Monza: Sgomberato lo spazio sociale FOA Boccaccio

Attualmente siamo impegnati/e nel recupero dei nostri materiali – scrivevano in mattinata compagne e compagni monzesi – ma a brevissimo seguiranno aggiornamenti sugli appuntamenti in risposta all’infame attacco che Cai Monza e Moss s.r.l. hanno portato alla storica esperienza autogestita monzese”.

Lo stabile, che era stato occupato nel 2011, è stato infatti comprato dalla locale sezione del Club Alpino Italiano nonostante ospiti da dieci anni l’esperienza di autogestione. La prima occupazione del Boccaccio risale al 2003, negli anni – tra sgomberi e ri-occupazioni – il centro sociale brianzolo ha cambiato numerose sedi.

La FOA Boccaccio 003 di Monza – spiegano ancora compagne e compagni – è stata sgomberata in queste ore. Ogni occupazione sa che il tempo a disposizione può finire: il nostro collettivo è già passato attraverso 10 sgomberi e altrettante rioccupazioni, senza mai nessun compromesso o accordo. Nello spazio sgomberato oggi, il campo sportivo di Via Rosmini, eravamo entrate nel 2011. vogliamo rispondere immediatamente all’attacco. Per questo già stasera chiamiamo un corteo: h 19.30 in Piazza Castello/Binario 7 (dietro la stazione) a Monza”.

Da Monza un compagno del FOA Boccaccio. Ascolta o Scarica.

da Radio Onda d’Urto

Giustizia di classe. Ovvero continua la santa inquisizione contro chi lotta

Solidarietà a Giovanni Ceraolo militante di tante cose ma di cui ricordiamo in particolare la sua battaglia contro le navi della morte al fianco dei portuali

il comunicato del CALP

Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali

MORALE OPERAIA.
Giovanni Ceraolo È UN SINDACALISTA USB DI LIVORNO CONDANNATO A DUE ANNI E SEI MESI DI CARCERE COME RESPONSABILE “MORALE” DELLE MANIFESTAZIONI CHE SI TENNERO NOVE ANNI FA NELLA SUA CITTÀ CONTRO LE VIOLENZE POLIZIESCHE.
LA SUA UNICA COLPA È QUELLA DI AVERE UNA MORALE: DI PENSARE CHE È GIUSTO STARE DALLE PARTE DEGLI SFRUTTATI e DELL’ANTIFASCISMO.

Noi stiamo con Giovanni, con la sua morale operaia, siamo suoi complici.
P.S. sosteniamo le ingenti spese legali tramite bonifico: IBAN- IT67J0308301610000000018331

N.Conto-00018331

Intestatario- CANESSA GABRIELE

Banca- UBI Banca Private Investment

 da PaP

Giovanni Ceraolo è un amico ed un compagno di Livorno, attivista sindacale della USB e militante di Potere al Popolo. Giovanni è stato condannato in via definitiva a due anni e mezzo di pene detentive e a 84.000 euro di multa, assieme ad altri compagni, per una manifestazione del 2012 di contestazione a Bersani, al governo Monti e alle politiche di austerità. La polizia, guidata dallo stesso funzionario che poi, a Roma, fu ripreso mentre chiedeva di spezzare le braccia agli sfrattati, reagì con la violenza di cuiè capace quando si sente particolarmente protetta e impunita dal potere. Giovanni ora è stato condannato come “mandante morale” di quelle manifestazioni, cioè per nessun atto specifico, ma per una accusa e una rappresaglia politica di diretta derivazione dai codici fascisti, mai davvero soppressi nella nostra sempre più finta democrazia.

 LIVORNO NON SI PIEGA

Sono passati quasi 9 anni da quando il 30 novembre, 1 e 2 dicembre 2012 la città di Livorno visse tre giorni di vera e propria “follia”.

