Russia, 2419 detenzioni durante le proteste contro la mobilitazione dal 21 al 26 settembre 2022. Ma le mobilitazioni contro la guerra continuano: “in trincea mandateci Putin!”

Contro i governi imperialisti crescerà inevitabilmente e sempre di più l’opposizione proletaria e popolare, organizzata, delle masse, l’odio contro i propri governi che hanno voluto questa guerra e l’hanno rovesciata sui popoli e i lavoratori.

Faremo controinformazione il più possibile con questo blog per fare crescere nel nostro paese la conoscenza e la solidarietà dei lavoratori e delle masse con chi, all’interno del regime russo, esprime la sua opposizione a questa guerra, una guerra provocata dall’espansione a est della NATO e dall’imperialismo occidentale.

La  via d’uscita a questa infamia imperialista è la lotta al proprio imperialismo, è la costruzione della forza proletaria che rovesci in ogni paese i propri governi, il proprio Stato. Vale per i proletari e le masse in Russia come in Italia, come nel mondo.

L’opposizione alla guerra all’interno della Russia ritorna in campo proprio in questi giorni, in particolare dopo l’annuncio di Putin di una “mobilitazione parziale” dei civili per combattere in Ucraina.

In questa fase la Russia sta registrando un arretramento militare sul campo subendo il contraccolpo dell’esercito ucraino armato e diretto dalla NATO e il 21 settembre Putin ha annunciato la mobilitazione di 300 mila riservisti. In quello stesso giorno in centinaia di migliaia si sono ammassati ai diversi confini della Russia formando km di code per lasciare il paese, su strada e per via aerea da Mosca verso qualsiasi destinazione possibile per evitare la coscrizione.

Ma non c’è solo la fuga, in migliaia sono scesi in piazza per protestare. In 42 città, le forze di sicurezza hanno arrestato 1.330 persone. “In trincea mandateci Putin” hanno gridato.

Un’opposizione al regime di Putin c’è sempre stata, ma era ed è un’opposizione “interessata” di elementi neonazisti, ricchi padroni, oligarchi sostenuti ed alimentati dall’imperialismo USA/NATO, che è altra cosa rispetto alle masse coraggiose che, fin dall’inizio della guerra d’aggressione all’Ucraina, hanno manifestato la loro opposizione alla carneficina in corso con proteste, manifesti, adesivi contro la guerra nei quartieri, con petizioni, sfidando la repressione, gli arresti o le condanne amministrative penali, i licenziamenti e le espulsioni di studenti dall’università da parte di un regime che, con la guerra che sta portando avanti in Ucraina, inasprisce sempre di più il giro di vite delle voci del dissenso.

Masse che non trovano ancora forze comuniste e/o democratiche pronte a sostenerle. Nessuna sorpresa da parte dei sedicenti comunisti che arrivano a sostenere il proprio imperialismo. I revisionisti, i falso comunisti e i trotzkisti come sempre fanno sentire ai proletari e alle masse tutta la loro nullità. Il Partito Comunista Operaio della Russia (Pcor) definisce «imperialista» l’aggressione russa ma subito ci aggiunge che «l’intervento armato della Russia contribuisce alla salvezza della popolazione del Donbass». Per questo, il partito russo assicura che «non si opporrà a tale reale sostegno», al contrario, «nel momento in cui le condizioni hanno reso necessario esercitare violenza verso il regime fascisteggiante di Kiev, noi non ci opponiamo nella misura in cui ciò favorisce il popolo lavoratore».

Il Partito Comunista della Federazione Russa (PCFR) è presente nella Duma e in vari parlamenti nazionali. Il PCFR si è rifiutato di definire «imperialista» il conflitto, sostenendo che si tratta di una «guerra di liberazione nazionale contro l’internazionale del nazismo e il nuovo ordine degli Usa e della Nato». I trotkisti di Revolyutsionnaya Rabochaya Partiya (Partito Rivoluzionario dei Lavoratori (RWP) fanno un appoggio “critico” (sic!) al PCFR. Nel maggio 2019 parte della RWP si è divisa e si è fusa nella Tendenza Marxista Internazionale.

