bduPO1aINxKdDD9BnlhfIisuyWyCdB5HZe7UGvhX59oEw/viewform?usp=sf_link
Events and actions:
Samidoun Network in occupied Palestine and in the diaspora urges all to consider the days of Friday, Saturday and Sunday, 7 through 9 August, as days of comprehensive struggle, resistance and popular organizing against Zionist colonization throughout occupied Palestine, days of organizing demonstrations and political, cultural and media activities throughout Palestine, in exile and diaspora and everywhere around the world. These actions confront the ongoing Israeli crimes against the Palestinian people, including the Zionist “annexation” project and the deadly siege on Gaza, and aim to strengthen international solidarity with the Palestinian struggle and with the Palestinian prisoners’ movement inside Israeli occupation jails.
If you are organizing an event, would like materials for your action, or have questions, please contact us at samidoun@samidoun.net or message us on Facebook. You can also add your event at the form: https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSfNaThNLE4IvJkYBt_NidTS8goYdvJsDXq_rHKrPWjCRq9QWg/viewform?usp=sf_link
Charleroi, Belgium:
Friday, 7 August
5:00 pm
Place Charles II
Charleroi, Belgium
Facebook page: https://www.facebook.com/events/607152996900798
Organized by the Plate-Forme Charleroi-Palestine
New York City, NY:
Friday, 7 August
4:00 pm
72nd St and 5th Avenue
Bay Ridge, Brooklyn, NYC, US
Facebook Page: https://www.facebook.com/events/1155028838189165
Organized by NY4Palestine, led by Within Our Lifetime – United for Palestine
Manchester, Britain:
Saturday, 8 August
12:00 pm
Piccadilly Gardens
Manchester, Britain
Facebook page: https://www.facebook.com/events/806939446504580
Organized by Victory to the Intifada and Fight Racism Fight Imperialism
Vancouver, Canada:
Saturday, 8 August
2:00 pm
Broadway and Cambie
Vancouver, BC, Canada
Facebook page: https://www.facebook.com/events/3444171322281377
Organized by BDS Vancouver, Canada Palestine Association, Samidoun and IJV UBC
Copenhagen, Denmark:
Sunday, 9 August
3:00 pm
Solidaritetshuset
Griffenfeldsgade 41
Nørrebro, Copenhagen, Denmark
More info: https://samidoun.net/event/copenhagen-sunday-cafe-remembering-ghassan-kanafani-ongoing-struggle-against-zionist-colonialism/
Un detenuto seminudo, ammanettato e brutalmente imbavagliato mentre le guardie gli sputavano addosso e i medici e gli infermieri lo immobilizzavano, si trasformava in un folle cui avevano dovuto mettere una “mascherina, per evitare che sputasse”. Lui agli altri, quando a dover dare una spiegazione era il direttore del carcere, Domenico Minervini. I lividi segnalati non erano mai opera degli agenti. Le ferite venivano refertate come frutto di risse tra vicini di cella. Ed è andata così per molti anni, forse da sempre. Come ammette lo stesso Minervini in una telefonata, “coercizione all’interno del carcere c’è sempre stata ma abusiva e non tracciata”.
Finché un movimento di indignazione e poi di denuncia sembra essere nato, leggendo le carte dell’inchiesta, al Lorusso e Cutugno intorno al 2017, per poi continuare a crescere, nonostante i tentativi di insabbiare i soprusi. Ed è stata sprattutto la tenacia silenziosa delle donne a far venire a galla quel che era sempre rimasto nascosto con l’inchiesta che vede indagate 25 persone, compreso il direttore Domenico Minervini. Insegnanti, psicologhe, assistenti legali. Professioniste con la vocazione dell’uguaglianza dei diritti, che periodicamente entravano in carcere, lasciandosi tutto alle spalle e immergendosi in un mondo diverso, con regole diverse. Una su tutti, Monica Gallo, nominata garante dei detenuti della Città di Torino nel 2015, anima di questa inchiesta penale che ha portato all’arresto di sei agenti della polizia penitenziaria e, ieri, alla rimozione dei vertici dell’amministrazione del carcere torinese.
Nell’autunno del 2019, dopo che per mesi aveva cercato di ottenere provvedimenti per far cessare le violenze che si perpetravano al Lorusso e Cutugno, le sue relazioni sono finite tutte insieme in un fascicolo d’inchiesta della procura di Torino. Lei, le funzionarie che assistono i detenuti durante il percorso riabilitativo, le psicologhe, tutte avevano raccolto le confidenze dei detenuti, in particolare dal padiglione dei cosiddetti sex-offender, visto che da più parti arrivavano voci su come una ” squadretta” di agenti di polizia penitenziaria infieriva da quelle parti. E hanno dato corpo all’indagine mettendo in fila almeno undici casi analoghi a quello di Daniele Caruso, il detenuto sottoposto a Tso il 24 settembre 2018 con quelle modalità inspiegabili.
Gallo, dopo qualche giorno, saputo dell’episodio era passata dal dirigente sanitario delle Vallette per chiedergli come mai Caruso fosse stato trasportato in ospedale quasi nudo, ammanettato e con un bavaglio alla bocca. Ma i vertici avevano sempre una spiegazione che ribaltava le responsabilità e proteggeva i violenti. Lei segnalava e le segnalazioni cadevano nel vuoto. Fino a novembre del 2019, quando l’inchiesta del pm Francesco Pelosi è entrata nel vivo e tutte quelle donne che nei mesi precedenti avevano preso carta e penna, senza rassegnarsi, sono diventate testimoni utili a riscostruire la realtà dietro le sbarre.