Tre giorni di provocazioni e violente cariche da parte della Polizia in assetto antisommossa con diversi feriti. Tutto iniziò da una semplice contestazione pacifica durante un comizio del Partito Democratico alla stazione marittima il 30 novembre. In quell’occasione ci furono diverse cariche a freddo contro i manifestanti. Il giorno successivo, 1 dicembre, manifestando con un presidio itinerante nel centro della città, varie realtà politiche sociali e sindacali denunciarono le cariche della sera prima, con interventi al megafono. Al termine del presidio, proprio mentre al megafono veniva annunciata la conclusione della manifestazione, i funzionari della questura fecero schierare polizia e carabinieri in assetto antisommossa. Dopo aver minacciato i manifestanti venne ordinata senza alcun preavviso una carica illegittima e indiscriminata che attraversò metà piazza, colpendo ripetutamente anche con le radio tutte le persone che si trovavano là, una violenza in cui si trovarono coinvolte anche passanti e persone che si erano fermate ad ascoltare gli interventi. Questa grave prepotenza della polizia, in una delle principali piazza del centro, nel pieno del passeggio del sabato, provocò fin da subito una grande indignazione in città. E molte persone già dopo la carica si fermarono per esprimere il proprio sostegno ai manifestanti. Per il giorno successivo, domenica 2 dicembre fu immediatamente convocato un altro appuntamento in Piazza Cavour. Un presidio che si trasformò presto in una grande manifestazione di massa. La risposta della città per impedire il susseguirsi di altre violenze. Una manifestazione che dimostrò, ancora una volta, come questa città non sia disposta ad accettare le prepotenze di chi vuole impedire con la violenza la libertà di espressione e di manifestazione, di chi in quella occasione fece di tutto per provocare disordini così come durante il cosiddetto “assalto alla Prefettura”.

Per quei fatti oltre 20 attivisti e attiviste andarono a processo. Individuati “chirurgicamente” tra gli appartenenti a strutture politiche e sindacali e accusati anche di responsabilità morale. A distanza di 9 anni si sono conclusi i tre gradi di giudizio e le condanne sono diventate definitive. La stessa giustizia che assolve gli assassini della strage di Viareggio così come i responsabili di centinaia di omicidi sul lavoro ma che non ha scrupoli a colpire attivisti*e sindacalist* da anni impegnati in lotte sociali a fianco di migliaia di cittadini e lavoratori in difficoltà. Alcuni di loro giovanissimi all’epoca dei fatti. Le condanne comminate sono molto pesanti. La Cassazione, confermando una prassi ormai consolidata in questi e in altri casi, ha deciso il 24 giugno scorso di considerare inammissibile in ricorso presentato dagli avvocati. Tutto ciò nonostante vi fossero gravi irregolarità procedurali nella sentenza di appello. 5 attivisti rischiano materialmente il carcere nei prossimi mesi. Tra risarcimenti e ammende in 20 dovranno pagare quasi centomila euro. Ad uno degli imputati è già stato notificato il pignoramento della prima casa. Consideriamo questa sentenza un fatto gravissimo. Una sentenza politica per punire chi ha affermato la libertà di manifestazione. Una vendetta inutile, che non è riuscita a bloccare le lotte sociali e il radicamento nel tessuto cittadino di chi con la propria attività ha costruito e continua a costruire una reale opposizione sociale, a fianco di tutte le lavoratrici, i lavoratori,i soggetti in difficoltà, contro la marginalizzazione e lo sfruttamento, contro il saccheggio del territorio. Proprio per sostenere questo impegno costante, che non si è mai fermato né con la repressione ne’ con la pandemia, c’è bisogno di solidarietà. Per questo chiediamo di sostenere anche economicamente, oltre che politicamente, le compagne e i compagni colpiti dalla repressione attraverso un contributo di sostegno alle ingenti spese legali. Perché ora come allora: Livorno non si piega! Potete farlo a questo link https://www.gofundme.com/f/effetto-refugio…

Violenze in carcere, la denuncia di un detenuto a Barcellona Pozzo di Gotto

Dopo gli episodi di violenza sui detenuti a Santa Maria Capua Vetere, l’attenzione si sposta sul carcere di Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina. Non un carcere qualunque, ma un ex Ospedale psichiatrico giudiziario che mantiene tutt’ora un reparto di salute mentale e sul quale qualche giorno fa ha puntato il dito la garante dei detenuti di Caserta, Emanuela Belcuore: “Le istituzioni e la magistratura intervengano per fare luce su quanto avviene nel carcere di Barcellona Pozzo di Gotto”. Proprio da un detenuto del carcere siciliano è arrivata una denuncia per maltrattamenti presentata al magistrato di sorveglianza.

Un episodio avvenuto lo scorso novembre, denunciato formalmente solo da qualche settimana che conferma, quindi, l’allarme lanciato da Belcuore durante la conferenza stampa dei garanti tenutasi in seguito alle violenze di Santa Maria Capua Vetere. Un detenuto con gravi problemi respiratori e un altro in sciopero della fame. Sono queste le segnalazioni fatte da Belcuore, dopo le segnalazioni inotrate al garante dei detenuti siciliano, Giovanni Fiandaca.

