La polizia italiana e gli aguzzini carcerieri sono vigliacchi in divisa, da Verona a Poggioreale

Napoli: Detenuto massacrato di botte nel carcere di Poggioreale

Aniello Arvonio è ricoperto di lividi e ha i denti spaccati: riscontrato un versamento alla milza.

Da Osservatorio repressione

“Nostro fratello Aniello è uscito di casa con le sue gambe e non aveva problemi fisici, adesso è in un letto d’ospedale ricoperto di lividi, con i denti spaccati e il volto tumefatto. Trovate il colpevole”.


da Il Mattino

Hanno salutato il fratello il 2 giugno, lo stavano portando a Poggioreale per una breve detenzione di sei mesi, quattro giorni dopo hanno ricevuto una chiamata dai carabinieri: “È in ospedale, al Cardarelli, per un problema cardiaco”. Quando sono riusciti a raggiungerlo in ospedale hanno scoperto che era stato massacrato di botte, aveva ferite e lividi su ogni parte del corpo, e non era nemmeno in grado di parlare.

Antonietta e Giuseppe Arvonio sono immediatamente andati alla Procura della Repubblica per denunciare l’accaduto: nostro fratello Aniello è uscito di casa con le sue gambe e non aveva problemi fisici, adesso è in un letto d’ospedale ricoperto di lividi, con i denti spaccati e il volto tumefatto. Trovate il colpevole”.

La vicenda viene raccontata a due voci proprio da Antonietta e Giuseppe che vivono con angoscia queste drammatiche ore. È una famiglia di persone perbene che non ha mai avuto nulla a che fare con tribunali e carcere, come in tante famiglie anche nella loro casa s’è presentato il demone dell’alcolismo che ha aggredito il fratello Aniello. Qualche tempo fa, in preda all’alcol, Aniello ha commesso una sciocchezza, s’è avventato contro un uomo in divisa: “E per quel gesto è stato giustamente processato e condannato”, dicono con lealtà i fratelli.

Alle difficoltà della quotidiana lotta con l’alcolismo di Aniello, s’è aggiunta, di recente, anche una battaglia decisamente più dura, quella contro un tumore che ha aggredito la mamma dei tre fratelli. Quando il magistrato ha comunicato che i sei mesi di detenzione di Aniello potevano essere scontati ai domiciliari, in casa hanno pensato che sarebbe stato troppo difficile gestire la situazione: così Aniello è stato condotto a Poggioreale. “Dal giorno in cui ci siamo salutati non abbiamo saputo più nulla. Solo la laconica chiamata dei carabinieri che ci avvisava del ricovero”, dice Antonietta.

Non avvezzi alle questioni carcerarie, i fratelli Arvonio si sono mossi a tentoni. Il primo istinto è stato quello di raggiungere l’ospedale dove è stato possibile parlare con la dottoressa di turno: “Mi ha detto che mio fratello è giunto in ospedale in stato confusionale e con una spiccata tachicardia. Era quello che mi aspettavo – dice Antonietta – poi la dottoressa mi ha anche chiarito che Aniello aveva il corpo ricoperto di lividi e che gli è stato riscontrato un versamento alla milza che potrebbe anche richiedere un intervento chirurgico”.

Alla donna è caduto il mondo addosso, è rimasta in ospedale finché non ha potuto incontrare, fortuitamente, il fratello che veniva trasportato dalla sezione detentiva del nosocomio verso le sale per gli esami specialistici: “Ho visto mio fratello, aveva entrambe le sopracciglia spaccate, con punti di sutura per chiudere le ferite. Gli occhi erano tumefatti e aveva un vistoso ematoma sulla destra del volto. Le labbra erano spaccate e aveva un dente spezzato – sono stata presa dalla disperazione, ho sollevato il lenzuolo che lo copriva e ho visto le braccia e le gambe completamente ricoperte da lividi”.

La sorella non ha potuto parlare con Aniello perché l’uomo non è ancora in grado di parlare, “è come se fosse in uno stato precomatoso”, dicono i parenti che aspettano di sapere dalla viva voce del detenuto cosa è accaduto all’interno del carcere. La questione è finita anche all’attenzione del garante regionale per i diritti dei detenuti, Samuele Ciambriello, il quale è stato in ospedale a visitare tutti i detenuti che sono ricoverati e ha avuto modo di incontrare anche Aniello: “Raramente ho visto una persona ridotta in quello stato – dice Ciambriello – ho tentato anche di chiedergli cosa fosse accaduto ma lui non era in grado di parlare.

Comunque presto incontrerò la famiglia (incontro previsto per oggi ndr) che merita tutto il sostegno in questa vicenda della quale bisognerà chiarire, al più presto, tutti i contorni”. Sulla questione il direttore di Poggioreale, Carlo Berdini, ha spiega di aver saputo che c’è attenzione da parte della Procura “ovviamente vogliamo anche noi che ci sia piena chiarezza e siamo a disposizione”, ha chiosato, laconico.

Dalla pagina fb del garante dei detenuti-Campania:

Nel 2022 sono arrivate agli uffici di Sorveglianza italiani 7.643 istanze di risarcimento per trattamenti inumani e degradanti. E di queste,  4.514 sono state accolte. In sostanza, l’Italia viene sistematicamente condannata, dai suoi stessi tribunali, per violazione dell’art. 3 della CEDU, quello che  tutela il diritto di ciascun individuo a non subire una violazione dell’integrità fisica e psichica -a causa di tortura o trattamento o pena disumana o degradante