LA MATTANZA DI SANTA MARIA CAPUA VETERE: ORA NESSUNO SAPEVA… SONO INVECE TUTTI CRIMINALI!

Ora è uscito il video e le denunce di alcuni detenuti… MA AD APRILE 2020 TANTI FAMILIARI, DETENUTI, COMPAGNI, SOLIDALI, GIORNALISTI DENUNCIARONO, RACCONTARONO DELLE TORTURE, DEI MASSACRI NELLE E FUORI DALLE CELLE, NEI TRASFERIMENTI…

Ora Autorità carcerarie, magistratura, la Ministra Cartabia, gli stessi giornalisti “scoprono improvvisamente l’orrore”… Non sapevano nulla… sono innocenti… – MENTRE negli stessi giorni venivano caricati i presidi di solidarietà alle carceri, venivano denunciati e processati chi raccontava le criminalità che venivano fatte sui detenuti, e non certo di un giorno…

Ora cercano di rattoppare.
Ma i massacratori di Santa Maria Capua Vetere sono fascisti in divisa messi apposta per imporre con le violenze le giuste proteste dei detenuti; sono fascisti convinti coperti anche ora dai Salvini
Ma sono i governi, questo Stato che mentre in questi giorni mette in libertà detenuti momentanei di “eccellenza”, come un Piero Amara, inquinatore del Processo Ilva a padroni e loro complici assassini di operai, donne, bambini, usano la detenzione senza fine, le torture verso persone detenute per piccoli reati.
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Santa Maria Capua Vetere, ex detenuto su carrozzina contro la direttrice del carcere: “Anche lei col manganello”.

Vincenzo Cacace: «Secondo me erano drogati, volevano toglierci la dignità. Ci hanno massacrato, hanno ammazzato un ragazzo. Hanno abusato di un detenuto».

«Non posso ripensarci, vado al manicomio. Secondo me erano drogati, erano tutti con i manganelli, anche la direttrice». Sono le parole con cui Vincenzo Cacace, ex detenuto sulla sedia a rotelle nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, ricorda il pestaggio da parte della polizia penitenziaria avvenuto ad aprile 2020. Ma Elisabetta Palmieri, direttrice della casa circondariale si difende e replica: «Non c’ero in quei giorni, ero assente per gravi problemi di salute. Penso che quelle immagini, che sono agghiaccianti, abbiano ferito e turbato tutti». E alla domanda su come sia potuto accadere, risponde: «Le motivazioni possono essere tante; c’era stata comunque una protesta molto, molto forte, il giorno prima da parte dei detenuti alla notizia del primo caso Covid. Si erano impossessati di alcune sezioni e anche barricati all’interno. Le Immagini, del circuito di videosorveglianza, dice di non averle viste prima. Quanto alle telecamere spente in alcune zone del carcere si sarebbe trattato di un guasto. «Probabilmente erano rotte» dice.