Libertà per Khalida Jarrar! Appello per il rilascio immediato dopo la morte della figlia 31enne Suha Jarrarra

Il soccorso rosso proletario italia si stringe intorno a Khalida Jarrar, ai suoi famigliari e a tutti coloro che hanno conosciuto, amato e onorato Suha e chiede l’immediato rilascio di Khalida Jarrar affinché possa riabbracciare la sua famiglia in questo momento orrendo, e sua figlia per un’ultima volta

Yafa Jarrar, sorella di Suha, ha condiviso una petizione per sollecitare il rilascio di Khalida in modo che possa assistere alla sepoltura di Suha. Ecco la petizione: http://chng.it/vbbBYvQvN2

Da Samidoun Palestinian Prisoner Solidarity Network
 

Samidoun Palestinian Prisoner Solidarity Network extends its deepest condolences to Khalida, Ghassan and Yafa Jarrar upon the tragic passing of Suha Jarrar, who died on Sunday, July 11 at the age of 31.

Suha, Khalida and Ghassan’s daughter, Yafa’s sister, was a tireless advocate for Palestinian rights and liberation, speaking around the world to advance Palestinian freedom.

At this horrendous moment for her and her family, Khalida Jarrar, Palestinian leader, feminist, parliamentarian and organizer, remains imprisoned in Israeli jails as a political leader, denied even the comfort of her loved ones. We extend our condolences to all who knew, loved and honored Suha and demand the immediate release of Khalida Jarrar to be among her family at this time.

Sign the petition to demand Khalida’s immediate release.

Update your Facebook profile with a frame demanding Khalida’s release.

Al-Haq, the Palestinian human rights organization, where Suha Jarrar worked, has filed an urgent appeal with UN Special Procedures for Khalida Jarrar’s immediate release.

We are also joining in the below appeal circulated by many Palestinian groups and organizers:

Instead of surrendering to the belief that revolutionary leader and former Palestinian Legislative Council member Khalida Jarrar will be denied the right to bury her daughter Suha, whose death was announced this evening, let us work locally and internationally to form the necessary pressure that will make it possible.

Khalida is a Palestinian political prisoner, who was arrested for her national political activism. She has the right to participate in her daughter’s funeral.

Khalida has been incarcerated for nearly two years and is due for release within two months. She has been arrested by the Israeli regime on many occasions, during which time she has been subjected to various forms of abuse and persecution.

The Israeli regime’s prison administration should release Khalida as soon as possible so that she can bury and mourn her daughter and exercise her most fundamental human rights.

Freedom for Khalida Jarrar

TAKE ACTION: 

Sign and Share the Petition!

We urge all supporters of Palestine sign the petition to demand Khalida Jarrar’s immediate release and seek worldwide support: https://www.change.org/freekhalida

This petition addresses the United Nations and calls on human rights organizations like Amnesty International to take a stand for Khalida’s immediate freedom. Please note, if this petition site (Change.org) asks you to donate, any funds go to the petition site for promotion, not to Samidoun or to Khalida Jarrar’s family. We are not seeking publicity donations.

Join the Social Media Campaign

Post with the #FreeKhalidaJarrar hashtag and join Palestinians and supporters of justice around the world!

Protest at the Israeli Embassy or Consulate in Your Country!

Join the many protests taking place around the world — confront, isolate and besiege the Israeli embassy or consulate in your city or country of residence. Make it clear that the people are with Palestine! Send us your events at samidoun@samidoun.net.

Take to the streets: Organize a protest in solidarity with Palestine!

Hundreds of thousands – millions of people – around the world have marched and protested with Palestine, its people and its liberation over the past week. Your protest and organizing is also key to highlighting the campaign to free Khalida!  Take to the streets and join the actions on our full list of events, which is constantly being updated as new actions are announced! Organize your own if there is none in your area, and send us your events at samidoun@samidoun.net.

Boycott Israel!

The international, Arab and Palestinian campaign to boycott Israel can play an important role at this critical time. Local boycott groups can protest and label Israeli produce and groceries. During Ramadan, Israeli dates from stolen Palestinian land are marketed around the world while Israel attempts to force Palestinians from Jerusalem, demolish homes, and imprisons thousands more. By participating in the boycott of Israel, you can directly help to throw a wrench in the economy of settler colonialism.

Demand Your Government Sanction Israel!

