La Corte d’Assise del Tribunale dell’Aquila ha condannato in primo grado Anan Yaeesh a 5 anni e sei mesi per reati di terrorismo, meno della metà della pena richiesta dal PM. Assolti Ali Irar e Mansour DoghMosh.
L’avvocato Flavio Rossi Albertini annuncia il ricorso in appello: “Su Yaeesh non sussistono elementi fattuali che provino atti terroristici, la condanna più che dimezzata rispetto alle richieste è significativa. Irar e Doghmosh erano stati implicati in modo del tutto strumentale, non potevano che essere assolti”.
Gremita l’aula C del Tribunale dell’Aquila, centinaia di persone giunte da tutta Italia hanno atteso per ore il pronunciamento prorompendo in un “Vergogna” sonoro alla lettura dell’esito e sventolando keffieh e bandiere.
Non è una vittoria per Israele, non è una vittoria per Yaeesh, che dovrà scontare ancora 3 anni di carcere fatte salve le pene alternative (ma avrebbero potuto essere 10). Il conflitto rimane pienamente aperto e con esso la sfida per impedire l’israelizzazione della giustizia italiana.
La sentenza già scritta sin dalla prima udienza in un tribunale sionista radicato in suolo italico, per il tramite degli agenti del Mossad nelle figure della PM e del presidente della corte, dichiara una verità incontestabile: l’imperialismo è sofferenza, morte, rapina ed il grande nemico dei popoli. Tutto ciò che è lo Stato, tutto ciò che esso rappresenta, e tutte le sue metastasi tumorali quali governi, parlamenti e tribunali borghesi, forze di polizia, leggi emanate dai suddetti organi, devono essere rovesciati nel più breve tempo possibile, più tempo concediamo loro e maggiore è la sofferenza che ci infliggono.