Le masse in Russia fanno da sole e si dovranno per forza sbarazzare con la lotta, la lotta rivoluzionaria, di questi parassiti.

Putin ha fortemente limitato la libertà di riunione delle masse russe e, nel corso di una guerra, chi si oppone è “traditore”, molti media hanno smesso di lavorare. Nonostante ciò, tra fine febbraio e inizio marzo, nei primi giorni dell’invasione dell’Ucraina, ci sono state partecipate proteste in decine di città russe, tra cui Mosca e San Pietroburgo, le due più popolose, proteste duramente represse dalle forze dell’ordine con 1900 arresti, e nelle settimane successive il regime russo aveva progressivamente intensificato la repressione del dissenso, con nuove norme ancora più stringenti sulla libertà d’espressione.

Secondo il sito indipendente russo OVD-Info, che si occupa di violazioni di diritti umani, della persecuzione politica in Russia, una ong nata durante le proteste di massa del dicembre 2011, nei giorni successivi e fino al 7 marzo erano state arrestate quasi 5mila persone in 69 città. Le fonti su cui attinge il proprio lavoro OV-Info si basano sui dati provenienti dai comunicati stampa del Ministero degli affari interni, dai rapporti dei servizi stampa dei tribunali, dai messaggi che ricevono sul loro sito e sui numeri di telefono che raccolgono le denunce.

Il 4 marzo è stata emanata una legge che criminalizza la “diffusione di informazioni deliberatamente false sulle forze militari della Federazione Russa”: da allora chi sia ritenuto colpevole di propagare feki (da fake news, in pratica tutto quello che si discosta dalla propaganda ufficiale), o anche solo di utilizzare la parola “guerra”, è passibile di condanna fino a 15 anni prigione.

L’8 aprile il ministero della Giustizia ha chiuso gli uffici di Amnesty International, Human Rights Watch, Carnegie Endowment e altre dodici organizzazioni straniere e internazionali in Russia. L’agenzia li ha esclusi dal registro delle succursali e degli uffici di rappresentanza di organizzazioni internazionali e organizzazioni non governative estere senza fini di lucro per “violazione della legge”, senza specificare quali fossero le “violazioni”.

La coscrizione di 300 mila militari non ha ottenuto l’effetto sperato da Putin e si hanno notizie di migliaia di russi mobilitati per il servizio militare in Ucraina sono stati rimandati a casa dopo essere stati ritenuti non idonei al servizio. Il quotidiano russo indipendente in esilio Novaya Gazeta ha stimato a oltre 250.000 il numero di coloro che erano fuggiti dalla Russia dopo la mobilitazione (fonte: Aljazeera)

Anche tra le fila dei i militari russi aumenta il numero dei disertori, degli obiettori o degli evasori, e le pene sono l’arresto fino a 10 anni nel caso di conflitto. Soldati carne da cannone reclutati nelle zone più povere e periferiche.

Militari che si rifiutano di combattere ovviamente sono anche tra le fila ucraine e bielorusse.

L’opposizione alla guerra in Russia viene alimentata dalle madri dei soldati che chiedono e pretendono notizie sui propri figli di cui non sanno più nulla da settimane o che si attivano diffondendo informazioni utili per poter rifiutare l’arruolamento o il ritorno al fronte per chi è tornato per l’avvicendamento.

Di seguito i dati delle mobilitazioni dal sito OVD-Info sugli arresti in Russia di chi ha manifestato contro la guerra

24 febbraio: 1.965

25 febbraio: 643

26 febbraio: 533

27 febbraio: 2.857

28 febbraio: 516

1 marzo: 329

2 marzo: 852

3 marzo: 498

4 marzo: 80

5 marzo: 84

6 marzo: 5.572

8 marzo: 122

13 marzo: 936

2 aprile: 215

21 settembre: 1.382

22 settembre: 14

24 settembre: 847

25 settembre: 149