The racist, settler colonial state of Israel and its war crimes against the Palestinian people are enabled and backed extensively by the over $3.8 billion each year given to Israel by the United States — targeted directly to support the Israeli occupation military killing children, women, men and elders throughout occupied Palestine. From Canada to Australia to the European Union, Western governments and imperialist powers provide ongoing diplomatic, political and economic support to Israel as well as selling billions of dollars of weaponry to the settler-colonial state. Meanwhile, they also purchase billions of dollars in weaponry from the Israeli state. Governments in league with imperialist powers, such as in the Philippines, Brazil, India and elsewhere, also buy weapons and “security” services — all “battle-tested” on the Palestinian population. Call your representatives, MPs, political officials and demand your government sanction Israel now, cut off all aid, expel its ambassadors, and stop buying and selling weapons!

إطلاق حملة #الحرية_لخالدة_جرار محلياً ودولياً
بدلاً من أن نسلّم بأن المناضلة القيادية عضو المجلس التشريعي سابقاً خالدة جرار لن تودّع ابنتها سهى، والتي أعلن عن وفاتها مساء اليوم، وإذ تقبع جرار في سجون الاحتلال منذ ما يقارب عامين، ومن المفترض أن تنهي حكمها خلال شهرين، لنعمل محلياً ودولياً لتشكيل الضغط اللازم على إدارة سجون الاحتلال لتطلق سراح جرار في أقرب موعد حتى يتسنّى لها وداع ابنتها، وممارسة أبسط حقوقها الإنسانية.
جرار مناضلة فلسطينية، معتقلة على خلفية نشاطها السياسي الوطني، اعتقلت لدى قوات الاحتلال عدة مرات وصدر بحقها أمر إبعاد وأوامر منع سفر، وتعرضت لأشكال مختلفة من التنكيل والاضطهاد بنّاءً على نشاطها السياسي ودورها الوطني.
لخالدة الحق في أن تشارك في مراسم تشييع جثمان ابنتها.
الحرية لخالدة جرار

Liberté pour Khalida Jarrar

Au lieu de nous rendre à l’évidence que la leader révolutionnaire et ancienne membre du Conseil législatif palestinien Khalida Jarrar se verra refuser le droit d’enterrer sa fille Suha, dont la mort a été annoncée ce soir, travaillons localement et internationalement pour créer la pression nécessaire qui rendra cela possible.

Khalida est une prisonnière politique palestinienne, qui a été arrêtée pour son militantisme politique national. Elle a le droit de participer aux funérailles de sa fille.

Khalida est incarcérée depuis près de deux ans et doit être libérée d’ici deux mois. Elle a été arrêtée par le régime israélien à de nombreuses reprises et a subi diverses formes d’abus et de persécutions.

L’administration pénitentiaire du régime israélien doit libérer Khalida dès que possible afin qu’elle puisse enterrer et pleurer sa fille et exercer ses droits humains les plus fondamentaux.

Liberté pour Khalida Jarrar !

En lugar de aceptar el hecho de que a la líder revolucionaria y ex miembro del Consejo Legislativo Palestino Khalida Jarrar se le negará el derecho a enterrar a su hija Suha, cuya muerte fue anunciada esta noche, trabajemos local e internacionalmente para formar la presión necesaria que lo haga. posible.

Khalida ha estado encarcelado durante casi dos años y será liberado dentro de dos meses.

La administración penitenciaria del régimen israelí debe poner en libertad a Khalida lo antes posible para que pueda enterrar y llorar a su hija y ejercer sus derechos humanos más fundamentales.

Khalida es una prisionera política palestina, que fue arrestada por su activismo político nacional. Tiene derecho a participar en el funeral de su hija.

Posters and Resources

NO G20 Venezia: Coldi libero! rilasciato il militante arrestato durante le cariche della polizia


il comunicato del centro sociale

COLDI È LIBERO

Questa mattina si è svolta l’udienza di convalida delle misure di nostro fratello Andrea.

In tante e tanti ci siamo trovati stamattina sotto il tribunale: l* compagn* generos* non restano mai da sol*, e in tant* hanno deciso di far sentire la propria vicinanza al nostro compagno.

La decisione del giudice è stata di revocare le misure!

Riabbracciamo il nostro compagno e saremo di nuovo insieme in tutte le piazze per la giustizia sociale ed ambientale.

https://www.facebook.com/csodjangotreviso/

 ***

Ieri il nostro compagno Coldi è stato arrestato durante la manifestazione contro il G20 della Finanza a Venezia. Domani ci sarà il processo per direttissima.

Il corteo di ieri ha tentato simbolicamente di violare la zona rossa imposta manu militari per difendere il vertice dei ministri della finanza e dei governatori delle banche centrali dei venti paesi più potenti del mondo. La manifestazione ha voluto dare un segnale per affermare che la continua crescita delle disuguaglianze sociale e la devastazione ambientale non passeranno senza una vera opposizione sociale. L’accordicchio sulla tassa al 15% per le multinazionali è un perfetto esempio della corsa al ribasso del capitalismo attuale. Come possono vendercelo come un successo dell’equità quando il reddito di lavoratori e lavoratrici, dipendenti e non, è tassato il doppio o più?

Coldi non è un delinquente, è un attivista generoso sempre in prima fila nelle battaglie per la difesa dell’ambiente e del territorio. Coldi libero subito, ci vediamo domani davanti al tribunale!

Protesta al carcere di Sollicciano, 8 detenuti, sul tetto da 15 ore, scendono dopo aver ottenuto un incontro col magistrato. Anche lo striscione censurato dalla stampa

Sono scesi dal tetto gli otto detenuti del carcere fiorentino di Sollicciano. La protesta era iniziata la notte scorsa: ristretti nella 12ma sezione, avevano incendiato i materassi delle loro celle e divelto le inferriate delle finestre del locale docce riuscendo ad arrampicarsi sul tetto del penitenziario dove sono rimasti per diverse ore.

striscione censurato

I motivi della protesta, spiega il segretario generale della Uilpa Gennarino De Fazio in una nota, “sarebbero riconducibili al non aver ottenuto alcuni benefici richiesti alla magistratura di sorveglianza”. De Fazio sottolinea che “dopo i drammatici video di Santa Maria Capua Vetere il clima nelle nostre carceri è ancora più incandescente” e ricorda che il carcere di Sollicciano è “da mesi senza né direttore né comandante della polizia penitenziaria titolari e con ben 650 detenuti presenti, di cui 451 stranieri, a fronte di una capienza regolamentare inferiore a 490 posti”. La protesta è rientrata dopo un incontro con il magistrato di Sorveglianza.

Qui il video di rai3

G20 a Venezia, la polizia carica violentemente il corteo: un fermo e diversi feriti

Cariche e scontri: la protesta degli ambientalisti contro il G20 dell’Economia a Venezia si è fermata davanti al ‘muro’ delle forze dell’ordine in tenuta antisommossa che hanno disperso i manifestanti rispondendo al lancio di bottiglie, fumogeni e fuochi artificiali. Quasi mille persone si sono radunate nel primo pomeriggio alle Zattere per dare vita all’azione dimostrativa che nelle intenzioni degli organizzatori avrebbe dovuto raggiungere anche l’Arsenale, dove era in corso il summit, per dire no alle grandi navi, allo sfruttamento turistico della città lagunare e allo “strapotere della finanza fossile” Per quasi due ore la folla è rimasta ferma sotto il sole cocente, sorvegliata sia da agenti a piedi che dagli equipaggi di alcune imbarcazioni che hanno evitato la possibilità che qualche natante aggirasse il blocco via acqua.

Improvvisamente la marea umana si è mossa e ci sono stati i primi tafferugli con le forze dell’ordine.

Mentre i ristoranti chiudevano precipitosamente le saracinesche, il gruppo in testa al corteo ha cercato di sfondare la fila di poliziotti posizionati ai piedi del Ponte dell’Accademia. Sono volate bottiglie e molti arredi esterni degli hotel lungo il percorso. La Polizia ha risposto con due cariche, riuscendo a far indietreggiare i manifestanti. “I ragazzi hanno retto una carica lunga e pesante – ha spiegato uno dei leader della protesta, Tommaso Cacciari – . La Polizia non ha fatto finta, ma il corteo ha retto benissimo. Ho visto la grande generosità di questi ragazzi e si è vista, speravamo di fare qualche metro in più, ma l’obiettivo di questa mobilitazione è stato centrato”.

Alcuni attivisti di Extinction Rebellion hanno ricoperto di sangue finto il ponte di Calatrava, a Piazzale Roma, come forma di protesta contro G20 dell’Economia in corso a Venezia. Giá durante la giornata di ieri, una ventina di attivisti aveva scelto di sedersi a terra in diverse strade del centro, ricoprendosi sempre di sangue finto e reggendo alcuni cartelli, con l’obiettivo di portare negli spazi pubblici le loro paure per le catastrofi che l’umanità dovrà affrontare a causa della crisi climatica e del collasso degli ecosistemi. Oggi invece, esponenti di Animal Rebellion, movimento internazionale da poco approdato anche in Italia, hanno fatto un’azione in cui mostravano alcuni pannelli informativi rispetto agli effetti dello sfruttamento animale sulla crisi climatica ed ecologica e i rischi che la distruzione degli oceani comporta.